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Editori

L’impatto del copyright

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Ottobre 2011

di Lorenzo Ferrario e Jacopo Milesi

Lo scorso gennaio la Copyright Licesing Agency (Cla), equivalente inglese della Siae, ha commissionato a PricewaterhouseCoopers un’indagine per verificare l’impatto del diritto d’autore sull’economia del Regno Unito. PwC, multinazionale che si occupa di consulenza e servizi alle aziende, ha approfondito in particolare il ruolo del copyright per le opere artistiche e letterarie, analizzando tre punti chiave: il valore economico del copyright, quello del secondary copyright (diritti di riproduzione) e infine il ruolo del collective licensing attraverso la mediazione delle Collective Management Organisations (Cmo). Per realizzare il report, pubblicato a marzo 2011, PwC si è servita di ricerche provenienti dalle stesse Cmo, oltre ad altre indagini del Cla, dell’Authors’ Licensing and Collecting Society, della Publishers Licensing Society e della Design and Artists Copyright Society. I dati contenuti in queste indagini, incrociati con quelli di altre rilevazioni e comparati in una prospettiva macroeconomica, costituiscono l’asse di questo report, di cui proponiamo di seguito i principali risultati.

La Germania unita

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Ottobre 2011

di Laura Novati

Sin dall’invenzione della stampa, si è avviata la concorrenza fra le due più importanti fiere librarie dell’area mitteleuropea, Francoforte e Lipsia; in alcune lettere Erasmo da Rotterdam racconta da Basilea che quando si avvicina la data della fiera sul Meno i torchi gemono e si fa notte nel rivedere e preparare i testi; dopo la spartizione della Germania alla fine del conflitto mondiale, ma soprattutto dopo l’erezione del Muro, editori e librai orientali hanno invece faticato a venire a Francoforte, mentre Lipsia si riduceva progressivamente ad una fiera interna allo spazio geopolitico del Patto di Varsavia.

Più piccoli, più liberi

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Ottobre 2011

di Federico Vergari

Sono al Nord, al Centro e al Sud. Pubblicano gialli, noir, fumetti, narrativa, saggistica e hanno un comune denominatore: sono case editrici fondate negli ultimi cinque anni, tutte con alle spalle almeno un’edizione di Più libri più liberi. Ogni giorno i titolari delle cosiddette case editrici indipendenti, non appartenenti cioè a un grande gruppo editoriale, sanno che dovranno impegnarsi più di chiunque altro per far sì che i propri sforzi nella gestione dei rapporti con la filiera del libro possano produrre dei risultati, portando i propri titoli (spesso non più di una o due novità al mese) ad ottenere quella tanto agognata visibilità tra gli scaffali delle librerie.

Pubblicare il presente

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Ottobre 2011

di Lorenza Biava

All’inizio fu Gomorra (Mondadori), opera prima di un semisconosciuto Roberto Saviano che nel 2006 denunciava eroicamente il «sistema» camorra. Un anno dopo è la volta di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, due giornalisti del Corriere della Sera, che con La casta (Rizzoli) mettevano a nudo sprechi e i privilegi della classe politica italiana. Due casi editoriali per molti aspetti diversi tra loro ma accomunati se non dalla riscoperta dell’attualità, di per se da sempre oggetto di attenzione da parte di pubblico ed editori, almeno dall’aver inaugurato una nuova, ricca, stagione per la produzione di saggi, inchieste e approfondimenti su temi e fatti della contemporaneità. Per tentare di comprendere quali siano i fattori alla base del rinato interesse del pubblico per questa branca della produzione editoriale, ma anche per capirne le frammentazioni, i meccanismi e le prospettive abbiamo raccolto i pareri di sei tra le maggiori case editrici italiane specializzate nel settore: Aliberti Editore, chiarelettere, Fandango Libri, Giangiacomo Feltrinelli Editore, Lantana, BUR-Rizzoli e Rubbettino.  

Quanto conta il Natale?

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Ottobre 2011

di interviste a cura di Lucia Folli

Natale in libreria: un momento strategico per recuperare il fatturato in un anno difficile, con la speranza che il libro possa essere un regalo intelligente e a un costo accessibile, in questo periodo di crisi economica. Ed è spesso in questi ultimi mesi dell’anno che si concentrano le novità editoriali più importanti, per il cui lancio vengono spesso studiate strategie e campagne ad hoc. Con un’importante variazione, almeno per quest’anno: con la nuova legge sul libro non sarà infatti più possibile – soprattutto a dicembre – far leva sullo sconto in alcun canale…. Forse un vantaggio per i marchi editoriali di piccole e medie dimensioni?

Rischio traduzioni

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Ottobre 2011

di Giovanni Peresson

L’occasione per affrontare il fenomeno delle traduzioni è la pubblicazione della quarta edizione del Quaderno dedicato ai Premi e agli incentivi alle traduzioni. Uno strumento che si conferma utile per gli editori, specialmente piccoli, che hanno intenzione di avvicinare culture e opere, autori poco (o nulla) presenti nell’offerta editoriale italiana. Ma che, proprio per questo, hanno bisogno di trovare sostegno economico – gli incentivi alla traduzione, appunto. Da questa edizione 2011 si è abbandonata la versione cartacea è stata abbandonata ed è diventata interamente scaricabile in formato pdf nella sezione Materiali del Giornale della Libreria, e dal sito Aie, convertendosi così in un vero e proprio servizio per le case editrici (associate e non).  

Vive la BD numérique!

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Ottobre 2011

di Redazione

Tieniti gli amici vicino e i competitors ancor più vicino. In un'ipotetica Arte della guerra digitale questa rilettura «commerciale» del celebre motto di Sun Tzu – fra l'altro, curiosamente, uno dei libri prima, e degli e-book poi, più scaricati dai manager di mezzo mondo – meriterebbe certo un posto tra gli insegnamenti fondamentali per il giovane Ad «guerriero». Niente di barbaro come potrebbe a prima vista apparire, anzi, un semplice motto di buon senso. Per comprenderlo è sufficiente uno sguardo alle dinamiche attualmente in atto nel mercato dell'editoria digitale dove piccoli editori indipendenti dividono la scena e misurano le proprie strategie commerciali con colossi del calibro Apple e Amazon.

Belle «app» d’autore

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Settembre 2011

di Laura Novati

Fino ad oggi si diceva che il massimo acquisto di libri d’arte era riferito al catalogo di una mostra: uno su due visitatori era disposto ad acquistarne uno, a dispetto del peso o del costo. Un prolungamento del piacere della visita, uno strumento di documentazione, se l’acquirente era interessato agli apparati, anche un gesto orgoglioso di affermazione che quella stessa visita c’era stata. Poi sappiamo che t-shirt e cartoline sono i gadget più diffusi nella vendita nei bookshop museali permanenti o per esposizioni temporanee, in ogni parte del mondo dove si organizzano (per questo all’entrata dei musei o dei siti italiani sono spesso o quasi sempre assenti); in compenso, ricordo di aver trovato all’ingresso del Museo archeologico di Taranto, tre anni fa, chi sa come sopravvissuta, il cartone di una bambola di carta, alias fanciulla della Magna Grecia, da ritagliare con i suoi vestiti e un eroe da rivestire delle sue sagome di armi, in unica copia, stampata nel 1965.

Coffee table apps

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Settembre 2011

di Raffaele Cardone

Una premessa necessaria. Le previsioni dei più convinti sostenitori del tablet come device unico per gli e-book non si sono per ora avverate. Un'indagine dell’istituto di ricerca Pew dello scorso giugno, e riferita al solo mercato statunitense, rileva che i possessori di un e-book reader sono cresciuti dal 6% al 12% tra novembre 2010 e maggio 2011, mentre i possessori di tablet sono passati dal 6% del gennaio 2011 al 7% dello scorso maggio. Se è vero che in queste circostanze è la tecnologia che guida il mercato, ovvero che, più che l'offerta di e-book, è la diffusione dei reader a far crescere i consumi di editoria digitale (va da sé, le due cose sono correlate), è anche vero che bisogna prendere in considerazione altri fattori.

Dalle scintille al fuoco

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Settembre 2011

di Redazione

Nel XXI secolo la digitalizzazione svincola i contenuti dal supporto e determina una maggiore convergenza tra i media. Le case editrici divengono sempre più centri multimediali, mentre gli editori di videogame pubblicano libri (ne è un esempio l'islandese CCP) e le emittenti televisive creano dalle loro storie nuovi mondi narrativi, come la BBC con Tracey Beaker. Così i contenuti non sono più materia prima solo per settori economici come l'editoria e i mass media, ma un bene sempre più ambito da chi opera nel mercato delle nuove tecnologie.

Fermo immagine

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Settembre 2011

di Redazione

«La fotografia non mostra la realtà, mostra l’idea che se ne ha». Neil Leifer ha ragione, ciò che rappresenta una foto è condizionato dalla nostra percezione della realtà. Ma cosa sarebbe il mondo senza fotografia? Senza la possibilità di fissare nella memoria (e nella storia) momenti, luoghi, persone, emozioni che altrimenti andrebbero facilmente perduti? La creazione di un archivio fotografico e la sua conservazione, sia per motivi personali sia professionali, costituisce un rifugio sicuro di una parte di vita e di storia, e ciò è ancor più vero quanto più lungo è l’arco di tempo ricoperto.

L'editoria diventa museo

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Settembre 2011

di Laura Re Fraschini

Nel nostro Paese assai ricco di arte e cultura c’è una categoria di musei, quelli dedicati alla storia del libro e dell’editoria o all’arte tipografica in genere, di cui non si sente spesso parlare. Il primo libro, la Bibbia delle 42 linee, si sa, ha visto i suoi natali a Magonza dove infatti lo celebra uno dei più importanti musei di storia del libro europei e, forse, mondiali. Ma dalla Germania, l’arte della stampa si è presto diffusa anche nel Belpaese dove si attesta, a Subiaco, vicino Roma, già dal 1464. Oggi nel luogo in cui i pionieri Pannartz e Sweynheym hanno dato inizio alla storia tipografica del nostro Paese sorge il Museo della Carta e della Stampa, uno dei 34 tra archivi, fondazioni e musei censiti dall’Associazione italiana musei della stampa e della carta che tramandano la fama dei mastri cartai e tipografi che per cinque secoli hanno permesso con la loro arte di trasmettere la cultura italiana nel nostro Paese e nel mondo.  

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