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Ediser

Azienda del mese: codeMantra

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Maggio 2014

di Redazione

codeMantra, da oltre 15 anni protagonista nel mercato globale dell’editoria, incorpora al suo interno strutture di eccellenza proponendo agli editori servizi di qualità, che spaziano dalla composizione alla prestampa, dalle conversioni agli asset management, dai metadata alla distribuzione. La mission è quella di fornire a qualsiasi editore, prescindendo dalla materia trattata o dal mercato di appartenenza, gli strumenti e i servizi necessari per sviluppare una strategia di pubblicazione in formato tradizionale e/o digitale coerente ed efficiente, riducendo i costi ma rispettando i work flow di produzione. Creata nel 2002 con sede a Boston (MA), codeMantra può oggi vantare 1.500 dipendenti e varie sedi negli Stati Uniti, in India e in Europa con una presenza globale in un mercato così diversificato e dinamico. Nonostante l’apparente complessità strutturale derivante dalla vocazione globale dell’azienda, uno dei suoi punti di forza è la capacità di sostenere gli editori nelle loro esigenze, fornendo con tempestività le soluzioni richieste ed attuandole nel modo più semplice e funzionale.

Come ripensare i siti Web

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Maggio 2014

di Andrea Boscaro

Il mese di marzo si è chiuso con la notizia che le vendite di e-book in Gran Bretagna sono cresciute del 20% dimostrando come questo sia un mercato device-driven. Con l’esplosione di smartphone e tablet, anche in Italia stiamo assistendo all’evoluzione del mercato editoriale sotto il profilo del marketing, della comunicazione e del prodotto. Il digitale cambia il marketing delle case editrici perché l’e-commerce è giunto a pesare, come canale, l’11% del totale, a cui si debbono aggiungere i ricavi dei libri digitali: non stupiscono pertanto segni quali l’espansione sempre più sostenuta di Amazon in Italia e la crescente attenzione delle case editrici che stanno comprendendo che «nuove librerie» richiedono «nuove copertine», o come l’indicizzazione sui motori di ricerca e l’attenzione alle opinioni dei lettori. Mentre negli Stati Uniti i siti degli editori non hanno potuto far altro che rimandare i lettori verso il colosso di Amazon, la partita, qui in Italia, è ancora aperta come dimostra l’acquisizione della community di lettori Anobii da parte di Mondadori. Come Goodreads, di proprietà di Amazon, anche Anobii ha infatti in sè l’ingrediente più importante del mondo digitale per l’editoria: i dati. I dati sono il sale dell’uso della rete: ciò che per un utente è un atto non significativo come un «like» è, invece, per la casa editrice che lo guardi in aggregato una preziosa informazione per comprendere le tendenze, individuare gli ostacoli e costruire una relazione più personale e fedele con i lettori.

Credete nelle librerie!

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Maggio 2014

di Alberto Galla

La settantesima assemblea dell’Associazione librai italiani (Ali) programmata il 10 maggio a Torino è un’occasione importante per parlare di librerie e mettere le loro problematicità sotto i riflettori. Abbiamo chiesto ad Alberto Galla (presidente dell’Ali) di darci qualche aggiornamento sulla situazione delle librerie italiane, con uno sguardo sempre attento alle novità che vengono dall’estero.

Di calcio e di libri

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Maggio 2014

di Fabio Ferrero

Quello formato da calcio e letteratura è sempre stato un binomio difficile. Molti giornalisti, scrittori e persino poeti, in tutto il mondo, ne hanno raccontato eventi, numeri e personaggi ma, per qualche motivo, una parte consistente del mondo creativo ha sempre guardato con una certa diffidenza al calcio, e forse allo sport in generale. In Italia, il più grande scrittore di calcio è stato probabilmente Gianni Brera che, con uno stile narrativo unico, acuto e tagliente, ha rivoluzionato completamente il modo di raccontare lo sport, coniando tra l’altro neologismi entrati oggi nel comune linguaggio calcistico. Grazie ad una eccezionale e potente vena produttiva, agli articoli giornalistici Brera seppe unire numerosi libri di assoluto valore come Il mestiere del calciatore (Booktime, 2008; prima edizione Mondadori 1972), o I campioni vi insegnano il calcio (Booktime, 2012; prima edizione Longanesi, 1965), in cui al semplice racconto dell’evento sportivo si affiancava, forse per la prima volta, l’approfondimento storico e il piacere della creazione linguistica. Ma anche in anni più recenti, numerosi sono i giornalisti italiani che hanno saputo parlare ad appassionati e non: da Darwin Pastorin con Tempi supplementari (Feltrinelli, 2002), L’ultima parata di Moacyr Barbosa (Mondadori, 2005) e il più recente La mia Juve (Priuli e Verlucca, 2012) a Gianni Minà, che proprio insieme a Pastorin scrisse l’intenso Storie e miti dei mondiali (Franco Cosimo Panini, 1998), passando per Cesare Fiume, inviato speciale del «Corriere della Sera» e autore di Storie esemplari di piccoli eroi (Dalai Editore, 2011) e Giorgio Tosatti, grande firma del giornalismo sportivo con Tu chiamale se vuoi emozioni (Mondadori, 2005) e Se questo è sport (Mondadori, 2008).

Di carta o di pixel?

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Maggio 2014

di Emilio Sarno

Lo scorso anno avevamo presentato su queste stesse pagine i risultati di una indagine Istat relativa alla lettura dei bambini tra 0 e 5 anni. Era un’indagine «pilota» che conteneva però numerose indicazioni relativamente a quanto stava (o sta) accadendo all’interno delle «nuove» famiglie italiane. Lo ricordiamo perché costituisce un buon punto di partenza per collocare la ricerca promossa da Aie, Fattore mamma, Mamamò, Natidigitali in collaborazione con Aib e Filastrocche.it. e presentata nel marzo scorso alla Fiera del libro di Bologna. Cosa diceva l’indagine Istat? Tre cose essenziali che è utile ricordare: il 63,3% dei bambini di 2-5 anni «leggeva, colorava, sfogliava libri o albi illustrati tutti i giorni al di fuori dell’orario scolastico»; tra i 2-5 anni la diffusione della lettura era maggioritaria rispetto a tutte le altre classi di età, infantili e Ya (da cui deriva che le vere agenzie che si occupano di promozione della lettura sono diventate le famiglie italiane); nel 2011 il 17,4% dei bambini di 2-5 anni «usava il pc», valore che nel 2013 è salito al 23,3%. In assenza di ricerche si considerava la fascia infantile e quella della pre-infanzia come un universo protetto rispetto all’uso dei nuovi device digitali. In realtà, come vediamo, non è affatto così. Una precisazione, però. Qui non si tratta di ragionare in termini di contrapposizione (carta vs digitale) bensì in termini di complementarietà: i nuovi genitori svolgono un ruolo attivo rispetto alle proposte editoriali e al mix di storie di carta o di pixel che propongono ai loro figli. Questa è appunto l’evidenza che emerge dall’indagine Natidigitali 2014 dedicata alla lettura di libri digitali nelle famiglie italiane con bambini in età 0-14 anni, ricordando che con «libri digitali» si intendono applicazioni ma anche fiabe e storie lette su e-reader, tablet, smartphone.

Di Salone in Fiera

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Maggio 2014

di Edward Nawotka

Nel momento in cui scrivo questo editoriale si è appena conclusa la Fiera di Londra che, per quanto mi riguarda, resta un appuntamento unico nel panorama fieristico internazionale. Perché proprio Londra? Londra è una capitale multietnica dove nel giro di un singolo isolato si possono sentire parlare non meno di una dozzina di lingue diverse, per non parlare dei diversi accenti inglesi. A Londra persino le etichette nei negozi hanno iniziato a parlare almeno tra lingue diverse: sterline, euro e rubli. Come amante dei libri trovo affascinante questa ricchezza che si riverbera anche nella cultura delle librerie londinesi: non è raro che in un singolo quartiere trovino spazio una Foyles, una Waterston, una libreria indipendente e una libreria di antiquariato. A Chelsea, dove abitualmente alloggio durante la fiera, mi sono imbattuto in una libreria Daunt dove sono stato sorpreso di trovare in vetrina tre volumi di Karl Ove Knausgård del ciclo Min Kamp [in Italia tradotto da Ponte alle Grazie con il titolo La mia lotta], cui facevano compagnia, sul tavolo all’ingresso, una selezione dei volumi della Pushkin Press, uno degli editori più attenti al design e alla resa grafica dei propri volumi che ci siano sul mercato: si tratta di una selezione che non mi sarei mai aspetto di trovare in quella che di fatto è una libreria di catena.

Esplosione Cambriana 2.0

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Maggio 2014

di Michael Bhaskar

Circa 520 milioni di anni fa un evento rivoluzionò il mondo. Fino a quel punto le forme di vita erano state semplici e relativamente limitate, così come la biodiversità. All’improvviso, in un breve arco temporale, ci fu una rivoluzione nella vita stessa: la maggior parte delle specie di animali che oggi diamo per scontate trovarono una forma e l’evoluzione accelerò trasformando il mondo così come era sempre stato. Secondo l’«Economist» si sta verificando qualcosa di molto simile oggi, con le aziende al posto delle forme di vita. Ecco a voi «l’esplosione cambriana 2.0». Le start-up editoriali oggi stanno crescendo e trasformando il settore. Le radici di questo cambiamento risalgono al boom delle dotcom, quando si è fatta avantiuna nuova onda di imprenditori, programmatori, hacker e blogger. In quello stesso periodo un servizio come Napster stava facendo capire quanto tutto fosse vulnerabile. Creato dall’allora diciottenne Shawn Fanning, il meccanismo peer-to-peer di Napster da solo sovvertì l’intera industria multimiliardaria della musica. Nel corso della fine degli anni Novanta le start-up del Web che si erano diffuse nella Bay Area (e altrove) stavano scrivendo la storia. Poi ci fu il crollo delle dotcom. Oggi, con il senno di poi, possiamo vedere quel crollo per quello che era: un contrattempo. Il boom è tornato ed è guidato dalla tecnologia. Quando una start-up (Whatsapp) può essere comprata da un’altra (Facebook) per 19 miliardi di dollari, quella start-up ha meno di cento impiegati e una vita di quattro anni, è il caso di prenderne nota. La verità è che siamo di fronte all’apoteosi del boom delle dotcom che, in realtà, non sono mai scomparse.

In Sudafrica preferiscono la carta

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Maggio 2014

di Elena Refraschini

Nel nostro ciclo dedicato alle editorie emergenti è venuto il momento del Sudafrica, un Paese di cui non si sa molto anche se gli ultimi dati presentati dalla Frankfurt Book Fair (che è partner nell’organizzazione annuale della Fiera di Cape Town) ci aiutano nell’inquadrare meglio la situazione del Paese: il Sudafrica possiede un’industria ben sviluppata e solida dal punto di vista finanziario, con un buon sistema di trasporti e telecomunicazioni. Secondo la Costituzione post-Apartheid del 1996, sono undici le lingue ufficiali, il che fa immaginare un mercato editoriale vivace. Dal 2009 al 2013 l’uso di Internet nel Paese è più che raddoppiato, e indagini Cisco prevedono che il traffico quadruplicherà entro il 2017 (di contro, la lettura di giornali cartacei cala del 5% ogni anno). Ci sono 45 milioni di utenti di telefoni cellulari, 13 milioni di bambini in età scolare, 650.000 studenti. Nonostante queste buone premesse, i dati che ci interessano più da vicino sono allarmanti: l’analfabetismo è al 13,6%, i lettori regolari sono circa 500.000 (l’1% della popolazione) mentre il 51% della popolazione non possiede nemmeno un libro in casa. Nel 2008 il volume d’affari generato dall’editoria era stato di 370 milioni di euro (pari allo 0,15% del Pil), sceso però a 143 nel 2009 e 167 nel 2010. Per quanto riguarda le vendite dei libri trade, il 70% avviene in librerie di catena nazionali, il 9% nelle librerie indipendenti, il 5% tramite bookclub e il 3% nella Gdo. I libri scolastici vengono venduti soltanto da librerie indipendenti o da centri di distribuzione pubblici. E se per quanto riguarda la produzione generale abbiamo un 33% di produzione locale e un 67% di importazioni (soprattutto da Uk e Usa), le cifre sono solo leggermente diverse per quanto riguarda i libri trade: soltanto il 36,7% è prodotto localmente (per un 39,5% di fiction per adulti e un 60% di non fiction), mentre il 62,9% è importato.

Innovazione e scuola

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Maggio 2014

di Ester Draghi

Progettare libri scolastici in formato e-book non è una sfida semplice per l’editoria scolastica. Le pubblicazioni digitali esistenti oggi troppo spesso sono ancorate a dei modelli di consultazione vincolati alle edizioni cartacee che mal si prestano a una trasposizione letterale su computer e su dispositivi mobile. Il progetto iSLe (www.progettoisle.it) nasce proprio con l’obiettivo di immaginare come tecnologie quali motori inferenziali, strumenti di ontology learning, text mining, annotazione semantica dei contenuti e tecniche di intelligenza artificiale possano essere utilizzate per creare una nuova generazione di liquid book per l’editoria scolastica e professionale. iSLe è un progetto di GruppoMeta in collaborazione con l’Istituto di linguistica computazionale del Cnr di Pisa, 01S, Space e Viditrust finanziato dalla Regione Toscana nell’ambito del Por Creo 2007-2013. Ne abbiamo parlato con Paolo Ongaro Ceo di Meta Srl.

L'alleanza tra software e librai

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Maggio 2014

di Elena Vergine

Le librerie indipendenti italiane (ma non solo) sono messe a dura prova dalla crisi che si declina non solo in una diminuzione della spesa degli italiani in libri, ma anche in una sempre più ardua competizione con gli store on line e con la crescita dell’e-commerce. Eppure, come sottolineato in questo stesso numero da Alberto Galla (presidente dell’Associazione librai italiani) le librerie «stanno dimostrando una straordinaria capacità di resilienza» a riprova del fatto che i librai hanno più di un asso nella manica. Tra questi vi sono i software gestionali. «Il gestionale in libreria ci sta come i libri e gli scaffali. È lo strumento di lavoro principale di cui il libraio oggi non può fare a meno, – afferma Francesco Bova (Decalibro) –. D’altro canto, a petto della crisi presente, il gestionale di miracoli non ne fa, non abbassa gli affitti dei locali, non smuove le politiche commerciali degli editori, non batte gli sconti della grande distribuzione e molte altre cose non fa. La differenza la fanno il libraio e la specializzazione della libreria: è solo su questa base che poi anche il gestionale può dare il meglio di sé».

L'erba del vicino

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Maggio 2014

di Lorenza Biava

Si obietta spesso, anche nel nostro settore, che l’«erba del vicino è sempre più verde», ma guardando agli scenari che emergono dalle interviste a cinque delle principali associazioni di editori europee – quella tedesca, spagnola, francese, svedese e olandese – sembra che tutte, chi più chi meno, siano afflitte dagli stessi problemi. L’equiparazione dell’Iva per i libri digitali, la tutela del copyright e la lotta alla pirateria sono infatti linee di intervento comuni, alle quali si aggiungono temi più squisitamente nazionali come la difesa delle librerie indipendenti in Francia o l’individuazione di un business model vantaggioso per il prestito digitale in Svezia. Abbiamo chiesto ai responsabili delle diverse associazioni di spiegarci quali sono i principali trend in atto nel loro mercato e di indicare gli argomenti più caldi per i loro associati.

La rivoluzione Waterstone

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Maggio 2014

di Elisa Molinari

Messa in vendita nel 2010, con la quasi matematica certezza che le attività sarebbero cessate da lì a poco, Waterstones, la più importante catena di librerie inglesi, è stata acquisita dall’investitore russo Alexander Mamut nel giugno 2011. Nonostante le perdite siano continuate anche negli anni successivi per un valore pari a circa 92,7 milioni di sterline tra il 2011 e il 2013, col tempo i segni meno sono stati compensati da altrettanti più. Merito del radicale cambiamento gestito da James Daunt, managing director di Waterstones dal 2011, e della nuova cultura cui ha improntato Waterstones.

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