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Lettura

Cartonati ma non solo

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Marzo 2012

di Ester Draghi

Il gruppo Edicart è presente sul mercato da oltre 25 anni ed è una delle realtà editoriali pioniere nella produzione di libri dedicati ai personaggi dei cartoni animati che negli anni ha stretto alcuni tra i più importanti accordi di licensing del settore. Dal 1986 ad oggi, Edicart infatti si è mantenuta fedele alla propria politica editoriale che all’acquisizione di nuovi marchi editoriali unisce la ricerca di partnership con operatori specializzati anche sul mercato estero. A ciò si affianca la diversificazione dei canali di vendita che ha permesso alla casa editrice di Legnano di essere presente in tutti i principali ambiti della distribuzione del libro per bambini – dalla libreria alla cartolerie, dalla grande distribuzione ai canali alternativi. Di questo e molto altro parliamo con Luigi Cagnola.

Fenomeno Amanda

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Marzo 2012

di Elisa Molinari

Ore 13, mercoledì 25 gennaio, Fnac di Milano. L’appuntamento è con quella che probabilmente nel futuro verrà considerata un pezzo (o una tappa) di storia dell’editoria: Amanda Hocking è in Italia per il lancio di Switched, il segreto del regno perduto. Grazie al contratto con Fazi che durante l’ultima Buchmesse si è aggiudicata i diritti italiani della serie Trylle (capace, da sola, di vendere oltre 500.000 copie in versione digitale su Amazon), l’autrice americana è in Italia per promuovere il libro e raccontare la sua storia. A presidiare con impazienza l’ingresso della libreria milanese una ragazza che tiene orgogliosamente in mano due copie di Switched, una in italiano e una in inglese, pronte ad essere autografate. Racconta di essersi imbattuta nelle storie di Amanda grazie al gruppo Anobii «Romanticamente Fantasy… Urban Fantasy e Paranormal & co» (circa 3.000 utenti iscritti) e che, tra i vari motivi che l’hanno spinta a comprare un Kindle, il fatto di poter leggere le storie di troll e goblin della Hocking, ha giocato un ruolo fondamentale. Le cifre parlano di un vero e proprio fenomeno, capace, nello spazio di poco meno di due anni, di diventare la stella nascente dell’editoria digitale self publishing. Il 15 aprile 2010 la scelta di autopubblicarsi su Amazon: dopo svariate lettere di rifiuto delle case editrici e con lo scopo di raccogliere soldi per andare a vedere uno spettacolo sui Muppet a Chicago, la svolta: l’upload di My blood approves.

Il premio Ifap

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Marzo 2012

di Laura Novati

Jabbour Douaihy, Habib Selmi, Rabee Jaber, Ezzedine Choukri, già selezionato nel 2009 per Intensive Care, Nasser Iraq e Bashir Mufti sono i sei finalisti del più prestigioso premio letterario dell’area regionale di lingua araba, l’International Prize for Arabic Fiction 2012, declinata nelle diverse varianti linguistiche, ma che pure fanno capo al Cairo, dove l’annuncio è stato dato lo scorso 11 gennaio in una conferenza stampa. I temi privilegiati dalle opere selezionate riguardano la più scottante attualità – si pensi alle rivolte che in quest’ultimo anno hanno attraversato il mondo arabo: le (cosiddette) primavere –, investono la dimensione dell’individuo alle prese o con la realtà dell’esilio o con una situazione interna al proprio paese, mai facile per gli intellettuali e per la libertà di pensiero e di espressione, ma che gli avvenimenti dello scorso anno hanno comunque rivoluzionato. Il premio è giunto alla quinta edizione e si è imposto per la serietà, la trasparenza e l’indipendenza di giudizio, diventando un punto di riferimento in un’area non certo facile. Il premio prevede un compenso dell’ammontare di 10.000 dollari per ciascuno dei sei finalisti, mentre al vincitore ne sono destinati 50.000. Il suo nome sarà annunciato in una cerimonia ad Abu Dhabi il prossimo 27 marzo, durante l’annuale Fiera del libro e gli sarà anche garantita la traduzione in inglese dell’opera con cui ha partecipato al concorso. Finanziatori dell’iniziativa sono la Booker Prize Foundation e l’Emirates Foundation for Philanthropy.

L'avventura Geronimo

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Marzo 2012

di Elena Vergine

Nel complesso universo dell’editoria per ragazzi ci sono storie che si distinguono per la loro capacità di uscire fuori dalle pagine dei libri e diventare fenomeni ad ampio spettro, capaci di adattarsi perfettamente a media la cui natura può essere anche molto lontana da quella della carta stampata. La realtà di Atlantyca nasce proprio per occuparsi e curare a 360 gradi di questi casi articolati a diversi livelli. Claudia Mazzucco, Ceo di Atlantyca Entertainment, ci racconta l’esperienza di Geronimo Stilton e come i prodotti transmediali hanno cambiato e stanno cambiando i bambini e i ragazzi di oggi.

La fantasia in mostra

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Marzo 2012

di Elena Vergine

Sàrmede è un piccolo paesino veneto che ha fatto della fiaba (e dell’illustrazione) la sua ragion d’essere. Ogni anno le strette vie del paese su cui affacciano case dipinte che paiono uscite anche loro da una favola, si colorano coi toni del sogno ospitando dal 1982 la Mostra internazionale d’illustrazione per l’infanzia. Questa iniziativa, la cui importanza è cresciuta di anno in anno fino ad affermarsi come uno degli eventi più attesi dagli illustratori di tutto il mondo, è giunta nel 2011 alla sua ventinovesima edizione. Luogo di incontro per alcune delle più innovative realtà nazionali e internazionali specializzate in albi illustrati, la mostra è diventata un efficace trampolino di lancio per i giovani che ambiscono a una carriera nel mondo dell’illustrazione anche grazie alla Scuola internazionale d’illustrazione organizzata dalla Fondazione «Štepán Zavrel» di Sàrmede. Aperta da ottobre a gennaio l’esposizione Le immagini della fantasia si propone nel corso dell’anno in forma itinerante (attualmente è visibile a Monza). Oltre alla tradizionale rassegna dell’illustrazione, la mostra comprende anche due sezioni speciali: una dedicata ad un ospite d’onore (quest’anno è l’illustratrice altoatesina Linda Wolfsgruber) e l’altra dedicata alla sezione fiabe dal mondo, intitolata Il grande albero delle rinascite, fiabe delle Terre d’India, con opere realizzate da 50 illustratori e 50 allievi della Scuola di Sàrmede.

La libreria che vorrei

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Marzo 2012

di Giovanni Peresson

Come i bambini immaginano la loro libreria? Abbiamo chiesto (in occasione del laboratorio per «piccoli librai» della Libreria dei ragazzi di Milano tenuto da Fausto Boccati) ai bambini della maestra Simona Piccinini che frequentano la scuola elementare dell’Istituto suore francescane, di disegnarci la libreria che vorrebbero. Due ci sono sembrati i modelli immaginativi. Il primo è quello della libreria come «casa». Lo troviamo nel disegno (nel progetto?) di Alice, di Giorgia (che diventa un po’ anche castello). Libreria dunque come ambiente e spazio domestico in cui ritrovare la dimensione affettiva e il calore delle cose familiari. L’altro è quello della libreria tecnologica: tra parco divertimenti e macchina robotizzata che stampa i libri che i piccoli lettori (futuri librai e progettisti di librerie?) si immaginano. È la «libreria robottica» di David, o la libreria con poltrona sospesa che porta il cliente direttamente davanti allo scaffale del suo autore di Francesca. La «libreria macchina» di Pietro è invece specializzata (in automobilismo). Ma stampa anche i libri on-demand su richiesta del piccolo (o grande) lettore. Librerie tecnologiche che si fondono in librerie labirinto ma dotatissime di strumenti tecnologici per la ricerca dell’autore (ecco perché saranno importanti i metadati per i futuri clienti) Accanto a modelli più tradizionali (ma coloratissimi) come la «libreria mille gusti» di Anna, sono forse le tecnologie a permeare le «librerie che vorrei»: il maxi schermo della libreria dei giochi di Rodolfo, lo schermo del pc in quella di Vera. In ogni caso per tutti vale il disegno di Riccardo: «Mi sono divertito molto quando ci sono andato. Ciao!»

Less is more

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Marzo 2012

di Elisa Molinari

La libreria londinese Woolfson & Tay ha aperto nel settembre 2010 con l’idea di creare un polo culturale e creativo riferito specialmente ai bisogni del proprio quartiere. In poco tempo «The Bookseller» l’ha inserita nella lista delle librerie indipendenti più interessanti del Regno Unito ed è stata pure inclusa nella lista dei 50 negozi migliori di Londra del 2012, per la sua capacità di offrire al cliente un servizio del tutto particolare. «Volevamo offrire un’esperienza di acquisto unica ai nostri clienti e mostrare loro una vasta gamma di autori e di voci che altrimenti non avrebbero avuto modo di incontrare», raccontano dalla libreria. «Dall’apertura ci siamo contraddistinti nell’area SE1 di Londra come destinazione culturale e ci proponiamo di fornire una scelta dinamica di libri, mostre, eventi e offerte. Siamo molto presenti sul Web, con una media di 500 visitatori unici giornalieri. I social si sono rivelati uno strumento impagabile in termini di marketing e promozione dei nostri eventi ma anche per suscitare l’interesse nel negozio in generale. Questi mezzi ci permettono di stare in contatto e capire le esigenze dei nostri clienti regolari, di creare una community intorno alla libreria e anche di raggiungere persone e gruppi che potrebbero altrimenti non conoscerci. I social, inoltre, servono a dare una dimensione più umana e a dare un volto a Woolfson & Tay».

librerie in erba

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Marzo 2012

di Paola Sereni e Elena Vergine

Nell’ultimo anno, nonostante la pesante «contrazione dei consumi» in cui anche il libro inizia ad essere impigliato, c’è ancora chi sceglie di scommettere sulla cultura e sui libri. Tra le numerose nuove aperture del 2011 abbiamo chiesto a due neonate realtà di raccontare perchè, nonostante la crisi, hanno scommesso sull’apetura di una libreria specializzata per ragazzi. Di promozione della lettura, laboratori ed esperti librai cui rifarsi, parliamo con Teresa Porcella, co-titolare insieme a Bianca Belardinelli ed Elena Cavini della Libreria Cuccumeo di Firenze, e David Tolin, cotitolare con Arianna Tolin e Maurizio Citran della Libreria Pel di carota di Padova.

Libri in... serial

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Marzo 2012

di Elena Vergine

Le serie sono oggi uno dei format televisivi di maggiore successo, quello cioè che riesce ad aggiudicarsi, sera dopo sera, le più alte percentuali di share anche quando deve competere con i reality o i film in prima visione (Fonte: «Tv key», 291, novembre 2011). Un fenomeno tanto rilevante che anche registi e produttori cinematografici iniziano a guardare con un occhio diverso le potenzialità che la serialità televisiva offre in termini di opportunità narrative. Sempre più di frequente dietro alle fiction più note, statunitensi o europee, – si pensi ad Heimat di Edgar Reitz (1981-2006), The Sopranos (1999-2007) o E.R. (1994-2009) – troviamo un impianto narrativo i cui effetti sul pubblico non sono molto diversi da quelli del romanzo ottocentesco o del classico feuilleton a puntate. Veri e propri cicli narrativi, la cui duttilità e adattamento alle regole narrative e commerciali (la pubblicità) consente di realizzare facilmente delle trasposizioni per la televisione e poi per la vendita nei negozi di home video. Non a caso il segmento «tv series» arriva a circa il 7 % del totale del valore delle vendite e del noleggio di Dvd e Blu Ray (Fonte: Univideo su dati Gfk). Umberto Eco anni fa aveva proposto due modelli di riferimento. Quello della «saga» e quello della «serie». Quest’ultima è caratterizzata dalla presenza di personaggi fissi (l’ispettore Poirot, Miss Marple, ecc.) che ripetono gli stessi eventi (l’indagine) con minime variazioni (le persone coinvolte, il luogo del delitto ecc.). Nella saga, invece, più personaggi si susseguono e sono al centro di una lunga storia che si ripete sempre uguale (Dallas, ecc.). «Chi però studi con attenzione le strutture narrative della saga si accorge che le vicende, se pure accadono a personaggi diversi e in situazioni diverse, possono essere ridotte ad alcune strutture narrative costanti […]. E questo ci dice che di saghe ce ne sono sempre state, e anche il ciclo della Tavola rotonda era una saga, dove poteva accadere a personaggi diversi come Parsifal o sir Galaad di incontrare cavalieri o castelli incantati assai simili tra di loro» (L’innovazione nel seriale, in Sugli specchi, Milano, Bompiani, 1985).

Self Amazon o self Apple?

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Marzo 2012

di Raffaele Cardone

Il lancio di iBook Author lo scorso gennaio è stato visto come un nuovo capitolo nella tenzone fra Apple e Amazon per il controllo del self publishing nel mercato del libro digitale. In breve: Amazon presidia il mercato mondiale degli e-book, dei reader e del self publishing; Apple quello dei tablet. Amazon con Kindle Fire è entrato come competitor nel mercato dei tablet, e Apple con iBook Author in quello del self publishing, con l’intento di dare carburante al proprio iBook Store, diffondere l’iPad nelle scuole e quindi affermare se stessa come book retailer e il proprio device come un reader. Sistema iPad contro sistema Kindle. L’equazione è facile, ma non si esaurisce qui perché si apre alle grandi questioni di fondo dell’editoria digitale. Mike Shatzkin, in un post di due anni fa, ci avvisava che «con l’agency model la rottura del modello di business veicolato dall’iPad avrebbe avuto sull’ecosistema del libro elettronico un impatto maggiore del device in sé e per sé». Una giusta profezia. Oggi iBook Author si inserisce perfettamente in questo quadro, ed enfatizza aspetti dell’editoria elettronica, e del publishing nel suo complesso, che sono diventati centrali. Il self publishing è l’espressione più evidente della disintermediazione tra autore e editore. Ma non è, nella sua dimensione digitale, l’apertura di un reale canale diretto tra autore e pubblico. Da un lato è vero che – almeno per i più intraprendenti – per accedere al mercato digitale non c’è più bisogno della mediazione editoriale in sé e per sé; al tempo stesso è evidente che anche nei casi di maggior successo del self publishing, il rapporto diretto tra autore e pubblico in realtà non esiste. Marketing, promozione e distribuzione – per quanto viaggino su altri canali e con altre modalità – sono funzioni al centro del mercato librario digitale, così come lo sono di quello cartaceo. Se quindi non è l’editore a svolgere queste funzioni deve farlo qualcun altro. Ed è episodico che un autore abbia le competenze, i mezzi e le risorse per poter svolgere questo lavoro da solo, o affidarlo ad agenzie extraeditoriali.

Titoli e lettura

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Marzo 2012

di Giovanni Peresson

La buona notizia è che i 6-17enni continuano a leggere più dei loro genitori: 56,9% contro il 45,3%. Quella cattiva è che sono tornati a leggere quanto leggevano nel 2008. In una sorta di gioco dell’oca, la lettura infantile/giovanile (young adults, Ya) dopo due anni di crescita è tornata a salire su quelle montagne russe a cui nel decennio precedente ci aveva comunque abituato. Nel 2005 avevamo visto la lettura balzare al 57,4% (circa 250.000 dei 15-17enni erano nuovi lettori che entravano nel mercato) in corrispondenza dell’uscita in libreria di Harry Potter e il principe mezzosangue. Lettori che vi escono nel 2006, per rientrarci nel 2007 in corrispondenza con l’uscita di Harry Potter e i doni della morte. Poi nel 2009 abbiamo l’effetto Twilight di Stephenie Meyer e il sali-scendi si arresta. Tra l’altro nel 2001 e nel 2003 erano usciti i titoli precedenti della Rowling. Ora sono due anni che mancano, in queste fasce di età, fenomeni editoriali analoghi per importanza. Se ci sono stati (e ci sono stati, si pensi alla serie del Diario di una schiappa), si vanno a collocare (in misura maggiore o minore a seconda degli anni) nell’età prescolare che Istat non considera (anche se dovrebbe esser stato avviato un primo monitoraggio di quest’area della «lettura» o della «pre-lettura»).

Carta e dintorni

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Febbraio 2012

di Emilio Sarno

Quello dell’editoria professionale è stato uno dei primi settori a credere e a investire – fin dagli anni Ottanta – nel digitale. Allora erano i cd-rom, poi vennero i Dvd e Internet e quindi le banche dati. Oggi sono tante piattaforme e i servizi su cui il professionista può andare alla ricerca di contenuti, trovare e acquistare on line libri e abbonamenti. Il tutto senza far scomparire la carta. La quale, anzi, viene a riposizionarsi in modo non meno strategico e complementare rispetto al «digitale». Ma cosa sappiamo oggi degli utenti professionali a cui le case editrici italiane si rivolgono? E cosa conosciamo, soprattutto, dei loro rapporti con nuove tecnologie e servizi? L’utilizzo dei moderni strumenti social non sembrerebbe ancora troppo diffuso. Sul totale della popolazione nelle fasce di età inserite nel mondo del lavoro ne fa uso il 10,9% dei 25-34enni, l’8,9% dei 35-44enni e appena il 6,3% dei 45-54enni. Poi si scende a valori compresi tra il 6% e il 3%. Paradossalmente coloro che dichiarano di partecipare (negli ultimi tre mesi) a un network professionale creandosi un profilo, postando messaggi o altri contributi su Linkedin, Xing, ecc. sono leggermente più alti nelle fasce di età più giovani: 9,9% sia tra i 18-19enni che tra i 20-24enni. Non sono comunque valori elevati – anche se andrebbero incrociati (cosa che Istat non fa) non con il totale della popolazione in età ma, più correttamente, con la popolazione inserita in situazioni occupazionali e professionali. Anche rispetto all’uso di servizi di e-learning (ma sempre riferiti alle fasce di età) i valori che troviamo tra i 25-54enni restano compresi tra il 2% e il 4%. Sale (ma siamo in presenza di ricollocazioni professionali) a un 5,2% tra i 55-59enni.

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