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Editori

Strategie e saggi

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Settembre 2012

di Elena Vergine

Università in crisi, lettori sempre più digitali, peer review e criteri Anvur, visibilità sul Web. Queste sono solo alcune delle parole chiave che caratterizzano l’esperienza delle case editrici di saggistica universitaria. Dei metodi e delle strategie per affrontare con successo questo mercato così particolare abbiamo discusso con Francesco Latini (Responsabile editoriale di Arbor Sapientiae) e Diego Guida (titolare Guida Editore).

Trame di mafia

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Settembre 2012

di Gaia Weiss

«Storicamente né la penna, né la spada sono state particolarmente efficaci quando si tratta di combattere la ‘ndrangheta, l’organizzazione criminale che soffoca la Calabria. Ma un festival letterario sta contribuendo a infrangere un muro di silenzio radicato, alimentato da una miscela di paura e rassegnazione». Così inizia l’articolo che il «New York Times» ha recentemente dedicato a Trame, il festival di libri sulle mafie organizzato a Lamezia Terme a fine giugno e che Aie ha sostenuto fin dalla prima edizione. Se le condizioni sono difficili, continuare ad opporsi e magari con lo strumento per eccellenza della formazione, della conoscenza, dell’approfondimento, diventa un segno di libertà, e l’organizzazione del festival in una «zona a rischio » come Lamezia Terme assume il valore simbolico di un gesto di coraggio.

Tutti per uno

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Settembre 2012

di Paola Sereni

Si fa presto a dire University press ma non è sempre facile orientarsi all’interno della vasta produzione che proviene o è collegata al mondo universitario, Ecco che allora un consorzio come quello delle Upi – University press italiane può rivelarsi un’utile bussola, per docenti e studenti, per valutare la qualità delle pubblicazioni in commercio. Fondato nel 2009, l’obiettivo primario dell’attività del consorzio è infatti proprio quello di rafforzare la conoscenza, la diffusione e l’impatto di pubblicazioni di qualità. A comporlo sono 14 realtà dislocate equamente in tutta la Penisola alle quali da quest’anno si è aggiunta la Pavia UP.

50 sfumature di rosa

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Luglio-Agosto 2012

di Elisa Molinari

Il momento è d’oro, anzi rosa: il ciclone E. L. James, capace di vendere oltre 20 milioni di copie e stracciare ogni record di vendita, ha catalizzato le attenzioni su un settore, quello della narrativa al femminile, spesso bistrattato. Eppure, dietro una parvenza zuccherosa, si nasconde una vera e propria macchina da guerra. Paola Ronchi, Managing Director di Harlequin Mondadori, racconta come è nata, cresciuta e si è sviluppata la casa editrice che in Italia è sinonimo di letteratura rosa. «Harlequin Mondadori è una joint venture tra Harlequin Enterprises, gruppo canadese leader mondiale della narrativa rosa e Mondadori. Il primo ci offre il supporto editoriale e ci tiene informati su trend e tendenze, il secondo offre una profonda conoscenza del mercato, essendo il nostro partner distributivo. Harlequin è il sesto editore al mondo, tra i primi se si parla di e-book. In un anno, a livello mondiale, ha venduto 131 milioni di libri. In Italia siamo nati 31 anni fa e siamo ancora fortissimi sul mercato col brand Harmony: un nome perfetto per identificare un mondo romantico, sentimentale e positivo. Tuttavia, dietro questa patina, si nasconde una casa editrice strutturata, capace di proporre oltre 600 titoli l’anno e di vendere ogni anno oltre cinque milioni di libri. Nel corso del tempo abbiamo rinnovato le linee di produzione (oltre 25) e abbiamo cercato di rinnovarci. Per quanto riguarda i canali di vendita, siamo presenti prevalentemente nel canale edicola (un’anomalia italiana: nella maggioranza degli altri paesi del mondo la vendita avviene solo in libreria), oltre al direct marketing, all’e-commerce e agli e-book».

An Amazon Life

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Luglio-Agosto 2012

di Elisa Molinari

«Non serve guardarsi indietro: con la tecnologia funziona così. Tira dritta, spinta dalla sua stessa ingenuità. In altre parole la nostalgia è tempo sprecato. Il libro stampato non è più in via di estinzione e non lo sarà mai: coesisterà con l’e-book e troverà un modo di essere letto, come sempre. In futuro i libri saranno disponibili attraverso diversi tipi di canali, accessibili attraverso forme di distribuzione che oggi non possiamo nemmeno immaginare». Musica e parole di James Atlas, professione biografo – se, come ha sottolineato durante la scorsa edizione di Editech, questa professione esiste davvero. Autore di due biografie e con un libro in cantiere sulla storia del genere biografico, ha portato avanti questo interesse, quasi un’ossessione, lungo tutta la sua carriera. Come editore ha ideato Penguin Lives, una serie di brevi biografie scritte da grandi autori su personaggi storici significativi e ho lavorato su altre due serie di biografie, Great Discoveries (sulle più importanti personalità del mondo scientifico) e Eminent Lives, una continuazione della mia prima serie. La svolta? L’accordo con Amazon Publishing per il quale curerà una nuova serie di almeno dodici brevi biografie (tra le 25.000 e le 40.000 parole, lunghezza tradizionale del genere) che saranno pubblicate in hardcover da Houghton Mifflin Harcourt e in e-book da Amazon. Atlas non avrà un ufficio presso la sede editoriale del colosso di Seattle e dice di non essere considerato un vero impiegato della compagnia. A chi gli chiede se è passato al lato oscuro, risponde di sentirsi leggero e spensierato.

Bignami forever

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Luglio-Agosto 2012

di Ginevra Vassi

Quali strumenti usano oggi gli studenti per ripassare? Quali sono gli espedienti più efficaci per il ripasso dell’ultimo minuto? All’epoca delle app che permettono di tradurre istantaneamente versioni di latino e verificare le soluzioni di equazioni e derivate, c’è ancora spazio per i Bignami? Dopo oltre ottant’anni dalla sua fondazione, i Bignami continuano a rappresentare per generazioni di studenti un punto di riferimento imprescindibile per lo studio. Anna Bignami racconta come è nata e come si è sviluppata la casa editrice che ha salvato milioni di studenti dagli esami di riparazione: «L’idea della casa editrice è stata dello zio Ernesto, professore di Lettere al Liceo Parini. Preparava a casa i riassunti delle lezioni, sintetizzando i concetti principali. È nato tutto per andare incontro ai suoi studenti che hanno apprezzato il suo lavoro al punto da far girare la voce tra tutte le classi dell’istituto. Presto infatti altri hanno iniziato a richiedere delle copie: la svolta è stata quando gli alunni, per una ricorrenza, hanno realizzato un libro con tutti gli appunti del professore. Per comodità, quindi, si è poi deciso di stampare: far fronte alle richieste che si stavano accumulando era diventato altrimenti impossibile. La casa editrice è nata ufficialmente nel 1931 con i primi testi di letteratura, latino e greco. La casa editrice nel corso degli anni ha cercato di mantenere gli stessi valori iniziali, ossia la voglia di andare incontro ai ragazzi».

Cavalcare l'onda

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Luglio-Agosto 2012

di Laura Re Fraschini

Meglio cavalcare l’onda piuttosto che esserne travolti: questo deve essere stato il pensiero di piccoli e grandi editori di fronte all’avanzata del self-printing che, prima oltreoceano, poi nel vecchio continente, si è conquistato uno spazio sempre maggiore sullo scenario editoriale. Cosa fare? Combattere il potenziale avversario o stipulare un’alleanza? Numerose sono le case editrici che, scegliendo la seconda opzione, si sono rimboccate le maniche per reinventarsi un ruolo in una realtà che sembra differenziarsi dal passato proprio per la pretesa di fare a meno di loro. Da qui il fiorire, sullo scenario editoriale italiano, di piattaforme che offrono i propri servizi ai potenziali scrittori, per aiutarli a pubblicare e pubblicizzare le loro opere: Feltrinelli con Kataweb e Scuola Holden hanno dato vita a Ilmiolibro, mentre Simplicissimus Book Farm ha fondato Narcissus. Queste realtà si sono affiancate ad altre che già popolavano la rete: più che decennale è l’esperienza del Gruppo Messaggerie che, con Lampidistampa, dal 1998 offre ad aspiranti autori un servizio di print on demand, rivolto sia a chi intende stampare un testo per uso personale sia, con la collana Ti Pubblica, a chi punta a una pubblicazione. A piattaforme spalleggiate da editori si aggiungono iniziative indipendenti, come la nostrana Youcanprint, nata nel 2007, o la canadese Lulu, fondata nel 2002 e giunta in Italia nel 2006, che è divenuta un’istituzione nel settore, con pìù di un milione di autori pubblicati, provenienti da più di 200 paesi. La sua comparsa sul mercato editoriale italiano lo ha inserito in una prospettiva internazionale, a cui ha dato un ulteriore contributo il recente ingresso in scena di un altro colosso, Amazon, che con il servizio di Kindle Direct Publishing si pone come interlocutore anche per il self-printing. Sono numerosi dunque gli attori in scena, tanto da rendere difficile, per un autore desideroso di autopubblicarsi, la scelta tra uno e l’altro. Quali caratteristiche differenziano le piattaforme?

Dentro e fuori la libreria

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Luglio-Agosto 2012

di Gabriele Pepi

Capita ormai sempre più spesso di notare sul bancone di farmacie, erboristerie o negozi specializzati in alimentazione naturale, agili libretti quando non volumi veri e propri, dedicati ai temi più disparati dal benessere psico-fisico della persona, alle cure naturali, alla psicologia. Proverbialmente al momento giusto nel posto giusto, finiscono così inaspettatamente sullo scontrino del classico «lettore per caso» che, entrato in negozio per acquistare tutt’altro, si ritrova tra le mani proprio il libro di cui scopre di sentire il bisogno. È la manualistica di divulgazione – cioè quell’eterogeneo insieme di settori sul «fai da te», cucina, gastronomia, guide di viaggio, sport, tempo libero, giochi, ecc. – che sempre più spesso lascia gli scaffali delle librerie per approdare a canali di vendita alternativi capaci di catturare in modo più efficace lo sguardo e l’attenzione del lettore. Se la libreria resta il primo e più importante luogo di acquisto dei libri (con un occhio però alle vendite on line visto che, secondo Nielsen, la manualistica pesa il 14,3% sul canale), non c’è limite ai nuovi canali di vendita che possono rivelarsi, talvolta inaspettatamente, funzionali. Selezionarli non è sempre facile per le case editrici, tanto più che spesso un esercizio commerciale può rivelarsi perfetto per una collana o, addirittura, per una sottocollana ma diventare poco efficace per altri progetti editoriali sviluppati dall’editore. Se infatti in libreria la manualistica si disperde nella miriade di pubblicazioni che quotidianamente arrivano tra le mani dei librai, i punti vendita specializzati offrono maggiori garanzie di visibilità e di riuscita nella difficile sfida di suscitare la curiosità nel lettore. Senza contare che spesso, in sede di bilancio, il fatturato complessivo realizzato dai punti vendita alternativi si rivela più incisivo di quello dei canali tradizionali che sovente nel proprio assortimento non lasciano molto spazio al settore.

Lingua+lingue

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Luglio-Agosto 2012

di Lorenza Biava

Dalla collaborazione con partner esteri, preferita dalle aziende più piccole, alla delocalizzazione di attività di produzione o di commercializzazione, internazionalizzare sembra essere la parola d’ordine per moltissime realtà produttive italiane. Secondo l’ultima indagine realizzata dalla Gidp, l’associazione nazionale dei direttori delle risorse umane, la perfetta conoscenza di una lingua (la predilige quasi il 27% dei responsabili), al momento dell’assunzione di un neolaureato, conta più della motivazione (19,3%), di un’esperienza di lavoro negli anni dell’università (5%) e del conseguimento di un master (8%). La conoscenza di una o più lingue è quindi determinante nelle assunzioni dei neolaureati, almeno nelle imprese medio grandi ovvero quelle che oggi più facilmente assumono. Un fenomeno sempre più consistente anche perché, nel novero delle imprese medio grandi (in Italia sono circa il 10%), il peso delle multinazionali nell’ultimo triennio è molto cresciuto. Ma perché sapere le lingue è così importante per il proprio futuro professionale? La parola d’ordine in questo caso è employability: conoscere le lingue rappresenterebbe secondo gli uffici di selezione del personale una garanzia della versatilità di un candidato e della sua capacità di adattarsi ad un mondo del lavoro sempre più globalizzato. Oltre alle lingue tradizionali come l’inglese o il francese, resta alta anche la richiesta per il tedesco, che si conferma una lingua importante anche se in proporzione poco studiata in quanto relativamente difficile, mentre cresce quella per il mandarino, il cantonese, il russo e per le altre lingue dei Paesi emergenti che abilitano a lavorare sul filone dell’internazionalizzazione delle imprese italiane.

Scrittura e segno

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Luglio-Agosto 2012

di Elena Vergine

«Il fumetto è qualcosa che non può essere cancellato, che non sparirà nel nulla e che esisterà sempre per gli appassionati. Per le persone che avranno ancora voglia di seguirlo, ma anche di creare nuove pubblicazioni, materiale originale. Ma il successo, quello vasto, quello in cui tu puoi pensare di avere un pubblico di migliaia o milioni di persone, è una prospettiva totalmente irrealistica» (Antonio Serra, autore di Nathan Never). Spesso snobbato, ingiustamente considerato una lettura superficiale, per ragazzini, inadatto ad affrontare argomenti importanti, il fumetto non muore, anzi. Si scrolla di dosso i pregiudizi superficiali e torna ad affermare la sua forza comunicativa dimostrandosi un settore più vivo che mai. Lo fa al cinema, con il ritorno dei supereroi, spariti per un po’ dalla scena ma mai dimenticati (The Avengers ne è l’ultimo esempio). Lo fa in libreria, esplorando nuovi filoni come il graphic journalism, e in formato digitale dove tornano a incantare capolavori come Corto Maltese di Hugo Pratt ma anche con la nascita di nuove collane che, grazie all’uso dell’inglese e alle nuove tecnologie, hanno un respiro internazionale (si pensi a Tunué). Il fumetto come linguaggio dunque, perfetto per parlare ai bambini (Topolino di Disney lo fa da più di ottant’anni), per raccontare gli orrori della storia (Akira di Katsuhiro Otomo, tanto per fare un esempio), per fare giornalismo (Cronache di Gerusalemme di Guy Delisle), per proporre dei modelli che non indossino per forza maschera e mantello. Ad esempio Becco Giallo punta su Gramsci, Impastato, Pasolini e Olivetti: «Oggi c’è la voglia, il bisogno di ricordare il passato e di recuperare in esso dei modelli che forse nella contemporaneità mancano. Il libro su Adriano Olivetti ha avuto grande successo proprio per questo: perché lui ha delineato un modello che si dimostra tanto più valido in tempi di crisi».

Sistema scuola

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Luglio-Agosto 2012

di Paola Sereni

La parascolastica cambia pelle ma la scuola rimane un sistema complesso che si affida a un modello didattico consolidato da secoli di esperienza. I cambiamenti, dal digitale all’uso della rete, non sono – e non possono – dunque essere immediati. Ne parliamo con alcuni degli editori maggiormente impegnati nel settore.

Un 2011 di segni meno

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Luglio-Agosto 2012

di Emilio Sarno

Ci sono almeno due elementi comuni che attraversano i principali settori dell’industria dei contenuti. Settori che nell’insieme consolidano un fatturato 2011 di 11,003 miliardi di euro derivanti, in buona sostanza, dalla vendita di prodotti al pubblico finale di lettori, appassionati di cinema e di musica o di videogiochi. Il primo è rappresentato dal digitale. E non solo perché ormai tutte le «filiere» si sono digitalizzate nei loro processi produttivi e distributivi. Incidenze percentuali ancora piccole e tutto sommato modeste rispetto al valore tuttora rappresentato dal «fisico» – con l’eccezione della musica, dove comunque si arriva al 21% – ma che cominciano a farsi intravvedere e misurare: dallo 0,9% dell’e-book, all’1,4% della stampa quotidiana (ma con punte del 3,0% per i gruppi editoriali maggiori in termini di ricavi da abbonamenti alle versioni on line e per mobile o tablet), all’1,8% dell’home video visto direttamente in streaming e in download, al 3,5% delle banche dati b2b professionali, ecc. Nel complesso il digitale rappresenta oggi, per le aree che abbiamo considerato, un valore attorno (o poco superiore) al 2% del giro d’affari complessivo. Poco certamente, ma in un mercato dove gli utenti abituali di Internet sono il 25,1% della popolazione (con più di 14 anni). Il secondo aspetto riguarda i valori negativi che caratterizzano nel 2011 tutti settori di cui nelle pagine successive presentiamo una sintetica scheda: -17,6% l’home entertainment; -10,3% il cinema di sala (esclusi i ricavi connessi); -7,1% quello dei videogiochi; -3,5% quello dei libri (nei canali trade); -3,5% la musica; dal -2,2% al -3,0% quello della stampa quotidiana e periodica. È in questo senso che la crisi di questi anni assume aspetti non solo quantitativamente nuovi, ma nuovi nella stessa «qualità» delle trasformazioni che la contrazione delle possibilità di spesa induce negli acquirenti. E che sicuramente continuerà in questo 2012 e molto probabilmente anche nel prossimo 2013.

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