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Storie dell'editoria

Scrittori: ora tocca a voi

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Ottobre 2014

di Edward Nawotka

Scrivere è un mestiere curioso. Chi di noi, sano di mente, sceglierebbe di restare seduto ad una scrivania, per svariate ore al giorno, fissando lo schermo di un computer? Gli scrittori spendono anni in attesa che i loro libri riescano ad arrivare sul mercato e quando ciò accade sperano e pregano che qualcuno se ne accorga e li compri. Si può affermare con ragionevole certezza che il «tasso di fallimento» dei libri in termini di vendite si aggiri attorno al 90%. E quando un’opera non vende, chi riterrà responsabile del fallimento il suo autore? L’editore, il reparto marketing, la comunicazione, i critici, i librai? No, incolperà se stesso. Del resto, come piace ripetere a molti editori di mia conoscenza: se vuoi vendere più libri, devi scrivere libri migliori. Ma questo è un approccio piuttosto cinico visto che, almeno negli Usa, la possibilità – o, per meglio dire, l’«onere» – di promuovere e commercializzare un’opera ricade in primo luogo sugli scrittori stessi. Si tratta di un cambiamento importante nel rapporto tra scrittore, editore e lettore. Il fatto è che oggigiorno i lettori si aspettano qualcosa di più dagli autori. Hanno bisogno e richiedono a gran voce un rapporto diretto, che sia tramite Facebook e Twitter, o attraverso la partecipazione a convention o ad incontri in libreria, poco importa. Internet ha avvicinato lettori e scrittori a tal punto che quando George R.R. Martin, autore della serie di romanzi fantasy Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, ha informato il mondo tramite il suo blog che si sarebbe preso una pausa dalla scrittura per seguire una partita della sua squadra del cuore, i suoi innumerevoli fan lo hanno criticato severamente.

Cibo come cultura

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Settembre 2014

di Serena Baccarin

Cibo e libri sono un’accoppiata vincente. L’hanno capito da tempo i librai indipendenti e di catena, che da anni accanto allo scaffale tradizionale offrono una proposta di caffetteria, ristorazione e vendita di prodotti confezionati. L’obiettivo è certamente aumentare i margini di fatturato, ma anche creare un’atmosfera, fare della libreria un luogo di incontro e convivialità. Con la cucina il libro ha in comune una filosofia della fruizione, un diffuso concetto di tempo di qualità da dedicare a se stessi. Va da sé che uno dei più importanti interpreti di questo modello, per il settore della ristorazione, sia Eataly, consulente strategico di Slow Food, e catena, che con 11 punti vendita in Italia e 5 nel mondo, che diffonde la cultura e la tradizione della cucina italiana, insistendo sulla qualità della vita del consumatore stesso. Da Eataly si trovano i migliori prodotti della tradizione, a prezzi convenienti e sostenibili, ma non solo. «Eataly segna la propria diversità anche attraverso i libri» spiega il fondatore Oscar Farinetti, «li vende, li promuove, li mette a disposizione, li scrive. La libreria diventa sempre più il punto di sosta e di incontro, l’agorà dei clienti di Eataly. Il nostro target è particolarmente vicino al mondo dei libri». Dal 2012, infatti, è Librerie.coop a progettare e gestire lo spazio libreria all’interno delle strutture Eataly. «Abbiamo affidato l’area libri a Librerie.coop prima di tutto perché è specializzata, ma anche perché ci conosce bene, dunque sa creare la migliore offerta possibile per il nostro pubblico. Siamo molto soddisfatti della nostra scelta» conclude Farinetti. Come è nato questo sodalizio e come si combinano le due strategie aziendali? Quali sono i vantaggi di questa collaborazione tra settore librario e ristorazione? Lo abbiamo chiesto a Domenico Pellicanò, presidente di Librerie.coop.

Gastronomadi per caso

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Settembre 2014

di Lorenza Biava

Vittorio Castellani, aka chef Kumalé, è un vero poliedrico della gastronomia, nonchè «gastronomade» per vocazione: giornalista, organizzatore di eventi, docente tra le altre, anche per la Scuola Holden. A lui abbiamo chiesto di fare un bilancio della cultura culinaria nel nostro Paese e di spiegarci in quale direzione stanno andando i comportamenti alimentari dei nostri connazionali. Quando ha iniziato a formarsi nel nostro Paese una sensibilità verso il tema del food? Sicuramente dalla metà degli anni ’90, quando Slow Food ha organizzato la prima edizione del Salone del gusto a Torino, ad oggi, la sensibilità degli italiani rispetto al tema del cibo e della qualità è cresciuta in maniera esponenziale. Negli ultimi anni la parabola di questa colonizzazione mediatica ha toccato il suo apice e, con 34 trasmissioni televisive dedicate al cibo nei soli canali generalisti, non è mancato chi, come lo stesso Carlin Petrini, ha iniziato a parlare di «pornografia alimentare». Il fatto che si parli molto di cibo non va, infatti, di pari passo con il fatto che se ne faccia cultura: Internet, i blogger, le trasmissioni televisive di show coking e così via, non fanno che alimentare un approccio estetico, completamente staccato dalla qualità e dalla stessa «cultura» del cibo.

Il libro è servito

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Settembre 2014

di Serena Baccarin

Dalla Prova del cuoco, agli spietati giudizi di Bastianich, passando per Cotto e mangiato, i programmi televisivi dedicati alla cucina sono stati un importante traino per l’editoria di settore e per le vendite in libreria. Tuttavia, ben prima dell’esplosione mediatica, alcune librerie avevano già investito nell’arte culinaria e nel legame con il territorio, coniugando cucina e prodotti locali con la tradizione libraria. I librai hanno aperto ristoranti, caffè, e veri e propri negozi che propongono prodotti tipici e libri. Una di queste realtà è Liberrima, nel cuore di Lecce, forse la prima libreria che ha saputo integrare in un percorso di vendita libri e food. La responsabile, Augusta Epifani, ci racconta come si sono evoluti i comportamenti d’acquisto e i gusti dei lettori. Molto più di una semplice libreria. Cosa si incontra entrando da Liberrima? Liberrima è un sistema di luoghi nel cuore del centro storico di Lecce, formato da due librerie e un ristorante-caffè, sviluppatisi attorno alla prima libreria, quella centrale, nata nel 1993. Il titolare, Maurizio Guagnano, decise allora di scommettere sulla cultura, in una zona centrale della città, ma inesplorata, dove permaneva un vuoto commerciale. Sin dalla scelta del nome, un superlativo assoluto d’invenzione, si coglie la volontà progettuale di porsi come una libreria libera, ambiziosa e innovativa rispetto a quelli che erano i sistemi tradizionali. Uno spazio ampio, privo di bancone e autonomamente fruibile dal pubblico. Il nostro è un catalogo di letterature pensato insieme ai salentini, la nostra forza risiede nell’aver raccolto le esigenze del pubblico e nell’aver investito nella solidità del legame con il territorio. Cresciamo quindi con il ristorante, che subito si annette alla libreria, e poi con Gusto Liberrima, e LiberrimaKids, uno spazio interamente dedicato ai ragazzi.

La lettura è mobile

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Settembre 2014

di Michela Gualtieri

Secondo recenti dati resi pubblici dalle Nazioni Unite, dei 7 miliardi di persone che attualmente popolano il nostro pianeta, ben sei hanno accesso a un telefono cellulare. Poiché ormai anche il modello più economico include le funzionalità di connessione Internet, gli smartphone possono diventare importanti strumenti per l’abbattimento del digital divide a livello globale, molto più dei pc che dipendono da connessioni a rete fissa, assente in vaste aree del mondo. Per queste ragioni l’Unesco ha identificato nel telefono cellulare il possibile veicolo di alfabetizzazione laddove l’accesso al testo scritto è difficile e dispendioso e, allo scopo di individuare future strategie di diffusione dell’istruzione, ha effettuato un’indagine sulle abitudini di lettura sul cellulare in sette Paesi in via di sviluppo (Etiopia, Ghana, India, Kenya, Nigeria, Pakistan e Zimbabwe), pubblicando i risultati nel rapporto Reading in the mobile era.

Le carte dell'Italia

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Settembre 2014

di Chiara Medioli

La produzione della carta è storicamente legata a doppio filo al nostro Paese e proprio dalla Penisola, dopo l’introduzione del supporto a Fabriano nel XII secolo, si è diffusa nel resto d’Europa. Le tracce di questo passato d’eccellenza sono ancora ben visibili nell’attuale panorama delle cartiere italiane che sono in grado di fornire supporti di altissima qualità sia per gli usi editoriali, fra i quali sicuramente l’editoria d’arte rappresenta un’ulteriore nicchia di eccellenza, che per il packaging e la cartotecnica. Secondo i dati di Assocarta, il comparto grafico conta oggi 13 imprese, per un totale di 27 unità produttive, che rappresentano pertanto il 10% del totale delle imprese cartarie nazionali (122 nel 2013) e il 17% del totale stabilimenti (156). Negli ultimi anni le trasformazioni che hanno colpito le case editrici e, più in generale, la diminuzione delle tirature, hanno influito anche sulla vita delle cartiere italiane: processi di consolidamento con passaggi di proprietà, chiusure e ridimensionamenti, ma anche processi di specializzazione e differenziazione come nel caso del Gruppo Fedrigoni, sono state alcune delle risposte che il settore ha saputo dare alla crisi.

Le mode in cucina

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Settembre 2014

di Elena Vergine

Come si sta muovendo il mercato dei libri di cucina? Quali sono le tendenze emergenti e in che modo la nostra editoria può rispondere ai nuovi bisogni del pubblico? Di questo ed altro abbiamo parlato con Edouard Cointreau, presidente della Paris Cookbook Fair e promotore dei Gourmand World Cookbook Awards che, dal numero di giugno dello scorso anno, è uno dei nostri referenti più autorevoli per quanto riguarda il settore dell’editoria enogastronomica. Come sta cambiando il mercato dei libri di cucina? Il mercato dei libri di cucina sta cambiando drasticamente e – come sta accadendo anche in altri settori dell’editoria – i mercati emergenti sono ora i principali acquirenti di diritti, mentre quelli tradizionali ristagnano. Nel settore dell’editoria enogastronomica, Asia e America latina hanno praticamente raddoppiato la loro quota di mercato rispetto a cinque anni fa. Nel frattempo, il mercato dei diritti in Europa non si è espanso e quello nordamericano, con gli Stati Uniti che rimangono, come sempre, isolati nella loro torre d’avorio, si conferma ancora una volta il più difficile. I mercati emergenti – Cina, Giappone, Corea, Russia, Brasile – sono quindi i principali acquirenti di diritti. Pianificare un viaggio annuale in Oriente sembra un grande investimento agli occhi degli editori europei, mentre per gli orientali è normale spostarsi per l’Asia tre o quattro volte l’anno. La sola Cina, ad esempio, è grande quanto l’Europa ed è consuetudine per un editore cinese programmare ogni mese almeno un viaggio lavorativo all’interno dei confini nazionali. Le categorie di libri che riscuotono il maggior successo sono le opere di consultazione che possono essere utilizzate per l’apprendimento e l’insegnamento. In Cina c’è un’enorme richiesta di titoli dedicati al vino. I libri di ricette stranieri sono sempre più ricercati e rappresentano oltre il 15% delle vendite di titoli a tema enogastronomico nella maggior parte dei mercati asiatici. Bisogna inoltre ricordare che i cookbook sono strettamente legati al turismo: per avere successo queste opere devono offrire più delle semplici ricette, devono riuscire a restituire le emozioni e l’orizzonte culturale in cui tali piatti sono nati.

Libri da divorare!

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Settembre 2014

di Elena Vergine

L’editoria enogastronomica italiana, proprio come la cucina che rappresenta, è ricca di particolarità e differenze, con un denominatore comune: la qualità. Per presidiare con successo questo settore centrale della nostra cultura bisogna avere la mente aperta e cogliere le macrotendenze che lo caratterizzano a livello internazionale – come abbiamo visto nelle interviste precedenti di Edouard Cointreau e Vittorio Castellani –, ma serve anche uno sguardo attento a individuare e valorizzare le peculiarità locali del territorio. Il tema di Expo 2015 (Nutrire il pianeta, energia per la vita) si pone come momento di dialogo tra i protagonisti della comunità internazionale sulle principali sfide dell’umanità sul piano alimentare, un contesto nel quale la produzione enogastronomica italiana può giocare un ruolo determinante. Educare alla nutrizione, al rispetto delle tradizioni, a preservare la biodiversità e alla salvaguardia delle risorse naturali sono solo alcuni degli argomenti che i libri di cucina permettono di affrontare. Libri belli e ben fatti, curati nei minimi dettagli, dalla fotografia alla grafica, dalla scelta dei materiali di stampa a quella dei contenuti. Opere ricercate, pensate e, perchè no, amate fino in fondo da chi le fa e le produce. Perchè l’altro elemento che condividono le realtà che abbiamo scelto per rappresentare questo piccolo scorcio del settore editoriale è proprio la passione per il proprio mestiere. Una dedizione che, da sola, è la più grande garanzia di qualità.

Prospettive sul mercato

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Settembre 2014

di Massimo Vitta Zelman

L’editoria d’arte è un insieme assai variegato di segmenti e nicchie di mercato – ognuna delle quali con problematiche ideative, produttive e distributive diverse – che, per quanto differenti, negli ultimi anni sono stati accumunati da alcuni elementi. Il primo, e il più preoccupante, è rappresentato dal fatto che i titoli di quella che chiamiamo editoria d’arte hanno perso gran parte della loro visibilità nei canali trade tradizionali, fin quasi a scomparire. In questo, che storicamente era il canale elettivo attraverso cui le case editrici del settore proponevano la loro produzione al pubblico, è venuta meno soprattutto quella parte di produzione maggiormente curata dal punto di vista scientifico, negli apparati iconografici e nella cura nella confezione. Il risultato è stata la sua progressiva, ma costante, emarginazione dal circuito librario, tranne che per la parte più corrente e pratica, spesso legata a fenomeni della moda o dell’attualità.

Copyright e licenze nell'era del Web

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Luglio-Agosto 2014

di Richard Hooper

Negli ultimi anni le realtà facenti parte del settore creativo, come le case editrici e le aziende che si occupano di tecnologia, si sono fatte la guerra inutilmente. Credo sia giunto il momento di chiudere questa fase e iniziare una proficua collaborazione a beneficio degli utenti, che ormai sono allo stesso tempo consumatori, cittadini e creatori di contenuti (basti pensare alle attività che conducono sui propri profili Facebook o quando caricano video su YouTube). Gli editori oggi – a meno che non rinneghino la realtà digitale globale di cui sono parte, così come i rapidi cambiamenti strutturali operati dal digitale al loro tradizionale mondo analogico – si trovano costretti ad abbracciare la tecnologia, che si tratti di e-book o di Digital object identifiers (Doi). La parola «contenuto» è particolarmente interessante. La utilizziamo per indicare ciò che gli autori producono, ma il suo significato implica delle considerazioni. Implica ad esempio il suo essere racchiusa in qualcos’altro: il contenitore. La sostanza di un prodotto è il contenuto senza il quale il mero contenitore diventa inutile. Allo stesso modo, il contenuto di per sé necessita di un contenitore per essere apprezzato. Senza l’impalcatura di sostegno, gli investimenti, la rete distributiva, i dispositivi di fruizione, il marketing, èdifficile che un contenuto realizzi appieno il proprio valore. È qui che entrano in gioco il copyright e il sistema delle licenze. Molte aziende che si occupano di tecnologia forniscono il (o componenti del) contenitore» – software e hardware, prodotti e servizi – e distribuiscono i contenuti ai consumatori/utenti/autori all’interno di quel mondo globale e convergente in cui tutti viviamo.

I trend del mercato Usa

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Luglio-Agosto 2014

di Elena Vergine

Come stanno cambiando i mercati del libro e in che modo fiere ed eventi ad essi dedicati rispecchiano tali cambiamenti? Dopo l’intervista a Ernesto Ferrero (direttore editoriale del Salone del libro di Torino) sul «GdL» di maggio e quella a Juergen Boos (direttore della Fiera del libro di Francoforte) sul numero di giugno, proseguiamo la nostra inchiesta passando dall’Europa agli Stati Uniti con Steven Rosato (direttore di Book Expo America).

Il grado "0" dell'arredo

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Luglio-Agosto 2014

di Giovanni Peresson

Cos’è una libreria? Come la immaginiamo? Domande in apparenza banali, in qualche modo (per noi) quasi prive di senso. In fondo le librerie ce le immaginiamo come qualcosa di più piccolo, o di meno glamour, di quelle che annualmente vengono presentate come le dieci più belle librerie del mondo da quasi tutti i siti di informazione, di cui forse la classifica più recente è quella di Buzzfeed (www.buzzfeed.com). Una classifica che rispecchia però il nostro modo di «vedere» e concepire la libreria, gli spazi di vendita, l’esposizione dei libri, l’illuminazione, l’arredo, la sua stessa collocazione nello spazio urbano, l’immancabile figura del libraio.

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