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Tecnologie

Il futuro dei periodici? In tre dimensioni

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Febbraio 2014

di Giorgio Kutz

È durissimo parlare di quotidiani e periodici in questi tempi di crisi in cui non si vede la luce in fondo al tunnel. È la cronaca di un’agonia? Di una lotta quotidiana per la sopravvivenza? Di una trasformazione catartica in atto? Il dato certo è che l’implosione dell’industria dei quotidiani ha colpito ogni angolo del pianeta, senza distinzioni. I dati della Newspaper Association of America (l’associazione dei quotidiani statunitensi) denunciano una caduta dei fatturati pubblicitari che si sta protraendo per sette anni consecutivi, con un picco di perdita di quasi due miliardi di dollari nel 2012. L’insieme del fatturato pubblicitario sui quotidiani è meno della metà di quanto fosse all’inizio della crisi, nel 2006. Oltre un migliaio di quotidiani statunitensi sono riusciti a rastrellare pubblicità sulle edizioni digitali, ma le perdite della pubblicità a stampa sono ben lungi dall’essere compensate dall’incremento della pubblicità digitale. E in Europa? Il «Wall Street Journal» punta impietosamente il dito contro il Vecchio Continente : «A lungo protetti da sussidi pubblici e da ricchi proprietari più attenti al potere che al profitto, i quotidiani europei si ridimensionano in un’emorragia di inchiostro e posti di lavoro, mentre i sussidi si prosciugano e la pubblicità crolla». In tutti i Paesi europei la circolazione dei quotidiani è crollata mediamente a due cifre, in ragione del 10/30%, più pesantemente nella fascia mediterranea che nel nord.

Il punto sul mercato della carta

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Febbraio 2014

di Ester Draghi

La crisi del mondo del libro, lo sappiamo bene, non è più solo localizzata in alcuni segmenti ben delimitati di mercato. Tutti, dalle librerie ai distributori, dagli editori alle biblioteche, hanno visto le difficoltà (e talvolta le inadeguatezze) strutturali del settore riproporsi e amplificarsi sotto i colpi sempre più profondi della crisi. Anche l’industria della carta è alle corde dopo sei anni di crisi alla quale non è estranea la riduzione delle vendite di carta per usi pubblicitari, ma anche alla diminuzione di quella che prima supportava tutta una serie di materiali che da tempo ormai non si stampano più (dagli orari ferroviari ad alcune tipologie di brochure informative), come pure il maggior controllo della tiratura di lancio e il controllo delle rese, fino ai minori consumi delle carte per usi alimentari. Tra i provvedimenti necessari per invertire questa tendenza Paolo Culicchi (presidente di Assocarta) sottolineava, nell’assemblea tenutasi a Roma lo scorso giugno, la necessità di forti interventi per far scendere il costo dell’energia, che incide dal 20% al 50% dei costi del prodotto, sbloccando i gasdotti e applicando la norma sullo sgravio degli oneri agli energivori, e lo sviluppo del riciclo sul posto. Difatti «per la produzione di carte destinate a scopi grafici (in cui sono incluse anche quelle per i libri), le sintesi ufficiali Istat 2013 relative ai 9 mesi presentano una nuova riduzione dei volumi del -7% – come ci spiega Massimo Medugno, direttore generale di Assocarta –. In questo ambito non è così semplice capire quanta parte delle carte per usi grafici prodotte dalle nostre cartiere sia destinata alla realizzazione di libri». Il comparto delle carte per usi grafici, interessato come tutti da una lunga crisi economico-finanziaria, risente poi del ridimensionamento della domanda conseguente all’affermarsi del digitale. Dal 2007 ha perso quasi 700 mila tonnellate di produzione, cioè il 40%, del calo totale dell’attività cartaria complessiva (-1,7 milioni di tonnellate).

La scrittura in tv

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Febbraio 2014

di Elena Vergine

Masterpiece è il «talent show letterario», coprodotto da Freemantle Media e Rcs Libri e in onda su Rai 3, che coniuga cultura e intrattenimento in un format che vede degli scrittori esordienti sfidarsi per vincere la possibilità di pubblicare un romanzo con Bompiani. Alla chiusura delle selezioni per individuare i concorrenti, la redazione del programma aveva ricevuto quasi cinquemila dattiloscritti e centinaia di persone sono state provinate in previsione della messa in onda. Conclusasi la fase di selezione dei finalisti il programma si avvia, proprio a febbraio, verso la sua fase finale che si concluderà con la proclamazione del vincitore. La trasmissione – la cui prima puntata è stata vista da circa 700 mila spettatori con uno share del 5,14% – ha diviso pubblico e critica e ha fatto molto parlare di sé, sia all’estero che in Italia. Al di là dei giudizi di merito, sicuramente interessante è l’oggettiva novità del format che non trova eguali nemmeno negli Usa, la patria dei reality show. Eppure, come sottolinea Edward Nawotka su «Publishing Perspectives» nel suo Why Tv Writing Competitions Can Be More Subversive Than You Think, uno degli aspetti più trascurati dalle discussioni che vedono dibattere detrattori e sostenitori di Masterpiece è quello che riguarda il background storico della letteratura in televisione, che non è affatto vasto. Esistono infatti almeno altre due trasmissioni che hanno tentato di portare gli scrittori sul piccolo schermo, Poets Million (Emirati Arabi Uniti) e LuchaLibro (Perù), e che – a detta di Nawotka – racchiudono addirittura un potenziale sovversivo.

Prestiti digitali

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Febbraio 2014

di Elisa Molinari

3 mila biblioteche aderenti in 15 regioni italiane e 4 Paesi stranieri (Svizzera, Slovenia, Australia, Giappone), 25 mila e-book italiani di 230 editori, oltre 70 mila e-book stranieri. Questa è in estrema sintesi, MediaLibraryOnLine, la piattaforma italiana per il prestito digitale che oggi conta 290 mila utenti iscritti. Abbiamo chiesto a Giulio Blasi, amministratore unico di Horizons Unlimited, la società che ha sviluppato Mlol, di raccontarci le ultime novità. Cosa è cambiato da quando avete iniziato nel 2009? È cambiato tutto, nel senso che nel 2009 di fatto non esisteva un mercato degli e-book in Italia. Siamo partiti un anno prima rispetto allo sviluppo dei grandi shop italiani: l’unico operatore che lavorava in digitale con le biblioteche in quel periodo era Casalini libri che è ancora un nostro partner importante, principalmente nel settore dell’editoria accademica. Una volta partiti, il percorso è stato relativamente rapido soprattutto se confrontato con la realtà americana. Negli Stati Uniti tutto questo è iniziato nel 2000 con Overdrive, il nostro omologo americano che magari, prima o poi, diventerà nostro competitor in Italia.

Una App al museo

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Febbraio 2014

di Michela Gualtieri

I musei sono comunemente considerati i baluardi della tradizione, quasi – ci si passi il termine – del passatismo, come se il culto «delle Muse» dovesse per forza trasformarsi nella sterile ammirazione di un repertorio di anticaglie. Con buona pace dei futuristi che avrebbero voluto bruciarli, i musei sono tuttora luoghi vivi, che si evolvono e sperimentano nuovi modi per coinvolgere il visitatore, trasmettergli conoscenze, stimolarlo a tornare. In questo le nuove tecnologie forniscono un grande aiuto, dato che le applicazioni per dispositivi mobili stanno sempre più spesso sostituendo alle audioguide nella funzione di accompagnare il visitatore lungo il percorso espositivo, agevolando la fruizione dell’esposizione. Le immagini ad alta risoluzione permettono infatti di ingrandire dettagli che sarebbe difficile cogliere a occhio nudo, mentre le descrizioni, in formato testo o audio, risultano facilmente accessibili e fruibili. Inoltre le applicazioni distribuite on line rendono i contenuti dell’esposizione disponibili a un pubblico potenzialmente molto vasto e distante geograficamente, che non avrebbe modo di visitare di persona il museo.

Bricks and clicks

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Gennaio 2014

di Laura Varisco

L’abbondanza dell’offerta editoriale odierna (oltre 60 mila titoli pubblicati, circa 700 mila in commercio), rende complessa per il lettore/cliente la ricerca di una lettura, ma allo stesso tempo carica questo processo di qualità emozionali nei rapporti tra le persone e i libri. Durante la ricerca e scelta di un libro, si effettua un percorso inferenziale tracciato attraverso un’esplorazione istintiva, intima – spesso anche irrazionale – tra i vari titoli proposti. È un percorso fatto “Nell’e-commerce l’attenzione si sposta dal libro al processo che si attua per arrivarci” di passaggi e continui rimandi ad altri elementi, una strada ricca di biforcazioni davanti alle quali si devono prendere delle decisioni. Strade in cui ci si perde per poi ritrovarsi e perdersi di nuovo, in un viaggio durante il quale si impara a conoscersi, ci si guarda dentro attraverso le proprie scelte e le emozioni che si provano di fronte a quello in cui ci si imbatte. Mentre l’offerta – all’interno del mondo fisico – è ricca di emozioni legate all’approccio, all’ambiente e all’oggetto, quella che si realizza nel mondo digitale dell’e-commerce risulta molto più povera di queste cariche emozionali. Come è possibile, quindi, arricchire l’esperienza della ricerca nell’universo dell’e-commerce? Per rispondere bisogna spostare l’attenzione da quella che è la meta ambita, cioè il libro da leggere, al processo che si attua per arrivarci, caricando questo percorso della complessità e della ricchezza emozionale specifici e caratteristici della ricerca del libro nel mondo fisico. Perché spesso non è importante quello che stiamo facendo, ma come ci sentiamo mentre lo facciamo.

Cronache dalla città assediata

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Gennaio 2014

di Giovanni Peresson

Rispetto al 2011 la piccola editoria ha visto ridursi le vendite del 12,4% nei canali trade (-12,5% a volume: Fonte Nielsen) e il quadro appare anche più negativo se si considera tutto il perimetro in cui opera: -14,7% a partire da 209 bilanci di Pe, Fonte: Aie; -20,7% secondo il panel di 150 piccoli editori che hanno partecipato al numero «zero» dell’osservatorio Aie dedicato alla piccola editoria. La «crisi dentro la crisi», come titolava il convegno di apertura di Più libri. Meglio, una «crisi» – anche economica – dentro un cambiamento che attraversa piccoli e grandi, editori e librerie, lettori e canali di vendita (anche alcune librerie on line non se la passano più bene). In una parola: cambia la stessa funzione editoriale sulla quale si sono interrogati Sandro Ferri (Edizioni E/O) e Riccardo Cavallero (Mondadori) con tutti gli effetti che ciò può avere sulla filiera come sulle competenze professionali.

Editoria e innovazione

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Gennaio 2014

di Michela Gualtieri

Nel 2014 partirà la prima fase operativa di Horizon 2020, il programma per l’innovazione e la ricerca con cui l’Unione Europea stanzierà, nel corso di sei anni, finanziamenti per 80 miliardi di euro. È questa un’opportunità da cui l’industria editoriale può trarre vantaggio, nella misura in cui, in seguito allo sviluppo del mercato digitale degli ultimi anni, essa si trova sempre più spesso a interagire con il settore delle nuove tecnologie informatiche. In quest’ottica si inscrive il network tematico Tisp (Technology and Innovation for Smart Publishing), varato a gennaio 2013 dalla Commissione Europea con lo scopo di favorire l’incontro tra aziende editoriali e del settore Ict per stimolare la nascita di nuovi prodotti e servizi proponendo risposte di marca europea alle nuove sfide dell’era digitale. Sotto il coordinamento di Aie, venticinque partner di dodici Paesi, tra cui le associazioni europee di entrambi i settori, diverse associazioni nazionali, istituti di ricerca e le fiere del libro di Bologna, Londra e Francoforte, si impegnano a fare rete per approfondire le tematiche più attuali riguardanti l’innovazione digitale, attraverso la condivisione delle conoscenze, l’analisi delle tendenze del mercato e lo scambio di esperienze di business. Gran parte della strategia di attuazione del progetto Tisp si basa sull’organizzazione di incontri professionali aperti: seminari e workshop tenuti nell’ambito delle più importanti fiere di entrambi i settori e all’interno di conferenze internazionali sono infatti le principali occasioni per fare entrare in contatto fornitori di tecnologia e fornitori di contenuti dando vita a nuove collaborazioni.

La vetrina Facebook

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Gennaio 2014

di Serena Baccarin

I social network costituiscono da anni un aspetto preponderante della comunicazione in campo editoriale. Se gli editori iniziano a mostrare di sapersi mettere in luce disquisendo sui topic a suon di «twittate» (ma si veda l’indagine presentata al Salone di Torino nel maggio scorso sul reale uso di Twitter a indicare la strada ancora da fare), il mezzo preferito dai librai si conferma essere Facebook, il social che per sua natura si rivela il più adatto alle strategie promozionali attuate dalle librerie non di catena. Dalla riproposizione della vetrina, ai concorsi a premi, in che misura la comunicazione social produce un ritorno per le librerie?

Mondi che si avvicinano

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Gennaio 2014

di Michela Gualtieri

Lo snodo tra aziende provenienti da mondi diversi rappresenta un promettente terreno attraverso cui contrastare l’avanzata dei big player con i loro nuovi modelli ad ecosistema chiuso. Un terreno in cui diventa importante iniziare a monitorare i casi di eccellenza – come sta facendo Aie con Tisp da luglio scorso – e suggerire, attraverso seminari e workshop, possibili linee di percorso in direzione di sistemi aperti, interconnessi e interoperabili. Un esempio interessante è quello di Tolino che, operativo in Germania da marzo 2013, coinvolge quattro catene di librerie (Thalia, Hugendubel, Weltbild, Der Club Bertelsmann) e Deutsche Telekom, nella creazione di un intero ecosistema di vendita, distribuzione e lettura dei libri digitali. Grazie all’e-reader Tolino Shine, l’utente ha infatti accesso a ben quattro store on line, per un totale di 300.000 titoli che sono direttamente scaricabili sul dispositivo grazie alle infrastrutture informatiche di Deutsche Telekom. Il provider telefonico mette anche a disposizione dell’utente lo spazio di  archiviazione in cloud e 11mila hotspot diffusi sul territorio tedesco, cui il Tolino Shine può connettersi liberamente. L’alleanza tra le catene garantisce un sistema aperto, di leale competizione, che migliora il servizio per i lettori senza costringerli all’acquisto presso un unico store. «Nel 2011 Deutsche Telekom – ci spiega Klaus Renkl, responsabile sviluppo prodotto Tolino e-reader per Deutsche Telekom, il quale è stato coinvolto dal network Tisp nella discussione sui nuovi modelli distributivi dell’e-book – aveva lanciato il suo primo portale per la distribuzione di e-magazines, e-newspapers e e-book».

Più social più vendite?

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Gennaio 2014

di Edward Nawotka

Potrebbe sorprendervi sapere che alcuni dei professionisti di spicco dell’editoria mondiale la pensano diversamente. In un intervento alla conferenza sui libri per bambini di «Publishing Perspectives» nel 2012, David Levithan di Scholastic Books – l’uomo che ha editato Harry Potter per il mercato americano e acquisito e sviluppato la trilogia di Hunger Games – ha dichiarato che la sua casa editrice non aveva prove che i social media abbiano mai influito direttamente sulle vendite. Oltre a lavorare come editor, Levithan è un autore molto amato di best seller per Young Adults che mantiene solo un minimo di interazione sui social media, trovandola una distrazione dalla routine quotidiana. È curioso però che Levithan sia stato uno dei primi a scrivere e diffondere un racconto tramite Twitter: The Lover’s Dictionary. Ciò detto, resta un dato di fatto che gli editori statunitensi siano presenti su tutti i siti dei maggiori social media, tra cui Facebook, Twitter, Tumblr e Instagram. Ogni editore usa queste piattaforme in modo diverso. Random House è stata lodata per non aver cercato di usare il sito come canale di vendita, scegliendo invece di postare quesiti anodini del calibro di «Cosa stai leggendo oggi?» e «Qual è il tuo posto preferito per leggere?»; Random House conta circa 80.000 «Mi piace». Penguin usa Twitter per ospitare mini club dei libri, in cui i lettori possono porre domande direttamente agli autori; la casa editrice, che vanta più di 35 account Twitter al suo interno, che spaziano da argomenti specifici al Tir dei libri Penguin (un tir itinerante tra le fiere del libro), ha più di mezzo milione di followers. Tra gli editori internazionali la più popolare piattaforma di social media è probabilmente Tumblr, che mira all’industria editoriale in modo aggressivo.

Al servizio degli editori

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Dicembre 2013

di Intervista a cura di E. Vergine

Torrossa – la piattaforma full text di Casalini inaugurata nel 2011 – è la naturale evoluzione di Casalini Digital Library nata nei primi anni Duemila. Casalini è stato infatti il primo aggregatore italiano ad aprire una piattaforma digitale sotto la spinta dei partner nordamericani con cui si interfaccia da sempre. La creazione di una Digital Library è stata la prima sperimentazione digitale condotta dall’azienda toscana che, col tempo, ha visto crescere e consolidare l’iniziativa grazie all’incremento dei contenuti elettronici e alla fiducia degli editori aderenti. Il primo prodotto di punta è stato «Eio-Editoria Italiana Online», una collezione multieditoriale e multidisciplinare cresciuta dai primi sei editori ai 120 editori italiani di oggi e altri oltre 180 complessivi. Per far fronte all’aumento di editori e contenuti – sia libri che riviste –, alle nuove esigenze di flessibilità del mercato, e per continuare a fornire servizi di qualità a editori, biblioteche e privati, è stata ripensata l’intera infrastruttura tecnologica. Torrossa nasce con l’obiettivo di acquisire un ruolo importante come piattaforma di lingua romanze: oltre a pubblicazioni italiane include contenuti in lingua spagnola, francese e portoghese. Ne abbiamo parlato con Luisa Gaggini (responsabile area digital di Casalini).

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