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E-book

Design-amo

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Settembre 2012

di Laura Novati

Dopo lo speciale sul mondo dei facsimilari («GdL», 9, settembre, 2011, pp. 18-19), quello sulle riviste d’arte («GdL», 12, dicembre, 2011, pp. 20-21) e quello sulle riviste d’architettura («GdL», 2, febbraio, 2012, pp. 30-32), dedichiamo queste pagine al complesso mondo dell’editoria e delle riviste di design. Dall’esperienza di due grandi realtà come Mondadori Electa e Skira passeremo a indagare il punto di vista di di un’entità piccola ma virtuosa come Fausto Lupetti Editore. Il mondo dei periodici di design sarà invece rappresentato dalla rivista «Ottagono». Per una fotografia ancor più dettagliata del settore abbiamo inoltre intervistato MarirosaToscani Ballo, fondatrice col marito Aldo dello studio fotografico Ballo, nato negli anni ‘50: una bottega, un punto di riferimento dei più importanti designers nel periodo e nel luogo di convergenza – Milano – del design mondiale, grazie a un’attività incessante che è proseguita anche dopo la morte di Aldo Ballo avvenuta nel 1994.

Futuro accessibile

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Settembre 2012

di Rosa Mugavero

Qual è lo stato dell’arte a livello internazionale relativo alla produzione e alla distribuzione dei contenuti editoriali accessibili? Sui temi dell’accessibilità, delle possibilità delle nuove tecnologie e delle strategie per un’editoria più inclusiva si sono confrontati gli oltre 20 relatori, provenienti da tutto il mondo, che sono intervenuti durante «Inclusive Publishing and ebook Distribution: Access for People with Print Disabilitie», conferenza internazionale organizzata dalla National Federation of Blind (Nfb) e dal Daisy Consortium che si è tenuta lo scorso giugno a Baltimora.

L'editoria del futuro

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Settembre 2012

di Michael Healy

Oggi come oggi è difficile trovare una casa editrice che non si stia occupando della nuova situazione del mercato. In primo luogo, un gran numero di lettori legge in maniera diversa. Le vendite di libri digitali valgono circa il 30% delle vendite totali (degli editori trade) – cifra molto più alta per le novità e per i titoli da scaffale – e molti editori pensano che questo numero sia destinato a salire. Tenendo conto che il primo Kindle è stato lanciato il 16 novembre 2007, si ha un’idea di cosa è successo in soli quattro anni. In secondo luogo, nel panorama della distribuzione negli Stati Uniti si assiste a fusioni e cambiamenti inimmaginabili fino a pochi anni fa. Amazon domina la distribuzione on line di libri a un livello ritenuto da molti editori pericoloso. Soltanto una catena di librerie in carne e ossa, Barnes & Noble, è sopravvissuta agli sconvolgimenti della distribuzione e molti osservatori si aspettano che il numero dei loro negozi diminuisca significativamente nei prossimi anni, con la migrazione on line dei lettori e, in generale, della lettura.

La nuova formazione

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Settembre 2012

di Sandro Pacioli

Quali sono oggi i fabbisogni formativi in ingresso richiesti dalle case editrici che stanno «virando» una parte crescente della loro produzione di titoli e di offerte di servizi verso il digitale? Per rispondere a questa domanda l’Associazione italiana editori che, da undici anni ormai, organizza con la Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori e l’Università degli studi di Milano uno dei principali master di editoria del nostro Paese, ha deciso di aggiornare proprio quell’indagine che fu alla base dell’avvio del master stesso. E del suo concept didattico.

Notti prima degli esami

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Settembre 2012

di Emilio Sarno

Come studiano, e soprattutto su cosa studiano oggi gli studenti universitari? Come integrano, nella didattica e nello studio, manuali, libri, digitale, appunti e fotocopie? I «nativi digitali» stanno cambiando già oggi la loro domanda di strumenti didattici a cui le case editrici devono dare una risposta? Tra il 15 marzo e il 23 aprile 2012 è stata condotta dall’Ufficio studi di Aie, su input del Gruppo accademico professionale, un’indagine sugli strumenti didattici (tradizionali e non) utilizzati dagli studenti universitari italiani per preparare l’esame (una prima sintesi della ricerca è disponibile qui). Le interviste raccolte – attraverso un software di indagine on line – sono state 2.196 con un profilo dei rispondenti (principali caratteristiche).

Rebus digitali

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Settembre 2012

di Piero Attanasio

Il tema della gestione dei diritti nei programmi di digitalizzazione ha riconquistato l’attenzione della stampa lo scorso giugno, in occasione dell’annuncio di una transazione tra le associazioni di autori ed editori francesi (Sgdl e Sne) e Google per por fine a una causa da lungo tempo pendente. Lo scalpore derivava da una descrizione alquanto imprecisa del contenuto dell’accordo: «Ecco – si è più o meno letto in Italia e non solo – gli editori francesi, dopo aver tanto contestato, ai tempi, i principi del Google Settlement in USA, lo hanno applicato in patria».È proprio così? Per comprendere la situazione occorre ripercorrere la storia di questi mesi, a partire proprio dalle sorti del Settlement americano.

Tablet e gola

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Settembre 2012

di Giorgio Kutz

Se la flessione dei consumi nel settore food è una delle più appariscenti in questo momento di crisi, altrettanto non può dirsi per il segmento di editoria che se ne occupa. Si direbbe che alle ridotte capacità di spesa corrisponda una maggior attenzione e un maggior bisogno di informazione da parte dei consumatori, o forse anche più voglia di sognare e di lustrarsi gli occhi. L’innovazione di prodotti editoriali su cucina e dintorni non conosce sosta, e il dato più interessante è che apparentemente questo è uno dei segmenti in cui coesistono pacificamente offerte a stampa e offerte in digitale, in tutte le loro possibili declinazioni.

An Amazon Life

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Luglio-Agosto 2012

di Elisa Molinari

«Non serve guardarsi indietro: con la tecnologia funziona così. Tira dritta, spinta dalla sua stessa ingenuità. In altre parole la nostalgia è tempo sprecato. Il libro stampato non è più in via di estinzione e non lo sarà mai: coesisterà con l’e-book e troverà un modo di essere letto, come sempre. In futuro i libri saranno disponibili attraverso diversi tipi di canali, accessibili attraverso forme di distribuzione che oggi non possiamo nemmeno immaginare». Musica e parole di James Atlas, professione biografo – se, come ha sottolineato durante la scorsa edizione di Editech, questa professione esiste davvero. Autore di due biografie e con un libro in cantiere sulla storia del genere biografico, ha portato avanti questo interesse, quasi un’ossessione, lungo tutta la sua carriera. Come editore ha ideato Penguin Lives, una serie di brevi biografie scritte da grandi autori su personaggi storici significativi e ho lavorato su altre due serie di biografie, Great Discoveries (sulle più importanti personalità del mondo scientifico) e Eminent Lives, una continuazione della mia prima serie. La svolta? L’accordo con Amazon Publishing per il quale curerà una nuova serie di almeno dodici brevi biografie (tra le 25.000 e le 40.000 parole, lunghezza tradizionale del genere) che saranno pubblicate in hardcover da Houghton Mifflin Harcourt e in e-book da Amazon. Atlas non avrà un ufficio presso la sede editoriale del colosso di Seattle e dice di non essere considerato un vero impiegato della compagnia. A chi gli chiede se è passato al lato oscuro, risponde di sentirsi leggero e spensierato.

Cavalcare l'onda

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Luglio-Agosto 2012

di Laura Re Fraschini

Meglio cavalcare l’onda piuttosto che esserne travolti: questo deve essere stato il pensiero di piccoli e grandi editori di fronte all’avanzata del self-printing che, prima oltreoceano, poi nel vecchio continente, si è conquistato uno spazio sempre maggiore sullo scenario editoriale. Cosa fare? Combattere il potenziale avversario o stipulare un’alleanza? Numerose sono le case editrici che, scegliendo la seconda opzione, si sono rimboccate le maniche per reinventarsi un ruolo in una realtà che sembra differenziarsi dal passato proprio per la pretesa di fare a meno di loro. Da qui il fiorire, sullo scenario editoriale italiano, di piattaforme che offrono i propri servizi ai potenziali scrittori, per aiutarli a pubblicare e pubblicizzare le loro opere: Feltrinelli con Kataweb e Scuola Holden hanno dato vita a Ilmiolibro, mentre Simplicissimus Book Farm ha fondato Narcissus. Queste realtà si sono affiancate ad altre che già popolavano la rete: più che decennale è l’esperienza del Gruppo Messaggerie che, con Lampidistampa, dal 1998 offre ad aspiranti autori un servizio di print on demand, rivolto sia a chi intende stampare un testo per uso personale sia, con la collana Ti Pubblica, a chi punta a una pubblicazione. A piattaforme spalleggiate da editori si aggiungono iniziative indipendenti, come la nostrana Youcanprint, nata nel 2007, o la canadese Lulu, fondata nel 2002 e giunta in Italia nel 2006, che è divenuta un’istituzione nel settore, con pìù di un milione di autori pubblicati, provenienti da più di 200 paesi. La sua comparsa sul mercato editoriale italiano lo ha inserito in una prospettiva internazionale, a cui ha dato un ulteriore contributo il recente ingresso in scena di un altro colosso, Amazon, che con il servizio di Kindle Direct Publishing si pone come interlocutore anche per il self-printing. Sono numerosi dunque gli attori in scena, tanto da rendere difficile, per un autore desideroso di autopubblicarsi, la scelta tra uno e l’altro. Quali caratteristiche differenziano le piattaforme?

Scrittura e segno

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Luglio-Agosto 2012

di Elena Vergine

«Il fumetto è qualcosa che non può essere cancellato, che non sparirà nel nulla e che esisterà sempre per gli appassionati. Per le persone che avranno ancora voglia di seguirlo, ma anche di creare nuove pubblicazioni, materiale originale. Ma il successo, quello vasto, quello in cui tu puoi pensare di avere un pubblico di migliaia o milioni di persone, è una prospettiva totalmente irrealistica» (Antonio Serra, autore di Nathan Never). Spesso snobbato, ingiustamente considerato una lettura superficiale, per ragazzini, inadatto ad affrontare argomenti importanti, il fumetto non muore, anzi. Si scrolla di dosso i pregiudizi superficiali e torna ad affermare la sua forza comunicativa dimostrandosi un settore più vivo che mai. Lo fa al cinema, con il ritorno dei supereroi, spariti per un po’ dalla scena ma mai dimenticati (The Avengers ne è l’ultimo esempio). Lo fa in libreria, esplorando nuovi filoni come il graphic journalism, e in formato digitale dove tornano a incantare capolavori come Corto Maltese di Hugo Pratt ma anche con la nascita di nuove collane che, grazie all’uso dell’inglese e alle nuove tecnologie, hanno un respiro internazionale (si pensi a Tunué). Il fumetto come linguaggio dunque, perfetto per parlare ai bambini (Topolino di Disney lo fa da più di ottant’anni), per raccontare gli orrori della storia (Akira di Katsuhiro Otomo, tanto per fare un esempio), per fare giornalismo (Cronache di Gerusalemme di Guy Delisle), per proporre dei modelli che non indossino per forza maschera e mantello. Ad esempio Becco Giallo punta su Gramsci, Impastato, Pasolini e Olivetti: «Oggi c’è la voglia, il bisogno di ricordare il passato e di recuperare in esso dei modelli che forse nella contemporaneità mancano. Il libro su Adriano Olivetti ha avuto grande successo proprio per questo: perché lui ha delineato un modello che si dimostra tanto più valido in tempi di crisi».

Un 2011 di segni meno

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Luglio-Agosto 2012

di Emilio Sarno

Ci sono almeno due elementi comuni che attraversano i principali settori dell’industria dei contenuti. Settori che nell’insieme consolidano un fatturato 2011 di 11,003 miliardi di euro derivanti, in buona sostanza, dalla vendita di prodotti al pubblico finale di lettori, appassionati di cinema e di musica o di videogiochi. Il primo è rappresentato dal digitale. E non solo perché ormai tutte le «filiere» si sono digitalizzate nei loro processi produttivi e distributivi. Incidenze percentuali ancora piccole e tutto sommato modeste rispetto al valore tuttora rappresentato dal «fisico» – con l’eccezione della musica, dove comunque si arriva al 21% – ma che cominciano a farsi intravvedere e misurare: dallo 0,9% dell’e-book, all’1,4% della stampa quotidiana (ma con punte del 3,0% per i gruppi editoriali maggiori in termini di ricavi da abbonamenti alle versioni on line e per mobile o tablet), all’1,8% dell’home video visto direttamente in streaming e in download, al 3,5% delle banche dati b2b professionali, ecc. Nel complesso il digitale rappresenta oggi, per le aree che abbiamo considerato, un valore attorno (o poco superiore) al 2% del giro d’affari complessivo. Poco certamente, ma in un mercato dove gli utenti abituali di Internet sono il 25,1% della popolazione (con più di 14 anni). Il secondo aspetto riguarda i valori negativi che caratterizzano nel 2011 tutti settori di cui nelle pagine successive presentiamo una sintetica scheda: -17,6% l’home entertainment; -10,3% il cinema di sala (esclusi i ricavi connessi); -7,1% quello dei videogiochi; -3,5% quello dei libri (nei canali trade); -3,5% la musica; dal -2,2% al -3,0% quello della stampa quotidiana e periodica. È in questo senso che la crisi di questi anni assume aspetti non solo quantitativamente nuovi, ma nuovi nella stessa «qualità» delle trasformazioni che la contrazione delle possibilità di spesa induce negli acquirenti. E che sicuramente continuerà in questo 2012 e molto probabilmente anche nel prossimo 2013.

Conversazioni digitali

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Giugno 2012

di Elisa Molinari

«Nel business editoriale ci sono solo due attori ad avere il futuro garantito: i lettori – che con gli e-book risparmiano moltissimo, hanno accesso alla loro libreria virtuale in ogni momento e possono scegliere tra una varietà maggiore di titoli e generi – e gli autori, a cui paghiamo il 70% dei diritti. Tutti gli altri devono lavorare per assicurarsi un futuro. L’ecosistema che ruota intorno al libro dovrà adattarsi al nuovo e per farlo bisogna sforzarsi di creare valore aggiunto. Non si vince mai se si combatte contro il futuro: il futuro vince sempre». Musica e parole di Jeff Bezos, il carismatico Ceo di Amazon. Anche a livello evocativo, a Seattle non si scherza: i grattacieli dove si erge il quartier generale della libreria on line più famosa al mondo si scopre che si chiamano Day 1 South e Day 1 North: lavorando su Internet, non ci si può dimenticare che si è praticamente al primo giorno e che tutto quello che si deve fare è, appunto, guardare al futuro. Che il periodo sia denso di cambiamenti è evidente: i paradigmi editoriali tradizionali stanno cambiando a una velocità vorticosa e non intendono certamente rallentare. Il processo che portava dall’autore al lettore è sempre stato lineare ma ora, con l’avvento del digitale, ha scombussolato un iter consolidato e rodato. Stanno cambiando innanzitutto i cicli produttivi e i tempi di distribuzione: flessibilità e riusabilità sono allora sempre più le parole chiave per un settore dove la multi-canalità costituisce, allo stesso tempo, un’enorme opportunità, e una grande sfida. La necessità di pensare in termini di contenuti e non di prodotti deve far pensare al libro come a una struttura di base, dai confini permeabili e mutabili. Cambiano inoltre i ruoli degli attori della filiera: se in passato i lettori erano gli immutabili utenti finali, scorporati dal processo produttivo, ora ne sono sempre più gli artefici, armati di strumenti che permettono di interagire con gli autori e tutte le altre parti coinvolte. Da qui l’esigenza di una forza motrice, l’editore appunto, che agisca tra le maglie del processo editoriale e che si proponga come punto di riferimento nella rivoluzione digitale. Lorenza Biava ed Elena Vergine ne hanno parlato con alcuni relatori di Editech 2012 (21-22 giugno) – Luc Audrain (Hachette, Francia), Riccardo Cavallero (Mondadori, Italia), Ina Fuchshuber (neobooks, Germania), Michael Healy (Copyright Clearance Centre, USA), Craig Mod (Pre/Post Books, USA), Cristina Retana Gil (Wolters Kluwer Spagna) – per capire come stanno interpretando questi cambiamenti e queste trasformazioni.

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