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Editori

Cultura milanese

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Maggio 2012

di Lorenza Biava

«Dormo sonni tranquilli ormai. Ho consegnato al Centro Apice quattro preziosi scatoloni che saranno catalogati e messi a disposizione di quanti vorranno approfondire la conoscenza dell’impatto che ha avuto una libreria situata nel cuore della città e al centro della cultura milanese». Così ci accoglie Anna Maria Gandini, allegra e gentile come lo è sempre stata in questi 50 anni di attività con tutti i clienti che si sono trovati a passare, anche solo per fare quattro chiacchiere, dalla sua Milano Libri oggi parte del network indipendente delle librerie La Giannella. Aperta nel 1961 la libreria di via Verdi già a partire dall’anno successivo viene rilevata da tre giovani ragazze: Laura Lepetit, editrice de La Tartaruga, Vanna Vettori e Anna Maria Gandini, l’unica delle tre ancora attiva in libreria.

Dal prodotto al contenuto

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Maggio 2012

di Paola Sereni

Se c’è una lezione che il riassestamento complessivo della filiera ha esplicitato è che l’editore deve poter essere messo nella condizione di fare l’editore. Perché questo sia possibile è necessario che tutta una serie di processi editoriali non strettamente connessi all’elaborazione dei contenuti siano esternalizzati a società come quella fondata in tempi non sospetti (era il lontano 2005) da Carlo Emanuele Bona che, con la sua Promedia Solution, prosegue la secolare tradizione di stampa per l’editoria iniziata nel 1777 dall’avo Vincenzo.

Finestra sull'Est

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Maggio 2012

di Lorenza Biava

Era il 1989 e la Romania si preparava a vivere quella sanguinosa rivoluzione che, consumatasi in pochi giorni, avrebbe portato all’esecuzione del dittatore Nicolae Ceausescu e al crollo del regime comunista nel Paese. Unica nazione aderente al blocco comunista dell’Europa orientale in cui il passaggio alla democrazia è avvenuto in maniera non pacifica (si tratta di una delle rivoluzioni più violente tra quelle dell’89 ma a detta di alcuni storici, anche quella che ha prodotto meno cambiamenti), la Romania sembra ancora gravata dal retaggio della storia più recente. La mancanza di un’industria forte nazionale, le misure di austerity per fronteggiare la crisi mondiale prese con troppo ritardo inibendo i consumi in un Paese in cui la corruzione è ancora troppo presente (almeno secondo l’ultimo rapporto di Transparecy International), sono le cause più prossime della difficile situazione economica attuale che fanno della Romania una delle economie più in recessione dell’Europa orientale. Se si prendono in considerazione gli stati dell’Europa centro-orientale – Repubblica Ceca, Polonia, Ungheria e Slovacchia – la Romania, tra il 2003 e il 2008, risultava essere il Paese con la crescita media annua del Pil tra le più alte: il 6,8% (la Polonia, nello stesso periodo, metteva a segno un 5,4%, la Repubblica Ceca il 5,2% e l’Ungheria il 2,8%, solo la Slovacchia registrava una crescita media superiore del 7,4%). Eppure, dal 2009 in poi, l’economia rumena non è riuscita a riprendersi. Il Pil è sceso del 7,1% nel 2009 e di un ulteriore 1,2% nel 2010. Gli altri Paesi, che pur hanno risentito degli effetti della crisi, hanno iniziato a dare segni di ripresa già nel 2010 ma non la Romania che ha continuato a vedere scendere il proprio prodotto interno.

Libri a Kmzero

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Maggio 2012

di Elena Vergine

Il concetto su cui è basata la libreria è molto semplice e, come spiega il titolare, Renzo Xodo, è tutto racchiuso nel nome: «Kmzero sottolinea la necessità di una maggiore vicinanza ai lettori, al libraio, agli editori. Slowbookstore invece vuole evocare un’idea diversa, una libreria meno nevrotica di quelle a cui ormai ci siamo abituati, come i megastore ad esempio. Grossi centri commerciali dove si vendono anche libri, oppure soprattutto libri, ma dove la qualità dei librai è piuttosto scarsa». Kmzero Slowbookstore potrà contare su un assortimento di circa 20.000 titoli, distribuiti su 250 mq di spazio. All’interno della libreria saranno rappresentati più di 200 editori indipendenti, oltre che i titoli di maggior rilievo delle principali case editrici italiane cui però sarà dedicata solo una piccola parte del negozio, per non rubare spazio ai più piccoli.

Romania ieri e oggi

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Maggio 2012

di Laura Novati

Nel crogiuolo degli Stati balcanici nati dalla dissoluzione dei grandi imperi, asburgico e ottomano, e in base ai trattati di Versailles del primo dopoguerra, la Romania ha ospitato e ospita una molteplicità di minoranze etniche e linguistiche per cui la sua cultura, prima che nazionale, ha continuato ad essere cultura regionale, a seconda delle zone di appartenenza e di influenza e nonostante i tentativi di repressione forzata. Anche i rapporti con l’Italia, dopo la prima immigrazione italiana in Romania alla fine dell’Ottocento, si fecero più rilevanti durante il ventennio fascista e sono tornati ad essere importanti negli ultimi vent’anni, e in due sensi: di italiani stabilitisi in Romania come imprenditori e di rumeni entrati in Italia in cerca di lavoro. Non è un caso che la prima minoranza religiosa in Italia sia oggi la Chiesa ortodossa rumena, diventata autonoma dal patriarcato di Mosca nel 1925. A dimostrazione dei flussi e riflussi storici, secondo stime attuali, in Romania vivono oggi circa 20.000 italiani, soprattutto concentrati nel Banato (zona di Timisoara) e nella Transilvania, ma si trovano poi in quasi tutte le regioni della Romania, dove hanno creato piccole o medie imprese ed esercizi commerciali. Accanto agli italiani di recente immigrazione, vi è quindi la minoranza italiana storica (stimata sulle 9.000 persone) in particolare membri dell’Associazione degli italiani in Romania Roasit, la più grande e importante comunità italiana del Paese.

Spagna letteraria

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Maggio 2012

di Gaia Weiss

L’esule e l’esilio sono certamente un’invenzione romantica, proprio per lo stretto rapporto che stabilivano tra individuo e identità nazionale. Se quest’ultima non esisteva se non in fieri o da conquistare con dura lotta, ne nasceva di conseguenza una doppia fisionomia culturale. Questa duplicità si è riproposta in molti modi nel ‘900, in stretta relazione con l’esistenza – e la violenza – delle dittature che si sono abbattute con particolare ferocia, come inevitabile, sui ceti intellettuali, su artisti, poeti, scrittori; in fondo, sempre le vere voci della «nazione» o dell’anima profonda di popoli calpestati. Non ha fatto eccezione la Spagna nello scorso secolo, specialmente dai «Giorni del ‘36»; è inutile chiederselo, eppure è suggestivo domandarsi che cosa sarebbe successo se la repubblica fosse riuscita a resistere sei mesi ancora: la Spagna sarebbe entrata in guerra a fianco degli alleati, contro i nazifascismi e certo la sua storia – e quella dell’Europa – sarebbe stata diversa… È certo comunque che dal 1939 al 1973, quando esce Si te dicen que caí di Juan Marsé del 1973, l’ultimo romanzo spagnolo che dovette essere pubblicato all’estero per ragioni di censura la letteratura maggiore spagnola è quella dell’esilio; con una singolare inversione: quando finalmente gli spagnoli ebbero libertà di parola, avevano già cominciato ad accogliere altri esuli della stessa area linguistica, i profughi delle tante dittature e disastri latino-americani.

Spagna... me gusta leer

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Maggio 2012

di Ilaria Barbisan

È uscita a gennaio di quest’anno l’ultima versione dell’inchiesta annuale sulle abitudini di lettura e di acquisto di libri in Spagna (Hábitos de lectura y compras de libros 2011). Con alcune modifiche rispetto agli anni precedenti – che riguardano ad esempio il calcolo della lettura digitale piuttosto che la distinzione tra lettura nel tempo libero e lettura per motivi scolastici o lavorativi – lo studio mira ad offrire una panoramica quanto più esaustiva possibile su tutti gli aspetti riguardanti la lettura degli spagnoli. Ma cosa emerge da quest’ultima edizione? Niente di nuovo rispetto agli anni precedenti. La lettura di libri continua a crescere, a piccoli punti percentuali, e si attesta nel 2011 al 61,4% (rispetto al 60,3% del 2010). Le donne leggono in misura maggiore rispetto agli uomini, registrando 7,4 punti percentuali in più e confermando un dato in comune a tutti gli altri Paesi europei per cui la lettura può essere definita «rosa», specialmente quella effettuata per puro piacere e non per motivi di studio o di lavoro. Sono i giovani (soprattutto gli studenti) a presentare gli indici di lettura più alti, ma la percentuale si abbassa progressivamente man mano che si va avanti con l’età fino ad arrivare al 36,7% tra le persone oltre i 65 anni. Per quanto riguarda invece il titolo di studio, la lettura è più diffusa tra gli universitari (85,3%) e cala con livelli di educazione più bassi, come dimostrano i 48,3 punti percentuali di differenza tra i lettori di libri che hanno una formazione primaria e coloro i quali hanno fatto gli studi universitari. Un’altra conferma di quanto emerso negli anni precendenti è la concentrazione della lettura nelle aree metropolitane dove ci sono più infrastrutture, più benessere, più offerta culturale.

Donne in classifica

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Aprile 2012

di Gaia Weiss

Come si collocano le donne nelle classifiche dei più venduti? Cosa è cambiato nei generi, nelle letterature di provenienza, nel numero di posizioni occupate? Detto che il raffronto lo possiamo fare solo su un arco di anni limitato (appena sei) perché solo dal 2005 IE (che ha proceduto all’estrazione del dato) dispone di un consolidato di classifiche, abbiamo preso in considerazione due annate, il 2005 e il 2011, e osservando i top 100 della narrativa italiana e straniera, abbiamo analizzato chi sono le fortunate ad essere ai primi posti di una classifica che comunque conta alcune migliaia di titoli. Prima di tutto, a distanza di cinque anni, sono pochi i nomi di autrici che si «ripetono»: Banana Yoshimoto; Isabel Allende; Sophie Kinsella; Fred Vargas; Simonetta Agnello Horby, unica italiana a bissare la classifica. Comunque sia, nei primi 100 erano il 23% nel 2005. Sei anni dopo sono il 26%. Le scrittrici italiane presenti nel 2005 sono 10, le straniere sono 13. Tre sono le scrittrici che figurano con due titoli: la prima è Isabel Allende che esce sempre da Feltrinelli, con Zorro. L’inizio della leggenda e con La foresta dei pigmei; Matilde Asensi, spagnola, autrice di romanzi storici ben documentati e nello stesso tempo sfrenatamente leggendari con L’ultimo Catone e con Jacobus; la terza è Tracy Chevalier con La ragazza con l’orecchino di perla, la vita di Vermeer vista con gli occhi della servetta-modella e con La Vergine azzurra (e prima dello straordinario successo di Strane creature).

E il romanzo?

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Aprile 2012

di Lorenza Biava e Elena Vergine

Uno sguardo all’ultimo rapporto Uelci riassunto nelle pagine precedenti (ma si vedano anche, in questo numero, i dati nelle pagine dedicate ai Numeri della produzione) basta per far capire che l’editoria religiosa italiana gode di discreta salute. Centinaia di case editrici tutelano la bibliodiversità delle varie confessioni religiose – non solo cristiane – ma, se l’area riflessiva e quella divulgativa continuano a crescere, la varia sta attraversando un periodo di contrazione. Un fatto questo in controtendenza rispetto al mercato dell’editoria laica dove la varia realizza volumi importanti sia in termini di produzione (la narrativa conteporanea rappresenta, secondo l’ultimo rapporto Nielsen, il 15% del totale) che da quello delle copie distribuite (il 29% secondo i dati Istat). Cosa è successo dunque al romanzo religioso? Per capire quali sono le dinamiche in atto nell’editoria religiosa ne abbiamo parlato con Don Giacomo Perego (direttore editoriale San Paolo), Andrea Menetti (coordinatore editoriale Consorzio per l’editoria cattolica-Rebecca Libri) ed Enzo Pagani (titolare della libreria Buona Stampa di Bergamo).

Editech 2012

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Aprile 2012

di Elisa Molinari

L'editoria è un settore produttivo antico, che per circa cinque secoli ha subito pochissimi cambiamenti. Il percorso che portava il testo dall’autore al lettore è sempre stato lineare e definito con l’editore a giocare la parte di intermediario, in tutte le sue sfaccettature. Certo, col passare del tempo altre figure professionali – agenti letterari, rivenditori, distributori – si sono aggiunte al processo ma senza alterarne in maniera sostanziale gli equilibri. L’avvento di Internet e del digitale è riuscito, nell’arco di pochi anni, a scardinarne struttura produttiva, filiera distributiva, produzione. Come afferma Sara Lloyd nel Manifesto dell’Editore del XXI secolo: «Detto ancor più provocatoriamente, ha introdotto la reale possibilità di togliere di mezzo l'editore, più o meno rimuovendo l'ostacolo costituito dal fin qui unico asset critico proprio dell'editore: la distribuzione. Dovremo imparare a pensare molto meno ai prodotti, e molto di più ai contenuti; dovremo pensare il libro come struttura nucleare, di base, dai confini molto più permeabili di quanto sia stato fino ad oggi».  

Editoria in rosa

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Aprile 2012

di Elisa Molinari

Cosa hanno in comune Meryl Streep e Renée Zellweger? A parte il fatto di avere entrambe vinto un Oscar hanno preso parte a film ambientati all’interno di una redazione. La prima, ne Il diavolo veste Prada, nei panni della redattrice della rivista «Vogue», intenta a tiranneggiare la povera assistente Andy e il mondo dell’editoria a colpi di «La verità è che non c’è nessuno che sappia fare il mio lavoro». La seconda come goffa assistente dell’editore Hugh Grant. Se a Hollywood il binomio donne/casa editrice piace molto, qual è in realtà il numero delle donne impiegate in Italia nel settore? A questa e ad altre domande ha risposto una recente indagine dell’Ufficio Studi dell’Aie che ha fotografato il rapporto tra donne ed editoria in tutte le sue sfaccettature, a cominciare dalla lettura. Nel 2011 erano ben 18 i punti che distanziavano uomini e donne nella lettura di libri (38,5% contro il 51,6%), divario triplicato rispetto al 1988 dove la forbice era di soli sei punti (33,7% contro il 39,3%). A colpire, oltre alla crescita femminile, il sostanziale stallo della controparte maschile. Se si restringe il campo ai ragazzi, il divario è ancora più evidente. Tra i 18-19enni la distanza è di 19 punti percentuali: legge il 63,8% delle ragazze contro il 44,5% dei ragazzi. Nella fascia inferiore, dei 15-17enni, si arriva a un eloquente distacco di 29 punti. Il pensiero corre subito ai vari fenomeni editoriali con protagoniste le vicende di vampiri, streghe e lupi mannari (Twilight in primis) che negli scorsi anni hanno avvicinato migliaia di ragazzine alla lettura.

Il costo del prezzo

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Aprile 2012

di Giovanni Peresson

I prezzi di copertina dei libri più venduti (al netto degli sconti e delle promozioni praticate) nei sei maggiori mercati del libro europei non sono affatto uguali, anzi. Se limitiamo il confronto alla narrativa, tra il prezzo più basso e quello più alto, dal luglio dello scorso anno a febbraio questo differenziale è compreso tra i 4 e i 7 euro; per la saggistica tra i 10-11 euro. Non è poco! Tanto più, e il dato sorprende – pur tenendo conto dell’empiricità della rilevazione che non considera il prezzo medio di copertina di tutto (o di larga parte) del venduto ma solo dei 10 o 30 titoli più venduti nel mese – è il fatto che l’Italia si posiziona, in tutti e sette i mesi, nella parte più bassa dei prezzi tra i cinque grandi mercati dell’Unione europea. In ogni caso, se i numeri su cui si è effettuata l’analisi sono oggettivamente piccoli, è pur vero che la tendenza si configura molto evidente. Se mai, per approfondire ancora di più la questione, servirebbero basi campionarie comuni a tutti e sei i Paesi dell’Unione e che siano più solide di quelle sulle quali si è lavorato finora. Se per il Regno Unito è comprensibile (dato che poi si applicano sconti promozionali ben più significativi del 15% italiano) per il nostro Paese rappresenta una sorpresa non facile da interpretare.

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