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Ediser

Ottobre 2020

rivista: Giornale della Libreria

Proviamo a ripartire. I dati disponibili mostrano sostanzialmente un dimezzamento delle minori vendite che avevamo registrato per l’editoria di varia nei canali trade - quelli meglio e più rapidamente monitorati - alla fine del lockdown. Dal -70% del periodo più cupo al -20% di aprile, al -11% di luglio. Le settimane successive mostrano andamenti in linea o poco sopra quello del 2019. Andamenti che non hanno ancora recuperato le mancate vendite della prima parte dell’anno.Certo, è un dato medio. Ci sono comparti che hanno risultati ben più negativi: la turistica, i settori legati alle mostre d’arte e ai bookshop museali, i tanti editori che nei saloni, nei festival trovavano abitualmente importanti fonti di ricavo. Ma intanto il segnale di fondo è la ripartenza.

Maggio 2020

rivista: Giornale della Libreria

Ci stavamo riprendendo da una lunga crisi che era iniziata – è sempre bene ricordarlo – tra il 2010 e il 2011 per effetto di un’accentuazione di quella precedente (2007-2008, dovuta al fallimento di Lehman Brothers e alla crisi dei subprime). Una crisi che si era estesa ai debiti sovrani e alle finanze pubbliche di molti Paesi e che ha portato a politiche fortemente restrittive sui conti pubblici, con effetti di austerità e di freno ai consumi. Il 2019 si era chiuso – lo ricordiamo – con un +4,9% di crescita a valore per l’editoria di varia nei canali trade. E per la prima volta dal 2010 da un segno positivo (+3,4%) nel numero di copie vendute. In questi mesi e nei prossimi siamo (saremo) – ancora una volta – alle prese con una crisi che viene dall’esterno del settore. Un’emergenza sanitaria che è diventa «arresto» della domanda e «blocco» dei lanci novità nei primi 4-5 mesi del 2020. Tradotto: -19,9% a valore del venduto nei canali trade, 134,9 milioni di euro di mancato fatturato, 332,1 milioni di danno di filiera solo dal comparto varia e canali trade. Il cammino che dovremo affrontare nei prossimi mesi ruoterà attorno a questo interrogativo centrale: come sostenere la domanda?

Gennaio 2020

rivista: Giornale della Libreria

È appena iniziato il 2020 e siamo tornati, dopo una lunga marcia, quasi al valore che i canali trade (librerie, Gdo, store online) avevano nel 2010, quando Amazon ancora non era arrivato in Italia (l’avrebbe fatto a novembre di quell’anno). Da lì in poi è cominciato il grande gelo. Abbiamo dovuto attendere il 2015 per trovare i primi pallidi segni positivi (+0,9%, ma senza Amazon). Via via i dati di crescita si sono fatti sempre più solidi fino al quasi +5% del 2019. Avevamo perso fino al 2014 quasi 260 milioni. Forse qualcosa di meno se avessimo potuto già da allora stimare le vendite che nel frattempo passavano per Amazon. Il 2019 ci consegna un mercato trade di 1,422 miliardi a prezzo del venduto. Quasi ci siamo. Forse ci siamo già, considerando quelle librerie specializzate e quelle universitarie che non rientrano nel perimetro di rilevazione delle  aggiori società di ricerca. Il 2019 porta anche un’altra buona notizia. Le copie sono tornate a crescere, e a crescere in maniera importante: +3,3% rispetto all’anno precedente dopo nove anni di ripetuti e costanti segni «meno».

Dicembre 2019

rivista: Giornale della Libreria

C’è molta Italia in Europa. C’è molta Europa in Italia. Cresce, nel nostro Paese, la consapevolezza della dimensione internazionale del fare editoria oggi, del decidere di aprire una nuova casa editriceo di espanderne il progetto editoriale proiettandosi fin da subito su dimensioni globali. Una consapevolezza già oggi tangibile, che costituirà una delle vie maestre dello sviluppo e dell’innovazione nei prossimi decenni. Più libri più liberi è da tempo uno degli snodi privilegiati per osservare questo processo, e lo è in particolar misura nell’anno in cui compie la sua maggiore età. Lo è perché queste trasformazioni si colgono forse meglio nelle fiere e nei saloni per il «grande pubblico», piuttosto che in quelle vocativamente dedicate alla vendita dei diritti.

Ottobre 2019

rivista: Giornale della Libreria

La «lettura» rappresenterà la sfida centrale per l’industria editoriale nei prossimi decenni. Lo sarà, proprio come lo è stata all’inizio della storia dell’Associazione – di cui è stata celebrata la nascita nel settembre scorso, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella – e della trasformazione industriale del settore. Analfabetismo, prevalenza di parlate dialettali sull’«italiano standard», bassi indici di scolarizzazione, l’assenza in sostanza delle competenze di lettura che ostacolava, 150 anni fa, quando Roma non era ancora la capitale del Paese, la nascita di un mercato linguistico nazionale e, quindi, lo sviluppo di un moderno mercato editoriale.150 anni dopo – in un contesto completamente mutato – il tema si ripropone. Si pone al sistema delle imprese editoriali e alla filiera produttiva e distributiva, e si pone al Paese, perché «lettura» e «capitale umano» sono strettamente intrecciati.

Maggio 2019

rivista: Giornale della Libreria

L’ecosistema editoriale è cambiato in questi primi vent’anni del XXI secolo come mai aveva fatto in tutto il Novecento. E cambierà ancora, forse ancor più rapidamente: intelligenza artificiale e big data sono solo due delle nuove frontiere che ci attendono. Alle vecchie skill del «mestiere» ne sono subentrate di nuove. O vi si sono affiancate, aggiornandole dall’interno. Al centro c’è tutto quello che chiamiamo «professione». Ce ne accorgiamo tutti gli anni quando, come AIE, con l’Università degli studi di Milano e la Fondazione Mondadori progettiamo la successiva edizione del Master in editoria. Una «professione editore» che, nel frattempo, si muove in un mercato settoriale di circa 300 milioni di euro più piccolo rispetto a quello di dieci anni fa. E con meno lettori, almeno quelli intesi nel senso più tradizionale.

Gennaio 2019

rivista: Giornale della Libreria

Quale significato e quale valore assume un’occasione celebrativa – i 150 anni dalla costituzione – per una associazione imprenditoriale di categoria? Festeggiare 150 anni – quelli che compie in questo 2019 l'Associazione Italiana Editori – significa guardare all’oggi avendo come punto di partenza una storia che comincia nel 1869. Significa tornare con la mente all'anno che precede la breccia di Porta Pia, agli anni successivi alla conclusione della Terza guerra di indipendenza. Significa tornare agli anni della creazione di una nazione e di un suo mercato. Un processo al quale gli editori parteciparono prima individualmente, poi attraverso la costituzione di una vera e propria associazione che tra gli obiettivi, sia espliciti che impliciti, contava quello di prender parte alla creazione di un Paese moderno, capace di ridurre le distanze che allora ci separavano da Inghilterra, Francia, Germania. La storia dell'Associazione è la storia di un comparto industriale – oggi diremmo di un ecosistema produttivo, distributivo e di lettura – capace di contribuire al più generale rinnovamento «materiale» e «morale» della nazione.

Dicembre 2018

rivista: Giornale della Libreria

La fiera della piccola editoria è nata diciassette anni fa per essere la vetrina della piccola editoria. Un comparto industriale, editoriale e culturale che non aveva quella presenza e quella visibilità che meritava e tutt’ora merita. Voluta e fatta crescere all'interno dell'Associazione, Più libri più liberi è diventata in questi anni la casa di tutta la piccola e media editoria italiana. Negli spazi del Palazzo dei Congressi prima, dalla scorsa edizione in quelli de La Nuvola, ha favorito la crescita di una parte importante per creatività, innovatività, gusto della ricerca e dell’innovazione del nostro comparto. Alcuni dei «piccoli» di allora sono diventati più grandi, hanno saputo sfruttare al meglio l'opportunità di farsi conoscere dal pubblico, dagli operatori professionali italiani e stranieri. Abbiamo dato vita e fatto crescere un «incubatore di imprese editoriali»: forse l’incubatore che ha il maggior tasso di longevità del nostro Paese. Lo era già, se ci pensiamo, dall’inizio con la sua convegnistica professionale, con le occasioni di incontro e di dibattito su come migliorare l’efficienza complessiva della filiera, con i suoi corsi. Eravamo un incubatore quando questa parola non era ancora di moda.

Ottobre 2018

rivista: Giornale della Libreria

I dati complessivi del mercato non fanno che confermare l’andamento positivo che avevamo presentato al Seminario di Perfezionamento della Scuola per librai Umberto e Elisabetta Mauri di Venezia nel gennaio scorso, con un +2,8% e 2,7 miliardi – senza Amazon – di fatturato a copertina (che diventano 3,1 miliardi, considerando anche Amazon, il «secondo mercato», i diritti). Un risultato, come si vede, che migliora i valori positivi di recupero – e di crescita progressiva almeno nei valori economici, non ancora nelle copie – che dal 2015 il nostro settore presenta. Risultati che non hanno ancora recuperato le perdite di fatturato, e ancor meno quelle di copie (ma nel frattempo si stima che i download degli e-book siano almeno 11 milioni) avvenute tra 2010 e 2014. Sono numeri che ci fanno guardare in modo diverso il panorama che abbiamo davanti all’uscita dal tunnel degli anni più difficili. La linea dell’orizzonte verso cui ci stiamo muovendo.

Luglio-Agosto 2018

rivista: Giornale della Libreria

Perché un numero dedicato in larga parte all’innovazione? Perché le innovazioni di «prodotto» e di «processo» costituiscono oggi uno degli asset attorno cui ruotano le dinamiche industriali e culturali della filiera del libro e dei contenuti editoriali che vi vengono prodotti e distribuiti, internazionalizzati e virati su altre piattaforme di «storie». Perché rappresentano il versante tecnologico in risposta ai cambiamenti che sono avvenuti, stanno avvenendo, avverranno nei comportamenti del pubblico. Sono a loro volta un fattore che «precipita» la soluzione di nuovi componenti. E che nell’incrocio autori/generi/scritture esprime la necessità di nuovi processi produttivi meglio aderenti ai bisogni commerciali e finanziari e all’ipersegmentazione della domanda da parte del pubblico dei lettori (dal web to print alla stampa on demand).

Maggio 2018

rivista: Giornale della Libreria

Si legge con qualsiasi tempo. Con il sole, con la pioggia e di notte sotto la luna. E la primavera è la stagione di fiere e di saloni: Tempo di libri, BookPride, Bologna Children’s Book Fair, Salone del libro di Torino, la prima edizione del Salone del libro e dell’editoria di Napoli a San Domenico Maggiore. Poi, con l’estate e l’approssimarsi dell’autunno, sarà la volta dei festival. Le «più grandi librerie d’Italia», vengono spesso definiti. A torto però, perché stanno diventando qualcosa d’altro. Spazi di vendita di libri, ma che sempre più spesso incorporano momenti b2b, rights center, fellowship, convegni e incontri di aggiornamento professionale (a questa dimensione, e al ruolo svolto dall’Aie sono dedicate le pagine centrali del numero). E questo «qualcosa» è un po’ la lunga linea rossa che lega tra loro alcuni degli articoli di questo numero.

Marzo 2018

rivista: Giornale della Libreria

Siamo a 317 giorni dalla chiusura della prima edizione di Tempo di libri. Il mercato nei canali trade era cresciuto nel 2016 del +1,6% (e del +1,1% complessivamente). Si avvertivano i segni di qualcosa che stava cambiando (alcuni gruppi internazionali guardavano con interesse al mercato italiano tanto da «entrarci», come DeA Planeta e HarperCollins). Il 2017 si è chiuso con il successo di pubblico, di espositori e di vendite di Più libri più liberi che, trasferitosi nella Nuvola di Fuksas, ha potuto iniziare a esprimere al meglio le sue potenzialità rimaste negli ultimi anni compresse nella vecchia (ma non meno bella, magari meno funzionale) sede del Palazzo dei congressi. E questo accadeva dopo l’innegabile successo di pubblico del Salone di Torino a metà anno. Nel 2017 il mercato nei canali trade ha segnato un secco e sorprendente +5,8%. Eccoci arrivati al numero due di Tempo di libri che annuncia, tra l’8 e il 12 marzo, un «Tempo bellissimo». A una rivista professionale non basta però ratificare che il clima è cambiato, che siamo quasi tornati ai valori precrisi. Perché nulla di quello che c’era prima c’è oggi.

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