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Internazionalizzazione

Le tante fiere dell'Aie

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Luglio-Agosto 2008

di Paola Seghi

Undici fiere tra Italia e estero organizzate dall'Aie, tramite Ediser, nei 12 mesi 2007-2008. Se si esclude agosto, vuol dire una fiera al mese. È questo il risultato del forte impulso che l'Aie ha dato in questi anni, attraverso Ediser, al suo impegno di valorizzazione e promozione dell'editoria italiana. Che inevitalmente passa anche le fiere di settore e le missioni.

Un sito per vendere diritti

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Giugno 2014

di Giovanni Peresson

Il mercato editoriale italiano, oltre a soffrire di una cronica (e strutturale) carenza di lettori, ha un’altra peculiarità che lo rende diverso da quello degli altri Paesi e di cui poco si parla al di fuori del settore: il nostro mercato linguistico coincide con i confini geografici del nostro Paese. I 59,7 milioni di italiani residenti (e di cui solo il 43% legge dei libri) coincide con l’interezza del nostro mercato, contrariamente a quanto avviene per altre editorie: in primo luogo quelle anglofone e quelle di lingua spagnola ma, sia pure in misura minore, il discorso vale anche per quella francese o per quella tedesca. Cala l’incidenza delle traduzioni da lingue straniere (dal 23-24% del 2002 al 19%-20% di oggi) e cresce, di contro, il numero di titoli i cui diritti gli editori italiani hanno iniziato a vendere all’estero (dai circa 1.800 del 2001 agli attuali quasi 4.300), cosa ancor più evidente in un settore come quello dei libri per bambini che, dalla situazione di saldo negativo del 2010, passa ad una del tutto opposta: vendiamo più di quanto compriamo. Uno sforzo – e un risultato – in buona sostanza portato avanti singolarmente dalle varie aziende editoriali, con le inevitabili penalizzazioni del caso. Penalizzazioni relativamente trasversali alle imprese (non riguardano solo quelle italiane!). Da un lato un’area di difficoltà è rappresentata dal mercato anglofono.

In Sudafrica preferiscono la carta

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Maggio 2014

di Elena Refraschini

Nel nostro ciclo dedicato alle editorie emergenti è venuto il momento del Sudafrica, un Paese di cui non si sa molto anche se gli ultimi dati presentati dalla Frankfurt Book Fair (che è partner nell’organizzazione annuale della Fiera di Cape Town) ci aiutano nell’inquadrare meglio la situazione del Paese: il Sudafrica possiede un’industria ben sviluppata e solida dal punto di vista finanziario, con un buon sistema di trasporti e telecomunicazioni. Secondo la Costituzione post-Apartheid del 1996, sono undici le lingue ufficiali, il che fa immaginare un mercato editoriale vivace. Dal 2009 al 2013 l’uso di Internet nel Paese è più che raddoppiato, e indagini Cisco prevedono che il traffico quadruplicherà entro il 2017 (di contro, la lettura di giornali cartacei cala del 5% ogni anno). Ci sono 45 milioni di utenti di telefoni cellulari, 13 milioni di bambini in età scolare, 650.000 studenti. Nonostante queste buone premesse, i dati che ci interessano più da vicino sono allarmanti: l’analfabetismo è al 13,6%, i lettori regolari sono circa 500.000 (l’1% della popolazione) mentre il 51% della popolazione non possiede nemmeno un libro in casa. Nel 2008 il volume d’affari generato dall’editoria era stato di 370 milioni di euro (pari allo 0,15% del Pil), sceso però a 143 nel 2009 e 167 nel 2010. Per quanto riguarda le vendite dei libri trade, il 70% avviene in librerie di catena nazionali, il 9% nelle librerie indipendenti, il 5% tramite bookclub e il 3% nella Gdo. I libri scolastici vengono venduti soltanto da librerie indipendenti o da centri di distribuzione pubblici. E se per quanto riguarda la produzione generale abbiamo un 33% di produzione locale e un 67% di importazioni (soprattutto da Uk e Usa), le cifre sono solo leggermente diverse per quanto riguarda i libri trade: soltanto il 36,7% è prodotto localmente (per un 39,5% di fiction per adulti e un 60% di non fiction), mentre il 62,9% è importato.

L'erba del vicino

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Maggio 2014

di Lorenza Biava

Si obietta spesso, anche nel nostro settore, che l’«erba del vicino è sempre più verde», ma guardando agli scenari che emergono dalle interviste a cinque delle principali associazioni di editori europee – quella tedesca, spagnola, francese, svedese e olandese – sembra che tutte, chi più chi meno, siano afflitte dagli stessi problemi. L’equiparazione dell’Iva per i libri digitali, la tutela del copyright e la lotta alla pirateria sono infatti linee di intervento comuni, alle quali si aggiungono temi più squisitamente nazionali come la difesa delle librerie indipendenti in Francia o l’individuazione di un business model vantaggioso per il prestito digitale in Svezia. Abbiamo chiesto ai responsabili delle diverse associazioni di spiegarci quali sono i principali trend in atto nel loro mercato e di indicare gli argomenti più caldi per i loro associati.

Il deserto e dopo

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Febbraio 2007

di Laura Novati

La salvezza della parola e della scrittura non va mai sottovalutata.

Pinocchio a Samarcanda

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Febbraio 2007

di Laura Novati

Sono stati 130 i premi e i contributi satbiliti nell'esercizio finanziario 2006 - XX edizione, secondo semstre, attribuiti dalla Commissione nazionale per la promozione della cultura italiana all'estero.

Una vocazione da tradurre

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Febbraio 2007

di Laura Novati

L'esistenza di una vocazione geopolitica e culturale dell'Italia orientata al Mediterraneo è una constatazione quasi tautologica, ma è bene che essa prenda corpo e metta radici anche nelle moderne società dall'altra parte del Mediterraneo.

Nel nome dell'arte

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Ottobre 2005

di Redazione

Dall’Italia al mercato estero: il percorso di internazionalizzazione del libro d’arte parte dalle redazioni delle case editrici italiane. Ciascuna con la propria strategia.

La rivoluzione Waterstone

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Maggio 2014

di Elisa Molinari

Messa in vendita nel 2010, con la quasi matematica certezza che le attività sarebbero cessate da lì a poco, Waterstones, la più importante catena di librerie inglesi, è stata acquisita dall’investitore russo Alexander Mamut nel giugno 2011. Nonostante le perdite siano continuate anche negli anni successivi per un valore pari a circa 92,7 milioni di sterline tra il 2011 e il 2013, col tempo i segni meno sono stati compensati da altrettanti più. Merito del radicale cambiamento gestito da James Daunt, managing director di Waterstones dal 2011, e della nuova cultura cui ha improntato Waterstones.

L'editoria in India

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Aprile 2014

di Elena Refraschini

Continua il viaggio del «GdL» nelle editorie emergenti che fa tappa questo mese in India, Paese incredibilmente affascinante, caratterizzato da una pluralità religiosa e linguistica e da una ricchissima tradizione letteraria. L’analisi dell’industria editoriale indiana risulta complicata da diversi fattori, non ultimo proprio la frammentarietà linguistica, che richiederebbe statistiche e dati separati per ciascuna delle venti e più lingue che si parlano (e leggono). A peggiorare le cose, non esistono statistiche governative più recenti del 1972 (anno della prima fiera del libro di Nuova Delhi), e le cifre relative alle dimensioni del mercato variano notevolmente a seconda della fonte consultata. Tutti sembrano concordare, tuttavia, sull’importanza chiave del mercato essendo il terzo in lingua inglese dopo Usa e Uk (quello australiano e canadese hanno numeri più modesti); e secondo gli ultimi dati Ipa disponibili (2010) che comparano il valore di mercato a prezzo finale al consumatore, quello indiano è l’undicesimo mercato mondiale, che grazie anche ai 550 milioni di ragazzi dai 15 ai 30 anni che hanno voglia e bisogno di leggere e istruirsi, ha un tasso di crescita del 15% annuo secondo le stime più prudenti. La produzione si attesta sui 100.000 titoli l’anno (di cui 60% educational, 40% trade) da parte di circa 16.000 editori, per un valore del mercato di circa 1,6 miliardi di sterline. Il settore è frammentario anche dal punto di vista dei prezzi: mentre i titoli in lingua inglese (che costituiscono il 24% della produzione) hanno un prezzo di circa 350 rupie (4 euro) e hanno canali di distribuzione consolidati, i titoli nelle lingue regionali possono costare 80 rupie (meno di un euro) e vengono distribuiti nelle edicole e nelle stazioni delle città meno grandi: i due settori richiedono modelli promozionali e distributivi completamente diversi.

Se leggere è una nicchia

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Aprile 2014

di Edward Nawotka

Agli editori piace pensare al mercato dei libri come al campionato di calcio. Ogni editore mette in piedi il miglior team per la stagione (il catalogo) e compete sul campo per capire chi primeggerà (attraverso le vendite). Quello che sfugge loro è che non stanno affatto giocando una partita dello sport più diffuso al mondo, ma piuttosto qualcosa di molto più simile al football americano, che piace moltissimo ad una nicchia della popolazione mondiale – gli americani – ma che il resto del mondo praticamente ignora. Il fatto è che nel mondo di oggi, così pieno di distrazioni tecnologiche, pubblicare libri, venderli e anche leggerli è sempre più un’attività di nicchia piuttosto che l’hobby mainstream che vorremmo credere. Sicuramente ci sono Paesi dove leggere resta un passatempo popolare, e molto spesso la diffusione della lettura è strettamente legata alla qualità dell’educazione scolastica ricevuta. La Finlandia che è nota per il suo ottimo sistema scolastico, ne è forse l’esempio migliore. «I libri giocano un ruolo molto importante nella società finlandese – spiega Sakari Laiho, direttore dell’Associazione degli editori del Paese – e secondo le ultime ricerche, il 77% della popolazione compra almeno un libro all’anno». Nel Paese nordico, inoltre, il 75% dei genitori legge ad alta voce ai propri figli, una pratica il cui ruolo nella futura predisposizione alla lettura è provato. Ma c’è di più perché lo stesso mestiere di scrivere è considerato una delle professioni socialmente più prestigiose. Tuttavia, non è solo l’educazione a dover essere chiamata in causa quando analizziamo la diffusione della lettura e quindi, indirettamente, la possibilità di crescita di un mercato. Mentre gli abitanti di un Paese povero come la Cambogia hanno raggiunto un tasso di literacy (che ricordiamo consiste nella capacità di leggere e comprendere correttamente un testo) del 77,6%, la lettura è quasi esclusivamente praticata all’interno delle scuole e, come risultato di anni di oppressione politica e di povertà, il piacere per questa attività è quasi del tutto scomparso.

Un manifesto per gli editori

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Aprile 2014

di Lorenza Biava

Il 2014 potrebbe essere un anno di svolta per le istanze degli editori in Europa rispetto al copyright, all’Iva sui prodotti digitali e all’interoperabilità di formati e piattaforme. Le elezioni di maggio in cui i cittadini degli Stati membri saranno chiamati a esprimere la composizione del prossimo Parlamento europeo e il semestre di Presidenza italiana del Consiglio dell’Unione europea, che comincerà nel luglio di quest’anno, portano con sé grandi aspettative per la Federazione degli editori europei e le altre federazioni legate alle filiera del libro. Per accrescere la consapevolezza del mondo politico sulle sfide principali per il settore nei prossimi cinque anni, nel febbraio scorso, insieme all’European writers council (Ewc) e all’European booksellers federation (Ebf), la Fep ha proposto il Manifesto for the 2014 european elections. Ne abbiamo parlato con Anne Bergman-Tahon, direttore della Fep.

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