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Storie dell'editoria

La volontà supera le montagne

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Maggio 2014

di Giovanni Peresson

Ci sono occasioni che talvolta sembrano assumere significati che vanno al di là della semplice cronaca, com’è, ad esempio, il contesto in cui questa intervista è stata fatta. Siamo a soli sei giorni dopo l’annuncio della nomina di Romano Montroni a nuovo presidente del Centro per il libro e la lettura. Ci troviamo a Milano, poco prima dell’inizio di un corso della Scuola per librai Umberto e Elisabetta Mauri dedicato alla libreria per ragazzi, uno degli snodi al contempo più delicati e importanti di qualunque politica di promozione della lettura e di allargamento del mercato del libro nel nostro Paese. «Mi chiede che idea mi sono fatto a sei giorni dalla nomina? Che l’impegno per allargare la base dei lettori in Italia venga come difficoltà subito dopo il mantenimento del disavanzo al di sotto del 3% del Pil! Anche, non me lo nascondo, per la mole di risorse che sarebbero necessarie per un’attività di questo genere. Ho letto cifre importanti indicate nel progetto di legge di cui si inizierà a discutere nelle prossime audizioni della Commissione cultura. Conoscendo un po’ quella che è stata la storia, recente e meno recente, del Centro e dei provvedimenti in favore della defiscalizzazione degli acquisti di libri qualche cautela mi permetto, per ora, di conservarla».

Le librerie di Londra

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Maggio 2014

di Elena Refraschini

James Daunt, prima di diventare il managing director di Waterstone che abbiamo incontrato nelle pagine precedenti, era un semplice librario. Lavorava per JP Morgan a New York negli anni Ottanta, quando decise di cambiare vita e tornare nel nativo Regno Unito per seguire le passioni di sempre, la lettura e i viaggi. Nasce così nel 1990 la prima Daunt Books, libreria specializzata in viaggi che suddivide l’assortimento non per genere ma per Paese, offrendo guide ma anche titoli di saggistica e narrativa. Daunt Books conta oggi sei sedi, la più suggestiva, che occupa regolarmente uno dei dieci posti nelle classifiche delle librerie più belle al mondo, è quella di Marylebone. In un anno in cui nel Regno Unito 67 librerie indipendenti hanno chiuso e solo 26 sono state aperte, il risultato di Daunt è confortante. Gli ingredienti del successo? Personale specializzato e preparato, e particolare attenzione alle vetrine che mettono in mostra solo uno o due titoli insieme a diverse recensioni. Con questo sistema, un titolo vende anche 40-60 copie in un giorno nel singolo punto vendita. Abbiamo parlato con Brett Wolstencroft, manager della catena, per saperne di più.

Le novità del Salone

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Maggio 2014

di Intervista a cura di E. Vergine

Il Salone internazionale del Libro di Torino è un appuntamento imprescindibile per il mondo culturale italiano, una manifestazione di grande successo in un contesto nazionale depresso, nel quale le statistiche parlano di un calo del 7% annuo dei consumi culturali. Lo scorso anno anche il numero dei visitatori del Salone aveva segnato un 7%, ma questa volta di segno positivo, una tendenza che speriamo si confermi anche in questo 2014 che si preannuncia più ricco che mai di novità. Ne abbiamo parlato con Ernesto Ferrero, direttore editoriale del Salone.

Un maggio di libri

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Maggio 2014

di Gabriele Pepi

Gli auspici per la crescita e il consolidamento della lettura in Italia con cui si apriva l’ultimo Salone del libro di Torino sono purtroppo stati disattesi dagli ultimi dati Istat che, come scrive Alessandro Zaccuri su «Avvenire», hanno ratificato nel Paese della lettura «la perdita di una città di quasi due milioni di persone». Perché si possa tornare a parlare di crescita il libro deve essere, anche fisicamente, più diffuso di quanto non sia oggi: deve essere presente negli ambienti frequentati dai ragazzi, deve arrivare dove di solito è assente (luoghi di incontro, centri commerciali e così via), deve diventare un oggetto familiare fin dalla prima infanzia (per fortuna esiste un progetto come Nati per leggere!) e soprattutto dobbiamo imparare a parlarne in modo non noioso. Per fortuna da quattro anni a questa parte il Maggio dei libri, la campagna nazionale di promozione della lettura promossa dal Centro per il libro e la lettura del Ministero per i beni e le attività culturali in collaborazione con l’attiva partecipazione dell’Associazione italiana editori, ha diffuso un approccio creativo e inclusivo al mondo del libro. L’iniziativa, che quest’anno si svolgerà dal 23 aprile fino a fine maggio, può contare su tantissimi eventi in programma – lo scorso anno si è raggiunta quota 3.000 – e anche l’Associazione italiana editori sostiene il Maggio con alcune campagne dedicate ai giovani e non solo.

Il libro religioso a Torino

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Aprile 2014

di Elena Vergine

Un Cupolone di libri alto otto metri, sarà questo lo stand del Vaticano, Paese ospite della 27esima edizione del Salone internazionale del libro di Torino, un’occasione di grande visibilità anche per tutta l’editoria religiosa italiana. Messa a dura prova dalla crisi, come del resto tutta la produzione editoriale, ma attenta al cambiamento e con una rinnovata vivacità di proposte e di tematiche attuali, l’editoria religiosa – che da noi diventa sinonimo di cattolica – coglie gli stimoli provenienti dai vertici della Chiesa declinandoli in cataloghi ricchi di novità. Se infatti il nuovo pontefice ha saputo guadagnare le attenzioni anche del mercato editoriale laico insistendo sulla necessità di instaurare un dialogo tra cattolici e realtà distanti, la sua figura è stata di ispirazione per la stessa editoria religiosa, portando al centro dell’attenzione mediatica e del dibattito ecclesiale temi e valori nuovi: le emergenze sociali, le questioni familiari, i pilastri della vocazione e della missione cristiana e la teologia stessa con alcuni suoi esponenti. La stessa importanza attribuita da papa Francesco ad Internet, definito «un dono di Dio», e alle opportunità del digitale si rispecchia nella corsa verso l’innovazione e nell’apertura verso il digitale delle case editrici religiose. Dunque, anche in virtù della presenza del Vaticano al prossimo Salone internazionale del libro di Torino, il segmento dell’editoria religiosa si prepara ad accendere i riflettori sulla propria produzione.

Librerie fusion

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Aprile 2014

di Marianna Albini

Mi è sembrato di vedere una libreria. Questa è l’impressione che lasciano alcuni tra gli esperimenti meglio riusciti di «nuove librerie»: punti di ritrovo, socialità e offerta culturale che ruotano attorno ai libri, ma che non di sole pagine si nutrono. Sono librerie di cui, già dal sito Web (innanzitutto ce l’hanno!), si capisce che hanno voluto abbandonare un approccio tradizionale e sperimentare l’idea di uno spazio dove offrire qualcosa in più ai loro clienti. Diverse tra loro per impostazione e tipo di pubblico, l’ingrediente che senz’altro hanno in comune è la capacità osare. Abbiamo intervistato la libreria La forma del libro di Padova e la Open di Milano.

Papa Francesco: un ciclone in libreria

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Aprile 2014

di Giorgio Raccis

Parafrasando scherzosamente una nota serie televisiva tedesca di argomento conventuale si può affermare senza tema di smentita che Jorge Mario Bergoglio negli ultimi dodici mesi (risale infatti al 13 marzo 2013 la sua salita al soglio pontificio) si è abbattuto «come un ciclone» in libreria e ha monopolizzato l’attenzione di gran parte del mondo editoriale e librario italiano. Non si sono ancora spente le luci, mentre la folla che aveva accolto stupita il papa venuto «dalla fine del mondo» sta sfollando da piazza san Pietro, che le Edizioni Missionarie Italiane (Emi) bruciano sul tempo la concorrenza più agguerrita ed escono con tre novità, due testi tradotti di Bergoglio e un libro di Gianni Valente. Il 17 marzo quest’ultimo volume (Francesco. Un papa dalla fine del mondo) è già in testa alla classifica nelle librerie religiose, sostituendo gli ultimi scritti autobiografici del papa teologo e scrittore, Benedetto XVI. Da questo momento il mondo editoriale sembra quasi ipnotizzato dalla figura di questo gesuita, inizialmente pressoché sconosciuto e che per primo sceglie il nome di Francesco, inondando i banconi delle librerie di un numero impressionante di novità, libri di papa Francesco e libri su papa Francesco.

Sotto la guida di Aie

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Aprile 2014

di Paola Sereni

Il prossimo luglio scadrà il mandato triennale di Marco Polillo alla guida di Confindustria cultura Italia, la federazione che associa le industrie editoriali, musicali, audiovisive, dello spettacolo dal vivo e dei videogiochi, nata sette anni fa su impulso di Confindustria. Dopo una partenza in sordina, la federazione negli ultimi anni ha cominciato a dispiegare le proprie potenzialità rendendo anche più esplicita la sua funzione e raggiungendo i primi significativi risultati come l’approvazione del regolamento Agcom e il ripristino dell’Istituto per il commercio estero. Abbiamo fatto un bilancio di questi tre anni con Fabio Del Giudice, che nel periodo in cui l’Aie ha guidato la Federazione, ha ricoperto il ruolo di direttore.

Testimoni laici

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Aprile 2014

di Lorenza Biava

Sempre più spesso scorrendo le classifiche di non fiction si trovano libri di argomento religioso. Facendo un po’ di attenzione ci si può facilmente accorgere che spesso a firmare questi bestseller non sono gli editori religiosi ma quelli non confessionali. D’altro canto gli stessi lettori non hanno più come canale d’elezione le librerie specializzate e spesso accanto all’ultimo Camilleri acquistano i libri di don Gallo o le testimonianze di Paolo Brosio. Ma il marchio dell’editore ha ancora un valore per i lettori? Ne abbiamo parlato con due editori laici, Chiarelettere e Piemme.

Un manifesto per gli editori

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Aprile 2014

di Lorenza Biava

Il 2014 potrebbe essere un anno di svolta per le istanze degli editori in Europa rispetto al copyright, all’Iva sui prodotti digitali e all’interoperabilità di formati e piattaforme. Le elezioni di maggio in cui i cittadini degli Stati membri saranno chiamati a esprimere la composizione del prossimo Parlamento europeo e il semestre di Presidenza italiana del Consiglio dell’Unione europea, che comincerà nel luglio di quest’anno, portano con sé grandi aspettative per la Federazione degli editori europei e le altre federazioni legate alle filiera del libro. Per accrescere la consapevolezza del mondo politico sulle sfide principali per il settore nei prossimi cinque anni, nel febbraio scorso, insieme all’European writers council (Ewc) e all’European booksellers federation (Ebf), la Fep ha proposto il Manifesto for the 2014 european elections. Ne abbiamo parlato con Anne Bergman-Tahon, direttore della Fep.

I 4 anni che hanno cambiato il mondo

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Marzo 2014

di Cristina Mussinelli

Anche l’edizione 2014 del Digital Book World (Dbw), evento sponsorizzato da F+W Media, è stata un successo con più di 1.500 partecipanti e tre giorni ricchi di spunti sullo stato dell’arte dell’editoria Usa e sulle prospettive di sviluppo futuro. Come ha ricordato nel suo discorso di apertura Mike Shatzkin, responsabile scientifico della conferenza, il focus dell’evento, dedicato in particolare al settore trade, è sempre stato fin dalla sua prima edizione nel 2010, non tanto la tecnologia quanto l’evoluzione del business provocata dalla tecnologia. Nell’arco dei quattro anni di vita della conferenza il panorama in cui operano le aziende editoriali americane è completamente cambiato: Amazon all’epoca controllava solo una piccola quota del mercato dell’editoria tradizionale cartacea, Barnes & Noble (B&N) combatteva contro Borders, il mercato era dominato dalle cosiddette Big Five, la diffusione di e-reader e tablet era appena agli inizi, le case editrici faticavano a comprendere il ruolo delle competenze tecnologiche nei loro organigrammi, la distinzione tra editori e altri attori del mercato era chiara e i ruoli ben definiti. Nel 2014 gli editori in Usa si trovano a fronteggiare una situazione in cui Amazon è diventata l’e-retailer dominante, con la scomparsa di Borders, B&N è rimasta l’unica catena di librerie fisiche, il mercato è dominato da un grande editore (il gruppo Random House Penguin) che da solo fattura quanto gli altri quattro, esiste una crescente competizione di attori che operano in specifiche nicchie e non provengono dall’editoria tradizionale e gli autori self published hanno raggiunto una notevole quota di mercato, la diffusione di strumenti di lettura tecnologici è un fatto compiuto, la filiera si è trasformata in ecosistemi in cui i ruoli dei diversi attori si sono ampliati e sovrapposti.

Lettura: best-practice

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Marzo 2014

di Elena Refraschini

Secondo gli ultimi dati disponibili pubblicati dall’Unesco, 793 milioni di persone non hanno le capacità di base di lettura e scrittura. Di questi, 127 milioni sono i giovani tra i 15 e i 24 anni. Nonostante tanto sia stato fatto per combattere l’analfabetismo, ancora tanto rimane da fare. «Analfabetismo», in questo caso, non sarebbe proprio la parola giusta: intendiamo trattare di «literacy», cioè di quella «capacità di identificare, capire, interpretare, creare, comunicare e calcolare, usando materiale stampato o scritto in diversi contesti. La literacy implica un apprendimento continuo che rende gli individui capaci di raggiungere i propri obiettivi, sviluppare le conoscenze e sfruttare il proprio potenziale per partecipare attivamente nella propria comunità e nella società in generale» (definizione dell’Unesco): coinvolge dunque un ampio spettro di competenze che rendono un individuo consapevole e in grado di compiere delle scelte informate per sé e per la propria famiglia. Secondo numerose ricerche, le persone che ottengono queste competenze godono di un migliore status socioeconomico, sono più in salute, hanno più possibilità di impiego e di accesso ai livelli alti dell’istruzione. Non solo: la Nala (National adult literacy agency), che ha condotto un’analisi dei costi e dei benefici sull’argomento, ha calcolato che con l’ottenimento di una literacy completa c’è un guadagno economico effettivo per l’individuo, ma anche per l’azienda in cui lavora e per l’intera nazione. Tutti concordano sul fatto che alla base dello sviluppo dell’alfabetizzazione ci sia l’abitudine alla lettura sin dalla più tenera età. Il «Giornale della Libreria», questo mese, compie un viaggio intorno al mondo per scoprire le iniziative più interessanti volte a diffondere l’abitudine alla lettura nei bambini e nei ragazzi.

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