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Ediser

40.000 pollici in giù

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Febbraio 2015

di Emilio Sarno

Con l’approvazione nel dicembre scorso della così detta Legge di stabilità, l’Iva degli e-book (da ordinaria: 22%) è stata equiparata a quella dei prodotti editoriali cartacei: 4%. Legittime le parole positive spese all’indomani dell’approvazione. Da quelle di Marco Polillo: «Ora possiamo davvero dire che #unlibroèunlibro. Una vittoria per il Paese e non solo per il mondo del libro»; a quelle di Laura Donnini: «Un risultato decisivo, frutto di una mobilitazione mai vista prima (i selfie postati dai lettori per la campagna, le cui fila sono state tenute da Aie, sono stati oltre 40 mila). Il risultato raggiunto è un invito e un’occasione in più per avvicinarsi ai libri anche attraverso il digitale: l’Italia ha scelto di cambiare le aliquote e ne diamo merito al Governo e al Parlamento, ma soprattutto alla tenacia del ministro Franceschini. Oggi l’Italia può fare da esempio e guida in Europa per gli altri Paesi». Perché l’e-book non è altro che l’ultima veste assunta dal libro e in un momento in cui i device per la lettura digitale stanno conoscendo una forte diffusione tanto che intercettare lettori attraverso i device rappresenta una sfida per aumentare gli indici di lettura. In Francia sappiamo che il 70% di lettori (maggiori di 15 anni) è composto da un 59% di lettori esclusivamente di libri di carta, da un 10% di libri di carta ed e-book e solo da un 1% di e-book (Fonte: Ipsos MediaCT, 2014). Con valori certamente diversi proporzioni analoghe o vicine potrebbero valere per il nostro Paese.

Al via #ioleggoperchè

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Febbraio 2015

di Ester Draghi

Secondo gli ultimi dati Istat la penetrazione della lettura di libri in Italia nel 2014 è la medesima che si registrava nel 2003. L’ostacolo maggiore cui oggi ci troviamo davanti è senza dubbio l’incapacità di instillare nelle nuove generazioni l’amore per la lettura, di creare curiosità verso i libri ed è proprio per dare una prima, incisiva risposta a questo problema che nasce #Ioleggoperchè, l’iniziativa di promozione della lettura di Aie che, per la prima volta in assoluto, vede la straordinaria collaborazione dei rappresentanti di tutti gli editori. Ne abbiamo parlato con Laura Donnini (vice presidente Aie e amministratore delegato di Rcs Libri).

Cinquanta sfumature di successo

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Febbraio 2015

di Ester Draghi

Il 12 di febbraio, a pochi giorni dalla festa degli innamorati, uscirà in Italia il film tratto dal libro Cinquanta sfumature di grigio, il primo volume della trilogia erotica di EL James edita da Mondadori, che da anni non abbandona le classifiche di mezzo mondo. Del resto, anche nel nostro Paese, i numeri delle Sfumature – in continua crescita – non possono non porre interrogativi sulle dimensioni di un fenomeno che non accenna a dare segni di stanchezza. Lanciata tra la primavera e l’estate del 2012 nell’edizione «novità» al prezzo di 14,90 euro, la trilogia ha venduto oltre 3 milioni e mezzo di copie, cui va aggiunto circa un 10% in più realizzato nella versione digital. Nel giugno del 2013 sono stati distribuiti in libreria i tre volumi delle Sfumature in edizione supertascabile al prezzo di 5 euro: formato che ha venduto a sua volta circa un milione e mezzo di copie. E non è finita qui. «Da circa un anno e mezzo – quando è stata annunciata l’uscita del film per febbraio 2015 – lavoriamo a stretto contatto con i colleghi della Universal per coordinare risorse ed energie in preparazione del lancio» spiega Giovanni Dutto (direttore marketing di Mondadori). «Soprattutto, ci sono stati chiesti i numeri realizzati finora nelle librerie, anche per avere una misura dell’entità del fenomeno e per capire quanto interesse avrebbe ancora potuto muovere. Ebbene, quando nel luglio dello scorso anno è uscito il primo teaser trailer del film abbiamo registrato una prima impennata delle vendite dell’edizione supertascabile, mentre il 21 di ottobre abbiamo ripubblicato la trilogia in versione hardcover, ma con un prezzo di 10 euro. Per la prima volta con la copertina rigida, i libri hanno mantenuto i tradizionali elementi iconografici – la cravatta, la chiave e la maschera – e una fascetta che richiamava l’uscita del film a febbraio. Quest’ultima edizione, per il momento, ha venduto oltre 300 mila copie».

Classifiche

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Febbraio 2015

di Gabriele Pepi

Saranno gli YouTubers a salvare il libro? Nonostante ci sembri un’affermazione un po’ forte, alcuni editori, primo fra tutti Penguin nel Regno Unito, hanno iniziato a puntare sulle giovanissime star di YouTube sperando di bissare anche su carta i numeri delle starlette del Web. Di che cifre stiamo parlando? Una delle più famose, Zoe Sugg, in arte Zoella, ventiquattrenne di Bristol messa sotto contratto da Penguin per due libri (il primo dei quali, uscito da poco, ha scandalizzato i fan perché scritto da un ghostwriter) può contare su qualcosa come 4,9 milioni di iscritti su YouTube, 1,6 millioni di followers su Twitter e oltre 2milioni su Instagram. E in Italia? I numeri naturalmente sono molto più bassi: si va dai 602 mila iscritti al canale di Gugliemo Scilla in arte Willwoosh, ai 139 mila di Sonia Peronaci, dai 600 mila di Daniele Doesn’t Matter Selvitella, ai 698 mila di Clio Zammatteo con il suo ClioMakeUp, fino ai 252 mila di Francesco Sole. Proprio quest’ultimo è nono nella classifica di varia di questo mese con il suo Stati d’animo su fogli di carta. Il successo di Sole ha creato molto scalpore in rete scindendo nettamente il pubblico in fan (pronti a sostenere qualsiasi iniziativa del loro beniamino) e haters (ovvero coloro che non amano il giovane artista) e generando un buzz mediatico assai significativo tra gli utenti dei social network. Sole non è il primo YouTuber a finire in libreria: nel 2013 usciva Come diventare famosi stando comodamente seduti in poltrona (Biblioteca umoristica Mondadori) di Daniele Doesn’t Matter Selvitella, mentre Rizzoli ha pubblicato due volumi ispirati al canale di Clio Zammatteo (Clio make-up e Beauty care) e Kowalski tre opere di Gugliemo Scilla (10 regole per fare innamorare, Freaks! Tutti i segreti e L’inganno della morte).

Come cambia la lettura?

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Febbraio 2015

di Istituto italiano di fotografia

In questo numero vi presentiamo la terza e ultima parte della rassegna fotografica realizzata dai ragazzi dell'Istituto italiano di fotografia di Milano in collaborazione con Aie. L'idea era quella di proporvi un'antropologia della lettura oggi, nelle sue molteplici modalità e luoghi.

Con gli editori per la libertà

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Febbraio 2015

di José Borghino

Se qualcuno fosse ancora convinto che la difesa della libertà di stampa nei Paesi sviluppati si limiti ad essere un’attività teorica o astratta, allora i terribili eventi del 7 gennaio a Parigi hanno dimostrato una volta per tutte quanto ogni società sia in realtà vulnerabile e con quanta facilità si possano perdere libertà date per acquisite. Il brutale attacco alla rivista satirica «Charlie Hebdo» ha innescato un ampio dibattito sui limiti del «buon gusto» in relazione ad una sorta di «diritto all’offesa», sul razzismo nel sempre più ampio contesto europeo, e sui discorsi di incitamento all’odio. Pur riconoscendo il valore delle argomentazioni che sono state sollevate, l’International Publishers Association (Ipa) sostiene con forza tutti gli editori e, con loro, chiunque creda che la libertà di stampa sia un diritto umano fondamentale e che ogni tentativo violento di limitare, minare o minacciare tale diritto sia del tutto inaccettabile. Fondata nel 1896, l’Ipa è un’associazione di settore che cerca di promuovere, a livello internazionale, il ruolo fondamentale giocato dai processi di alfabetizzazione e dalle normative sul copyright nello sviluppo economico, culturale e politico della società globale. Ma è un’associazione di categoria diversa dalle altre, perché, oltre a proteggere gli interessi commerciali dei suoi membri, l’Ipa ha anche una forte vocazione per la difesa dei diritti fondamentali dell’uomo.

E-book 2.0

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Febbraio 2015

di Benjamin Denckla

Negli ultimi anni gli editori hanno convertito in formato digitale un numero enorme di opere letterarie. È opinione comune che quando si digitalizza un libro, il grosso del lavoro sia stato fatto, ma non potremmo essere più lontani dalla verità: il processo di digitalizzazione non è altro che l’inizio. È questo l’approccio utilizzato dalle software house al momento del rilascio della versione 1.0 di un software ed io credo che gli editori dovrebbero cominciare a considerare gli e-book dei software a tutti gli effetti. Ma torniamo un po’ indietro: qual è il motivo che ha spinto gli editori americani a digitalizzare i propri libri? Forse erano convinti che gli e-book fossero convenienti soprattutto perché è estremamente economico realizzare conversioni, sia pur di bassa qualità, e magari temevano rappresaglie da parte di Amazon – che già controllava una fetta importante della distribuzione dei loro libri cartacei – se si fossero rifiutati di entrare a far parte del mondo Kindle. Va sottolineato che le conversioni di bassa qualità, con il loro costo contenuto, si sono dimostrate uno strumento cruciale per la nascita del mercato e-book. Io stesso ero solito criticarle aspramente, ma ho dovuto ricredermi: grazie ad esse le case editrici sono riuscite ad entrare in un nuovo mercato velocemente e con bassi investimenti iniziali.

Facebook lancia il suo book club

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Febbraio 2015

di Moreno Scorpioni

Se è vero che i club di lettura stanno vivendo nel nostro Paese una fase di rinnovato vigore, sperimentando nuove forme e soprattutto le potenzialità della rete – basti pensare che quelli censiti lo scorso anno erano qualcosa come 450 – l’annuncio di Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook, supera anche le più rosee aspettative dei lettori nostrani. Il 3 gennaio 2015 il giovane imprenditore ha infatti lanciato la sua sfida ai 31 milioni di iscritti al social network invitandoli a leggere di più (lui ha dichiarato di impegnarsi a leggere un libro ogni due settimane) per fare del 2015 l’anno del libro e della lettura. La neonata pagina Year of books ha raggiunto in pochi giorni i 50 mila Like e il primo libro «postato» da Zuckerberg, il saggio The End of Power di Moisés Naím, è già andato esaurito su Amazon.com. Pubblicato nel marzo 2013 da un marchio di proprietà del gruppo editoriale Perseus (in Italia edito da Mondadori), fino a prima del «consiglio letterario» di Mr Facebook il volume aveva venduto attorno alle 20 mila copie (di cui circa 4.500 e-book) che sono schizzate a 30 mila nei giorni successivi al post, portando un saggio altrimenti poco noto, al 19° posto nella classifica dei più venduti di Amazon. Il 20 gennaio 2015 è stato poi annunciato il secondo libro: The Better Angels of Our Nature. Why violence has declined di Steven Pinker, anch’esso tradotto e pubblicato in Italia da Mondadori (Il declino della violenza, 2013), che promette di diventare una sfida «impegnativa» per i lettori che vorranno seguire la proposta di Zuckerberg: il saggio dipana infatti le teorie sul declino della violenza nel secolo scorso per ben 898 pagine!

I consigli di Booksinitaly.it

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Febbraio 2015

di Andrea Tarabbia

Da qualche mese è nato Booksinitaly.it, un sito bilingue che si rivolge agli editori – sia italiani che stranieri –, agli agenti letterari, ai traduttori, agli italianisti, agli Istituti italiani di cultura e agli italiani all’estero, sviluppato in collaborazione con Aie con lo scopo di presentare il meglio della produzione editoriale italiana di oggi e di ieri facilitandone il processo di traduzione.  Sono tre le sezioni fondamentali del sito: nei Pareri di lettura alcuni studiosi, critici ed esperti presentano – redigendo delle schede sulla falsariga di quelle editoriali – libri usciti da poco o di prossima pubblicazione, ma anche classici «dimenticati» del Novecento, arricchiti da un assaggio di traduzione in lingua inglese perché gli editori stranieri possano incontrare il testo direttamente e senza filtri; negli Ingrandimenti si mette invece in evidenza il lavoro che la mediazione editoriale ha svolto e svolge nel difficile compito di diffondere la letteratura italiana all’estero: per questo, si raccontano storie, si rintracciano «casi» e si seguono le traiettorie di autori e libri che hanno avuto più o meno fortuna fuori dal nostro Paese; infine, nella sezione Interviste, il sito dà voce a chi i libri «li fa»: traduttori, agenti, editor, ma anche librai stranieri che hanno deciso di puntare sulla produzione editoriale italiana.

I numeri della produzione

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Febbraio 2015

di Giovanni Peresson

Si inizia a intravedere l’andamento consolidato della produzione libraria in questo 2014: i libri perdono un 3,9% (sono quasi 2.400 titoli in meno!) rispetto al 2012. Allo stesso tempo crescono gli e-book: si passa da 19 mila a quasi 39 mila.

Il Paese che non legge

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Febbraio 2015

di Lorenza Biava

Perché in Italia più di un cittadino su due non legge? Porsi questa domanda, ma ancor di più saper trovare la risposta, è fondamentale per la filiera del libro. Che sia colpa della crisi dei consumi, di nuovi modi più facili di occupare il tempo libero o piuttosto di involuzioni più profonde della società italiana, a dover fare i conti con il bilancio negativo che anche quest’anno ci consegna l’Istat sono soprattutto le istituzioni che, in anni di politiche per la lettura, non sono riuscite a trovare la chiave per la creazione di un pubblico di lettori affezionato e costante nel tempo. Per questo motivo abbiamo chiesto all’on. Flavia Piccoli Nardelli, vicepresidente della Commissione cultura della Camera e attiva sostenitrice delle politiche in favore del libro e della lettura, di interpretare per il «Giornale della libreria» le cause di questa crisi, raccontandoci da quali spunti ripartire per invertire la rotta.

Il tracollo della lettura in Italia e in Europa

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Febbraio 2015

di Lorenza Biava

Dire che nel 2014 sono uscite dal mercato della lettura quasi 820.000 persone (maggiori di 6 anni), ma un saldo negativo del -3,3% non rende sufficientemente l’idea. Detto in modo chiaro: la penetrazione della lettura di libri in Italia nel 2014 (41,4%) è esattamente la medesima che si aveva nel 2003. Mentre le persone che si dichiarano lettori, in valori assoluti, sono le stesse del 2005-2006. Fiere, feste, settimane, mesi, notti dedicate alla lettura e ancora le letture pubbliche (con i relativi investimenti da parte delle amministrazioni centrali e locali) non sono servite a nulla. Non sono servite nel decennio scorso, in una situazione espansiva, a trasformare i microscopici tassi di crescita in valori più solidi (ricordiamo che tra 1995 e 2010 la crescita media annua era stata del +0,9%). Non sono servite dal 2010 in poi, non dico a mantenere i risultati precedenti, ma a rendere meno marcato il tracollo. Perché di tracollo si tratta. In soli quattro anni si sono persi 2,650 milioni di lettori di libri: un secco -10,0%. Questo significa un mercato più piccolo per tutti i soggetti che presidiano la filiera, ma anche un minor accumulo di «capitale umano», minori strumenti per leggere le trasformazioni del mondo circostante, maggiori paure e insicurezze. Ciò che è preoccupante è che questo calo modifica tutti i paradigmi su cui fino a ieri avevamo costruito le nostre certezze. Calano i lettori deboli: registriamo un -6,6% nel 2014, che però è un -8,6% rispetto al 2010; calano i forti lettori, quelli che leggono almeno un libro al mese, per intenderci: nel 2014 il calo è di un -0,5%, mentre rispetto al 2010 sono diminuiti di un buon -15,0%. Forti lettori che eravamo tutti convinti di aver conquistato al popolo del libro. Ebbene ci sbagliavamo, e di molto.

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