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Storie dell'editoria

Si fa presto a dire ibridi

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Marzo 2014

di Elisa Molinari

autori che si godono i vantaggi dell’essere pubblicati da una casa editrice e dell’autopubblicazione. Molti iniziano con il self publishing e poi approdano all’editoria tradizionale. Altri, forti di un contratto con un editore, portano avanti nuovi progetti e nuove idee, tastando il terreno in autonomia. Tutti hanno una storia alle spalle da raccontare (alcune hanno trovato spazio nell’e-book Prospettiva self publishing. Autori, piattaforme e lettori dell’editoria 2.0, disponibile in e-book sulle principali piattaforme on line) come Hugh Howie, profeta del self publishing che non ha disdegnato un contratto con uno dei «big five». Quando l’ex libraio Hugh Howey scrisse ormai tre anni fa la short novel Wool non poteva certo immaginare che sarebbe diventata un caso editoriale da un milione di dollari dal quale Ridley Scott sta per trarre un film che, a sentire la stampa americana, promette già di sbancare i botteghini. Ma soprattutto non poteva immaginare che con Wool sarebbe diventato il paradigma di un nuovo tipo di autore capace di autopubblicarsi (il racconto era in vendita a un dollaro su Amazon), promuoversi grazie ai lettori e al feedback della rete (Howey ha un profilo Facebook e Twitter su cui riceve quotidianamente consigli e critiche e in uno dei volumi della saga ha anche nascosto il suo numero di telefono che a volte qualche lettore chiama) e addirittura gestire la vendita dei diritti per la realizzazione della sceneggiatura tratta dalla sua opera direttamente con Hollywood. Nel 2012 è arrivato anche l’accordo con Simon and Schuster per distribuire la versione cartacea dei suoi romanzi, senza rinunciare ai diritti sugli e-book. Presente all’ultima edizione di Bookcity per presentare Wool. La trilogia del silo, ci ha raccontato il suo percorso. A cominciare dalle copertine dei suoi libri: «Sono state fatte delle edizioni straniere bellissime della mia saga. Quella italiana, ad esempio, dietro nasconde la mappa del Silo. In Giappone e Corea il libro è stato diviso in due sezioni: se affiancate le due copertine formano un’immagine più grande. Adoro vedere quanto creative possano essere le case editrici!».

Dalla Russia con amore

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Febbraio 2014

di Elena Refraschini

Prosegue il nostro viaggio nei Paesi dalle editorie emergenti con tappa (la terza dopo i Paesi arabi e la Turchia) tanto complessa quanto affascinante: la Russia. Il Paese è stato Ospite d’Onore alla London Book Fair e al Salone di Torino nel 2011, oltre che al BookExpo America l’anno seguente. Dopo un periodo di crescita nei primi anni del nuovo millennio, durante i quali il mercato ha quasi raddoppiato il proprio valore dai 1,6 milardi di dollari nel 2003 ai 3 miliardi nel 2008, innalzando il Paese al terzo posto come produzione editoriale dopo Stati Uniti e Cina, la crisi economica ha portato con sé danni gravi a tutto il comparto editoriale e distributivo (il valore è sceso a 2,3 miliardi nel 2011). Nel giugno 2012, il più grande editore del Paese, Eksmo (che pubblica, tra gli altri, Murakami), ha comprato il numero due, Act, che deteneva il 13% del mercato e aveva sotto di sé, oltre a diversi marchi editoriali, anche la catena di librerie Bukva. In un Paese che copre 9 fusi orari differenti, anche quella della distribuzione è una sfida non da poco: e mentre il 2011 è l’anno che ha visto fallire la più grande catena libraria Top Kniga, nel 2012 è stato il turno del braccio distributivo di Pyaty Okean di dichiarare bancarotta. Come si è verificato anche in altri Paesi, mentre le grandi catene chiudono, le librerie indipendenti (che valgono circa il 50% del mercato russo) hanno un trend leggermente positivo.

I vantaggi della stampa digitale

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Febbraio 2014

di Ginevra Vassi

Quali sono i punti di forza della stampa digitale? Quali sono i generi per cui viene utilizzata? Quali esigenze soddisfa? Abbiamo messo a confronto uno stampatore e una casa editrice che collaborano per farci raccontare il loro punto di vista sulla stampa digitale. Il primo è Daniele Hartvig, responsabile commerciale di Re.Be.L, struttura nata nel 2009 che punta sulla flessibilità e la continua ricerca dell’innovazione. «Nel 2011 – racconta, – abbiamo deciso di passare alla tecnologia colore con un forte investimento che ci ha portato all’acquisto di una macchina a bobina a colori a getto d’inchiostro. Abbiamo deciso di affiancare alla produzione di stampe transazionali la stampa di libri con la scelta di unire, nel raggio di pochi metri, tre aziende di piccole dimensioni (stampa, pre-press, rilegatura) creando un vero e proprio polo editoriale a chilometro zero. All’inizio la nostra tecnologia era tipicamente in bianco e nero, con una forte specializzazione nella stampa transazionale. Per stare sul mercato ci siamo evoluti tecnologicamente e ci siamo avvicinati ad altri settori, tra cui l’editoria. Abbiamo cominciato a stampare tutte quelle pubblicazioni che non avevano grandi richieste in termini di grafica – una macchina a getto d’inchiostro non è in grado di stampare con una qualità avvicinabile a quella dell’off-set – ma produce stampe di buona qualità». Il secondo è Gabriele Accornero, responsabile della produzione di Loescher, la casa editrice nata nel 1861, specializzata in libri di testo scolastici per la scuola secondaria di primo e di secondo grado, soprattutto di area umanistica (offerta arricchita di strumenti in formato multimediale, di libri misti e sottositi Web/portali di approfondimento e di espansione dei contenuti disciplinari), oltre che dei famosi dizionari di greco e di latino.

La scrittura in tv

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Febbraio 2014

di Elena Vergine

Masterpiece è il «talent show letterario», coprodotto da Freemantle Media e Rcs Libri e in onda su Rai 3, che coniuga cultura e intrattenimento in un format che vede degli scrittori esordienti sfidarsi per vincere la possibilità di pubblicare un romanzo con Bompiani. Alla chiusura delle selezioni per individuare i concorrenti, la redazione del programma aveva ricevuto quasi cinquemila dattiloscritti e centinaia di persone sono state provinate in previsione della messa in onda. Conclusasi la fase di selezione dei finalisti il programma si avvia, proprio a febbraio, verso la sua fase finale che si concluderà con la proclamazione del vincitore. La trasmissione – la cui prima puntata è stata vista da circa 700 mila spettatori con uno share del 5,14% – ha diviso pubblico e critica e ha fatto molto parlare di sé, sia all’estero che in Italia. Al di là dei giudizi di merito, sicuramente interessante è l’oggettiva novità del format che non trova eguali nemmeno negli Usa, la patria dei reality show. Eppure, come sottolinea Edward Nawotka su «Publishing Perspectives» nel suo Why Tv Writing Competitions Can Be More Subversive Than You Think, uno degli aspetti più trascurati dalle discussioni che vedono dibattere detrattori e sostenitori di Masterpiece è quello che riguarda il background storico della letteratura in televisione, che non è affatto vasto. Esistono infatti almeno altre due trasmissioni che hanno tentato di portare gli scrittori sul piccolo schermo, Poets Million (Emirati Arabi Uniti) e LuchaLibro (Perù), e che – a detta di Nawotka – racchiudono addirittura un potenziale sovversivo.

Cambi di canale

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Gennaio 2014

di Giovanni Peresson

ll passaggio al «digitale» – e alle sue sorti magnifiche e progressive – non è un pranzo di gala e, se le librerie rappresentavano il 79,2% dei canali trade nel 2007, cinque anni dopo sono già scese al 72,0% (quelle a conduzione familiare dal 42% passano al 31%). Nel 2010 l’e-book valeva lo 0,1% dei canali trade, l’1,8% nel 2012 e alla fine dello scorso anno si avvicinava al 3%. Il format commerciale della libreria fisica – di catena e indipendente – è in difficoltà. La filiera tradizionale di distribuzione del libro, fatta di regole e di consuetudini commerciali, frutto a loro volta di stratificazioni di prassi arzigogolate e ormai inefficienti, di visioni ombelicali e intimiste della propria attività e del proprio ruolo, prima che venir largamente compromessa dal digitale è stata investita da almeno tre diverse perturbazioni. Alla concorrenza si aggiungono le difficoltà finanziarie di accesso al credito di tutta la piccola e media impresa distributiva, senza poter contare su tutte quelle forme di tutela che le librerie hanno invece in Francia o in Germania.

Cambiamenti in corso

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Gennaio 2014

di Alfieri Lorenzon

Come deve adeguarsi una rivista professionale ai cambiamenti che in questi anni stanno modificando non solo il modo di tenersi aggiornati, ma anche i «tempi» da dedicarvi e gli strumenti per farlo dal punto di vista dei contenuti e delle informazioni da trattare, così come dei servizi agli abbonati e agli editori? Sono queste le domande che ci stanno guidando nella trasformazione della rivista dell’associazione: il «Giornale della Libreria». Le risposte a queste domande sono passate, tra 2012 e 2013, prima di tutto attraverso la riorganizzazione del sito Web e dei suoi contenuti con la presentazione di notizie e flash di attualità relativi al mercato italiano e internazionale. Inoltre dallo scorso anno i processi produttivi sono stati riportati internamente alla redazione, passaggio indispensabile per arrivare alla realizzazione di un’edizione digitale del «GdL». L’edizione digitale affiancherà nel 2014 quella cartacea permettendo al lettore di scegliere tra due diverse modalità di tenersi aggiornati (oltre a tagliare i tempi fisici della distribuzione postale). La nuova edizione in digitale, per quest’anno proposta in formato Pdf interattivo, ha tra i suoi vantaggi la possibilità di implementare una serie di servizi aggiuntivi, a partire dai link ad altri articoli usciti sulla rivista, ai collegamenti diretti ai materiali presentati in occasione di convegni oppure indirizzati verso le fonti Web più aggiornate. In prospettiva queste nuove potenzialità potranno aprire a collegamenti con i siti e le schede degli editori inserzionisti che potranno così far conoscere meglio la loro proposta a librai e biblioteche, ma permetteranno anche di valorizzare i servizi con gallerie fotografiche (report sulle aperture di nuove librerie, ad esempio) e altro.

Gli editori della Sublime Porta

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Gennaio 2014

di Elena Refraschini

Dopo un primo approfondimento sull’editoria araba («GdL», 12, L’editoria del mondo arabo, di E. Refraschini, dicembre 2013) proseguiamo il ciclo di articoli dedicato alle editorie emergenti, a cominciare da quella turca. Questi sono anni fortunati per la Turchia e la sua industria editoriale: dopo essere stata ospite d’onore alla Fiera di Francoforte del 2008, quest’anno è stata il Market Focus alla Fiera di Londra, mentre sarà Paese ospite alla prossima Fiera di Pechino nel 2014 e alla Liber/Madrid del 2015. Tanta attenzione non può che essere meritata. Secondo alcune statistiche, c’è stata una crescita del 300% nel numero dei libri pubblicati negli ultimi dieci anni, e del 100% solo dal 2011 al 2012: si è passati infatti da 1.314 titoli a 2.928. Questo sviluppo può essere legato a diversi fattori: negli ultimi anni c’è stata una forte crescita nella popolazione (circa +1% annuo), ed è aumentata a 8 anni la durata della scuola dell’obbligo. Inoltre, miglioramenti nel campo della distribuzione e delle tecnologie editoriali hanno reso più razionale il ciclo di vita del libro, che beneficia anche di un ecosistema in salute: 6.000 librerie, oltre 1.000 biblioteche sparse sul territorio, oltre a circa 1.750 editori nelle maggiori città (l’80% si trova a Istanbul). Un’importante rete di servizi per una popolazione che legge in media 7/8 libri all’anno (Dati Yayfed, l’Associazione professionale degli editori turchi). Il settore della scolastica è il prominente, costituisce infatti il 58% della produzione annuale portando oltre 187 milioni di libri di testo gratuiti o quasi nelle scuole. Ed è proprio in questo settore che si stanno concentrando gli sforzi pubblici: è stato infatti inaugurato nel 2010 dal Ministero dell’istruzione un progetto mirato alla distribuzione di tablet ai circa 17 milioni di studenti dalle scuole elementari fino alle superiori secondarie, associato naturalmente ad un grande sforzo di digitalizzazione dei testi scolastici.

Mondi che si avvicinano

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Gennaio 2014

di Michela Gualtieri

Lo snodo tra aziende provenienti da mondi diversi rappresenta un promettente terreno attraverso cui contrastare l’avanzata dei big player con i loro nuovi modelli ad ecosistema chiuso. Un terreno in cui diventa importante iniziare a monitorare i casi di eccellenza – come sta facendo Aie con Tisp da luglio scorso – e suggerire, attraverso seminari e workshop, possibili linee di percorso in direzione di sistemi aperti, interconnessi e interoperabili. Un esempio interessante è quello di Tolino che, operativo in Germania da marzo 2013, coinvolge quattro catene di librerie (Thalia, Hugendubel, Weltbild, Der Club Bertelsmann) e Deutsche Telekom, nella creazione di un intero ecosistema di vendita, distribuzione e lettura dei libri digitali. Grazie all’e-reader Tolino Shine, l’utente ha infatti accesso a ben quattro store on line, per un totale di 300.000 titoli che sono direttamente scaricabili sul dispositivo grazie alle infrastrutture informatiche di Deutsche Telekom. Il provider telefonico mette anche a disposizione dell’utente lo spazio di  archiviazione in cloud e 11mila hotspot diffusi sul territorio tedesco, cui il Tolino Shine può connettersi liberamente. L’alleanza tra le catene garantisce un sistema aperto, di leale competizione, che migliora il servizio per i lettori senza costringerli all’acquisto presso un unico store. «Nel 2011 Deutsche Telekom – ci spiega Klaus Renkl, responsabile sviluppo prodotto Tolino e-reader per Deutsche Telekom, il quale è stato coinvolto dal network Tisp nella discussione sui nuovi modelli distributivi dell’e-book – aveva lanciato il suo primo portale per la distribuzione di e-magazines, e-newspapers e e-book».

Più social più vendite?

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Gennaio 2014

di Edward Nawotka

Potrebbe sorprendervi sapere che alcuni dei professionisti di spicco dell’editoria mondiale la pensano diversamente. In un intervento alla conferenza sui libri per bambini di «Publishing Perspectives» nel 2012, David Levithan di Scholastic Books – l’uomo che ha editato Harry Potter per il mercato americano e acquisito e sviluppato la trilogia di Hunger Games – ha dichiarato che la sua casa editrice non aveva prove che i social media abbiano mai influito direttamente sulle vendite. Oltre a lavorare come editor, Levithan è un autore molto amato di best seller per Young Adults che mantiene solo un minimo di interazione sui social media, trovandola una distrazione dalla routine quotidiana. È curioso però che Levithan sia stato uno dei primi a scrivere e diffondere un racconto tramite Twitter: The Lover’s Dictionary. Ciò detto, resta un dato di fatto che gli editori statunitensi siano presenti su tutti i siti dei maggiori social media, tra cui Facebook, Twitter, Tumblr e Instagram. Ogni editore usa queste piattaforme in modo diverso. Random House è stata lodata per non aver cercato di usare il sito come canale di vendita, scegliendo invece di postare quesiti anodini del calibro di «Cosa stai leggendo oggi?» e «Qual è il tuo posto preferito per leggere?»; Random House conta circa 80.000 «Mi piace». Penguin usa Twitter per ospitare mini club dei libri, in cui i lettori possono porre domande direttamente agli autori; la casa editrice, che vanta più di 35 account Twitter al suo interno, che spaziano da argomenti specifici al Tir dei libri Penguin (un tir itinerante tra le fiere del libro), ha più di mezzo milione di followers. Tra gli editori internazionali la più popolare piattaforma di social media è probabilmente Tumblr, che mira all’industria editoriale in modo aggressivo.

Quando l'autore fa da ambasciatore

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Gennaio 2014

di Vittore Armanni

Sono trascorsi poco più di quattro anni da quando, su questo stesso Giornale (ottobre 2009), si tentava un primo bilancio di un progetto, quello della mostra Copy in Italy. Autori italiani nel mondo dal 1945 a oggi, che poteva vantare fino a qual momento il primo allestimento (tre mesi di apertura a Milano presso la Biblioteca Nazionale Braidense), propedeutico al divenire poi di una mostra itinerante che fin dall’inizio sembrava lo sbocco naturale. Il tema del copy italiano nel mondo e della disseminazione del made in Italy, declinato principalmente intorno al tema della mediazione editoriale, appariva al gruppo di lavoro coagulato intorno al progetto (oltre a Fondazione Mondadori, promotrice dell’iniziativa, la mostra aveva beneficiato degli apporti scientifici di Aie, Aib, Politecnico, Università degli Studi di Milano e Università Bocconi) la chiave di volta per invitare un pubblico internazionale alla riflessione sulla fortuna degli autori italiani nel mondo dal secondo dopoguerra a oggi. Le tappe del lungo viaggio trovavano dal 2010 ospitalità in fiere e Istituti italiani di cultura, in sedi universitarie e enti di promozione della cultura italiana all’estero, facendo leva sull’indispensabile supporto e condivisione degli obiettivi garantito del Ministero degli affari esteri e dalla rete degli Istituti italiani di cultura all’estero. Ecco allora dipanarsi un calendario di allestimenti in versione light (pannelli telati facilmente trasportabili e adattabili ad ogni spazio, anche quelli più sacrificati) tra Pechino e Boston, Algeri e Barcellona, Ginevra e Budapest, Amburgo e Stoccolma, e poi Amsterdam, Istanbul, Atene, San Pietroburgo, Mosca, per citare solo alcune sedi tra le molte.

5 problemi, 5 soluzioni

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Dicembre 2013

di Elena Vergine

Quali sono state le maggiori criticità per la filiera del libro nel 2013 e quali soluzioni si possono individuare per il 2014? Abbiamo chiesto ai presidenti di Aib, Aie e Ali di individuare cinque problemi (contrassegnati dalla nuvoletta), ordinati dal più al meno importante e di prospettare, per ognuno di essi, altrettante soluzioni (la lampadina). Senza dimenticare di indicarci almeno una cosa positiva per concludere con un po’ di speranza quest’anno di crisi

Dateci credito

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Dicembre 2013

di Lorenza Biava

La ricerca di risorse finanziarie da parte delle piccole e medie imprese italiane per finanziare nuovi investimenti rappresenta uno dei temi cruciali per la ripresa dalla congiuntura economica. Certamente la questione non si esaurirà quest’anno ma si prolungherà nel 2014 e nel 2015. Ma se l’impresa manifatturiera è una casa editrice, magari con una scarsa capitalizzazione e il cui capitale è costituito da «autori», tutto diventa più difficile. «È assolutamente uno dei temi più caldi in questo momento per i piccoli e medi editori – esordisce Vittorio Anastasia, editore di Ediciclo, che nel direttivo del Gruppo dei piccoli editori di Aie si occupa di questi temi –. All’interno del Gruppo ci stiamo infatti impegnando per individuare possibili convenzioni che agiscano sugli aspetti funzionali dell’attività della casa editrice. Lo scopo è quello di trovare degli accordi che consentano agli associati di ricavarne agevolazioni e benefici.»

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