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Tecnologie

La realtà di Lia

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Dicembre 2013

di Rosa Mugavero

Da sempre dicembre è il mese in cui si tirano le somme sull’anno che sta per concludersi e così anche per Lia-Libri italiani accessibili è il tempo dei bilanci. Avviato nel gennaio 2011, grazie ad un finanziamento del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, sotto il coordinamento di Associazione italiana editori e della sua società controllata Ediser e in stretta collaborazione con Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti, lo scorso giugno, come è noto, Lia è diventato un vero e proprio servizio che consente ai lettori non vedenti e ipovedenti di accedere alle ultime novità editoriali negli stessi modi e negli stessi tempi di tutti gli altri lettori (R. Mugavero, Da progetto a servizio, «GdL», 7/8, luglio/agosto, 2013, pp. 42-43). In concomitanza con la presentazione ufficiale del progetto, tenutasi alla Sala delle Colonne di Palazzo Marini a Roma, è stata infatti messa online sul sito www.libriitalianiaccessibili.it la vetrina Lia su cui è disponibile un ampio catalogo di e-book di narrativa e saggistica accessibili anche alle persone con disabilità visive, che possono essere acquistati sulle librerie on line Bookrepublic, UltimaBooks, net-ebook di Mediaworld e Deastore oppure presi in prestito attraverso la piattaforme digitali di MediaLibraryOnline e, dallo scorso ottobre, anche attraverso quella di Rete Indaco.

Sviluppare un'App

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Dicembre 2013

di Giorgio Kutz

Se per certi versi l’avvento del tablet ha aperto agli editori nuove opportunità di prodotto e di mercato, per altri restano ancora molti nodi da sciogliere, principalmente di conto economico e di processo. Le illusioni generate dalla vetrina luccicante delle App e dal canale distributivo, che se vogliamo è davvero planetario, mal si concilia coi tempi di ritorno degli investimenti, che sono da metempsicosi. Per quanto si riesca a vendere, l’imposizione di un prezzo unitario molto basso, i fardelli dell’Iva e del costo del canale e le aspettative di autori e fornitori affossano il conto economico sul nascere oppure penalizzano la qualità dell’offerta di prodotto. Non si può contare su economie di processo fra prestampa e digitale, perché come abbiamo visto più volte in questa rubrica una «buona App» è qualcosa di molto diverso dall’impaginato di un libro. Le economie di scala vanno dunque cercate altrove. Le parole chiave per tornare a una redditività decente sono quattro: skill di dialogo con gli sviluppatori, approccio progettuale, serialità e scalabilità del progetto. Abbiamo volutamente messo al primo posto la «skill di dialogo con gli sviluppatori» perché questo è indubbiamente il nodo più critico. Il Dna di editoriali e softwaristi è, per entrambi, pericolosamente distante.

Ben fatti e accessibili

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Novembre 2013

di Rosa Mugavero

Con la diffusione delle nuove tecnologie e l’evoluzione dei formati di produzione, l’accessibilità dei contenuti editoriali non è più una questione di nicchia che riguarda esclusivamente la cosiddetta editoria speciale. L’ingresso del digitale all’interno del mondo editoriale, oltre a migliorare notevolmente la possibilità da parte di persone con disabilità visiva di accedere alle informazioni, ha offerto agli editori l’opportunità di pubblicare contenuti digitali più accessibili. Un contenuto digitale è per definizione un contenuto flessibile e versatile e dunque accessibile perché fruibile in diversi modi. Lo scorso ottobre, a Francoforte nell’ambito di Contec 13, all’interno della sessione «Building a more accessible book market» il segretario generale di Ipa-International Publishers Association, Jens Bammel, ha definito il concetto di accessibilità come «hyperflexibility», insistendo molto sul fatto che gli editori che oggi sono in grado di soddisfare le esigenze dei lettori con disabilità visiva in futuro avranno maggiori chance rispetto a quelli che non lo faranno. Del resto un e-book accessibile è un e-book strutturato semanticamente e che quindi può essere facilmente interpretato indipendentemente dalla piattaforma di visualizzazione (sia essa un browser, un ereader, un tablet). Inoltre un e-book strutturato semanticamente è più facilmente gestibile in modo automatico in previsione di eventuali ulteriori conversioni verso nuovi o altri formati.

Dall'evento al libro

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Novembre 2013

di Gabriele Pepi

Ci sono periodi in cui le notizie scarseggiano e ce ne sono altri, invece, come gli undici mesi appena trascorsi, dove i grandi eventi mediatici – che si tratti delle ultime elezioni politiche nazionali (ne abbiamo parlato diffusamente in uno speciale uscito sul «Giornale della Libreria» di aprile), delle rivolte in Medio Oriente, dell’elezione di un nuovo Papa o di fatti di costume come la nascita del Royal Baby – sembrano susseguirsi a distanza più ravvicinata del solito, scardinando la consueta routine dell'informazione e portando con sé l'immancabile effetto a catena sul mondo del libro. Un effetto che, per alcuni di questi eventi mediatici, raggiunge una scala globale, come nei casi, diametralmente opposti, dell’elezione di papa Bergoglio e della nascita dell’erede al trono inglese, letteralmente spolpati dall’industria editoriale in una miriade di pubblicazioni, più o meno ufficiali, tra le quale perdersi non è affatto difficile. Partiamo dall'elezione papale che ha visto salire al soglio di Pietro Jorge Mario Bergoglio, uno dei papi più mediatici degli ultimi anni e sicuramente dotato di un carisma e di una capacità naturale di entrare in sintonia con i fedeli che non può che far correre il pensiero a papa Wojtyla, a sua volta grande comunicatore (e, per quanto ci riguarda apprezzato autore). La produzione di libri legati all’elezione del nuovo papa Francesco negli ultimi mesi ha subito quindi una prevedibile accelerazione. Per accorgersene basta dare un’occhiata alle classifiche che mensilmente riportiamo nelle prime pagine del «GdL»: i titoli dedicati agli scritti di Bergoglio o ai suoi insegnamenti sono cresciuti esponenzialmente e spesso si sono ritrovati ad occupare la vetta della classifica.

Fumetti digitali

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Novembre 2013

di Giorgio Kutz

Abbiamo già segnalato su queste pagine come lo schermo retroilluminato del tablet e le sue potenzialità interattive offrano al mondo degli illustrati una resa eccellente e opportunità inedite di evoluzione. Questo assioma vale anche per il mondo del fumetto e della graphic novel, non senza qualche se e ma…perché anche qui (soprattutto qui, ci vien da dire) gli editori si trovano davanti al problema di dover investire in nuove forme di libro, arricchito di interattività e multimedialità, mentre la pirateria erode il loro business tradizionale. Vediamo in breve che cosa s’è mosso, a partire dal 2010, in Italia, in Francia e negli Usa, e cerchiamo di fare il punto su come si sta configurando l’offerta, dato per scontato che la domanda, come avviene per il resto dell’editoria digitale, è più che debole. Il modo apparentemente più immediato per accedere ai fumetti italiani è il portale per tablet Comics Store Ad che al momento predica bene ma razzola abbastanza male. Dal portale si accede in teoria ai titoli di numerosi editori, da Panini a Bonelli a Mondadori a Flashbook, e ai generi più disparati, inclusi i manga giapponesi. Non siamo però riusciti a trovare un motore di ricerca in vetrina, la scelta è affidata allo scroll col dito, cliccando su una cover si accede al motore di e-commerce del distributore, i titoli sono disponibili (a volte) a stampa. Molte cover rimandano a un presunto «aggiornamento del database in corso». Ma perché aprire una vetrina in queste condizioni? Quanto alle «firme» editoriali italiane, citiamo il capostipite Diabolik della Mondadori, che con un’App introduttiva (0,89 euro) ci conduce in un ambiente fortemente interattivo, in stile bubble viewer, gradevole ed efficace, molto ricco di punti sensibili che si illuminano al tocco, con l’aggiunta di qualche effetto speciale – delizioso il filmatino sulle sorelle Giussani, le «mamme» del personaggio. Infine la stanza di Diabolik ti porta all’acquisto dei singoli albi (1,78 euro) – per chi soffre di mal di testa a navigare nel bubble consigliamo di cliccare, sul menù old style, la dicitura «fumetti».

Publishing's Front Lines

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Novembre 2013

di Edward Nawotka

Negli ultimi dieci anni si è combattuta una sorta di guerra civile nel nostro settore. La linea del fronte è stata perlopiù facilmente identificabile: stampa contro digitale. I tradizionalisti sostengono che la stampa, da millenni a fondamento del settore, rivesta tuttora un ruolo cruciale e che continuerà a trainare il fatturato nell’immediato futuro. I paladini del digitale ritengono che sia giunta l’ora di «innovare» e far leva sulle più recenti tecnologie editoriali per sviluppare nuovi modi di creare e fornire storie ai lettori. La guerra non è finita e i combattimenti sono in una fase di stallo. Nei mercati digitali ormai maturi, la crescita si è in gran parte livellata, e la produzione a stampa si è dimostrata sorprendentemente resiliente. In realtà l’editoria non è in guerra con se stessa. Il vero fronte è contro la miriade di distrazioni digitali che hanno spostato l’attenzione dei consumatori dai libri. Leggi: i videogiochi. Quando il videogioco Grand Theft Auto V è uscito sul mercato lo scorso 17 settembre, ha venduto un numero strabiliante di copie, 11,2 milioni, nelle prime ventiquattro ore, e nei primi tre giorni ha ottenuto vendite per un miliardo di dollari. Il Guinness dei Primati segnala che le sue vendite hanno frantumato sei record mondiali, compreso quello per il maggior fatturato realizzato da un prodotto per l'intrattenimento in ventiquattro ore.

Riorganizzare per crescere

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Novembre 2013

di Intervista a cura di E. Vergine

Il digitale e le nuove tecnologie hanno reso necessari dei cambiamenti a tutti i livelli della filiera editoriale, ma il processo di ripensamento e innovazione dei processi produttivi non è certo cosa da poco. Abbiamo cercato di individuare nel panorama editoriale italiano e internazionale un esempio riuscito di riorganizzazione aziendale per capire quali difficoltà si devono superare e quali passaggi bisogna affrontare per trasformare una casa editrice tradizionale in una realtà a prova di futuro. La United Nation Publications è il dipartimento editoriale delle Nazioni Unite a New York. Fino al 2010 si trattava di un’azienda tradizionale, in cui non esisteva alcuna divisione digitale. La persona che ha trasformato radicalmente il profilo della United Nation Publication è Valentina Kalk, oggi direttrice della Brookings Institution Press di Washington DC.

Scuola di copertine

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Novembre 2013

di Interviste a cura di P. Sereni

Quando pensiamo alle copertine e agli sviluppi grafici della produzione editoriale, il primo settore a saltare alla mente, di solito, è la varia. Eppure anche la scolastica, con i suoi impaginati complessi e l’evoluzione obbligata verso il digitale, è un laboratorio al quale guardare con attenzione per scorgere in nuce le tendenze in atto nel settore. Ne abbiamo parlato con il direttore editoriale di Zanichelli, Giuseppe Ferrari e con Miguel Sal, grafico, che si sono occupati del restyling dell’identità aziendale dell’editore bolognese.

A regola d'App

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Ottobre 2013

di Giorgio Kutz

Arte, design, grafica, fotografia sono temi editoriali con una marcia in più nella versione tablet. L’eccellente impatto visivo dello schermo retroilluminato, l’alta risoluzione, la possibilità di zoomare i dettagli amplificano di per sé l’emozione della «bella immagine». Per architetture, musei e siti d’interesse artistico aggiungiamo il «plus» della geolocalizzazione, che scusate, non è poca cosa. Dopodichè ogni prodotto ha i suoi pregi e i suoi difetti, che vedremo di seguito. Il design Questa breve rassegna di prodotti d’arte e dintorni inizia dal mondo del design industriale, dove la madre di tutte le App è stata senza dubbio quella dell’editrice Phaidon, la prima a esordire con la splendida versione digitale di Design Classics, interamente consultabile off line. Un’operazione coraggiosa di un editore tradizionale che ha saputo scommettere nel migliore dei modi sul digitale. Design Classics per tablet offre infiniti spunti agli addetti ai lavori e suscita emozioni ai non addetti, perché navigare tra i mille oggetti del disegno industriale degli ultimi due secoli è come ripercorrere nella memoria visuale parte della nostra vita e della nostra storia. Ottime immagini, buone schede informative, efficiente motore di ricerca, unico neo nessuna possibilità di sharing, ma una grafica perfetta. Sviluppatore Phaidon Press; prezzo 12,99 euro (caro per i canoni dello store, nulla a fronte della versione a stampa che costa 150 euro). L’ultima arrivata in ordine di tempo è La mano del Designer di Moleskine, con 450 illustrazioni e disegni di designer contemporanei raccolte dal Fai (Fondo ambiente italiano). Anche in questo caso la trasposizione su digitale premia: la grafica è eccellente, il plus sono le immagini zoomabili, e poi qui l’editore ha «osato» lo share, non solo via posta elettronica ma anche con Evernote e coi due principali social network, Facebook e Twitter. Sviluppatore Eidon; prezzo 14,99 euro (la versione a stampa costa 59 euro). Un’altra iniziativa meritoria, ma ancora da tarare tecnicamente per i numerosi bug di navigazione, è la nuova collana di monografie di designer de «Il Sole 24 Ore», Minimum Design. Al momento di andare in stampa è uscita la prima monografia della serie, dedicata a Gio Ponti (lancio gratuito).

Bivi digitali

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Ottobre 2013

di Michela Gualtieri

Il mercato digitale è un terreno vasto ancora  da esplorare, che comprende non solo nuovi prodotti e servizi, ma anche nuove forme di business e nuove soluzioni tecnologiche per i professionisti del libro. Aie si pone in questa prospettiva nelle sue vesti di coordinatore del progetto Tisp (Technology and Innovation for Smart Publishing), il più recente dei progetti varati dalla Commissione europea e volti allo sviluppo tecnologico in ambito editoriale (come i precedenti Arrow, Arrow+, eAccess). Tisp è un network tematico che mira a favorire l’incontro tra aziende editoriali e aziende Ict e che riunisce venticinque organizzazioni di dodici Paesi europei, tra cui le principali associazioni di categoria di entrambi i settori, quattro istituti di ricerca e le fiere librarie di Bologna, Londra e Francoforte. Questi soggetti lavorano allo scopo di creare una piattaforma di scambio di dati, studi, analisi di mercato e business cases, favorendo l’incontro tra i professionisti dei due settori che potranno così elaborare nuovi modelli di business. La strategia di realizzazione del progetto si basa principalmente sulla programmazione di una serie di incontri professionali tenuti in occasione delle fiere e delle conferenze internazionali di maggior rilievo nei settori dell’editoria e delle tecnologie informatiche, occasioni in cui gli editori potranno confrontarsi con il panorama internazionale, traendo spunti e stringendo vantaggiosi rapporti, incontrando personalmente i professionisti del settore digitale. Un esempio di quello che fornitori di contenuti e fornitori di tecnologie possono fare insieme è quello fornito dall’esperienza di Gallimard con i cosiddetti librogame. Non un prodotto nuovo, concepito appositamente per essere fruito su tablet e smartphone, ma un prodotto vecchio che trova, grazie alle tecnologie digitali, nuova vita. I titoli della collana francese Livre dont vous êtes le héros, pubblicata appunto da Gallimard stanno diventando, uno per uno, delle book app, in virtù di una partnership tra l’editore e l’azienda australiana Tin Man Games, che sviluppa videogiochi.

Utenti al centro

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Ottobre 2013

di Elisa Molinari

Si fa presto a dire digitale. Più complesso pensare in ottica di «digitali»: formati diversi, e-reader e tablet sempre nuovi, applicazioni, siti e tanto, tanto altro. Ancora più difficile pensare a quali flussi di lavoro e approcci usare per ognuno di questi. In un panorama in cui la maggior parte delle case editrici si trova ancora a cavallo tra carta e digitale, il tutto si complica se «software» sembra essere diventata sempre più la parola chiave in campo editoriale. Dall’altro lato della barricata, gli utenti finali hanno ormai richieste sempre più pressanti e puntuali in termini di personalizzazione, interazione con il prodotto e interattività. Come fare allora a rendere fruibili narrazioni digitali che per loro natura sono spesso frammentate? Come strutturarne i contenuti? Come fare i conti con l’interattività e con le molteplici interazioni possibili degli utenti? Una risposta viene dall’user-centered design, processo che mette gli utenti al centro di tutte le fasi del ciclo produttivo – dalla pianificazione al design, dallo sviluppo al lancio, fino alle fasi di post vendita – e che permette di creare un collegamento tra l’editoria tradizionale e quella digitale. Durante l’ultimo seminario targato Editech 2013, Zelda Rhiando, fondatrice di Badzelda e esperta di user experience e design digitale, ha spiegato come progettare prodotti editoriali digitali incentrati sugli utenti. Le abbiamo chiesto in cosa consiste questo processo e come può aiutare gli editori a creare prodotti digitali di qualità.

Cultura e risorse

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Settembre 2013

di Sandro Pacioli

Nel 2011 stimavamo che le biblioteche italiane spendessero per il rinnovo e l’ampliamento delle collezioni 44 milioni di euro (l’1,3% del mercato). I dati che emergono da due recenti indagini confermerebbero l’ammontare di questo valore e soprattutto l’accentuarsi ancor più del trend negativo nel 2012 e nel 2013. Delle biblioteche scolastiche abbiamo già parlato (La costellazione dei buchi neri. Rapporto sulle biblioteche scolastiche in Italia (2013), Milano, Ediser, 2013, e-book pdf, ePub3).

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