Il tuo browser non supporta JavaScript!
Vai al contenuto della pagina

Editori

Copy in Italy

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Novembre 2011

di Luisa Finocchi

Si parla spesso, in questi tempi di crisi, di come impostare un nuovo modello di rapporto tra cultura e impresa capace di superare sia la logica mecenatistica o filantropica, sia la logica un po’ logora della sponsorizzazione, andando nella direzione di una partnership sempre più determinata tra cultura e imprese che non trascuri il ruolo necessariamente propositivo che le istituzioni pubbliche, tanto a livello nazionale quanto locale, possono e devono avere nella costruzione di un sistema culturale capace di dialogare con le attività produttive.

CrossRef

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Novembre 2011

di Lorenza Biava

Ha fatto molto parlare qualche tempo fa la pubblicazione da parte del Ministero dell’istruzione dell’università e della ricerca dei nuovi criteri guida dell’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (Anvur) che, tra gli altri temi, affronta anche quello dei criteri di valutazione per l’abilitazione scientifica nazionale. Particolarmente controversa la considerazione espressa nel testo secondo cui la pubblicazione di un articolo di ricerca su una rivista scientifica o un journal estero avrebbe maggiore rilevanza che su una italiana. Un principio di certo discutibile – e che ha visto la mobilitazione degli editori nostrani – con cui oggi il mondo universitario si trova a dover fare i conti.

Dal facsimile alle app

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Novembre 2011

di Giovanni Peresson

Il mercato dell’editoria d’arte e d’immagine non sta attraversando anni facili. Solo qualche dato per articolare meglio il quadro: -3,3% nelle novità pubblicate, 1.430 copie/titolo, un mercato nei canali trade di poco meno di 60 milioni di euro (+0,8%) e di circa 25 milioni tra bookshop di musei e mostre d’arte. Per di più, di quei quasi 60 milioni di euro, solo 27,5 derivano da quello che si considera il core business del settore: monografie illustrate, cataloghi, design, fotografia. Tutto il rimanente è saggistica, con più o meno ampi corredi iconografici. E questo segmento, all’interno di quello arte/immagine, rispetto al 2008 fa segnare un -6%. I cataloghi e i libri d’arte, però, rappresentano solo una parte di un più vasto settore che l’Ufficio studi dell’Aie sta progressivamente indagando.

Fenomeno Larsson

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Novembre 2011

di Gabriele Pepi

C’è stato un tempo eroico in cui, quando si parlava di Svezia, il primo pensiero erano le artiche bellezze (non solo paesaggistiche) offerte dalla penisola seguite, a breve distanza, dal senso di libertà e avventura emanato da quella natura selvaggia e potente. Bei tempi e proprio per questo forse ormai tramontati. Oggi le bionde sono sempre meno, i fiordi sono invasi dai turisti e le foreste profanate da cacciatori di alci della domenica ma, nonostante questo, l’estremo nord non è mai stato così vicino a casa nostra. Merito oltre che dell’opera di paziente semina di case editrici geolocalizzate come Iperborea – da almeno vent’anni impegnata nella diffusione delle letterature nord europee – anche e soprattutto di fenomeni popolari come il boom di Stieg Larsson che, con la sua trilogia Millenium (Uomini che odiano le donne, La ragazza che giocava con il fuoco e La regina dei castelli di carta), edita da Marsilio, e i tre omonimi film campioni di incassi, ha ripetuto anche in Italia il successo già raggiunto in mezzo globo, senza contare le bizzare iniziative fioritegli intorno.

Le «Mostre impossibili»

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Novembre 2011

di Laura Novati

La frase riportata nell’occhiello di André Malraux non solo è perfettamente vera e detta con buon anticipo sui tempi, ma può essere una perfetta epigrafe di un progetto che da circa un decennio è stato avviato dalla Rai, ideato e diretto da Renato Parascandolo, prima direttore di Rai Educational, poi di Rai Trade, e realizzato presso il Centro di produzione TV della Rai di Napoli, in collaborazione con la Direzione sviluppo e coordinamento commerciale. L’idea di fondo è concepire la Rai – in quanto servizio pubblico, anzitutto – in modo evolutivo, cioè non solo come momento di trasmissione di programmi, dall’informazione alla fiction, da «consumare» in modo passivo, ma di considerarla piuttosto come un enorme deposito di contenuti da gestire e riproporre secondo una multimedialità aggiornata ai tempi digitali e al consumo «multiplo, interattivo, digitale».

Modello cercasi

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Novembre 2011

di Piero Attanasio

Sembra finalmente delinearsi un percorso per la definizione di modelli condivisi per la gestione dei diritti d’autore nei programmi di digitalizzazione su larga scala dei patrimoni librari delle biblioteche. La Commissione europea ha emanato la proposta di Direttiva «su taluni usi consentiti di opere orfane», che dovrà ora essere discussa e approvata dal Parlamento e dal Consiglio europeo. Parallelamente la Commissione ha promosso un «dialogo tra portatori di interesse» per il trattamento delle opere fuori commercio nei programmi di digitalizzazione. Il confronto tra rappresentanti di autori, editori, biblioteche e società di gestione collettiva ha portato alla sigla di un «Memorandum of understanding» che fissa alcuni principi guida sulle modalità di gestione dei diritti sulle opere fuori commercio nelle biblioteche digitali.

Vero/Non vero

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Novembre 2011

di Marco Polillo

L’appuntamento della Buchmesse non vuole essere quest’anno solo l’occasione per fare il punto sullo stato dell’editoria italiana in un confronto con gli altri Paesi. Come indicano i dati del Rapporto Aie 2011, siamo sempre la settima-ottava posizione mondiale e la quarta-quinta in Europa. L’editoria italiana sta soffrendo per la crisi: da quando è iniziata nel 2008, abbiamo avuto riduzioni di fatturato, ma meno di altri settori, rafforzando così la nostra posizione come primo settore per spese dei consumatori tra le industrie italiane dei contenuti (stampa quotidiana e periodica,home video, cinema, tv, musica, etc).

10 anni dopo

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Ottobre 2011

di Emilio Sarno

In attesa di celebrare i vent’anni di Più libri più liberi (Plpl) potrebbe essere interessante, in occasione del decennale, cominciare a interrogarci su come sarà la piccola e media editoria da qui a vent’anni. Indubbiamente quando a dicembre del 2002, al Palazzo dei congressi all’EUR di Roma, si aprì la prima edizione della Fiera, il quadro del mercato nazionale e dello scenario internazionale – con i tre big player (Amazon, Google, Apple) ancora lontani dallo scardinare i paradigmi del commercio e della produzione mondiale di libri (che non fosse l’e-commerce), delle tecnologie agli albori del Web 2.0 con i suoi social network, il self publishing, il mercato mobile e di iPhone e iPad – appariva ben diverso da come appare oggi.

Acquisizioni per affinità

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Ottobre 2011

di Redazione

Il 2010 e 2011 ha visto il Gruppo Feltrinelli attivo su più fronti: l’apertura di nuove librerie (o la loro ristrutturazione) e lo sviluppo di nuovi format; l’impegno nel riorganizzare le attività di distribuzione/promozione a seguito dell’acquisto di Pde nel 2008; la crescita nell’e-commerce librario dopo l’esperienza (pionieristica ma deludente) di Zivago-Kataweb del ’99 e l’ingresso in quello degli e-book con i propri titoli e con Edigita. Tuttavia la novità più importante del gruppo – 5-6% di quota di mercato nei canali trade nel 2010, la catena di librerie con la maggiore superficie commerciale (57 mila mq di vendita) e il maggior fatturato nel nostro Paese –, sta nel fatto che ha iniziato ad affacciarsi e a vedere un suo sviluppo anche in direzione del mercato internazionale. «Alcuni anni fa – spiega Dario Giambelli, amministratore delegato di Effe 2005, la holding del Gruppo – la nostra proprietà ha posto al centro delle sue scelte strategiche il tema della crescita».

Attualità o futuro

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Ottobre 2011

di Giovanni Peresson

Rappresenta uno dei segmenti editoriali dove maggiore risulta essere la crescita. È quello dell’«attualità», dei libri di inchiesta sulle tante vicende oscure italiane, gli scandali, le caste, i delitti oscuri e mediatizzati che hanno affollato pagine di giornali e serate televisive del nostro Paese. Come pure legate a vicende internazionali. Crescita dei titoli e delle copie distribuite, marchi (o collane) e case editrici che si posizionano su questo nuovo settore che – grazie anche ad alcune azzeccate impostazioni grafiche di copertina – hanno potuto sfruttare anche una migliore visibilità sugli scaffali e sui banchi della libreria.

I nuovi re sole

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Ottobre 2011

di Raffaele Cardone

Giunto alla quinta edizione, «Le classement Livres Hebdo de l'édition mondiale» stila la classifica di tutte le aziende editoriali che, indipendentemente dalle aree linguistiche, geografiche o dai mercati in cui sono presenti, superano i 150 milioni di euro di fatturato. Dal punto di vista del «campionato», non è cambiato molto dall'anno scorso: i mogul dell'editoria, i primi dodici conglomerati del publishing, restano gli stessi, con piccole variazioni nella parte alta della classifica e un manipolo di nuovi protagonisti da Cina, Corea e Brasile; in tutto 87 società riconducibili a 58 gruppi editoriali di 17 Paesi.

I saperi della scienza

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Ottobre 2011

di Laura Novati

È stato annunciato il programma autunnale del Festival della scienza di Genova, il primo del genere in Italia, il più importante in Europa, che sarà poi seguito da Roma con la variante scienza/scienze; oltre ad aver dato diretto o indiretto impulso anche ad altri festival culturali dedicati a scienze non umanistiche (si pensi al Festival dell’economia di Trento che ha avuto immediatamente un forte riscontro), l’esistenza di questo consolidato appuntamento annuale rileva l’esistenza e il bisogno, quindi l’offerta, di un sapere scientifico diffuso, sarebbe meglio dire di una consapevole «cittadinanza scientifica»; quando i cittadini sono chiamati a decidere sul nucleare sì nucleare no piuttosto che sul futuro delle cellule staminali o sulle forme di procreazione lecite o illecite sarebbe quanto meno opportuno che si sapesse correttamente di che cosa si sta parlando; non bastano evidentemente al bisogno né la scuola dell’obbligo né i mezzi di informazione a più largo spettro e minore specializzazione (e nemmeno l’obbedienza a comandamenti extrascientifici di varia provenienza).

Inserire il codice per il download.

Inserire il codice per attivare il servizio.