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Mercato

La parabola di Grey

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Ottobre 2013

di Edward Nawotka

Quest’estate l’editoria statunitense ha attraversato il suo «momento Christian Grey», il protagonista della nota trilogia delle Sfumature di grigio, finendo castigata e mortificata dal suo Governo in nome del libero mercato. I fatti sono ben noti. Nel 2010, in concomitanza con l’arrivo sul mercato dell’iPad, Apple, in collusione con cinque dei sei maggiori editori americani – Hachette, Penguin, Macmillan, Simon & Schuster e HarperCollins – fece cartello e gonfiò i prezzi degli e-book imponendo il suo modello dell’agency pricing. Apple e gli editori furono citati in giudizio dal Dipartimento della Giustizia Usa, a nome di consumatori e pubblici ministeri, e proclamati colpevoli. La pena (al momento ancora del tutto da decidere) per Apple potrebbe essere l’obbligo di sottostare a un controllo prolungato da parte del Governo Usa e aprire in qualche modo l’app store a concorrenti, in primis Amazon. Gli editori dovranno invece restituire 166 milioni di dollari (dei 218 reclamati in totale dai legali dei compratori) ai consumatori. In totale, 24 milioni di acquirenti di e-book saranno rimborsati con 3,06 dollari per ogni titolo best-seller e 76 cent per gli altri titoli da loro comprati tra il 2010 e il 2012. Il «piacere» dei procedimenti legali è stato voyeuristico, con gli osservatori liberi di guardare le strategie di business di Apple, Google, Amazon e dei colossi editoriali, solitamente quasi imperscrutabili. L’impressione che si ricava è dell’aspra competitività che regna in queste industrie ai massimi livelli, e di quanto spesso si lavori nell’illusione delle proprie convinzioni: Apple credeva di poter strappare a Amazon il dominio nel settore degli e-book con il lancio dell’iPad, mentre Google – secondo la testimonianza di uno dei suoi manager, Tom Turvey – ritiene che «non sia un’azienda che conta nel settore media e intrattenimento». E se non bastasse questa affermazione, c’è altro – i riferimenti nelle mail di Amazon ai «trucchi mentali da Jedi» o alle «doppie cancellazioni» che David Young di Hachette aveva insegnato al suo capo Arnaud Nourry per coprire il flusso digitale dei vari negoziati – che resta impresso.

Ricominciare dall'estero

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Ottobre 2013

di Emilio Sarno

Nel 2012 l’editoria d’arte ha perso un buon -9,3% nei canali trade (altri dati nell’e-book Il ritratto dell’arte. Rappporto sull’editoria d’arte in Italia 2013, Aie, 2013). Ben più, quindi, di quanto ha perso complessivamente negli stessi canali, tutto il settore editoriale: -7,8% (-5,8% per Gfk). Certo restano fuori dal conto i bookshop museali e le vendite in occasione di mostre temporanee, canali che hanno in parte risentito della generale congiuntura economica e sociale. La diminuzione della capacità di spesa degli italiani non si traduce solo in un calo delle visite in libreria o nella scelta di acquistare libri con prezzi più bassi: infatti se i canali trade fanno segnare un -7,8% a valore di copertina, i volumi venduti si limitano a un -7,0% e la stessa tendenza la fotografa GfK: -5,8% da un parte e -5,0% dall’altra. Tempi difficili per l’editoria d’arte che si appoggia su un prodotto, per sua natura poco economico. Tra il prezzo medio di copertina di un libro d’arte e la media della varia adulti c’è un differenziale del 48,1% in più (Fonte: Istat). Tempi non facili anche per i bookshop e le mostre perché la crisi si traduce in una contrazione dei viaggi e dei soggiorni nelle città d’arte. E ancora, per chi gestisce i canali di vendita, si traduce in una maggiore attenzione alla composizione degli stock, alle incidenze sul monte merci complessivo, alla rotazione. Le conseguenze? Alleggerimento e riduzione degli spazi dedicati, sostituzione dei marchi italiani con quelli di editori internazionali che offrono un più conveniente mix di prezzi bassi, titoli di artisti, critici e movimenti di forte appeal.

55 mila titoli

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Dicembre 2007

di Emilio Sarno

55 mila titoli, è questa, ormai da sei anni, la soglia su cui si attesta la produzione editoriale nel nostro Paese.

Il fumetto tra format, contenuti e tendenze

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Ottobre 2007

Autori vari

Le tipologie del fumetto si sono moltiplicate e segmentate in Italia nel corso degli ultimi venti anni. Matteo Stefanelli spiega questa moltiplicazione di forme e generi.

Uniti contro la crisi

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Ottobre 2013

di Intervista a cura di E. Vergine

La crisi sta mettendo a dura prova la filiera editoriale a tutti i livelli. Cosa si può fare di concreto per uscirne? E qual è la strategia vincente per produrre e promuovere i propri contenuti verso un pubblico che sia il più vasto possibile? L’abbiamo chiesto a Laura Donnini, amministratore delegato di Rcs Libri e Presidente del Gruppo editoria di varia dell’Aie. Quali sono le problematiche esistenti oggi nel mondo della distribuzione e quali possibili soluzioni vede? Da ormai due anni stiamo assistendo ad una riduzione significativa del valore del mercato che ad oggi registra un calo del 3,6% rispetto allo scorso anno, dopo un 2012 di grande sofferenza per tutti gli operatori. Le prime a pagare il prezzo di questa situazione sono le librerie e, in particolare, le librerie indipendenti. La contrazione dei consumi e dei volumi, l’abbattimento del prezzo medio – in parte per l’effetto delle campagne sconto, in parte per l’arrivo sugli scaffali di novità a basso prezzo –, lo sviluppo del digitale – sia dell’e-commerce che degli e-book – hanno messo tutti i retailer in una situazione di grande difficoltà sia per la riduzione dei margini sia per la pressione finanziaria su rese e pagamenti. È vero però che anche gli editori si trovano in una condizione analoga. I tagli che i librai fanno sugli acquisti (sulle copie come sul numero di titoli) e la riduzione del tempo di permanenza dei libri sugli scaffali spesso non permettono a titoli di autori meno noti (o che richiedono un tempo di maturazione più lungo per farsi conoscere dal proprio pubblico, grande o piccolo che sia) di «emergere», con l’inevitabile creazione di un circolo vizioso che sta mettendo in difficoltà tutti i componenti della filiera editoriale. Ci sono diverse aree – nel ciclo produttivo e distributivo – su cui tutti potremmo iniziare a lavorare per cercare di abbattere i costi e dunque ben vengano dei tavoli di lavoro in cui, in un’ottica di reciproci vantaggi, si possano individuare delle soluzioni condivise, nel rispetto dei ruoli reciproci. Non esistono facili ricette ma certamente la modalità con cui approcciare il mercato può a mio avviso essere solo quella a favore del sellout anziché del sell-in, in un’ottica win win a favore della lettura e delle imprese culturali. Editori e librai dovranno iniziare a pensare da un lato a sviluppare campagne di promozione creative, non necessariamente basate sullo sconto, che risultino convenienti per l’acquirente finale e dall’altro ad operazioni di comunicazione e promozione della lettura che coinvolgano gli autori e i lettori, i punti vendita, le istituzioni, le scuole ed il territorio in modo da stimolare e condividere passioni e gusti culturali in modo non banale ed arricchente.

Punti in comune

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Settembre 2013

di Emilio Sarno

Sono diversi gli elementi in comune tra le principali industrie dei contenuti che operano nel nostro Paese. Il primo è che tutti – dai libri alla stampa quotidiana e periodica, dalla musica all’home entertainment (mancano i videogiochi ma il report annuale a oggi non è ancora stato presentato) – fanno segnare per il secondo (o terzo) anno consecutivo segni negativi nelle vendite (specifichiamo che, per omogeneità tra i settori, abbiamo considerato solo le aree di ricavo che vengono generate dalle vendite nei canali trade). Il valore complessivo che se ne ottiene per il 2012 arriva (almeno) a 7,270 miliardi di euro rispetto agli 8,617 del 2011. Significa 1,346 miliardi in meno di spesa degli italiani per acquisto di prodotti culturali: - 15,6% (per il 2011 si veda E. Sarno, Un 2011 di segni meno, «GdL», 7-8, pp. 14-16). Le ragioni?

Più titoli meno vendite

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Luglio-Agosto 2013

di Emilio Sarno

Un po’ paradossale lo è. Mentre da un lato assistiamo, nel primo quadrimestre del 2013, a un calo del fatturato del -4,4% (da 362 milioni di euro del Q1 2012 a 346 del corrispondente periodo di quest’anno; ci riferiamo ai canali trade rilevati da Nielsen) e delle copie vendute (da 28,0 a 27,8 milioni: -0,7%), la produzione (novità più riedizioni) fa segnare nel primo quadrimestre del 2013 un netto +3,4%. Calo del fatturato, sostanziale stabilità nelle copie vendute (effetto dei titoli a 0,99 e delle fasce più basse di prezzo), ma aumento dell’offerta proposta nei canali fisici: librerie, Gdo, librerie on line. Se si pensava che l’e-book avrebbe messo fuori produzione la carta, la smentita è pronta. Beninteso: questi fenomeni non si misurano sui quadrimestri, ma il dato resta curioso. Tanto più in una situazione di crisi dei consumi, di cambiamenti nei gusti e bisogni di lettura, con un cliente/lettore sempre più frastornato (e con meno soldi in tasca da spendere), librerie che hanno difficoltà a «tenere la merce». Un periodo, insomma, in cui ci si aspetterebbe, una produzione maggiormente pensata e più attentamente gestita a livello di comunicazione (social e non) e di marketing. Alla crescita dell’offerta di libri si accompagna – ovvio – l’offerta di e-book. Nel primo quadrimestre dello scorso anno ne erano usciti 5.562. Quest’anno sono 9.508 (compresi i titoli Mondadori). È un +70,9% anno su anno.

Il fumetto, il mercato

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Ottobre 2007

di Giovanni Peresson

Il mercato del libro a fumetti - al cui interno va sempre più definendosi quello di graphic novel - è in realtà un insieme di mercati/prodotto e di canali di vendita: quello dei veri e propri libri, quello dei dei collaterali, quello dei veri e propri albi che confinano con il libro illustrato ecc.

La Catalogna Paese ospite a Francoforte

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Ottobre 2007

Autori vari

Nella regione il settore dell'editoria è tra i più sviluppati dell'Europa, non solo in termini di autori che scrivono e pubblicano per il mercato (e il lettore) catalano, ma anche per quello di lingua spagnola, di produzione e di vendita di libri. Risultano infatti attive 260 case editrici, 16 delle quali con un fatturato superiore ai 18 milioni di euro.

Una porta sul futuro

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Luglio-Agosto 2013

di Edward Nawotka

I termini «disruption» e «innovazione» sono sovente utilizzati insieme in editoria. Ciò non significa che vadano sempre di pari passo. Attualmente stiamo attraversando un periodo più di disruption che di innovazione. La principale fonte di disruption è stata la grande diffusione dell’e-book. Il timore maggiore era che gli e-book potessero cannibalizzare le vendite di libri stampati e per questo alcuni sono stati restii a digitalizzare e pubblicare titoli in questo formato. Questo timore è poi divenuto realtà: le vendite dei libri stampati hanno continuato a diminuire mentre quelle degli e-book sono in crescita – le previsioni indicano che da qui a un paio d’anni le vendite di fiction in formato digitale supereranno il formato cartaceo. L’elemento più dirompente dell’ e-book è probabilmente il prezzo (si veda, su questo numero, La promessa del digitale, pp. 38-39): i consumatori vogliono libri a basso prezzo, ancora più basso se si tratta di libri digitali. Gli editori, i governi e le organizzazioni possono anche opporre resistenza a questa spinta, ma se non le andranno incontro – con prezzi competitivi e aliquote Iva più basse – ai lettori con ogni probabilità non resterà che orientarsi verso edizioni sempre più economiche prodotte da editori non tradizionali. Comunque, a mio avviso, la forza più dirompente nell’attuale panorama editoriale è il self publishing (su questo argomento è stato recentemente pubblicato l’e-book Prospettiva self publishing. Autori, piattaforme e lettori dell’editoria 2.0, a cura dell’Ufficio studi dell’Aie) .

Produrre sogni

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Giugno 2013

di Elena Vergine

Dai giochi educativi alle scatole colorate, dal vino ai cofanetti regalo, dagli accessori tecnologici alle magliette letterarie fino alle classiche agende: tutto questo (e non solo) è non-book. Merceologie originali che, soprattutto in tempi di crisi, possono aiutare le librerie a distinguersi, a diventare luoghi multifunzione, ma senza perdere di vista il loro tradizionale core business. Gli esempi che vi proponiamo in questo articolo dello speciale non-book dedicato ai produttori sono sette realtà virtuose, molto attente ai cambiamenti di tendenza del mercato in generale e del loro target di riferimento in particolare. I loro sono prodotti attrattivi, talvolta inusuali, accomunati dalla qualità, con innumerevoli punti di contatto con il classico assortimento librario in quanto veri e propri prodotti culturali che vedono nelle librerie il loro canale naturale. Dunque è proprio per questo che diventa necessario, per i librai, sviluppare una loro cultura del non-book. «In negozi in cui per il lettore medio tutto è uguale e tanti libri insieme, anche se diversi, fanno una sola libreria, non tante librerie diverse, queste merceologie (se scelte con garbo e intelligenza) diventano elementi distintivi, e fattori di marginalità.», (intervista ad Achille Mauri, «Gdl», 1, 2013, Portatrice di futuro, di G. Peresson, pp. 26-27).

Il Paese sottile

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Maggio 2013

di Ilaria Barbisan

«Viaggiando in lungo e in largo per il mondo ho incontrato magnifici sognatori, uomini e donne che credono con testardaggine nei sogni. Li mantengono, li coltivano, li condividono, li moltiplicano. Io umilmente, a modo mio, ho fatto lo stesso». I versi di questa poesia di Luis Sepúlveda (tratta da Il potere dei sogni) ben riassumono la storia e la tempra del Cile. Uno stato dal passato recente convulso, difficile, per certi versi drammatico e addirittura tragico, che però ha avuto la forza di coltivare, condividere, moltiplicare i sogni che hanno reso la sua cultura letteraria più viva che mai. Una cultura fatta di tensione civile e di originalità espressiva che caratterizza i più importanti scrittori cileni diventati familiari, che seppur costretti al nomadismo in terra straniera sono fortemente radicati nel loro territorio e hanno costruito una specifica identità anche e soprattutto all’estero. Da queste premesse la decisione di scegliere il Cile come Paese ospite d’onore al Salone del libro di Torino di quest’anno, con un cartellone denso di grandi personalità di fama consolidata anche nel nostro Paese: da Isabel Allende a Marcela Serrano, dallo stesso Luis Sepúlveda ad Arturo Fontaine e Oscar Bustamante, senza dimenticare i ricordi di personaggi emblematici della letteratura mondiale come Pablo Neruda, Roberto Bolaño, Gabriela Mistral, Violeta Parra e anche Bruce Chatwin, cileno onorario che è stato ispirato dal Cile per scrivere il suo romanzo più famoso, In Patagonia.

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