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Ediser

Più blog, più libri?

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Febbraio 2008

di Redazione

Sono sempre più numerosi gli italiani che pre svariate regioni hanno aperto un blog e hanno iniziato a «postare», ma sono tanti anche coloro che cercano nei blog modi di informazione alternativa rispetto a quelle offerte dai tradizionali media.

Tra tradizione e futuro

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Luglio-Agosto 2006

di Cecilia de Rosa

La vivacità del mercato delle traduzioni del e dal mondo arabo è un segnale positivo di un nuovo interesse che non dovrebbe essere sottovalutato ma anzi raccolto, analizzato e utilizzato in funzione strategica, per dare sostanza al dialogo con i Paesi del Mediterraneo. L’interscambio di traduzioni, com’è noto, svolge un’importante funzione nel rinnovamento della società e nel dialogo tra civiltà. Lo ha capito il mondo arabo, attualmente alle prese con la sfida di portare la propria produzione culturale, intellettuale e scientifica al passo con il resto del mondo e per tornare ad avere un ruolo proprio nella cultura e nel sapere mondiale. Lo hanno capito diversi attori dell’editoria europea, impegnati da un paio di anni a sostenere l’editoria araba in questa sfida, attraverso svariate forme di collaborazione editoriale.

Leggere social

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Luglio-Agosto 2013

di Elena Refraschini

In un mondo in cui tutto è diventato «social» – dal viaggiare al mangiare, dal chiedere un passaggio in auto al trovare un dog-sitter per il proprio amico a quattro zampe – il campo della lettura è stato naturalmente uno dei primi a subire la trasformazione. Sì, perché la pratica del leggere e del consigliare quella stessa lettura non è certo nuova, ma grazie ai social network dedicati è diventata un’attività non più «intima», ma estendibile ad una scala fino a qualche anno fa inimmaginabile. Inserendosi a pieno titolo in quella tendenza – così anticrisi – delle economie dello scambio e della condivisione, anche la lettura non è più un’attività squisitamente solitaria: come è accaduto in tanti altri settori (si pensi, per esempio, al fenomeno Airbnb nel campo dell’ospitalità), il denaro non è più la prima moneta di scambio, sostituita ora dalla fiducia verso gli estranei. «Ad A è piaciuto il libro B: vedo dalla sua libreria che abbiamo tante letture in comune, allora probabilmente anche a me piacerà B» e questo meccanismo funzionerà più di un consiglio dato da una persona a noi più vicina (si vedano, in questo campo, gli studi di Rachel Botsman, «social innovator» specializzata nelle possibilità dei network di stimolare collaborazione e condivisione tra estranei). Il precursore di questa tendenza è stato, ancora una volta, Amazon: fu infatti la prima libreria on line (nata nel 1994) a organizzare libri in liste (suggerimenti, libri da acquistare, ecc) e a permettere agli utenti di scrivere recensioni. È verso la fine degli anni Novanta, poi, che iniziano ad apparire le prime comunità virtuali – in forum e blog – dedicate ai libri e alla libera discussione. Si dovrà aspettare ancora una manciata di anni, però, per veder nascere le vere e proprie comunità social legate ai libri, che di solito permettono di creare una propria libreria personale (inserendo l’isbn o altri metadati relativi al libro), condividere le proprie scelte di lettura con gli altri utenti, lasciare recensioni, iscriversi e forum e gruppi di lettura.

Galassia ragazzi

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Marzo 2012

di Lorenza Biava e Elena Vergine

Facile dire editoria per ragazzi ma che cosa significa? Non c’è forse un altro segmento del mercato editoriale altrettanto complesso e variegato. Non solo per quanto riguarda i prodotti (si passa dai cartonati ai libri gioco ai libri attività) ma anche per quanto riguarda le fasce d’età e i segmenti di produzione, fino ad arrivare ai canali di vendita (i libri per ragazzi si vendono in edicola, in cartoleria, al supermercato in libreria e così via). Negli ultimi anni la varietà dei generi e degli argomenti è stata sviluppata capillarmente dagli editori soprattutto perché quello dei ragazzi è considerato un mercato non solo solido, ma per certi settori addirittura in crescita. A contribuire a questa situazione è anzitutto il fatto che la propensione da parte dei genitori all’acquisto di libri per i propri figli è negli anni costantemente cresciuta. Il merito è sia del livello di scolarizzazione dei genitori mediamente più alto che li spinge ad investire con maggiore facilità in oggetti culturali, percepiti come utili alla formazione relazionale e cognitiva dei figli, sia delle campagne di promozione della lettura sviluppate nell’ambito del progetto Nati per leggere che, dal 1999, promuove la lettura ad alta voce per i bambini compresi tra i 6 mesi e i 6 anni.

La perdita di un primato

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Gennaio 2011

di Giovanni Peresson

Il 2010 possiamo ormai classificarlo come l’anno in cui, per la prima volta nel nostro Paese, viene sancito lo storico sorpasso delle librerie di catena su quelle indipendenti.

Il teatro in libreria

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Luglio-Agosto 2009

di Redazione

Le forme di promozione della lettura, come del punto vendita, sono pressochè infinite. Se il target obiettivo non è costituito dai soliti lettori forti ma anche da quel 56% di italiani che non legge nemmeno un libro all’anno e considera la lettura come una pratica noiosa e faticosa, l’azione di promozione deve per forza avere un forte appeal in grado di colpire l’attenzione del pubblico. E in un mondo multimediale sono tali le attività che coinvolgono diverse forme di espressione e diversi media, in un connubio che celebra la commistione di generi artistici, mezzi e luoghi: video, letteratura, musica, Internet, libreria, cinema, piazza.

Più televisione per tutti

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Febbraio 2008

di Giulia Marangoni

Nuove televisioni, e non nuova televisione. Perché la cifra distintiva del cambiamento sta nella diversificazione dei formati, delle tecnologie di trasmissione e nelle occasioni di fruizione, che aprono la strada alla sperimentazione di nuove formule editoriali e, soprattutto, all'ingresso di nuovi player e modelli di business.

Arte per crescere

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Ottobre 2014

di Marzia Corraini

I libri d’arte per ragazzi corrispondono ad un preciso segmento della produzione libraria, ben distinto, ad esempio, dai libri illustrati per ragazzi o dai libri di didattica artistica che utilizzano immagini d’arte. Il mio punto di vista su questo settore è strettamente professionale essendo il focus su cui ho sempre incentrato il mio lavoro di editore. Certamente un momento importante per questa produzione è il Novecento, anche in Italia nella seconda metà del secolo c’è stata una importante e frizzante produzione grazie ad artisti fondamentali a livello mondiale relativamente ai libri d’artista. Parliamo di Bruno Munari, Leo Lionni e Luigi Veronesi, e di altre personalità, magari meno note, ma non meno importanti. La maggiore popolarità o meglio una maggiore consapevolezza da parte di un numero più ampio di persone in Italia relativamente a questo genere così specifico è un fenomeno abbastanza recente. Penso di poter collocare un primo momento di svolta in questo senso negli anni Settanta, grazie all’opera di Rosellina Archinto con Emme Edizioni, che ha regalato a questi titoli una visibilità del tutto nuova e anche attraverso il lavoro, in questo caso, di curatore della collana di Munari (sempre lui) Tantibambini pubblicata da Einaudi. Oggi continuiamo a parlare di una nicchia che, sebbene stia continuando ad evolversi e a crescere, non costituisce, se la si considera a livello italiano, un mercato di massa ma certamente un interessante spazio in evoluzione. Sicuramente, si tratta invece di una realtà internazionale riconosciuta e apprezzata nel mondo occidentale. Preciso questa collocazione perché, mentre attualmente l’Oriente sta cominciando a studiare la nostra produzione editoriale artistica per ragazzi, l’Occidente conosce ancora poco quanto i Paesi asiatici avrebbero da offrire in questo senso e, anche qui, è utile studiare e iniziare a muoversi.

Orgoglio editoriale

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Luglio-Agosto 2013

di Marco Polillo

Il mondo editoriale italiano sta attraversando la peggiore crisi dal dopoguerra ad oggi. Eravamo abituati a considerare il libro come un prodotto poco elastico rispetto al ciclo economico generale, se non addirittura anticiclico. Oggi invece la crisi ci investe in pieno. È una crisi di vendite: il -8% registrato da Nielsen per la varia di cui abbiamo discusso a Torino – che è già un valore abnorme e inedito – è una media composta di alcuni segmenti che mantengono le posizioni e altri, la saggistica e l’editoria più di catalogo, che soffrono ancora di più. Ed è un valore che non ci racconta le parallele difficoltà nelle vendite dei testi scolastici e universitari o nel professionale. È una crisi aggravata dalle difficoltà di accesso al credito, per le nostre aziende, in un momento in cui sarebbero necessari nuovi investimenti, e per le librerie, che sono spesso costrette a ridurre il magazzino per ragioni finanziarie con il conseguente aumento delle rese anche a parità di sell out e la progressiva scomparsa del prodotto di catalogo dagli scaffali. Il punto vero è però un altro: la crisi è sì legata alla congiuntura generale, ma si innesta su un momento di transizione che è molto più profondo. Non ci basterà quindi attendere che la ripresa finalmente arrivi, piegarci come giunchi mentre passa la piena. Dobbiamo riflettere su ciò che sta accadendo, sull’essenza del nostro lavoro e del nostro ruolo nella società. Mi riferisco, è inutile precisarlo, al dibattito sul digitale. Non è affatto un problema tecnologico, di modifica della forma libro o del processo produttivo. Questi temi li abbiamo affrontati anni addietro. Il problema è culturale, di disconoscimento del valore del nostro lavoro, e di conseguenza del valore dei nostri prodotti. Ed è un problema che chiama direttamente in causa la vita associativa: siamo in grado di dare una risposta organica a questa sfida culturale che ci viene dalla società?

Il premio Ifap

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Marzo 2012

di Laura Novati

Jabbour Douaihy, Habib Selmi, Rabee Jaber, Ezzedine Choukri, già selezionato nel 2009 per Intensive Care, Nasser Iraq e Bashir Mufti sono i sei finalisti del più prestigioso premio letterario dell’area regionale di lingua araba, l’International Prize for Arabic Fiction 2012, declinata nelle diverse varianti linguistiche, ma che pure fanno capo al Cairo, dove l’annuncio è stato dato lo scorso 11 gennaio in una conferenza stampa. I temi privilegiati dalle opere selezionate riguardano la più scottante attualità – si pensi alle rivolte che in quest’ultimo anno hanno attraversato il mondo arabo: le (cosiddette) primavere –, investono la dimensione dell’individuo alle prese o con la realtà dell’esilio o con una situazione interna al proprio paese, mai facile per gli intellettuali e per la libertà di pensiero e di espressione, ma che gli avvenimenti dello scorso anno hanno comunque rivoluzionato. Il premio è giunto alla quinta edizione e si è imposto per la serietà, la trasparenza e l’indipendenza di giudizio, diventando un punto di riferimento in un’area non certo facile. Il premio prevede un compenso dell’ammontare di 10.000 dollari per ciascuno dei sei finalisti, mentre al vincitore ne sono destinati 50.000. Il suo nome sarà annunciato in una cerimonia ad Abu Dhabi il prossimo 27 marzo, durante l’annuale Fiera del libro e gli sarà anche garantita la traduzione in inglese dell’opera con cui ha partecipato al concorso. Finanziatori dell’iniziativa sono la Booker Prize Foundation e l’Emirates Foundation for Philanthropy.

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