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Attenzione, controllare i dati.

Mercato

Collaterali. Che avverrà?

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Settembre 2007

di Giovanni Peresson

Il 2006, dal 2002 in qua è stato il peggior anno per i collaterali. La situazione non sembra esser cambiata affatto nella prima parte del 2007, dato che i cambi nei mix di prodotti (libri, ma ancor più dvd, cd, giochi, ecc.), o di politiche multitestata (ormai prassi ampiamente diffusa) confermano il quadro di un mercato maturo e saturo. Ma forse anche alla ricerca di nuove idee e di innovazione.

Dal Portogallo al Brasile

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Maggio 2006

di Laura Novati

Come per la vicina Spagna, dove l’uscita dal franchismo ha dovuto aspettare almeno un decennio per far esplodere nuove e più vecchie voci della narrativa come della poesia, anche per la letteratura lusitana c’è stata una specie di camera di decompressione, ma quando la libertà ha ritrovato le sue strade, si è visto che tutto era continuato sotto la cenere e nel nuovo clima si potevano tentare anche altri cammini.

L'attualità religiosa

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Aprile 2013

di Elena Vergine

Le dimissioni di Benedetto XVI, il Conclave, l’elezione al soglio pontificio di Francesco ma anche gli scandali, il Vatileaks e le carte segrete. La Chiesa è un’organizzazione pubblica e le vicende che la attraversano hanno un’eco mondiale. I giornali, la televisione, Internet e i social network sono i mezzi che l’opinione pubblica, non solo cristiana, utilizza per informarsi. Ma il ruolo dei libri come strumenti deputati all’approfondimento e alla riflessione più complessa, va oltre la semplice documentazione ed è quindi insostituibile. Se è vero infatti che i quotidiani sono, per eccellenza, deputati all’interpretazione dell’attualità, i libri religiosi (i cui dati sulla produzione sono reperibili a pp. 10-11 di questo «GdL») a loro volta intrattengono uno stretto legame con le vicende del mondo contemporaneo, diventando la chiave per rispondere agli interrogativi dei lettori. Che sia questa la formula per uscire dalla crisi? Tutti gli editori, non solo cristiani, con cui ci siamo confrontati, indipendentemente dal target cui si rivolgono, ci hanno confermato il loro impegno nell’affrontare i temi della contemporaneità con le loro pubblicazioni. Un dato interessante, tanto più che il settore è noto per essere un’editoria prevalentemente di catalogo, in cui il peso delle novità è maggiormente ridotto rispetto al mercato generale. Un’altra tendenza, emersa già lo scorso anno, è sicuramente l’apertura dell’editoria religiosa verso generi in precedenza esplorati maggiormente dall’editoria «laica» come il romanzo o il manuale di uso pratico, libri che possono far presa anche su un pubblico non necessariamente credente, in risposta, forse, all’esplorazione di generi religiosi da parte dell’editoria generalista. Sicuramente è andata rafforzandosi l’attenzione riservata dalle case editrici specializzate in religione verso le possibilità offerte dalle nuove tecnologie. Che si tratti di produrre e-book, rafforzare la presenza sulle varie piattaforme di e-commerce o curare il profilo del proprio brand sui social network gli editori religiosi non sono rimasti indietro. Aggiornamento, attenzione all’attualità, apertura verso un pubblico più vasto, vendita di diritti all’estero, promozione dei propri titoli e digitale, sono solo alcuni dei temi di cui abbiamo discusso con dieci editori religiosi, di cui proponiamo l’esperienza nelle prossime pagine.

Le cifre della fede

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Aprile 2013

di Giorgio Raccis

Il mercato 2012 perde il 5,9% in termini di fatturato e tiene in termini di copie con un dato negativo limitato a 0,6%. Tuttavia la tenuta delle copie vendute risulta una magra consolazione perché, confrontandola con il dato a valore, evidenzia la costante diminuzione del prezzo medio del libro acquistato in libreria, arrivato a quota 7,70 euro (erano 7,78 euro nel 2011 e 8,18 nel 2010). Queste sono le prime valutazioni sintetiche sul 2012 che si possono trarre dai dati di sell out rilevati dai 1.800 punti vendita del circuito Arianna e in attesa di poter esaminare il terzo Rapporto sull’editoria cattolica e le librerie religiose in Italia 2012, in corso di redazione da parte dell’Osservatorio dell’editoria religiosa italiana, iniziativa promossa dall’Unione editori e librai cattolici italiani (Uelci) in collaborazione con il Consorzio editoria cattolica (Cec) ed l’Ufficio studi Aie. Purtroppo sono lontani i dati del 2011 quando l’editoria cattolica aveva ancora un andamento anticiclico e le vendite dell’anno avevano ancora il segno positivo (+1,4% a valore e +3,7% a copie), anche per il traino del libro del papa pubblicato da Lev (il secondo sulla Vita di Gesù). Già, perché nel 2012 il terzo volume della trilogia di Benedetto XVI è stato pubblicato da Rizzoli e del suo impatto non ha beneficiato il comparto dell’editoria cattolica. Considerando che dicembre per l’editoria religiosa rappresenta quasi il 12% del volume delle vendite annue, gli editori confidavano in un recupero di fatturato per lenire il dato negativo. Speranze deluse da un dicembre 2012 chiuso in territorio ampiamente negativo a -10,9%.

Piccoli artisti crescono

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Marzo 2013

di Ester Draghi

Luce, colore, immagini, storie. L’arte spiegata ai bambini è questo e anche di più. Se i genitori italiani sembrano essere tutti d’accordo nel considerare l’educazione artistica dei propri figli una priorità per la quale sono disposti a spendere anche cifre importanti è anche vero che l’era digitale mette a disposizione dei bambini di oggi strumenti e giochi interattivi a basso costo. Allora perché continuare a orientarsi verso libri a carta stampata? Per la qualità del progetto editoriale, la scelta dei materiali e l’esperienza delle realtà che ci stanno dietro.

Al servizio del libro

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Febbraio 2013

di Elena Refraschini

In un contesto in cui le tecnologie, le risorse, le esigenze e i prodotti cambiano di continuo, anche l’agente letterario è costretto a ripensare e dunque rinnovare il proprio ruolo, pena la perdita di rilevanza. Se rispetto all’industria editoriale quella «intermedia» dell’agente potrebbe sembrare una posizione relativamente nuova, le ricerche storiche smentiscono questa tesi. Gli agenti letterari – anche se sotto diverse definizioni – sono nati infatti contemporaneamente all’editoria moderna e legati, almeno in principio, al mondo della carta stampata periodica (i primi annunci di agenti «amatoriali» nelle sezioni pubblicitarie delle riviste e dei quotidiani inglesi risalgono al 1850). Più o meno nello stesso periodo, anche negli Stati Uniti emerge la figura dell’agente come intermediario neiì rapporti tra editori e autori. Uno dei primi è Paul Revere Reynolds, che aveva iniziato a lavorare per l’editore Lothrop a Boston e dal 1891 lavora a New York (già centro dell’editoria libraria statunitense) come agente per l’editore inglese Cassell: inizia cercando dunque editori americani per gli autori inglesi rappresentati, ma sposterà presto la sua attenzione sugli autori, cercando gli americani che volevano essere pubblicati nel Regno Unito (lavorando al 10% di commissione).

Attenzione alla salute!

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Febbraio 2013

di Emilio Sarno

Alzi la mano chi si ricorda di aver letto una recensione di un libro di manualistica in una delle tante pagine letterarie che popolano quotidiani e settimanali italiani. Alla meno peggio può essere capitato di scorgere qualche segnalazione e qualche box, con copertina e comunicato stampa, per lo più relegati nella «sottocategoria» della stampa femminile o in quella di servizio. Conseguenza, non ultima, questa dei bassi indici di lettura che contraddistinguono il nostro Paese. Se non si percepisce il libro e la lettura non solo come un momento di «evasione», di «svago», di «occupazione del tempo libero», ma anche come uno strumento attraverso cui affrontare e risolvere i piccoli/grandi problemi della vita quotidiana (dal giardinaggio al bricolage, dalle pratiche sportive alla cura dell’orto) la manualistica – in tutte le sue declinazioni (viaggi, cucina, ecc.) – finisce per occupare una posizione residuale rispetto agli altri settori della produzione e del mercato editoriale. Da questo punto di vista, già questa condizione del settore della manualistica, ci dice molte cose sulla qualità della lettura nel nostro Paese ma anche sulla matrice letteraria della comunicazione giornalistica su e attorno al libro. Con tutte le inevitabili ricadute – il classico gatto che si mangia l’altrettanto classica coda – sulla stessa distribuzione e organizzazione degli spazi e degli assortimenti della libreria. Ma anche fuori dalla libreria. Si guarda, infatti, sempre con malcelato stupore a quei pochi negozi – di alimentari di alta gamma, garden center, agenzie di viaggio, casalinghi, ma anche negozi di abbigliamento per bambini ecc. – che espongono piccoli assortimenti di libri e manuali accanto a merceologie inusuali. Tutta insieme – per dare qualche numero del fenomeno – la manualistica nel 2012 non è composta da più di 6.000 titoli. Il 10% della produzione editoriale complessiva.

I 20 titoli più venduti dell'anno

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Febbraio 2013

di Giovanni Peresson

Se lo scorso anno era stato Fabio Volo (con Le prime luci del mattino, Mondadori), nel 2012 – qualcuno aveva dei dubbi? – sono le Cinquanta sfumature di grigio di E.L. James a essere il titolo più venduto nelle librerie italiane che fanno parte del circuito Arianna (1.605 librerie, di cui il 64% di catena e il 36% indipendenti). Ovvia poi la presenza degli altri due colori della trilogia nei primi posti della classifica (rispettivamente al terzo e al quarto). Solo nei primi tre mesi di uscita le Cinquanta sfumature, avevano venduto 2.400.000 copie e raggiunto il record di oltre 90.000 download in versione e-book. Da sole le Sfumature fanno quasi il 2% delle 106 milioni di copie che sono state vendute nei canali trade nel 2012 (p11). Nell’anno in cui più forti sono stati gli effetti della crisi delle vendite, piaccia o meno, senza E. L. James il risultato finale dell’anno, la crisi della libreria e delle vendite sarebbero stati ben più pesanti. Se mai dobbiamo interrogarci sulle dimensioni editoriali della crisi. Tra i Top 10, solo due titoli (quello di Gramellini, e quello di Ervas) erano usciti nella prima parte dell’anno. Tutti gli altri da giugno in poi. Sui Top 20 si sale ad otto usciti nella prima parte dell’anno. Quasi che il mercato fosse ormai fatto solo dei mesi che vanno da giugno a dicembre. La domanda che si pone è analoga a quella che ci ponevamo lo scorso anno. Quanto conta ormai il fatto di concentrare le uscite più importanti nella seconda metà dell’anno (tra i Top 10 ce ne sono addirittura quattro usciti tra settembre e dicembre 2012) nel determinare i risultati complessivi dei canali o del mercato?

Il prezzo della carta

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Febbraio 2013

di Lorenza Biava

Carta e nuovi media non sono per forza destinati a essere ingredienti incompatibili nella sempre più ricca «dieta» mediatica che piccoli e grandi editori stanno andando a comporre. Se il digitale sembra infatti avanzare a larghi passi, lo studio condotto da Lorien Consulting, La carta nella comunicazione multicanale, evidenzia come il 96,2% delle aziende italiane continui ad utilizzare la comunicazione su carta nel proprio media mix. Flessibilità e creatività, conservabilità, autorevolezza e capacità di creare coinvolgimento emotivo, sono alcuni dei punti di forza che, secondo lo studio, costituirebbero un valore aggiunto per la comunicazione su carta. Ma la crisi si sta facendo sentire anche in questo anello della filiera. Ne parliamo con Massimo Medugno (Direttore generale di Assocarta).

Narrativa xxx

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Febbraio 2013

di Paola Sereni

Moda passeggera o realtà duratura? Da tempo ormai si fa un gran parlare attorno al revival del genere erotico che, fomentato dalle Cinquanta sfumature pubblicate da Mondadori, pare essere tornato alla luce dopo anni di «vita sotterranea» in edicola e nei canali extra-libreria. A testimoniarlo sono i dati relativi al mercato italiano: i marchi di narrativa erotica rappresentavano nel 2011 il 3,8% (111 secondo i dati di IE-Informazioni editoriali) sul totale dei marchi di editoriali (2.896), un valore che si traduceva, rispetto alla narrativa, nello 0,19% a copie e nello 0,15% a valore. A fronte di ciò l’andamento delle novità di narrativa erotica nei primi 11 mesi del 2012 ha evidenziato una forte crescita nella produzione mensile di titoli – dopo la pausa estiva delle uscite di agosto e settembre – a partire dal lancio in giugno dei primi due titoli della trilogia della James, passando dallo 0,63% di titoli rispetto alla narrativa di gennaio al 1,04% di novembre. Non che in precedenza non ci fossero stati casi editoriali di successo: anche tralasciando Histoire d’O ed Emmanuelle (ormai considerati veri e propri classici del genere), nel 1990 esce per Guanda Le età di Lulù di Almuneda Grandes, successo in libreria e al botteghino grazie al film diretto da Bigas Luna con protagonista una conturbante Francesca Neri, mentre più di recente, l’erotismo torna alla ribalta con la biografia 100 colpi di spazzola prima di andare a dormire di Melissa P. pubblicata nel 2003 per i tipi di Fazi.

Un popolo a dieta

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Febbraio 2013

di Lorenza Biava

Custodi dei segreti di una delle migliori tradizioni culinarie del mondo, gli italiani si barcamenano ormai quasi equamente tra buona cucina e… diete. Già perché, popolo di buone forchette (ma anche di lussuriosi dello spaghetto e di pentiti del cotechino), sono mesi e mesi che, tra i primi quindici libri di varia più venduti in libreria, diete e ricettari si rincorrono, si rimpallano e si rubano posizioni. Un fenomeno, quello delle diete, che secondo IE – Informazioni editoriali, ha fatto crescere, tra 2011 e 2012, dal 12,4% al 16,7% l’incidenza dei manuali di dietistica sul settore della manualistica di salute. Tra questi spiccano ovviamente i titoli del celebre «ex» medico francese Pierre Dukan, amato e odiato in egual misura dalla popolazione del Bel Paese: difeso in modo fideistico dai suoi seguaci, guardato con preoccupazione da chi lo accusa di sovvertire la dieta mediterranea. E non solo del bestseller La dieta Dukan edito da Sperling & Kupfer si parla, ma di una famiglia assai vasta di titoli, dalla pasticceria Dukan ai ricettari per la cucina di tutti i giorni, che secondo i dati dell’editore pesano per circa il 12% del comparto diete. In fondo un po’ è anche colpa di Kate Middleton, diciamocelo, e delle tante star che, dai politici francesi Nicolas Sarkozy a Francois Hollande, dalla modella Giselle Bundken alla cantante Jennifer Lopez, non hanno fatto mistero della loro ammirazione per la dieta iperproteica. Eppure la sensazione è che, nel convincere migliaia di italiani ad abbandonare pasta e pane in favore di bistecche e crusca, più del gossip abbia potuto il passaparola. Ne parliamo con Enrico Racca, editor in chief per la non fiction di Sperling & Kupfer.

Au revoir Fnac

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Gennaio 2013

di Elena Refraschini

Il gruppo facente parte della francese Ppr – di proprietà di François-Henri Pinault, figlio del miliardario François Pinault, 59esimo patrimonio mondiale – aveva annunciato, nel gennaio 2012, che entro la fine dell’anno avrebbe ultimato l’uscita dal mercato italiano, nell’ambito di un piano generale di risparmio e rilancio della competitività aziendale: «In Italia, dove non sussistono più le condizioni per un’attività in proprio, la Fnac vaglierà tutte le possibili opzioni e prenderà una decisione entro l’anno», aveva dichiarato il suo presidente. Quando nacque negli anni Cinquanta in Francia grazie all’idea del fondatore Marc Theret, il negozio fu subito premiato dai giovani, perché visto come «agitatore culturale». Oggi Fnac ha 145 filiali nel mondo e 17.000 dipendenti. I tempi, però, cambiano in fretta. Entrata in Italia nel 2000 (il primo negozio fu inaugurato in ottobre, in via Torino a Milano), l’azienda non aveva mai raggiunto le condizioni operative necessarie per imporsi nel mercato, e la crisi finanziaria ha soltanto accelerato il processo dal 2009 in poi. In un incontro sindacale, la Fnac ha detto di aver perso tra gli 11 e i 12 milioni di euro negli ultimi anni, di cui 9 solo nell’ultimo anno, quando si è verificato un calo di fatturato del 21%. Peraltro, i tagli erano iniziati già dal 2009, quando aveva chiuso prima il negozio di Basilea e poi quello di Bastille, provocando il licenziamento di 60 persone. Nel piano Fnac 2015 si vuole raggiungere l’obiettivo di tagliare i costi di 80 milioni, il che provocherebbe il licenziamento di 510 persone (310 in Francia, 200 all’estero).

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