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Tecnologie

Un mondo di possibilità

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Luglio-Agosto 2014

di Ester Draghi

La mission di Casalini Libri è da oltre cinquant’anni la fornitura di libri e periodici pubblicati in Italia (ma anche in Spagna, Francia, Portogallo e Grecia) a biblioteche e istituzioni di tutto il mondo. Per rispondere alle attuali esigenze di business degli editori italiani Casalini sta oggi allargando la propria area di attività – che tradizionalmente si collocava nei mercati di Europa, Nord America e Australia – verso nuove aree emergenti come la Cina e l’America Latina. Le attività di Casalini all’estero costituiscono così un interessante osservatorio che ci aiuta a capire come stanno cambiando le dinamiche riguardanti il mercato accademico e universitario a livello globale, ma anche, più in generale, come si muove l’interesse per la cultura italiana nel mondo e in che direzione stanno andando i modelli più diffusi di prestito digitale. Di questo e altro abbiamo parlato con Antonella Fabbrini (responsabile commerciale editori Casalini Area Digital).

Azienda del mese: Lumina Datamatics

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Giugno 2014

di Redazione

Lumina Datamatics è partner di fiducia per svariate aziende che operano nel settore editoriale e nel retail a livello globale. A queste realtà, molte delle quali facenti parte della classifica di «Fortune» delle 500 migliori aziende del mondo, Lumina Datamatics offre assistenza in ambito commerciale, tecnologico e contenutistico. In qualità di partner strategico, Lumina Datamatics fornisce ai suoi clienti un’assistenza completa che va dal settore educativo a quello giuridico, dalla varia all’editoria accademico-professionale fino alle vendite al dettaglio, per migliorarne competitività ed efficienza operativa. I vantaggi offerti dalle sue soluzioni strategiche comprendono la riduzione del time-to-market per nuovi prodotti e servizi, maggiore efficienza nei processi commerciali e una più profonda comprensione dei comportamenti del lettore/acquirente.

Il mobile per l'editoria

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Giugno 2014

di Andrea Boscaro

Da qui a pochi mesi, quando assisteremo ai resoconti televisivi del 2014, la parola «selfie» possiamo già scommettere che vincerà sovrana in ogni sondaggio: sarà la dimostrazione, al netto di ogni considerazione sociologica, che le dimensioni «social» e «mobile» debbono essere considerate due facce della stessa medaglia e che non si può oggi parlare di marketing digitale senza considerare questi ambienti, che ne costituiscono il nerbo più rilevante e interessante. Il connubio mobile e social ci deve pertanto far considerare che la presenza di un editore su social media, come Twitter e Pinterest, o con i profili degli autori su Instagram, non può essere realisticamente attivata senza che prima il sito dell’azienda sia stato ottimizzato per la navigazione mobile: ogni clic dal social si tradurrebbe in una navigazione difficoltosa e probabilmente in un «rimbalzo» all’interno del sito. L’ottimizzazione di un sito per il mobile può essere fatto in due modi: grazie alla tecnologia «mobile-site» oppure grazie alla tecnologia «responsive». La tecnologia «mobile-site», la prima ad essere stata sviluppata, crea due versioni per ogni sito consentendo in tal modo di valorizzare funzionalità utili in mobilità.

Studiare tra carta e digitale

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Giugno 2014

di Marina Micheli

I dispositivi mobili per l’accesso a Internet e la lettura stanno facendo la loro comparsa nella «cassetta degli attrezzi» degli studenti universitari. Così che, al di là della retorica che spesso contraddistingue i discorsi sul digitale nella didattica universitaria, in questo periodo di rapidi cambiamenti è essenziale esaminare empiricamente l’uso delle tecnologie di studenti e insegnanti. L’indagine è-book, promossa dal Gruppo accademico professionale dell’Aie nel 2013, va in questa direzione grazie ad un questionario che indaga i metodi di studio degli universitari, in particolare l’uso che essi fanno di materiali cartacei e digitali per prepararsi agli esami. I risultati (pubblicati nell’e-book Stili di studio degli universitari italiani tra carta e digitale) non si limitano a presentare le tendenze generali – come se gli studenti fossero un insieme omogeneo –, ma identificano cinque profili che rappresentano differenti modalità di studio. Gli studenti che hanno compilato per intero il questionario sono stati 1.513. Per individuare gli stili di studio, il questionario chiedeva di indicare l’intensità di utilizzo (su una scala da 1 a 10) di materiali/strumenti didattici, equamente divisi tra cartacei e digitali. I più utilizzati si sono confermati i manuali cartacei consigliati dal docente (valore medio 9), seguiti dagli appunti (8,3) e dalle slide prodotte dal docente (7,3), primo materiale digitale per popolarità. Seguono tre strumenti «analogici» – le fotocopie (7,1), «libri e altre fonti cartacee individuate dallo studente per approfondire» (6,9), dispense del docente acquistate in copisteria (6,7) – e quattro digitali – materiali di approfondimento individuati dallo studente in rete (6,5) o consigliati dal docente (5,9), testi in formato e-book o Pdf (5,2) e materiale integrativo sul sito Web degli editori (4,7).

Un sito per vendere diritti

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Giugno 2014

di Giovanni Peresson

Il mercato editoriale italiano, oltre a soffrire di una cronica (e strutturale) carenza di lettori, ha un’altra peculiarità che lo rende diverso da quello degli altri Paesi e di cui poco si parla al di fuori del settore: il nostro mercato linguistico coincide con i confini geografici del nostro Paese. I 59,7 milioni di italiani residenti (e di cui solo il 43% legge dei libri) coincide con l’interezza del nostro mercato, contrariamente a quanto avviene per altre editorie: in primo luogo quelle anglofone e quelle di lingua spagnola ma, sia pure in misura minore, il discorso vale anche per quella francese o per quella tedesca. Cala l’incidenza delle traduzioni da lingue straniere (dal 23-24% del 2002 al 19%-20% di oggi) e cresce, di contro, il numero di titoli i cui diritti gli editori italiani hanno iniziato a vendere all’estero (dai circa 1.800 del 2001 agli attuali quasi 4.300), cosa ancor più evidente in un settore come quello dei libri per bambini che, dalla situazione di saldo negativo del 2010, passa ad una del tutto opposta: vendiamo più di quanto compriamo. Uno sforzo – e un risultato – in buona sostanza portato avanti singolarmente dalle varie aziende editoriali, con le inevitabili penalizzazioni del caso. Penalizzazioni relativamente trasversali alle imprese (non riguardano solo quelle italiane!). Da un lato un’area di difficoltà è rappresentata dal mercato anglofono.

Azienda del mese: codeMantra

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Maggio 2014

di Redazione

codeMantra, da oltre 15 anni protagonista nel mercato globale dell’editoria, incorpora al suo interno strutture di eccellenza proponendo agli editori servizi di qualità, che spaziano dalla composizione alla prestampa, dalle conversioni agli asset management, dai metadata alla distribuzione. La mission è quella di fornire a qualsiasi editore, prescindendo dalla materia trattata o dal mercato di appartenenza, gli strumenti e i servizi necessari per sviluppare una strategia di pubblicazione in formato tradizionale e/o digitale coerente ed efficiente, riducendo i costi ma rispettando i work flow di produzione. Creata nel 2002 con sede a Boston (MA), codeMantra può oggi vantare 1.500 dipendenti e varie sedi negli Stati Uniti, in India e in Europa con una presenza globale in un mercato così diversificato e dinamico. Nonostante l’apparente complessità strutturale derivante dalla vocazione globale dell’azienda, uno dei suoi punti di forza è la capacità di sostenere gli editori nelle loro esigenze, fornendo con tempestività le soluzioni richieste ed attuandole nel modo più semplice e funzionale.

Come ripensare i siti Web

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Maggio 2014

di Andrea Boscaro

Il mese di marzo si è chiuso con la notizia che le vendite di e-book in Gran Bretagna sono cresciute del 20% dimostrando come questo sia un mercato device-driven. Con l’esplosione di smartphone e tablet, anche in Italia stiamo assistendo all’evoluzione del mercato editoriale sotto il profilo del marketing, della comunicazione e del prodotto. Il digitale cambia il marketing delle case editrici perché l’e-commerce è giunto a pesare, come canale, l’11% del totale, a cui si debbono aggiungere i ricavi dei libri digitali: non stupiscono pertanto segni quali l’espansione sempre più sostenuta di Amazon in Italia e la crescente attenzione delle case editrici che stanno comprendendo che «nuove librerie» richiedono «nuove copertine», o come l’indicizzazione sui motori di ricerca e l’attenzione alle opinioni dei lettori. Mentre negli Stati Uniti i siti degli editori non hanno potuto far altro che rimandare i lettori verso il colosso di Amazon, la partita, qui in Italia, è ancora aperta come dimostra l’acquisizione della community di lettori Anobii da parte di Mondadori. Come Goodreads, di proprietà di Amazon, anche Anobii ha infatti in sè l’ingrediente più importante del mondo digitale per l’editoria: i dati. I dati sono il sale dell’uso della rete: ciò che per un utente è un atto non significativo come un «like» è, invece, per la casa editrice che lo guardi in aggregato una preziosa informazione per comprendere le tendenze, individuare gli ostacoli e costruire una relazione più personale e fedele con i lettori.

Di carta o di pixel?

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Maggio 2014

di Emilio Sarno

Lo scorso anno avevamo presentato su queste stesse pagine i risultati di una indagine Istat relativa alla lettura dei bambini tra 0 e 5 anni. Era un’indagine «pilota» che conteneva però numerose indicazioni relativamente a quanto stava (o sta) accadendo all’interno delle «nuove» famiglie italiane. Lo ricordiamo perché costituisce un buon punto di partenza per collocare la ricerca promossa da Aie, Fattore mamma, Mamamò, Natidigitali in collaborazione con Aib e Filastrocche.it. e presentata nel marzo scorso alla Fiera del libro di Bologna. Cosa diceva l’indagine Istat? Tre cose essenziali che è utile ricordare: il 63,3% dei bambini di 2-5 anni «leggeva, colorava, sfogliava libri o albi illustrati tutti i giorni al di fuori dell’orario scolastico»; tra i 2-5 anni la diffusione della lettura era maggioritaria rispetto a tutte le altre classi di età, infantili e Ya (da cui deriva che le vere agenzie che si occupano di promozione della lettura sono diventate le famiglie italiane); nel 2011 il 17,4% dei bambini di 2-5 anni «usava il pc», valore che nel 2013 è salito al 23,3%. In assenza di ricerche si considerava la fascia infantile e quella della pre-infanzia come un universo protetto rispetto all’uso dei nuovi device digitali. In realtà, come vediamo, non è affatto così. Una precisazione, però. Qui non si tratta di ragionare in termini di contrapposizione (carta vs digitale) bensì in termini di complementarietà: i nuovi genitori svolgono un ruolo attivo rispetto alle proposte editoriali e al mix di storie di carta o di pixel che propongono ai loro figli. Questa è appunto l’evidenza che emerge dall’indagine Natidigitali 2014 dedicata alla lettura di libri digitali nelle famiglie italiane con bambini in età 0-14 anni, ricordando che con «libri digitali» si intendono applicazioni ma anche fiabe e storie lette su e-reader, tablet, smartphone.

Esplosione Cambriana 2.0

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Maggio 2014

di Michael Bhaskar

Circa 520 milioni di anni fa un evento rivoluzionò il mondo. Fino a quel punto le forme di vita erano state semplici e relativamente limitate, così come la biodiversità. All’improvviso, in un breve arco temporale, ci fu una rivoluzione nella vita stessa: la maggior parte delle specie di animali che oggi diamo per scontate trovarono una forma e l’evoluzione accelerò trasformando il mondo così come era sempre stato. Secondo l’«Economist» si sta verificando qualcosa di molto simile oggi, con le aziende al posto delle forme di vita. Ecco a voi «l’esplosione cambriana 2.0». Le start-up editoriali oggi stanno crescendo e trasformando il settore. Le radici di questo cambiamento risalgono al boom delle dotcom, quando si è fatta avantiuna nuova onda di imprenditori, programmatori, hacker e blogger. In quello stesso periodo un servizio come Napster stava facendo capire quanto tutto fosse vulnerabile. Creato dall’allora diciottenne Shawn Fanning, il meccanismo peer-to-peer di Napster da solo sovvertì l’intera industria multimiliardaria della musica. Nel corso della fine degli anni Novanta le start-up del Web che si erano diffuse nella Bay Area (e altrove) stavano scrivendo la storia. Poi ci fu il crollo delle dotcom. Oggi, con il senno di poi, possiamo vedere quel crollo per quello che era: un contrattempo. Il boom è tornato ed è guidato dalla tecnologia. Quando una start-up (Whatsapp) può essere comprata da un’altra (Facebook) per 19 miliardi di dollari, quella start-up ha meno di cento impiegati e una vita di quattro anni, è il caso di prenderne nota. La verità è che siamo di fronte all’apoteosi del boom delle dotcom che, in realtà, non sono mai scomparse.

Innovazione e scuola

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Maggio 2014

di Ester Draghi

Progettare libri scolastici in formato e-book non è una sfida semplice per l’editoria scolastica. Le pubblicazioni digitali esistenti oggi troppo spesso sono ancorate a dei modelli di consultazione vincolati alle edizioni cartacee che mal si prestano a una trasposizione letterale su computer e su dispositivi mobile. Il progetto iSLe (www.progettoisle.it) nasce proprio con l’obiettivo di immaginare come tecnologie quali motori inferenziali, strumenti di ontology learning, text mining, annotazione semantica dei contenuti e tecniche di intelligenza artificiale possano essere utilizzate per creare una nuova generazione di liquid book per l’editoria scolastica e professionale. iSLe è un progetto di GruppoMeta in collaborazione con l’Istituto di linguistica computazionale del Cnr di Pisa, 01S, Space e Viditrust finanziato dalla Regione Toscana nell’ambito del Por Creo 2007-2013. Ne abbiamo parlato con Paolo Ongaro Ceo di Meta Srl.

L'alleanza tra software e librai

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Maggio 2014

di Elena Vergine

Le librerie indipendenti italiane (ma non solo) sono messe a dura prova dalla crisi che si declina non solo in una diminuzione della spesa degli italiani in libri, ma anche in una sempre più ardua competizione con gli store on line e con la crescita dell’e-commerce. Eppure, come sottolineato in questo stesso numero da Alberto Galla (presidente dell’Associazione librai italiani) le librerie «stanno dimostrando una straordinaria capacità di resilienza» a riprova del fatto che i librai hanno più di un asso nella manica. Tra questi vi sono i software gestionali. «Il gestionale in libreria ci sta come i libri e gli scaffali. È lo strumento di lavoro principale di cui il libraio oggi non può fare a meno, – afferma Francesco Bova (Decalibro) –. D’altro canto, a petto della crisi presente, il gestionale di miracoli non ne fa, non abbassa gli affitti dei locali, non smuove le politiche commerciali degli editori, non batte gli sconti della grande distribuzione e molte altre cose non fa. La differenza la fanno il libraio e la specializzazione della libreria: è solo su questa base che poi anche il gestionale può dare il meglio di sé».

Analytics per tablet

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Aprile 2014

di Giorgio Kutz

Abbiamo già citato nel numero scorso i nuovi strumenti di marketing analitico da poco disponibili per gli editori e per chiunque veda nei prodotti per tablet un possibile sbocco di mercato. Tra i nuovi analisti spicca App Annie, (www.appannie.com) specializzata nel tracciare le vendite negli «store» per tablet, che recentemente ha pubblicato un rapporto sui trend di comportamento degli acquisti emersi nel corso del 2013. Anche se il mercato editoriale in senso stretto è ad oggi marginale (ma contiguo) val comunque la pena tener d’occhio questo mondo, agitato da una significativa crescita dei mercati emergenti, da un forte sviluppo di fatturato dell’area giochi e dall’invasione delle piattaforme di social networking.

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