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Tecnologie

Belle App da Bologna

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Aprile 2014

di Cristina Mussinelli

Terzo anno di giuria al BolognaRagazzi Digital Award, il premio che la Fiera del libro per ragazzi dedica al libro digitale, al fine di incoraggiare le produzioni eccellenti ed innovative nell’ambito delle App derivate da libri. Due compagni di viaggio già noti e uno nuovo, come previsto dalle regole della Bologna Children’s Book Fair, competenze diverse e punti di vista complementari. Un esperto di prodotti digitali per bambini sin dal 1980, un illustratore noto e pluripremiato, un «guru» dell’editoria digitale e la sottoscritta, un’esperta di digitale e una zia di tre nipoti di 4, 6 e 14 anni che sono stati fin dal primo anno usati come «tester» per portare nelle valutazioni della giuria anche il punto di vista dei potenziali destinatari dei prodotti. Anche quest’anno il processo è stato complesso: 258 prodotti (App ma anche e-book arricchiti) inviati da 176 editori, rappresentanti di 37 paesi, tutti rilasciati nel corso dell’anno in corso. Editori con caratteristiche molto diverse, con team e capacità di investimento differenti e, a volte, completamente impari. Per non essere influenzati da tali elementi, anche quest’anno come giuria ci siamo dati delle regole che potessero guidare in modo il più possibile oggettivo le nostre valutazioni e ci portassero a identificare come richiesto dal premio un vincitore, due nominati e sette selezionati per le due categorie previste: fiction e non fiction. Innanzitutto si è concordato che non ci dovesse essere alcuna discriminazione rispetto a provenienza geografica, dimensione del produttore e piattaforma. L’elemento fondamentale per ottenere un giudizio positivo era la capacità di offrire un’esperienza di interazione ricca e creativa, che però mantenesse le tradizionali qualità dei prodotti per bambini in termini di racconto, illustrazioni e scrittura. Una volta soddisfatti questi requisiti, la giuria ha poi deciso di operare la selezione sulla base delle caratteristiche innovative dei prodotti (sia dal punto di vista delle storie, sia delle loro implementazioni tecnologiche), delle soluzioni grafiche, delle modalità di interazione e dell’uso dei componenti multimediali, in modo che i prodotti selezionati potessero essere un punto di riferimento per altre aziende, editoriali e non, che stanno sviluppando o che hanno intenzione di sviluppare nuovi prodotti digitali.

Biblioteche fusion

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Aprile 2014

di Redazione

Londra, 1998. Tower Hamlets, uno dei 32 comuni della City, ha il servizio di biblioteche pubbliche meno utilizzato del Regno Unito, con tassi di prestito desolanti. Il comune si interroga: abbiamo ancora bisogno delle biblioteche? Ma invece di chiuderle decide di sfruttare l’occasione e ripensarle in un altro modo, creando un nuovo modello, Idea Store. Ma non corriamo troppo: prima di iniziare il processo che trasformerà le biblioteche di Tower Hamlets in un esempio ammirato in tutta Europa, servirà del tempo. Uno degli ingredienti che hanno reso Idea Store un modello vincente, è la capacità di ascoltare. Non a caso il primo passo è stata un’indagine – fatta di oltre seicento incontri individuali a casa delle persone – per capire perché gli abitanti di Tower Hamlets, 265 mila persone la maggioranza delle quali asiatiche o africane non frequentassero la biblioteca.

Carta, cultura e crescita

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Aprile 2014

di Alessandro Nova

Gli ultimi anni sono stati particolarmente difficili per l’industria italiana. All’interno del settore manifatturiero, tuttavia, i diversi segmanti hanno risentito in modo diverso della recessione. La filiera grafica e cartotecnica, rappresentata da Acimga, Aie, Anes, Argi, Asig, Assocarta, Assografici e Fieg, è uno dei contesti produttivi che ha subito in modo più evidente gli effetti di una crisi che, cominciata nell’ormai lontano 2008 nel sistema finanziario americano, si è successivamente estesa a livello mondiale, diventando una crisi «reale» (contrapposto a «finanziaria»). In particolare, all’interno del nostro sistema economico, la recessione ha assunto caratteristiche prevalentemente «industriali» e «private», nel senso che i settori più colpiti sono stati il comparto manifatturiero e la componente delle piccole-medie imprese private che rappresentano, tradizionalmente, la struttura portante del nostro comparto produttivo. Un ulteriore elemento che ha caratterizzato il nostro sistema (ed in generale i Paesi della fascia europea mediterranea) è stata l’estrema virulenza della recessione, all’interno della quale si sono concentrati tutti gli elementi di debolezza che caratterizzano il sistema economico italiano in modo differenziale rispetto ai sistemi industriali concorrenti evoluti: lo svantaggio comparato di una fiscalità che ha raggiunto livelli allarmanti, la rigidità del mercato del lavoro, la ridotta (e decrescente) produttività dei fattori produttivi, l’elevato costo dell’energia, la scarsa propensione all’innovazione, un mercato azionario asfittico, il sottodimensionamento e la sottocapitalizzazione delle imprese, un sistema bancario inefficiente, modelli di governance eccessivamente concentrati su imprese detenute da singoli imprenditori o da nuclei familiari, che hanno fatto la fortuna del nostro sistema economico, ma che oggi sembrano marcare il passo rispetto a forme di organizzazione imprenditoriale più solide. Infine non possiamo trascurare due elementi, che potremmo definire «politici», di grande peso: la mancanza di una politica industriale che «latita» ormai da più di vent’anni e una burocrazia soffocante.

Nasce lo Smart Book

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Aprile 2014

di Giulia Marangoni e Elisa Molinari

Come promuovere il dialogo tra editoria e Ict, mettendo in luce nuove opportunità di sviluppo di prodotti e servizi innovativi per l’industria dei contenuti? Una risposta viene dal network europeo Tisp (Technology and Innovation for Smart Publishing) che, sotto il coordinamento di Aie, ha pubblicato lo Smart Book, una risorsa digitale dedicata ai professionisti dei due settori, on line in occasione della Fiera di Londra.

Un mondo di immagini

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Aprile 2014

di Michela Gualtieri

Le immagini hanno oggi un ruolo di primo piano nella comunicazione ed è sempre più importante che un prodotto editoriale sia corredato di foto significative e accattivanti. Ma dove reperirle? Come gestirle? Come essere sicuri della loro qualità? Agenzie e archivi iconografici sono gli istituti che si occupano di raccogliere il materiale prodotto da fotografi professionisti, catalogarlo e gestire i rapporti con gli editori interessati a comprarne i diritti di riproduzione. Abbiamo intervistato gli esponenti di alcuni dei più importanti istituti italiani per comprendere meglio il loro lavoro.

Bambini global e App

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Marzo 2014

di Giorgio Kutz

Chi mastica di editoria per ragazzi o di editoria scolastica per la scuola primaria sa bene che l’articolazione dell’offerta al target infanzia-ragazzi è molto fine, siamo in piena età evolutiva e sappiamo che un libro fatto per un bimbo di quattro anni non va bene per un bimbo di sei. Capacità di comprendere i caratteri, percezione delle immagini, gusto, permeabilità al mondo esterno sono criteri che diversificano enormemente l’offerta editoriale tradizionale per il mercato dei piccoli lettori in età compresa fra i due e i dodici anni. L’arrembaggio dell’offerta digitale su questo target è stata a lungo ignara di tale dogma, complice il predominio dell’immagine sul testo e la fluidità del testo stesso. Solo da pochi mesi nelle vetrine dei tablet si comincia a distinguere la fascia d’età di destinazione, con robuste approssimazioni, ma con informazioni di ritorno piuttosto interessanti soprattutto sulle scelte d’acquisto dei genitori. È poi recentissima l’introduzione nel mondo Web di nuovi strumenti di monitoraggio che consentono di confrontare i comportamenti d’acquisto tra diversi Paesi e mercati (prima fra tutti l’App Annie – www.appannie.com). Insomma, in un mercato – qual è il digitale – tradizionalmente tirchio di informazioni oggettive e prodigo di bufale vendute a caro prezzo, si comincia a vedere la luce in fondo al tunnel.

La generazione digitale

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Marzo 2014

di Giovanni Peresson

Tra 2012 e 2013 contiamo circa 218.000 lettori di libri in meno (-7,4%); ma sono 303.000 i ragazzi tra i 6 e i 14 anni che «hanno letto o scaricato libri online o e-book negli ultimi 3 mesi». Sebbene le due azioni sopra descritte siano significativamente diverse (leggere non implica lo scaricare e viceversa), l’indicazione che emerge dalle due indagini di Istat sulla lettura sembra estremamente chiara. I ragazzi di età compresa tra i 6 e i 14 anni si stanno spostando dalle pagine dei libri verso storie e personaggi – in ogni caso non stiamo parlando della semplice navigazione su Internet, o della partecipazione ai social network – a cui si accede solo navigando in rete oppure attraverso e-book (anche qui la formulazione della domanda lascia margini di ambiguità: dove si collocano, per esempio, le App tratte da libri in questa equazione?). Un dato che non capovolge affatto quello precedente del calo della lettura di libri, e che ci farebbe dire che la lettura – sia cartacea che digitale – è nonostante tutto continuata a crescere anche nel 2013 presso i ragazzi tra i 6 e i 14 anni. Anzi ci sarebbero qualcosa come quasi 85.000 lettori in più. Le informazioni raccolte da Istat delinea-no piuttosto un marcato, e soprattutto rapido, cambiamento nelle abitudini e nei modi di leggere anche tra bambini e ragazzi. Con inevitabili sovrapposizioni poi, tra carta e digitale. Dei 5,2 milioni di italiani (il 17,3% della popolazione) che negli ultimi tre mesi dichiara di aver «letto o scaricato libri on line o e-book» quelli tra i 6 e i 14 anni sono già il 5,8% di questa platea.

Quando il budget è a portata di click

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Marzo 2014

di Michela Gualtieri

Il 17 ottobre scorso una triste notizia aveva sollevato molto clamore sul Web: il Festival del giornalismo di Perugia, manifestazione che per sette anni ha portato in Italia le figure di spicco del giornalismo internazionale, non avrebbe avuto luogo nel 2014 per mancanza di fondi. «Stop at the top» erano state le parole con cui gli organizzatori, Arianna Ciccone e Cristopher Potter, avevano annunciato che le dimensioni e l’importanza che il Festival aveva raggiunto non erano più sostenibili con i finanziamenti a loro disposizione. Piuttosto che abbassare il livello, preferivano tirarsi indietro. Al clamore è presto seguita la mobilitazione e dal 2 novembre è partita una campagna di crowdfunding che in 90 giorni ha raccolto 115.420 euro, il 115% del budget preventivato. Il 2 febbraio l’annuncio ufficiale: il Festival del giornalismo si terrà anche quest’anno, dal 30 aprile al 4 marzo, grazie al sostegno del popolo del Web e, in particolare, di 749 donatori che hanno deciso di finanziare l’iniziativa dietro il semplice compenso di un badge «Donor» per seguire gli eventi oppure (per i più generosi) di una menzione sul sito del Festival. Il crowdfunding, letteralmente «finanziamento della folla», è una forma di raccolta fondi consentita da piattaforme Web dedicate e alimentata da meccanismi tipici dell’era di Internet, che aggrega persone distanti e sconosciute in virtù di obiettivi comuni da loro giudicati importanti.

Scuola accessibile?

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Marzo 2014

di Rosa Mugavero

Secondo l’ultimo rapporto Istat sull’integrazione scolastica degli alunni con disabilità nelle scuole primarie e secondarie di primo grado, negli istituti scolastici italiani la tecnologia è, come è prevedibile, ancora troppo poco diffusa e gli strumenti multimediali per la didattica speciale sono scarsamente utilizzati. Se la causa è da ricercarsi anche nei tagli alla scuola e al personale dedicato alla didattica delle ultime finanziarie, dal rapporto emerge la preoccupante situazione che vede nel nostro Paese più di un quarto delle scuole primarie e secondarie di primo grado prive di postazioni informatiche con periferiche hardware speciali e software specifici per la didattica per gli alunni con diverse tipologie di disabilità. Le carenze più elevate si registrano nel Mezzogiorno, mentre nel Centro Italia si rilevano le percentuali più basse. In particolare, con l’82,9%, sono le scuole primarie dell’Emilia-Romagna le strutture maggiormente dotate di postazioni informatiche adattate alle esigenze degli studenti disabili, insieme alle scuole secondarie di primo grado della Liguria (83,1% delle scuole). La maglia nera tocca invece alle scuole primarie della Basilicata e a quelle secondarie di primo grado che, rispettivamente con il 59,4% e il 71%, sono gli istituti italiani meno dotati di postazioni informatiche & co.

Biblioteche all-digital

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Febbraio 2014

di Edward Nawotka

Il futuro delle biblioteche è un libro aperto, ma con i licenziamenti e i tagli alle risorse destinate ad esse, è proprio il futuro che rischia di diventare il vero punto interrogativo per queste istituzioni. Negli States come in Europa, le fasce interessate dalla riduzione dei servizi biliotecari sono soprattuto le minoranze e i ceti sociali più bassi, che contano proprio sulle biblioteche pubbliche per soddisfare i loro bisogni di lettura. Naturale dunque che in tutto il mondo si stia iniziando a guardare con interesse alle nuove possibilità offerte dal digitale. Una delle esperienze più interessanti degli utlimi mesi è quella della BiblioTech di San Antonio, Texas, la prima biblioteca completamente digitale degli Usa che ha aperto i battenti in settembre. Il progetto nasce dall’idea del giudice di Bexar County, Nelson Wolff – l’equivalente di un sindaco appassionato collezionista di libri – che è stato ispirato dalla crescente digitalizzazione della biblioteca pubblica di New York e dalla biografia di Steve Jobs scritta da Walter Isaacson. BiblioTech si trova in un quartiere a basso reddito ed è ospitata in un edificio governativo che comprende anche altri servizi per la cittadinanza. Una volta entrati nei locali della biblioteca l’impressione è quella di trovarsi in un campus universitario: i visitatori si trovano davanti a due lunge file di 48 iMac, ad un «iPad bar» con una dozzina di tablet e a un banco prestiti. Una porta conduce in una stanza luminosa dove trovano spazio due Xbox 360 con Kinect e quattro Microsoft Surface touchscreen con in dotazione decine di videogiochi educativi. Un piccolo punto vendita di caffè, chiavette Usb e cuffie, mentre uno spazio nella parte posteriore della biblioteca è arredato con panche per la lettura degli utenti che portano i propri dispositivi. Quelli che ne sono sprovvisti possono prendere in prestito uno dei dieci MacBook Pro o dei quaranta iPad messi a disposizione dalla biblioteca.

E-book all you can read

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Febbraio 2014

di Ginevra Vassi

Cos’hanno in comune gli e-book con il sushi e le palestre? Secondo gli ultimi trend internazionali, molto più di quanto si possa pensare. Iniziamo con i ristoranti giapponesi: in alcuni casi con una cifra fissa offrono la possibilità di mangiare finché il proprio appetito non viene soddisfatto. Se nell’equazione si sostituiscono gli e-book al sushi e una piattaforma on line a un ristorante, il modello non cambia. Semplificando, il lettore si abbona a un servizio e legge quanto vuole (o può leggere), tra la vasta gamma di libri che ha a disposizione, per il tempo per cui ha pagato. Si cerca insomma di ripetere con gli e-book quello che Netflix ha fatto con film e serie Tv e ciò che Spotify ha fatto con la musica. I servizi, sempre più numerosi, che propongono e-book in abbonamento devono fare i conti con una sfida interessante. Ogni nuovo «fornitore» di e-book deve soddisfare tre parti in gioco: il lettore, chi fornisce il contenuto (che sia esso un editore o un autore) e, ovviamente, sé stesso. Renderanno la lettura più economica, accessibile e conveniente o svaluteranno il valore degli e-book e danneggeranno case editrici e autori? Presto per dirlo. Tante sono le insidie: se la piattaforma riesce a far sottoscrivere l’abbonamento a milioni di persone che non leggono sarà contento chi offre il servizio, ma di certo non le case editrici. Se invece saranno tutti lettori forti, sarà la piattaforma a rimetterci proprio come accadrebbe a un ristorante preso d’assalto dai buongustai. Per chi non legge più di un libro al mese (i prezzi medi sono di 9,99 dollari) non dovrebbe essere un affare, soprattutto perché il catalogo di questi servizi non sempre può contare sugli ultimi bestseller. Come le palestre, invece, questi servizi scommettono sul fatto che la maggior parte degli utenti, dopo una prima fase di uso intensivo, ne farà nel tempo un uso più moderato. I centri sportivi infatti sanno che molti abbonati non usufruiranno appieno di tutte le potenzialità proposte.

Fanfiction: il Candy Crush dell'editoria

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Febbraio 2014

di Elisa Molinari

Nel 2011 Lev Grossman scrisse su «Time» che le fanfiction, ovvero quelle storie scritte dai fan a partire da un’opera originale, sono il lato oscuro dell’editoria: invisibili nei canali mainstream ma di dimensioni imponenti. Oggi, tre anni dopo, è ancora così? E prima di tutto, la definizione di Lev Grossman è ancora valida? «Dopo il fenomeno Sfumature e il lancio di Kindle Worlds – ci dice Anna von Veh, cofondatrice di Say Books e fervente sostenitrice del potenziale delle fanfiction come modello per l’editoria in termini di rapporto con Internet, tecnologia e community – credo che siano rimasti in pochi nell’editoria a non conoscere le fanfiction. Penso però che non sia ben chiaro cosa siano esattamente e che la loro portata non sia ben definita. Non sono convinta che siano considerate parte dell’universo editoriale, tanto che sono spesso guardate con disprezzo. Un caso su tutti è quello delle Sfumature che da un lato ha confermato agli editori questo giudizio negativo e dall’altro li ha obbligati a prenderne atto.» «Questo è solo l’inizio – continua Anna von Veh – e alcuni editori, come Sourcebooks, hanno iniziato a connettersi a Wattpad, una gigantesca piattaforma di scrittura dove si trovano per lo più fanfiction. Uno degli aspetti interessanti è che Wattpad non distingue tra fiction e fanfiction, cosa che trovo interessante e che penso sia un’ottima mossa commerciale. Ha portato le fanfiction in un ambiente open dandogli la dignità di contenuto editoriale. Gli scrittori di Wattpad sono generalmente giovani, con una familiarità molto più marcata con il mondo di Internet rispetto a fasce d’età più mature. Le fanfiction scritte sui siti tradizionali riguardano soprattutto i materiali e i mondi creati da altri artisti (autori, show televisivi), mentre la maggior parte delle fanfiction su Wattpad riguarda gli artisti stessi».

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