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Ediser

Scrittori: ora tocca a voi

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Ottobre 2014

di Edward Nawotka

Scrivere è un mestiere curioso. Chi di noi, sano di mente, sceglierebbe di restare seduto ad una scrivania, per svariate ore al giorno, fissando lo schermo di un computer? Gli scrittori spendono anni in attesa che i loro libri riescano ad arrivare sul mercato e quando ciò accade sperano e pregano che qualcuno se ne accorga e li compri. Si può affermare con ragionevole certezza che il «tasso di fallimento» dei libri in termini di vendite si aggiri attorno al 90%. E quando un’opera non vende, chi riterrà responsabile del fallimento il suo autore? L’editore, il reparto marketing, la comunicazione, i critici, i librai? No, incolperà se stesso. Del resto, come piace ripetere a molti editori di mia conoscenza: se vuoi vendere più libri, devi scrivere libri migliori. Ma questo è un approccio piuttosto cinico visto che, almeno negli Usa, la possibilità – o, per meglio dire, l’«onere» – di promuovere e commercializzare un’opera ricade in primo luogo sugli scrittori stessi. Si tratta di un cambiamento importante nel rapporto tra scrittore, editore e lettore. Il fatto è che oggigiorno i lettori si aspettano qualcosa di più dagli autori. Hanno bisogno e richiedono a gran voce un rapporto diretto, che sia tramite Facebook e Twitter, o attraverso la partecipazione a convention o ad incontri in libreria, poco importa. Internet ha avvicinato lettori e scrittori a tal punto che quando George R.R. Martin, autore della serie di romanzi fantasy Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, ha informato il mondo tramite il suo blog che si sarebbe preso una pausa dalla scrittura per seguire una partita della sua squadra del cuore, i suoi innumerevoli fan lo hanno criticato severamente.

Soluzioni concrete

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Ottobre 2014

di Guido Regattieri

Oggi più che mai la principale esigenza delle realtà editoriali medio piccole è produrre libri di qualità nel minor tempo possibile e con un occhio sempre attento al risparmio. In questo senso, le nuove tecnologie di stampa digitale possono rappresentare una soluzione. Ma cosa comporta tale investimento? E come cambiano a livello concreto i flussi di lavoro? Abbiamo posto queste domande a Canon, azienda leader in Europa e nel mondo per la tecnologia ink-jet, che ci ha messo in contatto con Age Arti Grafiche ed Editoriali, un’azienda con sede a Urbino che realizza libri da quasi cento anni sia in formato tradizionale che in versione elettronica, attraverso lavorazioni di stampa digitale e offset. Nello stabilimento di Age si svolge l’intero processo di produzione dei libri, dalla progettazione grafica e fotocomposizione fino alle operazioni di finitura, imballo e trasporto. Negli anni Age ha specializzato la sua attività focalizzandosi nel settore editoriale in ambito universitario e in prodotti di nicchia come per esempio le stampe di partiture musicali, senza trascurare tutto il mercato di piccola editoria che si è aperto con l’avvento della stampa digitale.

Una chiave per l'oggi

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Ottobre 2014

di Paola Sereni

Per comprendere le radici del dibattito culturale contemporaneo non c’è modo migliore che rivolgere uno sguardo indietro alla nostra grande tradizione di saggistica di cultura. Ne abbiamo parlato con Tommaso Ernesto Codignola, titolare della storica sigla Edizioni di Storia e Letteratura.

Web & social fai da te

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Ottobre 2014

di Andrea Boscaro

Il lancio di Amazon Unlimited – lo Spotify dei libri – dopo i tentativi pionieristici di soggetti come Oyster e 24Symbol dà l’ulteriore misura dell’importanza di osservare i social media, non solo come un canale di comunicazione e di customer care, ma come una leva trasformativa del business model che tutte le case editrici devono affrontare con cautela, attenzione e profondità. I social media – e Facebook in particolare che raggiunge 26 milioni di italiani sul totale di 27 milioni di utenti Internet – sono, infatti, essenzialmente un canale di customer care e, più ancora, di valorizzazione dei contributi, delle opinioni e delle recensioni dei lettori. Facebook è poi una piattaforma di comunicazione pubblicitaria di crescente efficacia grazie all’arricchimento che è riuscita a condurre sul fronte dell’ampiezza del target e soprattutto della profilazione con cui il messaggio può essere costruito: il lettore target può essere definito rispetto a caratteristiche socio-demografiche come età, sesso, località geografica e condizione personale (livello di istruzione, situazione sentimentale e familiare, lingue parlate, ecc.). La profilazione può essere poi approfondita grazie a filtri legati agli interessi (verso la lettura, verso i romanzi gialli, ecc.) che non sono solo quelli esplicitamente espressi dagli utenti all’atto di registrazione al social network, ma derivano dai segnali che questi ultimi lasciano nella loro navigazione e nel loro uso dei pulsanti social dentro e, ancor più, fuori Facebook.

A portata di stampa

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Settembre 2014

di Ester Draghi

Sempre più editori oggi sono in cerca di soluzioni di stampa digitale che siano economiche e veloci, senza per questo dover veder penalizzata la qualità dei propri stampati. Ne abbiamo parlato con Riccardo Porro, Project and Marketing Manager Commercial Print Channel di Canon Italia. Quali sono i problemi che risolve la stampa digitale? La tecnologia digitale permette una migliore gestione del catalogo perché, grazie ai suoi bassissimi costi di avviamento, non occorre stabilire una soglia di tiratura minima per ammortizzare la stampa, agevolando così prime edizioni e ristampe. Infatti, nel caso di autori esordienti e quindi ad alto potenziale di rischio, la stampa digitale permette, ad esempio, di fare delle tirature di test o di commercializzare i titoli in questione con tirature non eccessive. Inoltre la stampa digitale consente di adattare la produzione di un’opera a quella che sarà poi l’effettiva domanda del mercato. Un altro vantaggio sta nel tempo: produrre un libro in stampa digitale è molto più veloce rispetto alla stampa tradizionale e quindi riduce il time-to-market permettendo, ad esempio, di rifornire velocemente librerie e distributori. Infine grazie all’impiego della stampa digitale diminuisce anche il problema dei resi perché consente di tarare meglio le quantità di libri effettivamente prodotti e poi distribuiti alle librerie

Ai confini dell'arte

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Settembre 2014

di Elisa Molinari

Quali sono i principali trend dell’editoria d’arte internazionale? Quali cambiamenti la stanno trasformando e quali sono i player più interessanti di questo mercato? Ce lo racconta Gareth Long, coordinatore della London Art Book Fair (26-28 settembre, Whitechapel Gallery, Londra). Come prima cosa, come nasce la London Art Book Fair? Nel 2009 Iwona Blazwick, direttrice della Whitechapel Gallery, e Marcus Campbell, che all’epoca dirigeva la London Artists’ Book Fair, decisero che, nonostante il declino delle case editrici tradizionali, si sarebbe dovuta organizzare una fiera del libro il cui mandato era quello sia di celebrare che di catalizzare i cambiamenti futuri dell’intera editoria d’arte. Il concept consisteva nel presentare un’istantanea del settore nella sua totalità e rappresentarne ogni manifestazione – dai libri d’arte contemporanea ai cataloghi di musei, libri di lusso, libri artistici, pubblicazioni accademiche e riviste – per mostrare, insomma, che l’editoria non si sta ridimensionando, ma solo trasformando. Uno degli scopi principali della London Art Book Fair inoltre, consiste nel diventare sempre più un ambiente che offra l’opportunità di promuovere lo scambio tra le varie case editrici, i professionisti e i collezionisti. I libri che trattano d’arte e quelli artistici in senso stretto hanno la tendenza ad avere modelli di distribuzione completamente differenti rispetto ai libri più mass market e le fiere del libro sono uno dei principali canali in cui queste opere possono essere scoperte e scambiate. Esiste una fiorente comunità di editori indipendenti che ha iniziato a conoscersi tramite i sistemi di distribuzione condivisa che i libri d’arte generano e, in secondo luogo, tramite appuntamenti professionali o fiere di settore come la nostra: penso per esempio a quelle di New York, Los Angeles, Vancouver, Berlino, Londra, Parigi, Amsterdam e Toyko.

Arte, libri e mercato

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Settembre 2014

di Giovanni Peresson

Nel 2013 sono stati pubblicati 4.179 titoli (novità e nuove edizioni di varia adulti; Fonte: IE). Istat, i cui dati si fermano ancora al 2011 indicava il valore della produzione in 3.259 titoli (ma diversi sono i criteri di classificazione) e in 3,2 milioni le copie stampate e immesse nei canali di vendita in quello stesso anno. Al di là degli scostamenti nei valori assoluti e soprattutto del fatto che non disponiamo di un dato aggiornato sulla produzione di copie, ciò che appare confermato è il trend complessivo. Si precisa ovvero, la tendenza a una progressiva riduzione della produzione di editoria d’arte. Nel 2010, tra novità e nuove edizioni, contavamo 4.647 titoli, mentre nel 2013 si sono pubblicati 468 titoli in meno con una flessione del 10,1%. Un andamento in controtendenza – misurato sullo stesso arco di anni – è quello della produzione di varia adulti nel suo complesso che, nonostante la crisi, sorprendentemente fa segnare un +10,7%. Ricordiamo solo – il dato di tendenza è quasi certamente riconfermato – che nel 2000 gli editori presenti in questo segmento stampavano e immettevano nei canali distributivi quasi 8 milioni di pezzi. Nel 2011 sono diventati 3,2 milioni (-60,1%), il tutto in poco più di un decennio.

Cibo come cultura

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Settembre 2014

di Serena Baccarin

Cibo e libri sono un’accoppiata vincente. L’hanno capito da tempo i librai indipendenti e di catena, che da anni accanto allo scaffale tradizionale offrono una proposta di caffetteria, ristorazione e vendita di prodotti confezionati. L’obiettivo è certamente aumentare i margini di fatturato, ma anche creare un’atmosfera, fare della libreria un luogo di incontro e convivialità. Con la cucina il libro ha in comune una filosofia della fruizione, un diffuso concetto di tempo di qualità da dedicare a se stessi. Va da sé che uno dei più importanti interpreti di questo modello, per il settore della ristorazione, sia Eataly, consulente strategico di Slow Food, e catena, che con 11 punti vendita in Italia e 5 nel mondo, che diffonde la cultura e la tradizione della cucina italiana, insistendo sulla qualità della vita del consumatore stesso. Da Eataly si trovano i migliori prodotti della tradizione, a prezzi convenienti e sostenibili, ma non solo. «Eataly segna la propria diversità anche attraverso i libri» spiega il fondatore Oscar Farinetti, «li vende, li promuove, li mette a disposizione, li scrive. La libreria diventa sempre più il punto di sosta e di incontro, l’agorà dei clienti di Eataly. Il nostro target è particolarmente vicino al mondo dei libri». Dal 2012, infatti, è Librerie.coop a progettare e gestire lo spazio libreria all’interno delle strutture Eataly. «Abbiamo affidato l’area libri a Librerie.coop prima di tutto perché è specializzata, ma anche perché ci conosce bene, dunque sa creare la migliore offerta possibile per il nostro pubblico. Siamo molto soddisfatti della nostra scelta» conclude Farinetti. Come è nato questo sodalizio e come si combinano le due strategie aziendali? Quali sono i vantaggi di questa collaborazione tra settore librario e ristorazione? Lo abbiamo chiesto a Domenico Pellicanò, presidente di Librerie.coop.

Ecosistema ePub

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Settembre 2014

di Cristina Mussinelli

La diffusione dello standard ePub e l’evoluzione in atto mettono a disposizione degli editori un ecosistema aperto e interoperabile, che può diventare una valida alternativa ai vari sistemi chiusi e proprietari attualmente presenti sul mercato. EPub non vuole più dire solo libri di narrativa e saggistica ma, con l’ePub3, anche libri illustrati o con impaginati complessi, come libri scolastici, manuali tecnici o professionali, libri interattivi e multimediali, come quelli per bambini, i manga e i comics o i cataloghi d’arte. Le specifiche tecniche del formato si sono, nell’ultimo anno, arricchite: a giugno è stata pubblicata l’ultima versione dell’ePub3 e all’ePub l’Idpf ha affiancato l’eduPub, un formato le cui caratteristiche sono particolarmente adatte per la realizzazione di prodotti editoriali per il mondo educativo e le cui specifiche sono state pubblicate a maggio grazie alla collaborazione e alla partecipazione ai gruppi di lavoro di alcune delle principali case editrici che operano nel settore educativo, che hanno portato le loro esigenze, al supporto dell’Ims per poter garantire l’interoperabilità del formato con le principali piattaforme di e-learning e con gli standard Lms e Qti.

Gastronomadi per caso

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Settembre 2014

di Lorenza Biava

Vittorio Castellani, aka chef Kumalé, è un vero poliedrico della gastronomia, nonchè «gastronomade» per vocazione: giornalista, organizzatore di eventi, docente tra le altre, anche per la Scuola Holden. A lui abbiamo chiesto di fare un bilancio della cultura culinaria nel nostro Paese e di spiegarci in quale direzione stanno andando i comportamenti alimentari dei nostri connazionali. Quando ha iniziato a formarsi nel nostro Paese una sensibilità verso il tema del food? Sicuramente dalla metà degli anni ’90, quando Slow Food ha organizzato la prima edizione del Salone del gusto a Torino, ad oggi, la sensibilità degli italiani rispetto al tema del cibo e della qualità è cresciuta in maniera esponenziale. Negli ultimi anni la parabola di questa colonizzazione mediatica ha toccato il suo apice e, con 34 trasmissioni televisive dedicate al cibo nei soli canali generalisti, non è mancato chi, come lo stesso Carlin Petrini, ha iniziato a parlare di «pornografia alimentare». Il fatto che si parli molto di cibo non va, infatti, di pari passo con il fatto che se ne faccia cultura: Internet, i blogger, le trasmissioni televisive di show coking e così via, non fanno che alimentare un approccio estetico, completamente staccato dalla qualità e dalla stessa «cultura» del cibo.

Il libro è servito

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Settembre 2014

di Serena Baccarin

Dalla Prova del cuoco, agli spietati giudizi di Bastianich, passando per Cotto e mangiato, i programmi televisivi dedicati alla cucina sono stati un importante traino per l’editoria di settore e per le vendite in libreria. Tuttavia, ben prima dell’esplosione mediatica, alcune librerie avevano già investito nell’arte culinaria e nel legame con il territorio, coniugando cucina e prodotti locali con la tradizione libraria. I librai hanno aperto ristoranti, caffè, e veri e propri negozi che propongono prodotti tipici e libri. Una di queste realtà è Liberrima, nel cuore di Lecce, forse la prima libreria che ha saputo integrare in un percorso di vendita libri e food. La responsabile, Augusta Epifani, ci racconta come si sono evoluti i comportamenti d’acquisto e i gusti dei lettori. Molto più di una semplice libreria. Cosa si incontra entrando da Liberrima? Liberrima è un sistema di luoghi nel cuore del centro storico di Lecce, formato da due librerie e un ristorante-caffè, sviluppatisi attorno alla prima libreria, quella centrale, nata nel 1993. Il titolare, Maurizio Guagnano, decise allora di scommettere sulla cultura, in una zona centrale della città, ma inesplorata, dove permaneva un vuoto commerciale. Sin dalla scelta del nome, un superlativo assoluto d’invenzione, si coglie la volontà progettuale di porsi come una libreria libera, ambiziosa e innovativa rispetto a quelli che erano i sistemi tradizionali. Uno spazio ampio, privo di bancone e autonomamente fruibile dal pubblico. Il nostro è un catalogo di letterature pensato insieme ai salentini, la nostra forza risiede nell’aver raccolto le esigenze del pubblico e nell’aver investito nella solidità del legame con il territorio. Cresciamo quindi con il ristorante, che subito si annette alla libreria, e poi con Gusto Liberrima, e LiberrimaKids, uno spazio interamente dedicato ai ragazzi.

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