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Mercato

Carta, cultura e crescita

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Aprile 2014

di Alessandro Nova

Gli ultimi anni sono stati particolarmente difficili per l’industria italiana. All’interno del settore manifatturiero, tuttavia, i diversi segmanti hanno risentito in modo diverso della recessione. La filiera grafica e cartotecnica, rappresentata da Acimga, Aie, Anes, Argi, Asig, Assocarta, Assografici e Fieg, è uno dei contesti produttivi che ha subito in modo più evidente gli effetti di una crisi che, cominciata nell’ormai lontano 2008 nel sistema finanziario americano, si è successivamente estesa a livello mondiale, diventando una crisi «reale» (contrapposto a «finanziaria»). In particolare, all’interno del nostro sistema economico, la recessione ha assunto caratteristiche prevalentemente «industriali» e «private», nel senso che i settori più colpiti sono stati il comparto manifatturiero e la componente delle piccole-medie imprese private che rappresentano, tradizionalmente, la struttura portante del nostro comparto produttivo. Un ulteriore elemento che ha caratterizzato il nostro sistema (ed in generale i Paesi della fascia europea mediterranea) è stata l’estrema virulenza della recessione, all’interno della quale si sono concentrati tutti gli elementi di debolezza che caratterizzano il sistema economico italiano in modo differenziale rispetto ai sistemi industriali concorrenti evoluti: lo svantaggio comparato di una fiscalità che ha raggiunto livelli allarmanti, la rigidità del mercato del lavoro, la ridotta (e decrescente) produttività dei fattori produttivi, l’elevato costo dell’energia, la scarsa propensione all’innovazione, un mercato azionario asfittico, il sottodimensionamento e la sottocapitalizzazione delle imprese, un sistema bancario inefficiente, modelli di governance eccessivamente concentrati su imprese detenute da singoli imprenditori o da nuclei familiari, che hanno fatto la fortuna del nostro sistema economico, ma che oggi sembrano marcare il passo rispetto a forme di organizzazione imprenditoriale più solide. Infine non possiamo trascurare due elementi, che potremmo definire «politici», di grande peso: la mancanza di una politica industriale che «latita» ormai da più di vent’anni e una burocrazia soffocante.

Focus Australia

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Marzo 2010

di Ilaria Barbisan

Quando si pensa al mercato editoriale australiano probabilmente viene spontaneo associarlo, o per lo meno paragonarlo, a quello britannico e statunitense con i quali condivide la lingua più diffusa al mondo.

Forchette con coltelli nel cassetto dei cucchiai...

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Marzo 2010

di di Christine Paxmann (Christine Paxmann è curatrice di "Eselsohr", rivista specializzata in lettera

L'archivio ha difetti che vengono prodotti dall'archivista. Tuttavia abbiamo bisogno di categorie - nei libri per bambini più che in altri gruppi di prodotti, perchè qui abbiamo a che fare con la nuova leva di lettori, che non può essere immessa affrettatamente in un mondo letterario sconosciuto - poco importa di cosa abbia recpito da altri media.

L'editoria in India

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Aprile 2014

di Elena Refraschini

Continua il viaggio del «GdL» nelle editorie emergenti che fa tappa questo mese in India, Paese incredibilmente affascinante, caratterizzato da una pluralità religiosa e linguistica e da una ricchissima tradizione letteraria. L’analisi dell’industria editoriale indiana risulta complicata da diversi fattori, non ultimo proprio la frammentarietà linguistica, che richiederebbe statistiche e dati separati per ciascuna delle venti e più lingue che si parlano (e leggono). A peggiorare le cose, non esistono statistiche governative più recenti del 1972 (anno della prima fiera del libro di Nuova Delhi), e le cifre relative alle dimensioni del mercato variano notevolmente a seconda della fonte consultata. Tutti sembrano concordare, tuttavia, sull’importanza chiave del mercato essendo il terzo in lingua inglese dopo Usa e Uk (quello australiano e canadese hanno numeri più modesti); e secondo gli ultimi dati Ipa disponibili (2010) che comparano il valore di mercato a prezzo finale al consumatore, quello indiano è l’undicesimo mercato mondiale, che grazie anche ai 550 milioni di ragazzi dai 15 ai 30 anni che hanno voglia e bisogno di leggere e istruirsi, ha un tasso di crescita del 15% annuo secondo le stime più prudenti. La produzione si attesta sui 100.000 titoli l’anno (di cui 60% educational, 40% trade) da parte di circa 16.000 editori, per un valore del mercato di circa 1,6 miliardi di sterline. Il settore è frammentario anche dal punto di vista dei prezzi: mentre i titoli in lingua inglese (che costituiscono il 24% della produzione) hanno un prezzo di circa 350 rupie (4 euro) e hanno canali di distribuzione consolidati, i titoli nelle lingue regionali possono costare 80 rupie (meno di un euro) e vengono distribuiti nelle edicole e nelle stazioni delle città meno grandi: i due settori richiedono modelli promozionali e distributivi completamente diversi.

Se leggere è una nicchia

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Aprile 2014

di Edward Nawotka

Agli editori piace pensare al mercato dei libri come al campionato di calcio. Ogni editore mette in piedi il miglior team per la stagione (il catalogo) e compete sul campo per capire chi primeggerà (attraverso le vendite). Quello che sfugge loro è che non stanno affatto giocando una partita dello sport più diffuso al mondo, ma piuttosto qualcosa di molto più simile al football americano, che piace moltissimo ad una nicchia della popolazione mondiale – gli americani – ma che il resto del mondo praticamente ignora. Il fatto è che nel mondo di oggi, così pieno di distrazioni tecnologiche, pubblicare libri, venderli e anche leggerli è sempre più un’attività di nicchia piuttosto che l’hobby mainstream che vorremmo credere. Sicuramente ci sono Paesi dove leggere resta un passatempo popolare, e molto spesso la diffusione della lettura è strettamente legata alla qualità dell’educazione scolastica ricevuta. La Finlandia che è nota per il suo ottimo sistema scolastico, ne è forse l’esempio migliore. «I libri giocano un ruolo molto importante nella società finlandese – spiega Sakari Laiho, direttore dell’Associazione degli editori del Paese – e secondo le ultime ricerche, il 77% della popolazione compra almeno un libro all’anno». Nel Paese nordico, inoltre, il 75% dei genitori legge ad alta voce ai propri figli, una pratica il cui ruolo nella futura predisposizione alla lettura è provato. Ma c’è di più perché lo stesso mestiere di scrivere è considerato una delle professioni socialmente più prestigiose. Tuttavia, non è solo l’educazione a dover essere chiamata in causa quando analizziamo la diffusione della lettura e quindi, indirettamente, la possibilità di crescita di un mercato. Mentre gli abitanti di un Paese povero come la Cambogia hanno raggiunto un tasso di literacy (che ricordiamo consiste nella capacità di leggere e comprendere correttamente un testo) del 77,6%, la lettura è quasi esclusivamente praticata all’interno delle scuole e, come risultato di anni di oppressione politica e di povertà, il piacere per questa attività è quasi del tutto scomparso.

Che succede all'estero?

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Marzo 2014

di Paola Sereni

Nato per valorizzare gli editori che maggiormente si sono distinti per il carattere creativo e per la qualità delle proprie scelte editoriali, la prima edizione del Bop Bologna Prize dello scorso anno ha premiato sei editori internazionali, uno per continente (a quelli intervistati nell’articolo si aggiunge la Chronicle Books di San Francisco), che abbiamo deciso di intervistare per capire meglio come si sta muovendo, a livello globale, il settore. La forza del premio, che proclamerà i vincitori dell’edizione 2014 nel corso della cerimonia di inaugurazione della Fiera del libro per ragazzi, sta infatti nel fatto che i vincitori saranno scelti dagli stessi editori tra una rosa di segnalazioni inviate dagli espositori oltre che dalle associazioni di settore e dalle istituzioni culturali rappresentative degli editori di tutto il mondo.

Editoria nel golfo

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Gennaio 2010

di Denise Nannini

Lo Stato degli emirati Arabi Uniti è situato nel sud-est della Penisola araba, nell’Asia Sud-occidentale, ed è composto da sette emirati: Abu Dhabi, Ajman, Dubai, Fujaira, Ras al-Khaima, Sharja e Umm al-Qaywayn ed occupa una superficie di 83.600 mq. La popolazione degli Emirati Arabi Uniti è di circa 4,8 milioni di cui l’80% è composto da espatriati e si concentra nelle aree urbane dove si svolgono la maggior parte delle attività economiche.

Come sta andando il 2009?

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Ottobre 2009

di Giovanni Peresson

A lungo rinviata, temuta, scongiurata, la crisi ha iniziato a farsi sentire nella seconda parte del 2009 anche per il mercato del libro. Archiviato un 2008 in libreria (escluso lo scolastico, il cui andamento risulta decisamente meno positivo) con -0,6% a valore, ma con perdita di copie visto che il prezzo medio del venduto è cresciuto del +1,8%, il 2009 si è presentato sotto una luce meno positiva.

Grandi libri per piccoli lettori

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Marzo 2014

di Anselmo Roveda e Barbara Schiaffino

L’editoria per ragazzi, pur nelle tempestose acque della crisi perdurante, continua a tenere la barra. A fronte di qualche oggettivo segnale di incertezza e arretramento – con relative defezioni, contrazioni o «messe in pausa» di alcuni editori o cataloghi – troviamo un continuo rinnovarsi delle proposte di qualità, soprattutto nella media e piccola editoria. Anche negli ultimi anni sono nate o sono entrate nel settore nuove realtà. Nel 2012, tratteggiando dalle colonne di «Andersen» (A. Roveda, La rivoluzione permanente, n. 291) un quadro dell’editoria per ragazzi italiana in vista della Fiera di Bologna, censivamo per l’ultimo biennio un buon numero di editori aggiuntisi alla lista, già corposa e in evoluzione da un decennio, dei protagonisti del settore. L’editoria per ragazzi in Italia ha una peculiare linea del tempo. Oltre allo storico esercizio di solidi marchi di lunga navigazione (un nome per tutti: Giunti) e alla stagione dei pionieri e degli iniziatori (quelli del rinnovamento del settore tra la fine dei ’60 e la fine dei ’70 del Novecento: Emme Edizioni, EL, La Coccinella, Fatatrac, Nuove Edizioni Romane), il vero salto, in termini di offerta, è avvenuto tra il 1985 e il 2000. Prima con l’ingresso, o l’implementazione delle proposte, dei grandi editori con linee e collane dedicate (Salani, Mondadori, Piemme, De Agostini, Rcs con Fabbri e Rizzoli, San Paolo), e relativo consolidamento del mercato; poi, fino al 2000, con una crescita impetuosa e costante del settore.

I 4 anni che hanno cambiato il mondo

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Marzo 2014

di Cristina Mussinelli

Anche l’edizione 2014 del Digital Book World (Dbw), evento sponsorizzato da F+W Media, è stata un successo con più di 1.500 partecipanti e tre giorni ricchi di spunti sullo stato dell’arte dell’editoria Usa e sulle prospettive di sviluppo futuro. Come ha ricordato nel suo discorso di apertura Mike Shatzkin, responsabile scientifico della conferenza, il focus dell’evento, dedicato in particolare al settore trade, è sempre stato fin dalla sua prima edizione nel 2010, non tanto la tecnologia quanto l’evoluzione del business provocata dalla tecnologia. Nell’arco dei quattro anni di vita della conferenza il panorama in cui operano le aziende editoriali americane è completamente cambiato: Amazon all’epoca controllava solo una piccola quota del mercato dell’editoria tradizionale cartacea, Barnes & Noble (B&N) combatteva contro Borders, il mercato era dominato dalle cosiddette Big Five, la diffusione di e-reader e tablet era appena agli inizi, le case editrici faticavano a comprendere il ruolo delle competenze tecnologiche nei loro organigrammi, la distinzione tra editori e altri attori del mercato era chiara e i ruoli ben definiti. Nel 2014 gli editori in Usa si trovano a fronteggiare una situazione in cui Amazon è diventata l’e-retailer dominante, con la scomparsa di Borders, B&N è rimasta l’unica catena di librerie fisiche, il mercato è dominato da un grande editore (il gruppo Random House Penguin) che da solo fattura quanto gli altri quattro, esiste una crescente competizione di attori che operano in specifiche nicchie e non provengono dall’editoria tradizionale e gli autori self published hanno raggiunto una notevole quota di mercato, la diffusione di strumenti di lettura tecnologici è un fatto compiuto, la filiera si è trasformata in ecosistemi in cui i ruoli dei diversi attori si sono ampliati e sovrapposti.

Il Brasile del libro

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Marzo 2014

di Elena Refraschini

La spiaggia di Ipanema, la statua del Cristo Redentore a Rio de Janeiro, il calcio, la samba: questo viene in mente quando si pensa al Brasile. Eppure il Paese è forse il più culturalmente vivace nella categoria Brics, e la sua industria editoriale è nona nella lista pubblicata dalla International Publishers Association. Il Brasile è stato per la prima volta Guest Country alla Buchmesse nel 1994, e veniva da anni di inflazione rampante che ne avevano rallentato l’economia e ridotto i consumi, ma è tornato nel 2013 in veste di ospite d’onore alla stessa Fiera, e presenzia proprio in questi giorni anche alla Children’s Book Fair di Bologna. La produzione nel 2012 (ultimi dati disponibili) si attesta su un totale di 57.000 titoli (21.000 prime edizioni e 36.000 ristampe, con una media di 3.000 copie per titolo), numeri che segnano un aumento dei ricavi degli editori del 6,36%, con un aumento reale dello 0,49% se si esclude l’effetto dell’inflazione. È un mercato a coda lunga, quello brasiliano: i 10 libri bestseller occupano solo il 7% del volume delle vendite, e i top 20 soltanto il 9%. Tra i settori più in crescita degli ultimi anni troviamo quello della fiction straniera (trainato, per tutto il 2012, dall’onnipresente trilogia Fifty Shades) che costituisce il 30,2% della produzione e quello dei titoli religiosi, che sono più del 10%: questi sono i titoli che costano tendenzialmente meno e che vengono comprati anche da istituzioni pubbliche; si tenga conto però del fatto che questi numeri si riferiscono alle vendite in libreria, che escludono quindi l’acquisto di libri presso parrocchie e istituzioni simili, dotate dei loro canali di vendita specifici.

Fare editoria in tempo di crisi

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Ottobre 2009

di interviste a cura di D. Nannini

In tempi di crisi economica globale, c’è forse da fare poco i conti e più da correre ai ripari, cercando di ottimizzare la propria attività. Quello però che si sente spesso ripetere è che questi sono i momenti in cui non si deve smettere di investire in comunicazione. Quali sono in questo senso le mosse degli editori italiani? Ne abbiamo parlato con alcuni di loro.

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