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Libri di Elisa Molinari

Bao-tiful Publishing

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Novembre 2015

di Elisa Molinari

Bao Publishing è «una casa editrice fondata nel 2009. Da allora ha pubblicato oltre duecentocinquanta titoli ed è la casa italiana di nomi come Jeff Smith, Terry Moore, Scott McCloud e di molti lavori di Alan Moore. Tra le opere di autori italiani annovera il catalogo completo dei titoli di Zerocalcare, costantemente in cima alle classifiche di vendita di fumetti nelle librerie, forte delle oltre duecentomila copie vendute in due anni». Questa la breve presentazione della casa editrice sul sito internet. Dal 2009 le cose sono molto cambiate, sia per il mondo del fumetto e delle graphic novel, ormai non più relegato a un ruolo di secondo piano nel panorama editoriale italiano, sia per la Bao Publishing. Tra gli elementi del successo della casa editrice, un’efficace strategia di comunicazione, capace di parlare ai lettori e promuovere non solo tutti i titoli presenti i catalogo ma dare risalto a tutte le figure che ruotano intorno alla case editrice: autori, librerie, fumetterie, stamperie. Il tutto dosando lanci di nuovi titoli, recensioni, contest, dietro le quinte e anticipazioni di nuovi titoli che si aggiungeranno al catalogo. Un sito, una pagina Facebook, account Twitter, Instagram, Vimeo e un blog, I tipi di Bao. Cosa passa per la testa di un editore?, i canali scelti per raccontare storie di redazione e il mestiere di chi si occupa di fumetti. Michele Foschini, Chief Creative Officer di Bao, ci ha raccontato la storia della casa editrice e gli ingredienti alla base della promozione dei titoli della casa editrice.

Funky editoria

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Novembre 2015

di Elisa Molinari

La prima giornata del Digital Marketing Day di Editech (Fiesole, 17-18 settembre 2015) si è conclusa con un intervento di Paolo Iabichino dal titolo «Il destino del marketing (o il marketing del destino)». Di professione Chief Creative Officer del gruppo Ogilvy&Mather Italia, Paolo Iabichino ha inventato e declinato il concetto di Invertising per interagire con un messaggio pubblicitario rinnovato. La sua ultima pubblicazione, Existential Marketing – I consumatori comprano, gli individui scelgono, pubblicato da Hoepli, è un saggio dedicato alle nuove matrici narrative delle marche che non possono restare impassibili di fronte alle istanze sociali, culturali ed economiche di uno scenario sempre più confuso. Durante il suo keynote speech si è divertito a consigliare ai partecipanti numerosi libri da leggere: The nudge. La spinta gentile. La nuova strategia per migliorare le nostre decisioni sul denaro, salute, felicità e il Cluetrain manifesto, giusto per citarne un paio.

Sai raccontare la tua storia?

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Settembre 2015

di Elisa Molinari

Che ruolo gioca lo storytelling nel marketing contemporaneo? Come si raccontano oggi i brand e quali sono le tecniche della narrazione per comunicare prodotti e servizi? Di tutti questi aspetti abbiamo parlato con Andrea Fontana, relatore, come i protagonisti delle due precedenti interviste, al Digital Marketing Day di Editech. Esperto di Corporate Storytelling, amministratore delegato del Gruppo Storyfactory, lavora con grandi aziende e con diverse Istituzioni pubbliche e private per perfezionare i «racconti» dei loro brand, prodotti o servizi.

Librerie e strategie social

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Novembre 2014

di Elisa Molinari

Alzi la mano chi non ha mai sentito parlare di Amazon Prime Air – il fantomatico servizio di Amazon che, si dice, dovrebbe recapitare gli oggetti acquistati in trenta minuti tramite dei droni – oppure di #AmazonCart, una nuova funzionalità che permette ai clienti statunitensi del colosso di Seattle di aggiungere prodotti al proprio carrello direttamente da Twitter, semplicemente rispondendo al tweet contenente ili link di un prodotto con l’hashtag #AmazonCart. Che si tratti di marketing, fantascienza, servizio al cliente, quel che è sicuro è che ogni trovata dei grandi colossi riesce sempre e comunque a farsi notare. Come possono invece le librerie tradizionali fare sentire la propria voce senza poter contare su una cassa di risonanza così ampia? Quali sono le armi da affilare per raggiungere il cliente con la propria offerta e i propri servizi? Le strategie, come in ogni campagna che si rispetti, sono molteplici. Dall’emulazione, alla creatività, dalla tempestività, allo sfruttamento della moda del momento, a dimostrazione del fatto che in guerra (e in amore) tutto è lecito. A cominciare dalle parodie.

Ai confini dell'arte

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Settembre 2014

di Elisa Molinari

Quali sono i principali trend dell’editoria d’arte internazionale? Quali cambiamenti la stanno trasformando e quali sono i player più interessanti di questo mercato? Ce lo racconta Gareth Long, coordinatore della London Art Book Fair (26-28 settembre, Whitechapel Gallery, Londra). Come prima cosa, come nasce la London Art Book Fair? Nel 2009 Iwona Blazwick, direttrice della Whitechapel Gallery, e Marcus Campbell, che all’epoca dirigeva la London Artists’ Book Fair, decisero che, nonostante il declino delle case editrici tradizionali, si sarebbe dovuta organizzare una fiera del libro il cui mandato era quello sia di celebrare che di catalizzare i cambiamenti futuri dell’intera editoria d’arte. Il concept consisteva nel presentare un’istantanea del settore nella sua totalità e rappresentarne ogni manifestazione – dai libri d’arte contemporanea ai cataloghi di musei, libri di lusso, libri artistici, pubblicazioni accademiche e riviste – per mostrare, insomma, che l’editoria non si sta ridimensionando, ma solo trasformando. Uno degli scopi principali della London Art Book Fair inoltre, consiste nel diventare sempre più un ambiente che offra l’opportunità di promuovere lo scambio tra le varie case editrici, i professionisti e i collezionisti. I libri che trattano d’arte e quelli artistici in senso stretto hanno la tendenza ad avere modelli di distribuzione completamente differenti rispetto ai libri più mass market e le fiere del libro sono uno dei principali canali in cui queste opere possono essere scoperte e scambiate. Esiste una fiorente comunità di editori indipendenti che ha iniziato a conoscersi tramite i sistemi di distribuzione condivisa che i libri d’arte generano e, in secondo luogo, tramite appuntamenti professionali o fiere di settore come la nostra: penso per esempio a quelle di New York, Los Angeles, Vancouver, Berlino, Londra, Parigi, Amsterdam e Toyko.

E-book o videogiochi?

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Luglio-Agosto 2014

di Elisa Molinari

Quando si parla di videogiochi e del loro rapporto con l’editoria, capita spesso di vedere storcere il naso. Giusto qualche mese fa, Edward Nawotka, editor in chief di «Publishing Perspectives» scriveva sul «Giornale della Libreria» che «oggi i videogiochi, Netflix, i social media sono i veri concorrenti dell’industria libraria e gli sforzi di quest’ultima per avvicinarsi a qualcosa che assomigli al multimediale sono in gran parte fiacchi» («Gdl», 11, novembre 2013). Non esiste una soluzione facile per questa competizione ma non si tratta di qualcosa di inedito: ciclicamente nuovi competitor e nuovi formati si affacciano sul mercato e,nonostante questo, i libri continuano a resistere a cinema e televisione. Qualche decennio fa si diceva appunto che il cinema avrebbe cannibalizzato il mondo del libro eppure l’editoria oggi lavora a stretto contatto con l’industria cinematografica in un gioco di rimandi che giova ad entrambe le parti. Non è un caso che circa la metà degli ultimi premi Oscar siano adattamenti di romanzi e che il vincitore dell’edizione 2014,12 anni schiavo, sia diventato un bestseller dopo aver vinto l’ambita statuetta. E se quindi si iniziassero a considerare anche i videogiochi non tanto dei concorrenti quanto degli alleati? Si può essere spaventati dalla forte influenza che hanno, soprattutto sulle fasce di età più giovani, oppure vederne il potenziale in termini di storytelling e di vendite.

La rivoluzione Waterstone

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Maggio 2014

di Elisa Molinari

Messa in vendita nel 2010, con la quasi matematica certezza che le attività sarebbero cessate da lì a poco, Waterstones, la più importante catena di librerie inglesi, è stata acquisita dall’investitore russo Alexander Mamut nel giugno 2011. Nonostante le perdite siano continuate anche negli anni successivi per un valore pari a circa 92,7 milioni di sterline tra il 2011 e il 2013, col tempo i segni meno sono stati compensati da altrettanti più. Merito del radicale cambiamento gestito da James Daunt, managing director di Waterstones dal 2011, e della nuova cultura cui ha improntato Waterstones.

Si fa presto a dire ibridi

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Marzo 2014

di Elisa Molinari

autori che si godono i vantaggi dell’essere pubblicati da una casa editrice e dell’autopubblicazione. Molti iniziano con il self publishing e poi approdano all’editoria tradizionale. Altri, forti di un contratto con un editore, portano avanti nuovi progetti e nuove idee, tastando il terreno in autonomia. Tutti hanno una storia alle spalle da raccontare (alcune hanno trovato spazio nell’e-book Prospettiva self publishing. Autori, piattaforme e lettori dell’editoria 2.0, disponibile in e-book sulle principali piattaforme on line) come Hugh Howie, profeta del self publishing che non ha disdegnato un contratto con uno dei «big five». Quando l’ex libraio Hugh Howey scrisse ormai tre anni fa la short novel Wool non poteva certo immaginare che sarebbe diventata un caso editoriale da un milione di dollari dal quale Ridley Scott sta per trarre un film che, a sentire la stampa americana, promette già di sbancare i botteghini. Ma soprattutto non poteva immaginare che con Wool sarebbe diventato il paradigma di un nuovo tipo di autore capace di autopubblicarsi (il racconto era in vendita a un dollaro su Amazon), promuoversi grazie ai lettori e al feedback della rete (Howey ha un profilo Facebook e Twitter su cui riceve quotidianamente consigli e critiche e in uno dei volumi della saga ha anche nascosto il suo numero di telefono che a volte qualche lettore chiama) e addirittura gestire la vendita dei diritti per la realizzazione della sceneggiatura tratta dalla sua opera direttamente con Hollywood. Nel 2012 è arrivato anche l’accordo con Simon and Schuster per distribuire la versione cartacea dei suoi romanzi, senza rinunciare ai diritti sugli e-book. Presente all’ultima edizione di Bookcity per presentare Wool. La trilogia del silo, ci ha raccontato il suo percorso. A cominciare dalle copertine dei suoi libri: «Sono state fatte delle edizioni straniere bellissime della mia saga. Quella italiana, ad esempio, dietro nasconde la mappa del Silo. In Giappone e Corea il libro è stato diviso in due sezioni: se affiancate le due copertine formano un’immagine più grande. Adoro vedere quanto creative possano essere le case editrici!».

Fanfiction: il Candy Crush dell'editoria

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Febbraio 2014

di Elisa Molinari

Nel 2011 Lev Grossman scrisse su «Time» che le fanfiction, ovvero quelle storie scritte dai fan a partire da un’opera originale, sono il lato oscuro dell’editoria: invisibili nei canali mainstream ma di dimensioni imponenti. Oggi, tre anni dopo, è ancora così? E prima di tutto, la definizione di Lev Grossman è ancora valida? «Dopo il fenomeno Sfumature e il lancio di Kindle Worlds – ci dice Anna von Veh, cofondatrice di Say Books e fervente sostenitrice del potenziale delle fanfiction come modello per l’editoria in termini di rapporto con Internet, tecnologia e community – credo che siano rimasti in pochi nell’editoria a non conoscere le fanfiction. Penso però che non sia ben chiaro cosa siano esattamente e che la loro portata non sia ben definita. Non sono convinta che siano considerate parte dell’universo editoriale, tanto che sono spesso guardate con disprezzo. Un caso su tutti è quello delle Sfumature che da un lato ha confermato agli editori questo giudizio negativo e dall’altro li ha obbligati a prenderne atto.» «Questo è solo l’inizio – continua Anna von Veh – e alcuni editori, come Sourcebooks, hanno iniziato a connettersi a Wattpad, una gigantesca piattaforma di scrittura dove si trovano per lo più fanfiction. Uno degli aspetti interessanti è che Wattpad non distingue tra fiction e fanfiction, cosa che trovo interessante e che penso sia un’ottima mossa commerciale. Ha portato le fanfiction in un ambiente open dandogli la dignità di contenuto editoriale. Gli scrittori di Wattpad sono generalmente giovani, con una familiarità molto più marcata con il mondo di Internet rispetto a fasce d’età più mature. Le fanfiction scritte sui siti tradizionali riguardano soprattutto i materiali e i mondi creati da altri artisti (autori, show televisivi), mentre la maggior parte delle fanfiction su Wattpad riguarda gli artisti stessi».

Prestiti digitali

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Febbraio 2014

di Elisa Molinari

3 mila biblioteche aderenti in 15 regioni italiane e 4 Paesi stranieri (Svizzera, Slovenia, Australia, Giappone), 25 mila e-book italiani di 230 editori, oltre 70 mila e-book stranieri. Questa è in estrema sintesi, MediaLibraryOnLine, la piattaforma italiana per il prestito digitale che oggi conta 290 mila utenti iscritti. Abbiamo chiesto a Giulio Blasi, amministratore unico di Horizons Unlimited, la società che ha sviluppato Mlol, di raccontarci le ultime novità. Cosa è cambiato da quando avete iniziato nel 2009? È cambiato tutto, nel senso che nel 2009 di fatto non esisteva un mercato degli e-book in Italia. Siamo partiti un anno prima rispetto allo sviluppo dei grandi shop italiani: l’unico operatore che lavorava in digitale con le biblioteche in quel periodo era Casalini libri che è ancora un nostro partner importante, principalmente nel settore dell’editoria accademica. Una volta partiti, il percorso è stato relativamente rapido soprattutto se confrontato con la realtà americana. Negli Stati Uniti tutto questo è iniziato nel 2000 con Overdrive, il nostro omologo americano che magari, prima o poi, diventerà nostro competitor in Italia.

I magnifici 7

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Dicembre 2013

di Elisa Molinari

Non solo la «tempesta è perfetta» ma il massimo depressionario è trasversale a pressoché tutte le editorie con la parziale eccezione della solita Germania e del Regno Unito. La prima contiene in un -0,8% le perdite nel 2012 rispetto al 2011 e il secondo fa addirittura un +4% rispetto all’anno precedente. C’è però un dato che viene prima di tutti e che è troppo poco messo in evidenza. Il valore del mercato europeo (almeno dei Paesi maggiori) vale qualcosa come 22,878 miliardi di euro, quando quello nordamericano arriva (anche se il dato è relativo ancora al 2011) a poco più di 20,2. Volendo considerare solo i mercati continentali si arriva a 18,964 miliardi contro i 24,157 di quelli anglofoni. Quello di Amazon (libri e tutto il resto) varrebbe 20,3 miliardi nel 2012. Detto in altro modo – e considerando solo la platea di questi sei mercati/Paese europei – si può comprendere meglio l’attenzione con cui i big player (i «regni combattenti» come avevamo titolato un e-book del dicembre 2012) guardano al lucroso mercato europeo riuscendo per di più a infilarsi con facilità nelle crepe delle differenti normative fiscali e di regime Iva che l’Unione europea ha consentito si aprissero nel suo territorio. Anche tenendo conto che i dati dei singoli Paesi non sono mai perfettamente combacianti e confrontabili tra loro, quello che emerge dalle schede curate da Elisa Molinari e contenute nelle pagine successive, è un altro aspetto che dovrebbe sollecitare domande e curiosità. I segni meno non sembrano essere «collegati » con le dimensioni che va assumendo il mercato degli e-book (qualunque cosa poi venga considerato e-book). E considerando poi che quello dell’e-book è ormai un mercato che ha come unità di misura il «miliardo» e non più il «milione». Anche nel mercato di lingua anglosassone (Uk +Usa) ci ritroviamo con un segno «+» nel Regno Unito, ma con un segno «-» in quello nordamericano. Nell’Europa continentale la Germania segna un -0,8%, ma è anche il Paese in cui gli e-book hanno oggi la quota di mercato maggiore. Francia e Spagna avrebbero la stessa quota di mercato digitale, ma andamenti complessivi di fatturato ben diversi.

Copertine da esplorare

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Novembre 2013

di Elisa Molinari

La grafica della casa editrice barese racconta come offrire ai lettori esperienze di lettura ricercate e multisensoriali. Come cambia la grafica delle copertine se i lettori comprano sempre meno in libreria? Noi cerchiamo di suggestionare il lettore con delicatezza, offrendogli un’esperienza di lettura e di manipolazione del libro che somigli più a un’esplorazione, a una lenta scoperta di dettagli inaspettati: una sensazione tattile piacevole; un titolo di copertina che si espande fino a invadere quarta e alette; un frontespizio che viene svelato attraverso una copertina forata; un’immagine, un’illustrazione o un gioco grafico che accompagna lo sfogliare delle pagine scandendo il ritmo della suddivisione in capitoli, il tutto in un costante gioco di equilibri e richiami tra interni e copertina, progettato a partire dal contenuto di ciascun titolo. In un momento di crisi, quanto si punta sulla creatività e sulla sperimentazione? Nella maggior parte dei casi, vista spesso la scarsa disponibilità di mezzi, si cerca di fare dell’economia un punto di forza: è un lavoro di squadra, riuscire a realizzare con cura dei dettagli libri belli e fatti bene, cercando di «contenere» e incanalare le spinte creative. Si ha, però, piena libertà d’azione nelle questioni prettamente grafiche. In fondo, se in qualche modo si parla di Caratteri-Mobili, è anche per la bellezza dei dettagli, e questo attrae i lettori.

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