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Quando l'offerta non basta

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Marzo 2008

di Giovanni Peresson

La lettura nelle fasce comprese tra i 6 e i 19 anni mostra nel 2007 un calo. Titoli, rinnovamenti nel layout delle librerie (ma anche delle biblioteche di pubblica lettura) non bastano a invertire fenomeni che affondano le loro radici in fattori strutturali.

Tecnologie oltre i confini del libro

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Ottobre 2006

di Paola Mazzucchi

Per gli editori potrebbe essere un vantaggio competitivo - e in ogni caso la chance di non essere esclusi da un mercato, quale quello dei contenuti digitali al cui interno operano soggetti economicamente e tecnologicamente molto forti - fare parte degli early adopter di standard e tecnologie che possono essere adottate anche da altri comparti e anzi che è nell’interesse degli editori lo siano. Soprattutto quando l’adozione di tali standard e tecnologie non pongono particolari barriere all’ingresso e sono dunque accessibili anche a quel tessuto di piccole case editrici che caratterizza il nostro mercato editoriale.

Eccellenza e futuro

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Novembre 2014

di Giovanni Peresson

«L’eccellenza è il futuro della libreria». È questo il titolo scelto per il 32esimo seminario della Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri che si svolgerà a Venezia all’Isola di San Giorgio dal 27 al 30 gennaio 2015. «Eccellenza » (nell’assortimento, nel servizio al cliente, nell’uso degli strumenti e delle opportunità che offre Internet) e «futuro» sono le due parole chiave perchè, come ci dice Achille Mauri in questa intervista: «Dovessi dire oggi come si fa ad andare avanti, a cambiare la professione, direi che sarebbe necessario ricominciare da capo a fare il libraio. Molti degli elementi che erano importanti per me quando, all’inizio della mia carriera, lavoravo in libreria sono tornati a guadagnare valore, come quelle domande le cui risposte servono per andare avanti, cambiare, innovarci: chi sono i miei clienti? Da dove vengono? Cosa leggono? Sento che la libreria si deve costantemente rinnovare, oggi molto più di qualche anno fa. E rinnovare con grande velocità. Puntare su tutti, ma proprio tutti, gli strumenti del commercio. Il libraio non può contare più su un cliente diligente e bisognoso che varca una porta per cercare qualcosa che già sa e conosce. Dobbiamo, come Scuola, saper valorizzare e potenziare tutte le forme di sperimentazione: nella gestione come nel merchandising, nella comunicazione e nell’uso delle nuove tecnologie. È importantissimo per noi poter fornire al libraio gli strumenti per attivarsi in tutte le direzioni possibili – sempre coerenti con il suo modello, la sua idea di libreria e con i metri quadri a sua disposizione.

Pronti al lancio

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Settembre 2013

di Ginevra Vassi

Tutti si somigliano ma ognuno è speciale a suo modo. No, non stiamo parlando dell’incipit di Anna Karenina ma della fase di lancio dei romanzi contemporanei. Il fine è lo stesso per tutti, la promozione, ma le modalità con cui ciò avviene sono diverse e peculiari. Certo, ci sono anche autori – ben pochi, a dirla tutta – che decidono di defilarsi in nome di maggiore tranquillità e minore pressione (chiedere a Robert Galbraith aka J. K. Rowling e il suo non lancio del giallo The Cuckoo’s Calling), ma non è questa la norma. Cos’hanno in comune i lanci editoriali? Esiste una ricetta? Gli ingredienti di base sono sostanzialmente gli stessi: un buon prodotto di partenza, un pizzico (forse anche due) di passaparola, due cucchiai di coinvolgimento emotivo dei lettori facendo attenzione a dosare attese e aspettative e tanto, tanto lavoro di squadra. Basta poi far cuocere a fuoco lento i lettori e il bestseller è (quasi) servito. Nel processo di lancio, «pianificazione» e «coordinamento» sono indubbiamente le parole chiave, sia nel rapporto con la casa editrice «madre» sia all’interno della propria casa editrice, soprattutto se si pensa che sempre più i lanci nei vari Paesi sono contemporanei. Ufficio stampa, marketing – sia tradizionale che digitale –, divisione digitale sono infatti tutti schierati per portare alla ribalta l’ultimo romanzo.

Google e i librai

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Aprile 2012

di Elena Refraschini

Nel dicembre 2010 Google annuncia un accordo con l’Aba (American Bookseller Association, che rappresenta circa 1.500 librerie) per consentire alle librerie indipendenti americane di entrare nel mercato della vendita di e-book. L’accordo prevedeva che dal sito Indie-Commerce della libreria «fisica» il cliente possa avere accesso al motore di ricerca e alla libreria virtuale Google eBookstore. «Il cliente della libreria non deve scegliere tra la lettura digitale e il sostegno alla propria libreria indipendente preferita», come si legge sul sito dell’organizzazione Indiebound che raccoglie e riunisce librai, lettori, negozianti e organizzazioni di commercio «local». Si tratta di un approccio estremamente innovativo nel confronto in atto oggi nel florido mercato digitale americano. Tra l’altro con la domanda che sorge spontanea: ma perché da noi queste formule e queste culture imprenditoriali non si sviluppano? E il massimo delle forme di cooperazione è impiantare uno stand in una fiera (per risparmiare) o un tendone in una piazza? E non sempre senza polemiche provinciali?

Sopravvivere da indipendenti

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Febbraio 2011

di Simona Argenti

Nonostante un’agguerrita concorrenza, la libreria si conferma come il maggior canale di distribuzione del libro, scelto da oltre il 70% degli italiani.

I materiali didattici: libri, dispense ecc.

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Settembre 2009

di Danilo Ferrando

Oggigiorno l’accesso alle informazioni e le modalità di fruizione dei contenuti sono cambiati, viene da chiedersi allora come le università italiane sfruttino le nuove tecnologie nel rapporto con gli studenti per fornire le informazioni sui materiali didattici da utilizzare. Per dare una risposta a questa domanda abbiamo fatto ricorso naturalmente al Web, analizzando i siti degli atenei e le informazioni fornite dalle guide dello studente.

Quattro domande sull'e-book

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Marzo 2008

di Raffaele Cardone

Alcune considerazioni su che cosa promette e che cosa può ragionevolmente mantenere l'e-book di seconda generazione tra nuovi dispositivi, formati differenti e convergenze strategiche. Ma il lettore ne avrà davvero bisogno?

Un manifesto per le politiche del libro

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Ottobre 2006

di Che cosa chiedono gli editori alla XV legislatura: Lettura e sviluppo economico; Politica industrial

L’industria dei contenuti è un settore chiave in tutti i Paesi avanzati: rappresenta il 5% del PIL in Europa, e registra i maggiori tassi di sviluppo in termini di valore aggiunto prodotto e di occupazione. Al suo interno l’industria del libro ha la quota di mercato più alta sulle spese dei consumatori, e ha un ruolo moltiplicativo sugli altri segmenti produttivi. Il nostro è un settore sempre più complesso, i cui confini non sono più definiti dal «libro» come prodotto fisico, ma dal suo contenuto culturale, che oggi può essere veicolato anche attraverso altri mezzi. Gli editori producono libri ma anche risorse elettroniche (scientifiche, educative, di intrattenimento), learning object, banche dati professionali, ecc. Continuiamo a parlare di «libro», quindi, avendo però in mente un’accezione molto più ampia. Il ruolo dell’industria del libro nella crescita culturale è da tutti riconosciuto, ma ciò ha spesso oscurato la sua funzione economica. Nuovi studi dimostrano come i tassi di lettura influenzino direttamente lo sviluppo economico di lungo periodo. Il che è persino ovvio, se si condivide l’idea che nei Paesi avanzati la crescita dipende dalla qualità del capitale umano. Una politica del libro è dunque necessaria. Ma la sua definizione è esercizio complesso, perché deve considerare in un contesto unitario fattori molteplici: l’immaterialità dei contenuti e la materialità dei prodotti; le molteplici funzioni d’uso dei libri – svago, informazione, approfondimento, educazione, aggiornamento professionale, ecc. –; le esigenze di innovazione tecnologica ed editoriale, e così via. Abbiamo ritenuto utile cercare di fare un punto, proponendo linee strategiche e coerenti a partire da una corretta analisi delle condizioni strutturali di partenza. Le proponiamo ai diversi interlocutori politici che vorranno ascoltarle, nella consapevolezza della necessaria complementarità delle competenze ma anche dei rischi della sovrapposizione tra componenti diversi del Governo (la Cultura, lo Sviluppo Economico, Il Commercio estero, la Politica estera, l’Istruzione, l’Università e ricerca, l’Innovazione, ecc.), delle Regioni e degli Enti locali, così come della Commissione europea. Ma abbiamo voluto proporle innanzi tutto a noi stessi, perché il nostro discorso è in primis fondato su un’assunzione di responsabilità, sull’orgogliosa rivendicazione del nostro ruolo.

Europa che legge, Europa che viaggia

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Novembre 2014

di Laura Darpetti

Parliamo di libri e viaggi. Dopo aver analizzato, nell’articolo precedente, le preferenze degli italiani in tema di vacanze vediamo come si muove il settore dell’editoria turistica e di viaggio nei principali mercati europei. Nel Regno Unito è stato inaugurato quest’anno il Thwaites Wainwright Prize, un premio letterario per opere di narrativa o saggistica illustrata sulle bellezze naturali dell’entroterra britannico. Si aggiunge a due altre importanti riconoscimenti: il Dolman Travel Book Award, vinto di recente dal francese Sylvain Tesson, e al premio organizzato dalla British Guild of Travel Writers, che include oltre agli autori di guide anche giornalisti, fotografi e conduttori radiofonici o televisivi. Quali sono le cifre del mercato dell’editoria di viaggio inglese? Stephen Mesquita, autore del Nielsen BookScan Travel Publishing Year Book (un rapporto sullo stato di salute dell’editoria turistica internazionale), ha parlato di sette anni di declino, con una lieve ripresa nel 2013: le vendite delle guide con destinazioni mondiali sono calate del 4,7% rispetto al 2012, un miglioramento nei confronti dei -7,0%, -12,0% e -10,0% degli anni precedenti; alcuni editori di viaggio hanno effettivamente registrato un aumento del fatturato, approfittando della contrazione del mercato che ha visto la chiusura di molte realtà editoriali; anche il calo nella vendita delle mappe è rallentato, dal -10,4% del 2012 al -4,8% del 2013.

Pubblicarsi all'estero

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Settembre 2013

di Elisa Molinari

Che il selfpublishing sia uno dei fenomeni editoriali più chiacchierati è ormai risaputo. L’Ufficio studi dell’Associazione italiana editori ha recentemente dedicato un istant e-book a questo attualissimo argomento (Prospettiva self publishing. Autori, piattaforme e lettori dell’editoria 2.0, Aie, 2013, disponibile su tutti i maggiori store on line). Autori che scalano le classifiche nazionali e internazionali, critici letterari che recensiscono indistintamente romanzi pubblicati e auto-pubblicati (non da ultimo Michiko Kakutani, il più influente critico letterario del New York Times e la famosa recensione di The Revolution was televised di Alan Sepinwall), articoli di giornale, conferenze e incontri sul tema non sono che alcuni dei mille rivoli in cui il selfpublishing si dipana. Se poi ci sono mettono anche gli autori di Hollywood, il successo è assicurato: Jim Carrey, l’attore di The Truman Show, ha deciso di ricorrere al selfpublishing per How Roland rolles, da lui definito libro metafisico per bambini. «Auto-pubblicherò il mio libro perché le cose stanno così adesso e perché credo che sia trendy». Fenomeno di costume? Forse. Moda passeggera? Meno probabile. Sicuramente molti autori iniziano a vedersi sotto una nuova luce, galvanizzati dalla possibilità di poter potenzialmente raggiungere milioni di lettori (e di dollari) con un click. Si tratta degli Ape, la fortunata definizione che dà il nome al nuovo libro (ovviamente selfpublished) di Guy Kawasaki, ex leader di Apple, che indica chi allo stesso tempo si preoccupa di essere Author, Publisher, Entrapreneur: autori che si fanno editori e, soprattutto, imprenditori della propria opera. Idea questa che trova conferma nelle parole di Barry Eisler, scrittore statunitense, citato proprio nel libro di Kawasaki: «Tutti gli scrittori pensano a quello che fanno come se fosse un’arte. Gli scrittori intelligenti capiscono che la scrittura è anche una questione di affari. Gli scrittori veramente intelligenti si vedono anche come imprenditori». Di tutto le questione trattate, la meno nota, forse, riguarda l’arsenale di strumenti a disposizione degli aspiranti scrittori che, oltre a poter scegliere tra varie modalità con cui pubblicare i propri testi, possono facilmente trovare tool per calcolare le royalties, impaginare, creare copertine, acquistare spazi pubblicitari, trovare correttori di bozze e tanto altro.

Il costo del prezzo

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Aprile 2012

di Giovanni Peresson

I prezzi di copertina dei libri più venduti (al netto degli sconti e delle promozioni praticate) nei sei maggiori mercati del libro europei non sono affatto uguali, anzi. Se limitiamo il confronto alla narrativa, tra il prezzo più basso e quello più alto, dal luglio dello scorso anno a febbraio questo differenziale è compreso tra i 4 e i 7 euro; per la saggistica tra i 10-11 euro. Non è poco! Tanto più, e il dato sorprende – pur tenendo conto dell’empiricità della rilevazione che non considera il prezzo medio di copertina di tutto (o di larga parte) del venduto ma solo dei 10 o 30 titoli più venduti nel mese – è il fatto che l’Italia si posiziona, in tutti e sette i mesi, nella parte più bassa dei prezzi tra i cinque grandi mercati dell’Unione europea. In ogni caso, se i numeri su cui si è effettuata l’analisi sono oggettivamente piccoli, è pur vero che la tendenza si configura molto evidente. Se mai, per approfondire ancora di più la questione, servirebbero basi campionarie comuni a tutti e sei i Paesi dell’Unione e che siano più solide di quelle sulle quali si è lavorato finora. Se per il Regno Unito è comprensibile (dato che poi si applicano sconti promozionali ben più significativi del 15% italiano) per il nostro Paese rappresenta una sorpresa non facile da interpretare.

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