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Lettura

Nutrire la proposta

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Maggio 2015

di Serena Baccarin

Siamo a maggio e l’evento più atteso dell’anno è giunto al suo momento inaugurale. Questa volta non è di libri che stiamo parlando, o almeno non solo. Tra chi lo attende da anni con favore, pensando al possibile indotto per il Paese e per Milano, e chi ne denuncia le debolezze, Expo 2015 è la manifestazione da cui nessuna attività culturale e commerciale può prescindere. Lo sanno bene gli editori, che negli ultimi mesi hanno ripensato al loro posizionamento in libreria, nutrendo gli scaffali con collane ad hoc, dalla cucina ai cartonati per bambini.

Raccontare la realtà

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Maggio 2015

di Elena Vergine

La rapidità, la capillarità e l’immediatezza dell’informazione al tempo di Twitter ha messo in discussione il ruolo dei quotidiani che, alla disperata ricerca di click, sempre più spesso cedono al glamour e al pettegolezzo. Ancora al di fuori da questo meccanismo, ma inevitabilmente da esso influenzata, la saggistica d’inchiesta sta evolvendosi: all’impersonalità e all’oggettività sottesi alla presentazione dei fatti si stanno sostituendo il racconto, la soggettività e l’emotività. «Negli anni passati molti editori hanno pubblicato libri di attualità, qualche volta veri libri inchiesta. Le inchieste sono lunghe e impegnative. E rischiose per via delle querele. Ora se ne fanno comunque meno perché il mercato della saggistica si è molto contratto e il taglio del racconto sta prendendo piede sempre di più. Chiarelettere ha inaugurato la collana Narrazioni che va in questa direzione ma non rinuncia alle inchieste, come dimostrano i recenti libri dedicati all’Expo di Milano (Hotel Excelsior di Barbacetto e Maroni) e alla corruzione (I re di Roma di Abbate e Lillo)» spiega Lorenzo Fazio, direttore editoriale di Chiarelettere.

Tutto in 24 ore

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Maggio 2015

di Alfieri Lorenzon

Il 23 aprile scorso è giunta al culmine #ioleggoperché, la campagna di promozione della lettura organizzata da Aie. Poderosi i numeri dell’iniziativa: 11.879 studenti universitari coinvolti, 200 scuole superiori, 896 librerie, 110 biblioteche, 1.000 autorizzazioni di viaggio messe a disposizione da Trenitalia per i Messaggeri. I 30 mila Messaggeri del libro hanno invaso le piazze e le città coinvolgendo migliaia di persone in una grande celebrazione della lettura e consegnando le 240 mila copie in edizione speciale della collana di 24 titoli. Le piazze di Milano, Roma, Cosenza, Sassari e Vicenza si sono fatte palcoscenico di grandi feste, che hanno raccolto più di 20 mila persone. Sono state occasioni di incontri, con grandi eventi legati al libro e ai lettori, a cui si sono aggiunte più di duemila iniziative su tutto il territorio nazionale. Ma non è tutto: Rai Tre ha portato i libri di #ioleggoperché in prima serata dedicandogli una diretta condotta da Pierfrancesco Favino, che è stata vista da migliaia di persone. Un evento nell’evento, valorizzato anche dai collegamenti in diretta da piazza Gae Aulenti, con tanti ospiti, artisti, musicisti, cantanti e scrittori. #ioleggoperché ha potuto contare su alcune partnership d’eccezione che hanno portato i libri anche in luoghi inusuali. L’appoggio della Lega Calcio, per esempio, che ha fatto sì che per la prima volta i libri fossero presenti in ben 32 partite di calcio dei campionati di serie A e B, coinvolgendo calciatori e arbitri. Il Web è stato fondamentale per veicolare l’iniziativa e i risultati sono stati molto positivi: oltre 645 mila visualizzazioni del sito, 93.229 interazioni sul wall, 18.225 citazioni da libri caricate dai Messaggeri e 25.591 fan della pagina Facebook.

I libri in televisione

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Aprile 2015

di Redazione

In occasione della passata edizione del Salone del libro di Torino, il ministro per i Beni e le attività culturali Dario Franceschini lanciò una provocazione: «Tutte le Tv, da Rai a Mediaset a Sky, le pubbliche e le private, hanno fatto tanti danni in questi anni alla lettura che adesso devono risarcire. Come? Facendo più trasmissioni che presentino libri, facendo pubblicità alla lettura. In ogni fiction, o film in televisione, o show che io veda, c’è sempre uno che parla, che litiga, che ama e che fa pace, ma mai qualcuno che legga un libro o un presentatore con un libro in mano». Tale dichiarazione suscitò reazioni contrastanti da più parti. Massimo Turchetta, direttore generale Libri Trade della Rcs-Rizzoli, commentò su «Repubblica»: «Premesso che lo stato in cui versa il nostro mercato editoriale non è così disastroso come lo si dipinge, penso che occorra uscire un po’ dal “ghetto” del libro in Tv. I libri e i loro contenuti devono contaminare la televisione. È quanto è accaduto con il libro di Alan Friedman. Oppure con Gomorra di Roberto Saviano: un’opera che ha dato origine a una fiction». Simone Cosimini, giornalista, scrisse invece su «Wired»: «Il fatto è che se il ministro della Cultura considera Rai, Mediaset e Sky come i principali operatori culturali nazionali – avesse detto la scuola, pure – sceglie di autotrincerarsi all’interno di categorie che sono cambiate perfino per quegli stessi soggetti. […] La cultura, da sempre, vive fra la gente. E ora che le persone trascorrono pezzi sempre più cospicui delle proprie esistenze anche on line, parte della cultura – che è il racconto e l’approfondimento che gli individui fanno del mondo e dei suoi connotati – passa da lì. […] Che c’entra la Tv con tutto questo?». Eppure la televisione un effetto sulle vendite dei libri ce l’ha ed è oggettivo: l’Ufficio studi Aie lo indagò nel 2013, con l’indagine Nuove evidenze: libri ed editori nei blog e in Tv. Gli effetti sulle vendite, presentata quell’anno al Salone di Torino. Della presenza dei libri in televisione abbiamo parlato con Piero Dorfles, giornalista, critico letterario e conduttore di Per un pugno di libri insieme a Geppi Cucciari.

Milano capitale del Paese che vuole leggere

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Aprile 2015

di Redazione

«Un modello esemplare di come pubblico e privato possano collaborare per la crescita culturale dei cittadini». Con queste parole il Ministro Dario Franceschini salutava il lancio di #ioleggoperché durante la conferenza stampa di presentazione del progetto ideato da Aie e supportato da tutta la filiera. Proprio da questo assunto siamo partiti per investigare il peso che le politiche culturali portate avanti da un’amministrazione pubblica locale possono avere nella vita di una città, ma soprattutto dei suoi cittadini. E quale città meglio Milano, Città del libro 2015 e palcoscenico del grande evento live che il 23 aprile rappresenterà il culmine di #ioleggoperché? Ne abbiamo parlato con l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno.

Vedi alla parola «lettura»

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Aprile 2015

di Giovanni Peresson

Se si pensava che la lettura di libri in Italia venisse salvata dai «ragazzini», ecco pronta la smentita. Già lo avevamo accennato sul numero scorso del «Giornale della Libreria» ma i bambini di 6-10 anni leggono oggi in misura minore rispetto al 2013 (se ne sono persi in un anno 176 mila), e altrettanto fanno gli 11-14enni (432 mila in meno). In totale, nelle età che coincidono con le prime fasce scolari, abbiamo in 365 giorni una perdita di 608 mila lettori. Quasi 1.700 al giorno! È come se 64 classi scolastiche smettessero dalla mattina alla sera di leggere libri diversi da quelli di scuola. Il paradigma – e il dogma di fede – era di questo genere: bambini e ragazzi leggono e leggeranno sempre di più (anche se con crescite non eclatanti un anno sull’altro); qualcuno lo perderemo per strada al crescere dell’età traviato da Tv, tecnologie, da una «cattiva scuola»; ma poco a poco – con un effetto onda – crescendo, avremo che anche le fasce adulte manterranno il gusto e l’interesse per la lettura. Niente di meno vero – per lo meno dal 2013! – tanto che oggi possiamo dire che si trattava di un concetto e di un paradigma su cui abbiamo costruito il nostro modo di guardare al mercato ma che ormai non funziona più.

Dietro le quinte di #ioleggoperché

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Marzo 2015

di Interviste a cura di P. Sereni

È uno dei più vasti eventi di promozione della lettura dell’ultimo decennio e si propone di mettere un libro in mano a 240mila non lettori. Ma come è nata ed è stata costruita la campagna #ioleggoperché? Lo abbiamo chiesto direttamente alle persone che, ben prima del lancio dell’iniziativa in una affollatissima conferenza stampa a Milano, hanno seguito i lavori dei molteplici comitati interni all’Associazione. Quello che emerge è il grande entusiasmo e il forte spirito di squadra che ha guidato il lavoro di tutti e che, senz’altro, è il presupposto migliore per il successo di questa prima edizione dell’iniziativa.

Gusti che cambiano

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Marzo 2015

di Dennis Abrams

Se in Italia la lettura è in calo, anche negli Stati Uniti, dove comunque si legge più che da noi, la situazione non è delle più rosee. L’ultimo report del National Endowment for Arts, A Decade of Arts Engagement, ha infatti aperto nuovi scenari su cosa e come leggono gli americani. Ad emergere è una forte disaffezione verso il romanzo e la narrativa. Infatti, secondo il recente sondaggio che ha coinvolto più di 37mila americani, il numero di adulti che ha letto almeno un romanzo, un testo teatrale o un testo poetico è passato dal 50% del 2008 al 47% del 2012 (trent’anni fa la percentuale era del 56%). I dati mostrano come il 2008 sia stato l’ultimo anno in cui la lettura di narrativa abbia presentato un andamento positivo mentre oggi siamo tornati ai livelli del 2002. Il declino della narrativa si è verificato soprattutto tra i bianchi americani senza distinzioni di genere o estrazione sociale. I numeri sono invece rimasti sostanzialmente invariati tra i gruppi non bianchi ed ispanici.

L'aerodinamica del calabrone

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Marzo 2015

di Giovanni Peresson

Il mercato dei ragazzi ricorda la paradossale aerodinamica del calabrone: la superficie alare è incompatibile con la massa dell’insetto ma – lo si è capito poi – la conformazione delle ali è tale da essere in grado di generare dei micro vortici che finiscono per aumentarne l’efficienza permettendone il volo. Fuor di metafora: cosa permette al settore ragazzi di «volare» ben al di sopra della media del settore del libro in Italia? Cominciamo a guardare meglio l’andamento demografico di questi anni. Limitiamoci per comodità agli anni del «post» censimento (che, lo ricordiamo, è stato realizzato nel 2011): tra 2012 e 2014 ci sono 212 mila bambini in più (il dato comprende i figli degli immigrati che presentano indici di natalità più elevati di quelli della popolazione residente, ma redditi più bassi).

Messaggeri in ateneo

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Marzo 2015

di Gabriele Pepi

Templi del sapere e della condivisione, le università italiane – anche grazie all’impegno e alla disponibilità degli editori del Gruppo accademico professionale dell’Associazione – costituiscono uno dei luoghi principali per il reclutamento dei messaggeri di ioleggoperché. Ne abbiamo parlato con Claudia Napolitano (Pisa University Press) e Maurizio Messina (Guerini Next) che si sono occupati attivamente all’interno del Gap degli aspetti organizzativi e del coinvolgimento degli atenei.

Perché i bambini non leggono più?

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Marzo 2015

di Lorenza Biava

Come mai i ragazzi non leggono più? Al di là del calo demografico, che comunque incide sul numero totale dei ragazzi che annualmente entrano nel perimetro della lettura, abbiamo cercato di indagare, con l’aiuto di alcune voci autorevoli del settore, le ragioni che sono alla base di quello che con una metafora azzeccata abbiamo definito il «paradosso del calabrone» (vedi G. Peresson, L’aerodinamica del calabrone, pp. 20-22).

Pronti a tutto per farvi leggere!

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Marzo 2015

di Intervista a cura di E. Vergine

Il cuore, il fulcro di #ioleggoperché, il più ambizioso progetto di promozione della lettura che si sia visto finora in Italia, sono i messaggeri del libro, lettori forti e appassionati, gli unici in grado di trasmettere la passione per il libro e la lettura ai non lettori o ai lettori casuali. Del resto, anche prima che l’algoritmo di Amazon tentasse di replicarlo artificialmente, il passaparola è da sempre indicato come il principale vettore che porta il lettore alla decisione di acquistare un particolare titolo. Oggi poi, le nuove tecnologie e i social network creano e animano nuove comunità virtuali di lettori. Recensioni, discussioni, pareri e consigli che affollano i blog letterari rappresentavano, già nel 2009, per i 14-19enni il 15% delle motivazioni che portano alla scelta di un libro da comprare contro il 12% delle recensioni lette sui giornali, mentre in generale il passaparola muoveva gli acquisti del 38% dei lettori, superato solo dal genuino e personale interesse per l’argomento o il genere. La sfida oggi è trasmettere l’interesse per il libro non tanto agli altri lettori forti, quanto ai lettori occasionali fino ad arrivare ai non lettori. Per innescare questo effetto «domino» #ioleggoperché attribuisce ai messaggeri un ruolo strategico e mette a loro disposizione tutta una serie di meccanismi per coinvolgerli e farli sentire parte di una comunità che trova il suo collante nella passione per la lettura. Di questi e molti altri aspetti abbiamo parlato con Marco Zapparoli (delegato Aie per la Lombardia e responsabile del comitato messaggeri).

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