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Ediser

Vedi alla parola «lettura»

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Aprile 2015

di Giovanni Peresson

Se si pensava che la lettura di libri in Italia venisse salvata dai «ragazzini», ecco pronta la smentita. Già lo avevamo accennato sul numero scorso del «Giornale della Libreria» ma i bambini di 6-10 anni leggono oggi in misura minore rispetto al 2013 (se ne sono persi in un anno 176 mila), e altrettanto fanno gli 11-14enni (432 mila in meno). In totale, nelle età che coincidono con le prime fasce scolari, abbiamo in 365 giorni una perdita di 608 mila lettori. Quasi 1.700 al giorno! È come se 64 classi scolastiche smettessero dalla mattina alla sera di leggere libri diversi da quelli di scuola. Il paradigma – e il dogma di fede – era di questo genere: bambini e ragazzi leggono e leggeranno sempre di più (anche se con crescite non eclatanti un anno sull’altro); qualcuno lo perderemo per strada al crescere dell’età traviato da Tv, tecnologie, da una «cattiva scuola»; ma poco a poco – con un effetto onda – crescendo, avremo che anche le fasce adulte manterranno il gusto e l’interesse per la lettura. Niente di meno vero – per lo meno dal 2013! – tanto che oggi possiamo dire che si trattava di un concetto e di un paradigma su cui abbiamo costruito il nostro modo di guardare al mercato ma che ormai non funziona più.

Ascoltiamo i bambini

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Marzo 2015

di Serena Baccarin

Un layout facilmente leggibile, un tappeto morbido e iniziative che stimolino la curiosità. Sono tutti elementi che contribuiscono a rendere la libreria per ragazzi un luogo accogliente, in cui il piccolo cliente può operare le sue scelte per essere il lettore forte di domani. Alice Della Puppa, titolare dal 2010 della Libreria Baobab di Porcia (Pordenone), ci dà 10 buoni consigli per gestire al meglio una libreria per ragazzi.

Classifiche

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Marzo 2015

di Ester Draghi

È la politica, seppur romanzata, a guidare la classifica generale e quella di Narrativa. Due Paesi, Italia e Francia, due autori di fama mondiale, Umberto Eco e Michel Houellebecq, e due romanzi, Numero Zero e Sottomissione che in maniera più o meno indiretta fanno i conti con i grandi temi che animano la scena politica presente, passata e futura con un taglio ironico e amaro. Eco fa un salto indietro di 23 anni, nell’Italia a cavallo tra lo stragismo di mafia e di Mani pulite e parla di giornalismo, di quello cattivo, lasciando trasparire una critica non troppo velata sui tempi presenti. Houellebecq invece fa un salto in avanti di 7 anni e tratteggia lo scenario politico della Francia del 2022 dove il presidente musulmano Ben Abbes, vince le elezioni e islamizza la società. Come è ovvio si tratta di due libri già molto discussi, che dividono la critica su più fronti e che si possono paragonare solo in quanto si contendono il primato in libreria a gennaio, un mese convulso e segnato dal tragico attentato parigino alla redazione di «Charlie Hebdo». L’Europa di oggi è stata spinta, brutalmente, a riflettere su sé stessa ed è qui che il ruolo del libro si fa fondamentale. Laddove i giornali, Internet e la televisione tentano di coprire l’attimo presente, il ruolo dell’approfondimento, della riflessione intima, della metafora che aiuta ad espandere la coscienza, a trasformare le opinioni volatili in convinzioni più o meno salde è ancora del libro. E qui la narrativa può giocare un ruolo fondamentale, sconfinando in un campo che troppo spesso si crede di proprietà esclusiva della saggistica. In un momento in cui si denuncia e si combatte, giustamente, per contrastare il fenomeno del calo della lettura, gli editori dovrebbero riflettere sul ruolo fondamentale ed esclusivo che ancora possono giocare, con le loro pubblicazioni, nel presente.

Dietro le quinte di #ioleggoperché

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Marzo 2015

di Interviste a cura di P. Sereni

È uno dei più vasti eventi di promozione della lettura dell’ultimo decennio e si propone di mettere un libro in mano a 240mila non lettori. Ma come è nata ed è stata costruita la campagna #ioleggoperché? Lo abbiamo chiesto direttamente alle persone che, ben prima del lancio dell’iniziativa in una affollatissima conferenza stampa a Milano, hanno seguito i lavori dei molteplici comitati interni all’Associazione. Quello che emerge è il grande entusiasmo e il forte spirito di squadra che ha guidato il lavoro di tutti e che, senz’altro, è il presupposto migliore per il successo di questa prima edizione dell’iniziativa.

Gusti che cambiano

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Marzo 2015

di Dennis Abrams

Se in Italia la lettura è in calo, anche negli Stati Uniti, dove comunque si legge più che da noi, la situazione non è delle più rosee. L’ultimo report del National Endowment for Arts, A Decade of Arts Engagement, ha infatti aperto nuovi scenari su cosa e come leggono gli americani. Ad emergere è una forte disaffezione verso il romanzo e la narrativa. Infatti, secondo il recente sondaggio che ha coinvolto più di 37mila americani, il numero di adulti che ha letto almeno un romanzo, un testo teatrale o un testo poetico è passato dal 50% del 2008 al 47% del 2012 (trent’anni fa la percentuale era del 56%). I dati mostrano come il 2008 sia stato l’ultimo anno in cui la lettura di narrativa abbia presentato un andamento positivo mentre oggi siamo tornati ai livelli del 2002. Il declino della narrativa si è verificato soprattutto tra i bianchi americani senza distinzioni di genere o estrazione sociale. I numeri sono invece rimasti sostanzialmente invariati tra i gruppi non bianchi ed ispanici.

I numeri della produzione

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Marzo 2015

di Lorenza Biava

Cala il prezzo medio dei libri pubblicati a dicembre: si passa dai 20,39 euro del 2011 ai 18,99 euro del dicembre 2014 (-6,9%), segno di una continua attenzione degli editori italiani al tema del prezzo, soprattutto in un periodo delicato e pieno di aspettative come il Natale.

Il 2015 dei ragazzi

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Marzo 2015

di Gabriele Pepi

Un buon libro per bambini non è più (o forse non è mai stato) solo un libro per bambini. Moltissimi adulti infatti amano leggere e rileggere i libri che hanno prediletto nella loro infanzia, tanto che alcuni di loro, se il caso ha voluto che nella vita adulta arrivassero ad esercitare la professione delle lettere, finiscono anche per scriverli. È il caso di celebri autori di thriller come James Patterson e la sua serie dedicata alla vita durante la scuola media o John Grisham con il suo Theodore Boone, ma anche di acclamati scrittori di narrativa come Salman Rushdie – che ha recentemente espresso la propria convinzione che di tutta la sua pluri premiata opera, l’unico libro che è certo che resterà ai posteri è Harun e il mar delle storie scritto, appunto, per i ragazzi – e di autori trasversali come Neil Gaiman. Ma si tratta di un fenomeno molto più ampio e popolare che ha finito per coinvolgere, a più livelli, anche altre categorie di aspiranti scrittori – da Madonna a Jim Carrey – convinti che la porta d’accesso migliore per guadagnarsi il patentino di autore siano le letture per i più piccoli. Tutti desiderosi di scrivere libri per ragazzi dunque, ma perché? Forse perché i libri per bambini non solo sono strumenti fondamentali per formare le coscienze dei futuri adulti ma sono anche un patrimonio di storie capace di sedimentarsi nella nostra mente, influenzando la nostra percezione del mondo per molti anni a venire.

Il polso del mercato

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Marzo 2015

di Paola Sereni

Lo abbiamo visto nelle pagine precedenti, il mercato ragazzi anche quest’anno si rivela un’oasi felice per il settore. Ma se pure i dati lo danno in crescita, l’editore non può permettersi di sottovalutare come sta cambiando il suo cliente finale: il bambino. Se è opinione comune che le fasce più giovani della popolazione siano anche quelle più riparate dalla penetrazione delle tecnologie, le cose oggi non stanno più esattamente così e l’età attorno alla quale i genitori permettono ai figli di venire a contatto con tablet e smartphone è sempre più bassa. Capire questi cambiamenti e come incidono sui gusti di bambini e ragazzi è la chiave per gli editori per riuscire a proporre prodotti allettanti e ispiranti, capaci di convincere i genitori ma anche e soprattutto di invogliare i bambini a occupare parte del loro tempo leggendo. Proprio ad inquadrare questi cambiamenti e i relativi universi narrativi e mediali di riferimento, sono stati dedicati i Kids Marketing Days promossi da Doxa con la partnership di Aie lo scorso 4-5 marzo a Milano: il primo evento italiano dedicato alle strategie di family marketing e all’incontro tra operatori e aziende che si rivolgono al target bambini e famiglie. Abbiamo chiesto a Cristina Liverani, di Doxa, di raccontarci come stanno cambiando le abitudini dei più piccoli e il loro rapporto con la tecnologia.

Il Rinascimento americano

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Marzo 2015

Autori vari

Di fronte alla generale crisi della filiera del libro, con le librerie indipendenti e di catena che faticano sempre più a reggere la concorrenza dell’e-commerce, la situazione americana ha dell’incredibile: le librerie indie, che sembravano soffrire delle stesse difficoltà che scontavano le loro sorelle oltreoceano, sono infatti inaspettatamente rifiorite. Per gran parte degli anni Novanta e Duemila, i librai indipendenti americani hanno sofferto a causa dell’espansione aggressiva delle grandi librerie di catena come Barnes & Noble e Borders. Eppure se quest’ultimo ha cessato le attività nel 2011, B&N non se la passa meglio e, dopo aver perso centinaia di milioni di dollari a causa del suo Nook, oggi sta chiudendo o ridimensionando i suoi punti vendita nel tentativo di tornare a concentrarsi sul suo core business originale. Naturalmente però, la minaccia più grande per le librerie indipendenti continua ad essere Amazon. Dal 2000 al 2007 hanno chiuso i battenti circa 1.000 librerie indipendenti americane, tra le quali diverse librerie storiche. Nel 2009 però la decrescita è cessata e, secondo i dati dell’American Bookseller Association il numero delle indipendenti è cresciuto di circa il 20% dal momento più nero della recessione ad oggi, passando dalle 1.651 del 2009 alle 2.094 del 2014. Ma come si spiega questo fenomeno? Gli addetti del settore italiani guardano con interesse alla libreria indipendente americana e alla crescita che ha registrato in un periodo così difficile per il mondo del libro, ma spesso non ne conoscono a fondo i meccanismi che ne regolano l’attività. Ne abbiamo parlato con Michael Reynolds, editor in chief di Europa Editions.

L'aerodinamica del calabrone

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Marzo 2015

di Giovanni Peresson

Il mercato dei ragazzi ricorda la paradossale aerodinamica del calabrone: la superficie alare è incompatibile con la massa dell’insetto ma – lo si è capito poi – la conformazione delle ali è tale da essere in grado di generare dei micro vortici che finiscono per aumentarne l’efficienza permettendone il volo. Fuor di metafora: cosa permette al settore ragazzi di «volare» ben al di sopra della media del settore del libro in Italia? Cominciamo a guardare meglio l’andamento demografico di questi anni. Limitiamoci per comodità agli anni del «post» censimento (che, lo ricordiamo, è stato realizzato nel 2011): tra 2012 e 2014 ci sono 212 mila bambini in più (il dato comprende i figli degli immigrati che presentano indici di natalità più elevati di quelli della popolazione residente, ma redditi più bassi).

La crisi dei tascabili

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Marzo 2015

di Elena Vergine

Il mercato dei tascabili non è più quello di una volta! La libreria li percepisce in modo diverso, la promozione di questo formato non è più stagionale, ma si snoda durante tutto l’anno e soprattutto risentono della crisi della Gdo e della crescita dell’e-commerce. Esiste poi una correlazione col calo della lettura poiché questo formato, a basso prezzo e dall’ampia distribuzione anche fuori dalle quattro mura delle librerie, faceva presa sui lettori cosiddetti occasionali, proprio quelli che si sono recentemente allontanati dalla lettura. Eppure i tascabili sono rimasti – e devono rimanere – una delle colonne portanti del catalogo editoriale, una ricchezza da valorizzare e su cui dobbiamo continuare a puntare.

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