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Storie dell'editoria

Decreto 231: le Linee guida

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Dicembre 2013

di Gianmarco Senatore

231, che mai sarà e cosa centrano gli editori con questa nuova qabbaláh numerica? Nel 2001 il decreto legislativo 231, appunto, fissava a carico delle aziende (tutte) sanzioni pecuniarie e interdittive (come la sospensione o l’interruzione dell’attività) anche molto pesanti (prevedendone l’applicazione da parte del giudice penale), in occasione dell’accertamento di reati da parte delle persone interessate, graduando la pena e le sanzioni tra un minimo e un massimo in considerazione della gravità dei fatti e del comportamento della società stessa. Il concetto sul quale ruotava (nel 2001) la nascente disciplina della responsabilità giuridica delle società, delle associazioni e delle altre persone giuridiche rispetto ai reati commessi da propri dipendenti o collaboratori a vantaggio, o comunque nell’interesse, degli enti stessi, sanciva in qualche modo il superamento del principio della personalità della responsabilità penale. Il legislatore aveva cioè ritenuto di aggiungere alla responsabilità personale degli autori materiali dei reati – e alle conseguenti sanzioni già previste dalle norme penali – anche quella delle aziende o degli enti (tutti) che possono avere tratto giovamento, dalla commissione di tali illeciti.

Editori over the top

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Dicembre 2013

di Lorenza Biava

Realizzata sulla base dei dati 2012 dalla Rudiger Wischenbart Content and Consulting, la settima classifica dell’edizione mondiale condotta da «Livre Hebdo» restituisce, complessivamente, l’immagine di un settore in cui sembra essersi realizzata una sorta di tregua rispetto alla crisi imperante, almeno per quanto riguarda gli «over the top» della galassia editoriale. Il giro d’affari complessivo dei 50 principali gruppi editoriali (quest’anno il numero degli editori che hanno fatturato più di 150 milioni di euro, e che sono quindi entrati di diritto nel classement, è salito a 84) è infatti tornato ad assestarsi su valori che, se non possono dirsi pre-crisi, se non altro sono in crescita rispetto all’anno precedente. Il fatturato di questi gruppi – considerato, lo ricordiamo, in base al giro d’affari al netto di tasse indicato sul bilancio di esercizio 2012 e comprendente, almeno nelle dichiarazioni, le sole voci riconducibili alle attività editoriali librarie vere e proprie, i club e alcune attività e prodotti connessi come la distribuzione o le banche dati (non sono comprese la stampa quotidiana e periodica) – raggiunge nel 2012 quota 54,8 milioni di euro e torna ad assestarsi su valori vicini a quelli del 2010 quando si aggirava sui 54,0 milioni di euro. Si tratta di un valore complessivo che torna a salire dopo la tragica caduta dello scorso anno quando, per effetto della crisi, il fatturato dei Top 50 si era fermato a quota 52,7 milioni di euro.

I magnifici 7

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Dicembre 2013

di Elisa Molinari

Non solo la «tempesta è perfetta» ma il massimo depressionario è trasversale a pressoché tutte le editorie con la parziale eccezione della solita Germania e del Regno Unito. La prima contiene in un -0,8% le perdite nel 2012 rispetto al 2011 e il secondo fa addirittura un +4% rispetto all’anno precedente. C’è però un dato che viene prima di tutti e che è troppo poco messo in evidenza. Il valore del mercato europeo (almeno dei Paesi maggiori) vale qualcosa come 22,878 miliardi di euro, quando quello nordamericano arriva (anche se il dato è relativo ancora al 2011) a poco più di 20,2. Volendo considerare solo i mercati continentali si arriva a 18,964 miliardi contro i 24,157 di quelli anglofoni. Quello di Amazon (libri e tutto il resto) varrebbe 20,3 miliardi nel 2012. Detto in altro modo – e considerando solo la platea di questi sei mercati/Paese europei – si può comprendere meglio l’attenzione con cui i big player (i «regni combattenti» come avevamo titolato un e-book del dicembre 2012) guardano al lucroso mercato europeo riuscendo per di più a infilarsi con facilità nelle crepe delle differenti normative fiscali e di regime Iva che l’Unione europea ha consentito si aprissero nel suo territorio. Anche tenendo conto che i dati dei singoli Paesi non sono mai perfettamente combacianti e confrontabili tra loro, quello che emerge dalle schede curate da Elisa Molinari e contenute nelle pagine successive, è un altro aspetto che dovrebbe sollecitare domande e curiosità. I segni meno non sembrano essere «collegati » con le dimensioni che va assumendo il mercato degli e-book (qualunque cosa poi venga considerato e-book). E considerando poi che quello dell’e-book è ormai un mercato che ha come unità di misura il «miliardo» e non più il «milione». Anche nel mercato di lingua anglosassone (Uk +Usa) ci ritroviamo con un segno «+» nel Regno Unito, ma con un segno «-» in quello nordamericano. Nell’Europa continentale la Germania segna un -0,8%, ma è anche il Paese in cui gli e-book hanno oggi la quota di mercato maggiore. Francia e Spagna avrebbero la stessa quota di mercato digitale, ma andamenti complessivi di fatturato ben diversi.

Il boom del New Adult

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Dicembre 2013

di Elena Refraschini

Con le librerie invase da titoli romance e Young Adult (Ya), era solo una questione di tempo prima che una nuova etichetta facesse il suo ingresso nell’arena: quella del New Adult (Na). Gli editori e gli agenti di tutto il mondo ne parlano, i librai ne parlano (spesso senza troppe lusinghe), i bibliotecari ne parlano. Ma di cosa si tratta? Innanzitutto, partiamo dalla definizione. Pare che il termine sia stato coniato dalla St. Martin’s Press quando indisse un concorso nel novembre 2009 mirato alla selezione di opere con protagonisti «slightly older than Ya» e con temi che potessero interessare anche gli adulti: «Visto che i ventenni divorano i libri Ya, stiamo cercando opere di fiction simili al genere Young Adult ma che possano anche essere pubblicate e pubblicizzate con in mente un pubblico adulto – un older Ya o new adult» (corsivo nostro). Per quanto sia difficile descrivere un intero genere, specialmente quando nuovo e in evoluzione come il Na, è possibile trovare alcuni tratti in comune a molti libri pubblicati in questa categoria. I protagonisti hanno di solito tra i 18 e i 25 anni, hanno quindi finito il liceo e sono studenti al college (oppure, hanno appena finito il college e sono alla ricerca del primo impiego). Questa fase della vita è molto simbolica per un giovane statunitense (il fenomeno è nato infatti Oltreoceano): si trova per la prima volta a vivere senza la famiglia, in un luogo a lui sconosciuto, con amici nuovi, sfide nuove, per la prima volta deve prendere scelte importanti dal punto di vista della carriera. Insomma, un’età di prime volte importanti. Naturalmente, la questione che fa più discutere è quella relativa alle prime esperienze sessuali, che di solito sono escluse o quasi nei libri strettamente Ya (ricordiamoci che Bella ed Edward, l’eterna coppia della saga di Twilight, aspettano il matrimonio e più di mille pagine per compiere il grande passo).

Il peso della stampa

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Dicembre 2013

di Emilio Sarno

La produzione sta cambiando. Non ci stiamo riferendo al mix di generi che le case editrici propongono al mercato, e neppure alla crescente integrazione (già nella fase produttiva del processo editoriale) in cui carta e digitale hanno una lavorazione «parallela» per venir distribuite poi su canali di vendita diversi: canali fisici e librerie on line da una parte, store di e-book dall’altra. Ci riferiamo proprio alle «quantità» di libri prodotti dall’industria editoriale italiana. I due grafici che corredano l’articolo e che mostrano come sono cambiate le cose in questi anni sono già estremamente eloquenti e considerano i tanti segmenti che compongono la varia adulti (non abbiamo considerato l’editoria educativa soggetta a dinamiche sue proprie né quella destinata a bambini e ragazzi). L’arco di tempo che abbiamo considerato è abbastanza lungo, così da evitare possibili «effetti best seller» che potrebbero in qualche misura inquinare il dato in un semplice confronto anno su anno (il 2012 sul 2011, ecc.).

L'editoria del mondo arabo

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Dicembre 2013

di Elena Refraschini

Una delle aree d’investimento che si stanno facendo sempre più presenti negli ultimi anni per gli editori occidentali è la «Mena» – quell’area che unisce Medioriente e Nord Africa e che comprende Paesi tanto diversi come l’Egitto, la Tunisia, il Libano, il Marocco, l’Iran, e gli Emirati Arabi Uniti e che, in totale, ospita circa 381 milioni di persone. Mentre l’industria editoriale di alcuni Paesi è stata messa in ginocchio da crisi politiche senza precedenti (in particolare è il caso dell’Egitto o della Tunisia), in altri, ingenti investimenti fanno sì che il settore si sviluppi e attragga anche l’attenzione delle editorie occidentali. Nonostante il centro dell’attività editoriale dell’area sia sempre stato il Libano (è sua infatti una delle industrie più antiche nonchè la sede di molti editori di lingua araba, tanto che è stato anche coniato il motto «l’Egitto scrive, il Libano pubblica, l’Iraq legge »), è negli Emirati che oggi si concentra un flusso di investimenti tale da attrarre l’attenzione dell’industria locale e internazionale. L’Abu Dhabi International Book Fair soprattutto, ma anche la Sharjah International Book Fair stanno, anno dopo anno, diventando appuntamenti imperdibili per i professionisti del settore. Basti pensare che a Sharjah il governo mette a disposizione tre milioni di dollari l’anno per la fiera, mentre oltre sessanta milioni vengono destinati all’implementazione di una solida industria editoriale. Cifre così importanti non possono non far storcere il naso ai più cinici, che vedranno facilmente la connessione tra gli investimenti e il petrol-dollaro. Ma non si tratta solo di questo.

Nobel vs Strega

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Dicembre 2013

di Oddina Pittatore

Non è una novità che vincere un prestigioso premio letterario possa fare la fortuna dello scrittore, e la gioia dell’editore, moltiplicando le vendite da un giorno all’altro. È meno noto, invece, quanto duri la spinta nel tempo, se gli effetti siano temporanei o duraturi e se incidano in modo differente sui diversi titoli pubblicati dall’autore. La visibilità offerta dal riconoscimento dà carburante a un solo libro o all’intera opera in commercio? Avrà la forza di trainare anche le nuove uscite? Porterà a nuove edizioni, traduzioni, cambi di editore? Per scoprire le conseguenze meno conosciute dei premi abbiamo messo a confronto i tre Strega più recenti, conferiti a luglio degli ultimi tre anni, (Walter Siti con Resistere non serve a niente, Rizzoli, 2013; Alessandro Piperno con Inseparabili. Il fuoco amico dei ricordi, Mondadori, 2012; Edoardo Nesi con Storia della mia gente, Bompiani, 2011) con gli ultimi tre Nobel assegnati alla letteratura nel mese di ottobre (Alice Munro, 2013, che, alla data della premiazione, ha 10 opere pubblicate con Einaudi e 1 con Mondadori; Mo Yan, che nel 2012 aveva 5 titoli nel catalogo Einaudi e 1 con Nottetempo; Tomas Tranströmer, che nell’ottobre 2011 aveva 1 raccolta con Herrenhaus e 1 con Crocetti).

Se gli editori fanno rete

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Dicembre 2013

di Paola Sereni

Roma è una città di cui tutto si può dire tranne che manchi di cultura. Perché allora, pur essendo culla di moltissimi editori indipendenti, di librerie, di biblioteche e di attivissime associazioni culturali, stenta ad essere percepita come una città «del libro»? Ne abbiamo discusso con Silvia Barbagallo che ha curato Più libri più luoghi, il calendario degli eventi off della fiera di Più libri dal quale quest’anno è nato il progetto della «Roma del libro», una mappa durevole pensata per raccogliere, quartiere per quartiere indirizzi e siti delle principali realtà che operano nel mondo del libro.

Copertine da esplorare

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Novembre 2013

di Elisa Molinari

La grafica della casa editrice barese racconta come offrire ai lettori esperienze di lettura ricercate e multisensoriali. Come cambia la grafica delle copertine se i lettori comprano sempre meno in libreria? Noi cerchiamo di suggestionare il lettore con delicatezza, offrendogli un’esperienza di lettura e di manipolazione del libro che somigli più a un’esplorazione, a una lenta scoperta di dettagli inaspettati: una sensazione tattile piacevole; un titolo di copertina che si espande fino a invadere quarta e alette; un frontespizio che viene svelato attraverso una copertina forata; un’immagine, un’illustrazione o un gioco grafico che accompagna lo sfogliare delle pagine scandendo il ritmo della suddivisione in capitoli, il tutto in un costante gioco di equilibri e richiami tra interni e copertina, progettato a partire dal contenuto di ciascun titolo. In un momento di crisi, quanto si punta sulla creatività e sulla sperimentazione? Nella maggior parte dei casi, vista spesso la scarsa disponibilità di mezzi, si cerca di fare dell’economia un punto di forza: è un lavoro di squadra, riuscire a realizzare con cura dei dettagli libri belli e fatti bene, cercando di «contenere» e incanalare le spinte creative. Si ha, però, piena libertà d’azione nelle questioni prettamente grafiche. In fondo, se in qualche modo si parla di Caratteri-Mobili, è anche per la bellezza dei dettagli, e questo attrae i lettori.

Cover digitali

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Novembre 2013

di Lorenza Biava

Secondo l’ultimo Rapporto sullo stato dell’editoria, dei 21.300 e-book pubblicati nel nostro Paese nel 2012 il 66% è uscito in contemporanea all’edizione cartacea. Sebbene la maggioranza degli e-book rappresenti quindi la riproposizione, in formato digitale, dell’omonimo titolo cartaceo, possiamo con una qualche sicurezza affermare che non è piccolo il numero dei titoli digitali che lo scorso anno è stato progettato esclusivamente per tablet ed ereader. Cosa comporta questo per la grafica delle copertine? Ridotte a thumbnail e costrette a convivere in spazi digitali dominati da logiche di interazione diverse rispetto a quelle che si giocano nel mondo fisico, quali espedienti si devono mettere in atto per entrare in sintonia col lettore? Ne abbiamo parlato con i grafici di due esperienze digitali diverse ed ugualmente interessanti: Emma Books, la sigla editoriale lanciata nel 2011 da BookRepublic con la collaborazione con Grandi & Associati che è interamente dedicata alla letteratura femminile e che consta oggi di nuove collane, e gli e-book di IoScrittore, il concorso di GeMS rivolto agli esordienti giunto nel 2013 alla quinta edizione, che nel tempo ha portato alla pubblicazione di una settantina di volumi in formato «digital only».

Cultura «con»

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Novembre 2013

di Ginevra Vassi

A un tiro di schioppo dalla mecca del cinema, uno dei più riusciti esempi del made in Hollywood si chiama Con, San Diego Comic Con International, la più grande convention legata al mondo dei fumetti. Definita oggi come il «Super Bowl della cultura nerd», l’evento nasce come fiera del fumetto nel 1970 grazie ad un gruppo di appassionati del settore, oltre che di film e letteratura fantasy e science fiction. La convention negli anni è cresciuta a dismisura, fino a diventare una celebrazione delle arti popolari al punto che colossi cinematografici, televisivi ed editoriali l’hanno trasformata in uno degli eventi cruciali per la promozione della stagione a venire. Guai però a pensare che si tratti di un raduno di allampanati trekker e cosplayer: l’evento californiano (ma non sono quello) è ormai diventato uno degli appuntamenti imperdibili per intravedere tendenze future nel campo non solo della nona arte ma, a 360 gradi, dell’intrattenimento. Se l’appuntamento californiano è forse il più noto, nel Nord America si è assistito negli ultimi anni a una proliferazione di con: da New York a Seattle, da Vancouver a Denver, da Baltimora e Anaheim. I numeri? Oggi il San Diego Comic Con vanta circa 130 mila ingressi l’anno, New York 116 mila e Toronto ben 91 mila. A giocare un ruolo fondamentale spesso sono proprio la città ospitanti, capaci di creare delle vere e proprie sinergie con gli eventi. Come? Basta chiedere a camerieri di fastfood obbligati a travestirsi da tartarughe ninja e osservare fermate dell’autobus con indicazioni scritte in lingua dothraki. Come si spiega? Fa tutto parte della diffusione della cultura nerd, spiega Charles Brownstein, executive director del Comic book legal defense fund. «I con sono un riflesso di quello che sta succedendo nel più ampio mondo dell’intrattenimento». Difficile identificare in maniera definitiva i motivi dello sdoganamento del genere. C’è chi dice che sia dovuto al fortissimo senso di community degli appassionati, c’è chi sostiene che questa spettacolarizzazione sia un riflesso degli effetti speciali del cinema. I nostalgici si dicono sicuri che la passione per questo genere sia il retaggio dalle generazioni precedenti, amplificata – fanno eco i blogger – da internet. Chissà allora cosa direbbe oggi Will Eisner, leggendario fumettista statunitense a cui è dedicato l’ambitissimo Eisner Award (conferito proprio durante il SDCC) che ebbe a dire: «Sogno un mondo in cui i fumetti siano apprezzati come medium per tutti i generi di storytelling, non solo per i supereroi».

Dagli annunci ai fatti

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Novembre 2013

di Marco Polillo

Lo scorso anno dicevamo che una politica per il libro era urgente. Ora dobbiamo dire, con amarezza ma con forza, che è tardi. Molti danni nel frattempo sono stati prodotti. In due anni il fatturato è calato del 14%. Siamo nel pieno di una crisi occupazionale e il ricorso alla cassa integrazione non è stato mai così intenso. L’intera filiera soffre: ogni giorno abbiamo notizie di librerie che chiudono e il fenomeno ha effetti ben oltre la congiuntura perchè ricostruire un tessuto di librerie è molto difficile e i danni di oggi si protrarranno nel tempo. La crisi di liquidità si aggrava: colpisce prima le librerie ma, a catena, la distribuzione e gli editori. Anche l’export cala, dopo anni con un preoccupante -10%. Enrico Letta ha detto che «istruzione e cultura sono al centro dello sviluppo economico e sociale». Gli accordiamo fiducia, ma vorremmo anche sapere quale ritiene sia il ruolo del libro nella realizzazione di questi obiettivi. Si tratta di costruire, senza polemiche ma nemmeno senza fare sconti, una politica per il futuro. E costruirla su temi concreti.

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