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Ediser

L'evoluzione della Cina del libro

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Giugno 2014

di Elena Refraschini

Si conclude con la Cina il nostro viaggio alla scoperta delle editorie dei Paesi emergenti cominciata lo scorso dicembre con l’editoria del mondo arabo per poi passare a indagare i mercati di Turchia, Russia, Brasile, India e Sudafrica. Il mercato editoriale cinese ha subito enormi cambiamenti negli ultimi vent’anni. Se, infatti, negli anni ’80 e ’90 l’industria era completamente controllata dallo stato, di recente sono state allargate le maglie dei controlli sulle iniziative private anche in questo settore: sappiamo quindi che esistono 580 case editrici statali, ma non abbiamo numeri ufficiali per quanto riguarda il lato privato del business, che dimostra peraltro una professionalità e una consapevolezza delle regole del mercato di altissimo livello (come dimostra il fatto che spesso accade che un grande editore statale decida di comprare un indipendente di qualità, come nel caso di Boji Tianjuan, entrato a far parte del China South Publishing). Circa il 40% delle imprese editoriali ha sede a Pechino, il 7% a Shanghai e il resto nei vari centri provinciali (molti editori specializzati hanno sede nei capoluoghi di regione, mentre quelli generalisti lavorano dalla capitale). Sempre maggiori opportunità si aprono, inoltre, nel campo della cooperazione internazionale, non più solo nella co-produzione di alcuni titoli, ma anche nella possibilità di joint venture (come nel caso di JV Hachette e Phoenix).

La letteratura in mostra

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Giugno 2014

di Elena Vergine

Spesso a metà strada tra il parco divertimenti e la casa museo, gli esempi più noti di musei interattivi a tema letterario fanno riferimento all’universo infantile rivelandosi particolarmente efficaci su di un pubblico che, per età anagrafica, si dimostra molto ricettivo all’apprendimento tramite gioco. Evoluzione del concetto di «museo all’aperto» – i cui primi esempi furono istituiti in Scandinavia verso la fine del XIX secolo –, i musei interattivi dedicati a personaggi del mondo della letteratura sono un’occasione per presentare in maniera differente l’universo che ruota attorno ai libri. L’obiettivo dei musei interattivi è coinvolgere il visitatore in prima persona, rendendolo parte attiva del processo di scoperta e apprendimento dei contenuti esposti. Questo meccanismo si innesca a partire dalla costruzione di percorsi di senso che sovvertono il concetto classico di museo come luogo dove si può «guardare ma non toccare» e che si snodano attraverso la materializzazione di ambienti e suggestioni, l’organizzazione di attività, il dialogo e la narrazione. Sebbene, come dicevamo, quello infantile sia il pubblico d’elezione dei musei interattivi, sarebbe un errore pensare che il concetto di interattività non si possa applicare anche all’universo adulto: la tendenza a tradurre così le proprie storie non conosce limitazioni di pubblico o di soggetto sia che si tratti di arte sia che si narri la storia di un brand commerciale, si pensi per esempio a Van Gogh Alive, l’esposizione ospitata dalla Fabbrica del Vapore di Milano (6 dicembre 2013 – 16 marzo 2014) dove i quadri del grande artista prendevano vita in una sinfonia di luci, colori e suoni, oppure ad Heineken Experience, la mostra interattiva permanente all’interno della distilleria storica della birra Heineken ad Amsterdam (riservata ai maggiori di 18 anni) che ripercorre la storia del marchio coinvolgendo tutti e cinque i sensi dei visitatori.

La versione di Gud: la prova costume

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Giugno 2014

di Redazione

Abbiamo chiesto a Gud di soffermarsi su un tema molto attuale di questi tempi: le diete! Giugno è uno dei mesi in cui i libri di dieta conoscono un vero e proprio boom. Quello che tutti sembrano chiedersi è se questi titoli riusciranno davvero nel loro scopo e Gud ha un parere molto preciso sull'argomento...

Le novità di Francoforte

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Giugno 2014

di Edward Nawotka

È passato un mese dall’ultima edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino, occasione che ci permette di fare qualche riflessione su come stanno cambiando gli eventi fieristici a livello europeo. Nonostante, infatti, le nuove tecnologie abbiano rivoluzionato il modo di fare affari permettendo agli operatori professionali di acquistare diritti e scambiarsi informazioni in tempo reale da un capo all’altro del mondo, saloni e fiere come Torino o la Buchmesse rappresentano ancora un’imperdibile opportunità di consolidare o instaurare relazioni, di aggiornarsi professionalmente, di fare business. Il 2015 sarà un anno importante perché da un lato vedremo concretizzarsi la partnership tra il Salone di Torino e la Buchmesse, con la Germania come Paese ospite della manifestazione italiana, dall’altro la Fiera di Francoforte introdurrà alcuni importanti cambiamenti, sia strategici che logistici, nell’impianto dell’evento di cui diamo conto nell’intervista di Edward Nawotka (Editor in Chief di «Publishing Perspectives» e collaboratore abituale del «GdL») a Juergen Boos (direttore della Fiera del Libro di Francoforte). Mutamenti di cui speriamo si possa giovare al più presto anche l’Italia, per il momento nient’affatto soddisfatta della prima ipotesi di collocamento prospettata dalla Fiera. Del resto, quella del nostro Paese resta pur sempre la sesta/settima editoria mondiale e l’auspicio dell’Aie è che l’Italia possa riguadagnare al più presto, anche logisticamente, una posizione di primo piano nel contesto fieristico internazionale.

Libri per la salute

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Giugno 2014

di Serena Baccarin

L’estate è alle porte e già da qualche settimana le librerie sembrano aver rinforzato l’assortimento dedicato all’alimentazione, alla salute e al benessere. A un’analisi attenta appare chiaro come accanto alle classiche diete, si affianchi un numero sempre crescente di titoli che trattano di nutrizione, rimedi naturali e medicina alternativa, e di volumi che illustrano il rapporto tra un’alimentazione scorretta e patologie psicofisiche. Come sono cambiati i lettori e l’offerta editoriale dedicata? Ne abbiamo discusso con Alessandra Contini della Libreria Salvemini di Firenze, una delle librerie più attente e sensibili nella cura di questo particolare assortimento.

Narrativa crossover

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Giugno 2014

di Elena Vergine

In un contesto come quello attuale, segnato dalla crisi e dalle trasformazioni del mercato editoriale, De Agostini sceglie di puntare sui contenuti e lancia il marchio BookMe, con cui entra nell’«arena» della narrativa per adulti. Ne abbiamo parlato con Annachiara Tassan (publisher presso De Agostini Libri). Come nasce il marchio BookMe e a quali esigenze risponde? Il marchio De Agostini è tradizionalmente associato alla divulgazione, alla varia e alla non fiction di qualità che va dalla cucina agli animali domestici, dalle opere di base ai dizionari. Ora abbiamo deciso di rafforzare, da un lato, il filone della narrativa nell’ambito dei libri per ragazzi puntando sempre di più sulla letteratura young adult, e dall’altro abbiamo scelto di entrare anche noi nell’«arena» della fiction per adulti che rappresenta uno dei filoni più interessanti del mercato attuale. È per rispondere a quest’ultima esigenza che l’anno scorso abbiamo creato il marchio BookMe il cui lancio vero e proprio avverrà in questi mesi, quando tanti nuovi titoli approderanno nelle librerie. Il focus di BookMe è la narrativa per adulti e si rivolge ad un pubblico assolutamente trasversale. Questo marchio per noi è anche un laboratorio di sperimentazione in cui tentiamo di privilegiare, laddove possibile, opere crossover sia rispetto ai generi che al pubblico, ovvero titoli con trame e sviluppi inaspettati e sorprendenti che travalicano i tradizionali confini narrativi. Naturalmente poi, pur cercando di mantenere questo tratto di originalità, il marchio ospiterà anche storie riconducibili ai filoni del thriller, del psychological mystery e della già citata narrativa al femminile.

Quando l'indie è più forte

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Giugno 2014

di Edward Nawotka

Le librerie indipendenti in America se la stanno cavando decisamente bene. Molti degli addetti ai lavori sostengono che il 2013 sia stato il loro anno migliore e pare che il 2014 prometta un ulteriore miglioramento. All’inizio di quest’anno alla convention annuale delle librerie indipendenti organizzata dall’Aba, i librai provenienti da tutta Europa hanno avuto l’opportunità di confrontarsi con i loro colleghi americani per capire in che modo siano riusciti ad accrescere il loro fatturato in un momento in cui il mercato del libro fisico è in declino. Che cosa hanno imparato? Proviamo ad andare per punti.

Scoprire Israele tra i libri

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Giugno 2014

di Paola Sereni

Ci sono Paesi che con le loro letterature più di altri sanno suscitare curiosità e aprire finestre su quotidianità diverse dalla nostra. Uno di questi è Israele che ha dato i natali ad una produzione letteraria tra le più complesse e articolate del Novecento. Chi pensa che la letteratura israeliana contemporanea sia appiattita sui temi dell’Olocausto e non sappia trattare generi e storie che godano di vasto interesse nella repubblica dei lettori, dovrebbe scambiare qualche parola con Shulim Vogelmann, direttore editoriale della casa editrice fiorentina Giuntina, che al «Giornale della Libreria» ha raccontato tutto quello che c’è da sapere sul tema.

Studiare tra carta e digitale

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Giugno 2014

di Marina Micheli

I dispositivi mobili per l’accesso a Internet e la lettura stanno facendo la loro comparsa nella «cassetta degli attrezzi» degli studenti universitari. Così che, al di là della retorica che spesso contraddistingue i discorsi sul digitale nella didattica universitaria, in questo periodo di rapidi cambiamenti è essenziale esaminare empiricamente l’uso delle tecnologie di studenti e insegnanti. L’indagine è-book, promossa dal Gruppo accademico professionale dell’Aie nel 2013, va in questa direzione grazie ad un questionario che indaga i metodi di studio degli universitari, in particolare l’uso che essi fanno di materiali cartacei e digitali per prepararsi agli esami. I risultati (pubblicati nell’e-book Stili di studio degli universitari italiani tra carta e digitale) non si limitano a presentare le tendenze generali – come se gli studenti fossero un insieme omogeneo –, ma identificano cinque profili che rappresentano differenti modalità di studio. Gli studenti che hanno compilato per intero il questionario sono stati 1.513. Per individuare gli stili di studio, il questionario chiedeva di indicare l’intensità di utilizzo (su una scala da 1 a 10) di materiali/strumenti didattici, equamente divisi tra cartacei e digitali. I più utilizzati si sono confermati i manuali cartacei consigliati dal docente (valore medio 9), seguiti dagli appunti (8,3) e dalle slide prodotte dal docente (7,3), primo materiale digitale per popolarità. Seguono tre strumenti «analogici» – le fotocopie (7,1), «libri e altre fonti cartacee individuate dallo studente per approfondire» (6,9), dispense del docente acquistate in copisteria (6,7) – e quattro digitali – materiali di approfondimento individuati dallo studente in rete (6,5) o consigliati dal docente (5,9), testi in formato e-book o Pdf (5,2) e materiale integrativo sul sito Web degli editori (4,7).

Tutti a dieta!

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Giugno 2014

di Gabriele Pepi

L’offerta di libri di diete è talmente ampia e articolata che il rischio per i librai di lasciarsi sfuggire qualche novità o il prossimo bestseller è tutt’altro che improbabile. Abbiamo chiesto ad alcuni degli editori più attivi nel segmento di dare qualche suggerimento ai librai e, perché no, ai lettori.

Un sito per vendere diritti

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Giugno 2014

di Giovanni Peresson

Il mercato editoriale italiano, oltre a soffrire di una cronica (e strutturale) carenza di lettori, ha un’altra peculiarità che lo rende diverso da quello degli altri Paesi e di cui poco si parla al di fuori del settore: il nostro mercato linguistico coincide con i confini geografici del nostro Paese. I 59,7 milioni di italiani residenti (e di cui solo il 43% legge dei libri) coincide con l’interezza del nostro mercato, contrariamente a quanto avviene per altre editorie: in primo luogo quelle anglofone e quelle di lingua spagnola ma, sia pure in misura minore, il discorso vale anche per quella francese o per quella tedesca. Cala l’incidenza delle traduzioni da lingue straniere (dal 23-24% del 2002 al 19%-20% di oggi) e cresce, di contro, il numero di titoli i cui diritti gli editori italiani hanno iniziato a vendere all’estero (dai circa 1.800 del 2001 agli attuali quasi 4.300), cosa ancor più evidente in un settore come quello dei libri per bambini che, dalla situazione di saldo negativo del 2010, passa ad una del tutto opposta: vendiamo più di quanto compriamo. Uno sforzo – e un risultato – in buona sostanza portato avanti singolarmente dalle varie aziende editoriali, con le inevitabili penalizzazioni del caso. Penalizzazioni relativamente trasversali alle imprese (non riguardano solo quelle italiane!). Da un lato un’area di difficoltà è rappresentata dal mercato anglofono.

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