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Canali di vendita

Il vuoto dei bookshop

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Ottobre 2014

di Giovanni Peresson

Dai dati che abbiamo presentato il mese scorso sull’editoria d’arte restavano escluse tutte quelle forme e quei canali di vendita dei libri d’arte che si svolgono in altri contesti: mostre temporanee e vendite nei bookshop dei musei. E restavano escluse anche una serie di considerazioni che scaturivano proprio da un esame più dettagliato di quegli stessi dati. Lo scorso anno, come abbiamo visto, il mercato dell’editoria d’arte valeva 66,4 milioni di euro (-2,8% rispetto al 2012). Di questi una parte importante – 19 milioni (+ 11,8%) – proveniva dai bookshop. È il 28,6% del mercato, quando nel 2008 non arrivava a rappresentare il 25% (per gli aspetti più generali rinviamo all’e-book I volti dell’arte. Rapporto sull’editoria d’arte 2014). Tra l’altro quei 19 milioni sono un dato sottostimato per due ragioni: fa riferimento ai soli musei dipendenti dal Ministero per i beni culturali senza considerare invece le vendite effettuate in un sistema museale che nel nostro Paese dipende da innumerevoli enti pubblici (regioni, comuni, provincie), privati ed ecclesiastici. Inoltre non conosciamo i dati relativi alle vendite in occasione delle mostre temporanee che, in genere, non si svolgono all’interno del museo sede della collezione storica.

Cibo come cultura

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Settembre 2014

di Serena Baccarin

Cibo e libri sono un’accoppiata vincente. L’hanno capito da tempo i librai indipendenti e di catena, che da anni accanto allo scaffale tradizionale offrono una proposta di caffetteria, ristorazione e vendita di prodotti confezionati. L’obiettivo è certamente aumentare i margini di fatturato, ma anche creare un’atmosfera, fare della libreria un luogo di incontro e convivialità. Con la cucina il libro ha in comune una filosofia della fruizione, un diffuso concetto di tempo di qualità da dedicare a se stessi. Va da sé che uno dei più importanti interpreti di questo modello, per il settore della ristorazione, sia Eataly, consulente strategico di Slow Food, e catena, che con 11 punti vendita in Italia e 5 nel mondo, che diffonde la cultura e la tradizione della cucina italiana, insistendo sulla qualità della vita del consumatore stesso. Da Eataly si trovano i migliori prodotti della tradizione, a prezzi convenienti e sostenibili, ma non solo. «Eataly segna la propria diversità anche attraverso i libri» spiega il fondatore Oscar Farinetti, «li vende, li promuove, li mette a disposizione, li scrive. La libreria diventa sempre più il punto di sosta e di incontro, l’agorà dei clienti di Eataly. Il nostro target è particolarmente vicino al mondo dei libri». Dal 2012, infatti, è Librerie.coop a progettare e gestire lo spazio libreria all’interno delle strutture Eataly. «Abbiamo affidato l’area libri a Librerie.coop prima di tutto perché è specializzata, ma anche perché ci conosce bene, dunque sa creare la migliore offerta possibile per il nostro pubblico. Siamo molto soddisfatti della nostra scelta» conclude Farinetti. Come è nato questo sodalizio e come si combinano le due strategie aziendali? Quali sono i vantaggi di questa collaborazione tra settore librario e ristorazione? Lo abbiamo chiesto a Domenico Pellicanò, presidente di Librerie.coop.

L'esperienza del caffè

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Dicembre 2010

di Giovanni Peresson

Un interessante caso è quello del Galla Café. Ampliamento e rinnovamento della libreria con l'inserimento di un bar e di uno spazio incontri nella storica libreria Galla di Vicenza.

La Città del libro

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Dicembre 2010

di Ilaria Barbisan

La Città del libro è una piattaforma logistica all'avanguardia, unica in Europa, dedicata ad aziende di riferimento nel settore editoriale italiano.

Il libro è servito

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Settembre 2014

di Serena Baccarin

Dalla Prova del cuoco, agli spietati giudizi di Bastianich, passando per Cotto e mangiato, i programmi televisivi dedicati alla cucina sono stati un importante traino per l’editoria di settore e per le vendite in libreria. Tuttavia, ben prima dell’esplosione mediatica, alcune librerie avevano già investito nell’arte culinaria e nel legame con il territorio, coniugando cucina e prodotti locali con la tradizione libraria. I librai hanno aperto ristoranti, caffè, e veri e propri negozi che propongono prodotti tipici e libri. Una di queste realtà è Liberrima, nel cuore di Lecce, forse la prima libreria che ha saputo integrare in un percorso di vendita libri e food. La responsabile, Augusta Epifani, ci racconta come si sono evoluti i comportamenti d’acquisto e i gusti dei lettori. Molto più di una semplice libreria. Cosa si incontra entrando da Liberrima? Liberrima è un sistema di luoghi nel cuore del centro storico di Lecce, formato da due librerie e un ristorante-caffè, sviluppatisi attorno alla prima libreria, quella centrale, nata nel 1993. Il titolare, Maurizio Guagnano, decise allora di scommettere sulla cultura, in una zona centrale della città, ma inesplorata, dove permaneva un vuoto commerciale. Sin dalla scelta del nome, un superlativo assoluto d’invenzione, si coglie la volontà progettuale di porsi come una libreria libera, ambiziosa e innovativa rispetto a quelli che erano i sistemi tradizionali. Uno spazio ampio, privo di bancone e autonomamente fruibile dal pubblico. Il nostro è un catalogo di letterature pensato insieme ai salentini, la nostra forza risiede nell’aver raccolto le esigenze del pubblico e nell’aver investito nella solidità del legame con il territorio. Cresciamo quindi con il ristorante, che subito si annette alla libreria, e poi con Gusto Liberrima, e LiberrimaKids, uno spazio interamente dedicato ai ragazzi.

Libri on line: come trovarli?

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Settembre 2014

di Andrea Boscaro

Il rapporto tra una casa editrice e una libreria on line è un molto delicato perché, da un lato, la libreria on line deve essere trattata alla stregua di un vero e proprio retailer, dall’altro uno store digitale, in qualche misura, è anche un concorrente sul fronte di quella risorsa scarsa che è l’attenzione del lettore su Internet: ecco perché occorre saper gestire correttamente le leve che presiedono alla collaborazione fra queste due controparti, entrambe imprescindibili per lo sviluppo dell’e-commerce di libri ed e-book. È opportuno cominciare a sottolineare come uno store on line sia una vera e propria libreria che però segue regole e dinamiche proprie della rete: per esempio, mentre in un punto vendita fisico i dorsi dei libri sono decisori importanti, in una libreria digitale sono altri gli elementi che debbono essere considerati e valorizzati nel momento in cui promuoviamo il nostro prodotto.

C'è vita oltre Amazon

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Luglio-Agosto 2014

di Edward Nawotka

Quando guardiamo al mercato e-book americano sembra esserci una sola opzione: Amazon.com. D’altronde le stime danno il sito di Bezos responsabile di una percentuale che varia tra il 55% e il 75% delle vendite digitali Usa. Perché l’«everything store» ha guadagnato così tanto peso? Semplice: ha il servizio più semplice e intuitivo per il cliente, i prezzi sono competitivi e il suo device proprietario è affidabile. Lo scontro tra Amazon e Hachette ha evidenziato quanto sia vulnerabile l’industria editoriale per cercare di incanalare tanti contenuti digitali attraverso un unico canale. Come si ricorderà, alla base della disputa c’è la volontà da parte di Amazon di spuntare condizioni economiche migliori sui titoli dell’editore. Di fronte alle resistenze di quest’ultimo Amazon non ha esitato a bloccare le prenotazioni per diversi titoli pubblicati da Hachette che, nell’ultima relazione agli investitori, ha evidenziato come il 60% del fatturato e-book della casa editrice in Usa transiti da Amazon, percentuale che sale al 78% in Uk. Ma la questione rimane: se Amazon è responsabile del 60% del mercato americano, da chi è composto il restante 40%? In primo luogo abbiamo Kobo, che negli Stati Uniti si è rivelato un vero e proprio fallimento mentre è andato meglio in Europa dove ha goduto del fatto di essere, in molti mercati, il primo retailer a vendere in negozi fisici i propri device.

Nuovo format Libraccio

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Dicembre 2010

di Ilaria Barbisan

E' il più grande di Milano, si trova a Romolo ed è il settimo punto vendita della catena Libraccio nel capoluogo lombardo.

Una libreria di riferimento

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Dicembre 2010

di Giovanni Peresson

E' stata aperta a settembre la quarta Libreria Cortina a Milano, 500 mq di superficie di vendita organizzati su tre livelli, circa 300.000 titoli in assortimento e un ampio settore dedicato alla cancelleria e alla strumentazione scientifica.

La logica web del punto vendita

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Novembre 2010

di Ilaria Barbisan

Si chiama Upim Pop in the city ed è un nuovo concept store giovane e orientato al digitale. Si tratta di un vero e proprio shopping mall nel centro città, pensato con una logica web.

Torniamo a parlare di legge sul prezzo

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Novembre 2010

di Giovanni Peresson

L'approvazione nel 2001 dell'art. 11 della legge 62/2001, con le successive modifiche, rispondeva a tre importanti obiettivi: riequilibrare i rapporti competitivi tra canali di vendita, indurre effetti di rinnovamento all'interno della libreria e sviluppare il quadro competitivo presente nel mercato editoriale. Oggi si fa il bilancio.

E-book o non-book

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Luglio-Agosto 2014

di Sandro Pacioli

La domanda è semplice nella sua brutalità. Con cosa integrare una perdita di vendite di libri nelle librerie indipendenti e di catena che, solo nell’ultimo trimestre del 2014, registra un -5,3% a valore (Fonte: Nielsen)? Le strade che stanno percorrendo le librerie italiane in questi ultimi anni sembrano essere quattro: l’integrazione con il food (l’esperienza di Liberrima, Red, il punto vendita Librerie.Coop Ambasciatori a Bologna); una forte integrazione con servizi che si possono abbinare all’attività di libreria, dal co-working all’agenzia che organizza viaggi culturali (dalla milanese Open, alla padovana La forma del libro); la prospettiva di riservarsi la possibilità di vendere in libreria gli e-book accanto, e ad integrazione, dei libri fisici (l’esperienza che pioneristicamente sta portando avanti la Libreria Rinascita di Ascoli Piceno); lo sterminato mondo del non-book. Se ad oggi questo è il panorama dell’integrazione e del mix tra libro e altre merceologie e/o servizi, quelli che sembrano essere più promettenti appaiono quelli legati al «cibo» e quello che, per semplicità, chiamiamo del non-book e che ha dalla sua il vantaggio di avere alle spalle una qualche tradizione in libreria.

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