Ediser

I libri italiani nel mondo

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Ottobre 2014

di Orazio Cancellieri

Ogni anno la Settimana della lingua italiana nel mondo costituisce uno degli appuntamenti più rilevanti nella programmazione della rete delle nostre rappresentanze all’estero, Ambasciate, Consolati e, in particolare, Istituti italiani di cultura. L’iniziativa, lanciata nel 2001 dal Ministero degli affari esteri e posta sotto l’alto patrocinio del Presidente della Repubblica, si giova della collaborazione dell’Accademia della Crusca e della Società Dante Alighieri. Il tema conduttore della XIV edizione della Settimana della lingua sarà «Scrivere la nuova Europa: editoria italiana, autori e lettori nell’era digitale». La manifestazione avrà come obiettivo valorizzare il ruolo del libro quale strumento di diffusione della cultura e vettore di democratizzazione del sapere. Nel quadro del semestre di presidenza italiana dell’Unione europea, le attività della Settimana rivolgeranno una particolare attenzione al contributo dei molteplici attori della filiera del libro alla costruzione dell’identità culturale dell’Europa, dall’invenzione della stampa fino al contesto attuale, caratterizzato dall’affermazione di reti telematiche e di supporti digitali. L’editoria svolge un ruolo decisivo nella promozione della nostra letteratura all’estero, attraverso la vendita dei diritti a editori stranieri. A tale opera di promozione apportano un contributo fondamentale i traduttori, che spesso operano localmente anche come consulenti editoriali. Non meno rilevante è poi la funzione di mediazione culturale svolta da librai e bibliotecari. Questo insieme di figure professionali, più o meno stabilmente definite, viene ora rimesso in gioco dall’introduzione di nuove tecnologie che stanno profondamente modificando le fasi del lavoro editoriale, dalla redazione del testo al suo supporto, dalla sua edizione fino alla sua commercializzazione. Le modalità di fruizione in streaming e l’affermarsi dell’e-book aprono nuove prospettive che ancora non sono state esplorate a fondo, ma che sono certamente destinate a rivoluzionare le pratiche della scrittura, della lettura e dell’attività editoriale nel suo complesso.

Tutti insieme in libreria

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Luglio-Agosto 2013

di Elena Vergine

Il 21 giugno è passato, la notte bianca delle librerie italiane si è conclusa in un vero e proprio bagno di folla. Abbiamo chiesto agli organizzatori Claudia Tarolo e Marco Zapparoli (Marcos y Marcos) e Patrizio Zurru (Libreria di Piazza Repubblica, Cagliari) di raccontarci l’esperienza di quest’anno. Claudia Tarolo e Marco Zapparoli. È stato meraviglioso. Quando ci scateniamo noi italiani non ce n’è per nessuno. Non leggiamo molto, però non esiste al mondo una fiera dell’editoria indipendente come Più libri, più liberi, a Roma. Sembra che dimentichiamo le librerie, distratti dalla pioggia elettronica, dalla crisi, dall’offerta grigia e immensa di Internet. Però di fronte a una chiamata come Letti di notte le risposte sono state puntuali, numerose ed entusiaste. Parlano chiaro le cifre, parlano ancora più chiaro le cento idee, i duecento programmi offerti da librai, bibliotecari, editori disponibili sul sito di Letteratura Rinnovabile. Letti di notte è una specie di prato gigantesco dove si gioca, si vola, si crea a libri aperti. Tantissimi progettano, offrono competenze, inventano: decine di migliaia ne godono i frutti. Dal trailer promozionale, girato da un venticinquenne – venti persone «comuni» interpretano personaggi di culto e invitano in libreria e in biblioteca – alla pubblicità radiofonica, dai tanti progetti grafici ai formati «export» degli eventi. Portare in duecento librerie e trenta biblioteche venticinquemila persone, lungo tutto lo stivale, e poi constatare che davvero, in quei luoghi imperdibili corre una lunga onda di piacere, di gioia diffusa, che si parla si ride si legge e... si comprano anche tanti libri – non dappertutto, questo va ammesso – è una cosa su cui riflettere.

La libreria che vorrei

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Marzo 2012

di Giovanni Peresson

Come i bambini immaginano la loro libreria? Abbiamo chiesto (in occasione del laboratorio per «piccoli librai» della Libreria dei ragazzi di Milano tenuto da Fausto Boccati) ai bambini della maestra Simona Piccinini che frequentano la scuola elementare dell’Istituto suore francescane, di disegnarci la libreria che vorrebbero. Due ci sono sembrati i modelli immaginativi. Il primo è quello della libreria come «casa». Lo troviamo nel disegno (nel progetto?) di Alice, di Giorgia (che diventa un po’ anche castello). Libreria dunque come ambiente e spazio domestico in cui ritrovare la dimensione affettiva e il calore delle cose familiari. L’altro è quello della libreria tecnologica: tra parco divertimenti e macchina robotizzata che stampa i libri che i piccoli lettori (futuri librai e progettisti di librerie?) si immaginano. È la «libreria robottica» di David, o la libreria con poltrona sospesa che porta il cliente direttamente davanti allo scaffale del suo autore di Francesca. La «libreria macchina» di Pietro è invece specializzata (in automobilismo). Ma stampa anche i libri on-demand su richiesta del piccolo (o grande) lettore. Librerie tecnologiche che si fondono in librerie labirinto ma dotatissime di strumenti tecnologici per la ricerca dell’autore (ecco perché saranno importanti i metadati per i futuri clienti) Accanto a modelli più tradizionali (ma coloratissimi) come la «libreria mille gusti» di Anna, sono forse le tecnologie a permeare le «librerie che vorrei»: il maxi schermo della libreria dei giochi di Rodolfo, lo schermo del pc in quella di Vera. In ogni caso per tutti vale il disegno di Riccardo: «Mi sono divertito molto quando ci sono andato. Ciao!»

"Un libro, veloce!"

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Dicembre 2010

di Ilaria Barbisan

Nata nel 2003, Fastbook libri spa si è evoluta nel tempo diventando la società italiana più importante nel mercato dell'ingrosso del libro che, grazie a una forte attenzione allo sviluppo tecnologico, si è trasformata in una realtà nazionale che opera con clienti sparsi su tutta la penisola, grandi e soprattutto piccoli.

Libreria mista

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Luglio-Agosto 2009

di intervista a Edoardo Scioscia

Nel centro storico della città la catena Melbookstore ripropone, con la nuova apertura, la sua filosofia di libreria, con alcune novità nel mix di assortimento tra nuovo e usato.

Una vita da direttore

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Febbraio 2008

di Laura Novati

Una lettera datata 20 luglio 1983 e firmata dall'allora presidente Carlo Enrico Rivolta segnò l'ingresso in Aie di Ivan Cecchini, friulano di Gemona, trasferito ma non trapiantato a Milano; ma è solo nel 1995 che si arriva alla nomina di direttore. Una decisione provvida perché un fatto va subito evidenziato: c'è stata un'Aie prima e dopo la nomina a direttore di Ivan.

Leggere: verbo al femminile

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Giugno 2006

di Giovanni Peresson

Nel 2005 a un 35,4% di uomini e ragazzi che dichiaravano di aver letto almeno un libro nel corso dell’anno, corrisponde un 47,9% di donne e ragazze. A questa pratica corrispondono processi editoriali coerenti, servizi di libreria adatti a un diverso impegno nel tempo libero?

Il vuoto dei bookshop

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Ottobre 2014

di Giovanni Peresson

Dai dati che abbiamo presentato il mese scorso sull’editoria d’arte restavano escluse tutte quelle forme e quei canali di vendita dei libri d’arte che si svolgono in altri contesti: mostre temporanee e vendite nei bookshop dei musei. E restavano escluse anche una serie di considerazioni che scaturivano proprio da un esame più dettagliato di quegli stessi dati. Lo scorso anno, come abbiamo visto, il mercato dell’editoria d’arte valeva 66,4 milioni di euro (-2,8% rispetto al 2012). Di questi una parte importante – 19 milioni (+ 11,8%) – proveniva dai bookshop. È il 28,6% del mercato, quando nel 2008 non arrivava a rappresentare il 25% (per gli aspetti più generali rinviamo all’e-book I volti dell’arte. Rapporto sull’editoria d’arte 2014). Tra l’altro quei 19 milioni sono un dato sottostimato per due ragioni: fa riferimento ai soli musei dipendenti dal Ministero per i beni culturali senza considerare invece le vendite effettuate in un sistema museale che nel nostro Paese dipende da innumerevoli enti pubblici (regioni, comuni, provincie), privati ed ecclesiastici. Inoltre non conosciamo i dati relativi alle vendite in occasione delle mostre temporanee che, in genere, non si svolgono all’interno del museo sede della collezione storica.

Una porta sul futuro

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Luglio-Agosto 2013

di Edward Nawotka

I termini «disruption» e «innovazione» sono sovente utilizzati insieme in editoria. Ciò non significa che vadano sempre di pari passo. Attualmente stiamo attraversando un periodo più di disruption che di innovazione. La principale fonte di disruption è stata la grande diffusione dell’e-book. Il timore maggiore era che gli e-book potessero cannibalizzare le vendite di libri stampati e per questo alcuni sono stati restii a digitalizzare e pubblicare titoli in questo formato. Questo timore è poi divenuto realtà: le vendite dei libri stampati hanno continuato a diminuire mentre quelle degli e-book sono in crescita – le previsioni indicano che da qui a un paio d’anni le vendite di fiction in formato digitale supereranno il formato cartaceo. L’elemento più dirompente dell’ e-book è probabilmente il prezzo (si veda, su questo numero, La promessa del digitale, pp. 38-39): i consumatori vogliono libri a basso prezzo, ancora più basso se si tratta di libri digitali. Gli editori, i governi e le organizzazioni possono anche opporre resistenza a questa spinta, ma se non le andranno incontro – con prezzi competitivi e aliquote Iva più basse – ai lettori con ogni probabilità non resterà che orientarsi verso edizioni sempre più economiche prodotte da editori non tradizionali. Comunque, a mio avviso, la forza più dirompente nell’attuale panorama editoriale è il self publishing (su questo argomento è stato recentemente pubblicato l’e-book Prospettiva self publishing. Autori, piattaforme e lettori dell’editoria 2.0, a cura dell’Ufficio studi dell’Aie) .

Less is more

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Marzo 2012

di Elisa Molinari

La libreria londinese Woolfson & Tay ha aperto nel settembre 2010 con l’idea di creare un polo culturale e creativo riferito specialmente ai bisogni del proprio quartiere. In poco tempo «The Bookseller» l’ha inserita nella lista delle librerie indipendenti più interessanti del Regno Unito ed è stata pure inclusa nella lista dei 50 negozi migliori di Londra del 2012, per la sua capacità di offrire al cliente un servizio del tutto particolare. «Volevamo offrire un’esperienza di acquisto unica ai nostri clienti e mostrare loro una vasta gamma di autori e di voci che altrimenti non avrebbero avuto modo di incontrare», raccontano dalla libreria. «Dall’apertura ci siamo contraddistinti nell’area SE1 di Londra come destinazione culturale e ci proponiamo di fornire una scelta dinamica di libri, mostre, eventi e offerte. Siamo molto presenti sul Web, con una media di 500 visitatori unici giornalieri. I social si sono rivelati uno strumento impagabile in termini di marketing e promozione dei nostri eventi ma anche per suscitare l’interesse nel negozio in generale. Questi mezzi ci permettono di stare in contatto e capire le esigenze dei nostri clienti regolari, di creare una community intorno alla libreria e anche di raggiungere persone e gruppi che potrebbero altrimenti non conoscerci. I social, inoltre, servono a dare una dimensione più umana e a dare un volto a Woolfson & Tay».

10 piccoli editori

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Dicembre 2010

di Ilaria Barbisan

Cosa significa essere una casa editrice medio-piccol in un contesto quale quello lombrado? Dieci case editrici medio-piccole provano a esprimere il loro punto di vista su questo quesito.

Librerie dal mondo

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Luglio-Agosto 2009

di Redazione

Un chiaro segnale di dinamiche culturali in evoluzione è rappresentato anche dalla nascita di punti vendita, sia di alimentari che di vestiario che di cultura, che propongono prodotti di culture diverse, lontane, ma sempre più presenti nelle nostre città.