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Curiosità

Gli effetti di Cime tempestose sulle copertine

di Alessandra Rotondo notizia del 5 febbraio 2026

Un adattamento cinematografico di un classico è, per gli editori, una finestra abbastanza rara: il testo non è nuovo – al netto di eventuali nuove traduzioni e nuovi apparati critici – ma può tornare a essere attuale posizionandosi presso un pubblico che magari lo incontra per la prima volta. L’uscita del nuovo Cime tempestose, lungometraggio diretto da Emerald Fennell con Margot Robbie e Jacob Elordi, arriva in Italia il 12 febbraio 2026. E sta generando quel tipo di riverbero che l’editoria conosce bene: riedizioni, riposizionamenti, confezioni speciali, e soprattutto copertine pensate per stare dentro l’immaginario del film. Diamo uno sguardo a quelle appena uscite, o in uscita nelle prossime settimane.
La copertina-locandina
È l’approccio più diretto: si prende la riconoscibilità del film (volti, poster, claim) e la si appoggia sul libro. In Italia, Einaudi ha scelto di «filmizzare» la propria edizione tascabile con una sovraccoperta che riprende l’immagine ufficiale dell’adattamento. Qui la copertina fa una cosa precisa: non interpreta il romanzo, traduce un’attenzione già esistente (trailer, casting, polemiche, estetica) in un invito all’acquisto.
Lo stesso schema si ritrova fuori dall’Italia, con una coerenza da template internazionale. Nell’area anglosassone Penguin ha una movie tie-in edition costruita esattamente per presidiare quel momento di domanda. In Spagna, l’operazione si replica con Debolsillo (sempre Grupo Penguin Random House): Cumbres borrascosas (edición película) ha la stessa copertina, con lo stesso obiettivo di posizionamento. D’altronde, l'espressione tie-in funziona come dichiarazione d’intenti e come promessa di accesso rapido al «libro del film».
Questo approccio ha un vantaggio editoriale molto concreto: riduce il costo cognitivo dell’ingresso. Una persona lettrice che arriva dal trailer non deve capire quale edizione scegliere: riconosce i volti, riconosce la grafica, e compra. Lo svantaggio? Soprattutto nel caso di un classico, questo approccio può risultare non gradito a una parte del pubblico.
La copertina preziosa
Accanto al tie-in puro, c’è un secondo filone che lavora in modo diverso: sfrutta l’uscita cinematografica per spingere il classico nell’area logica dell’oggetto del desiderio. Qui la copertina non è la locandina: è design, materia, lavorazione, identità grafica.
In Italia, l’esempio più chiaro è quello de L’Ippocampo, che pubblica Cime tempestose nella versione illustrata da Aurélien Police: in Francia la stessa operazione la fa Callidor, nella collana Collector. È un’edizione che si posiziona come esperienza artistica e che usa il momento del film per aumentare desiderabilità e visibilità.
In Spagna, l’idea di oggetto del desiderio prende altre forme. Da una parte c’è Ediciones Invisibles che presenta il suo Cumbres borrascosas nella collana Club Victoria: una collezione di grandi romanzi di grandi autrici inglesi, con nuova traduzione e un'edizione di lusso. Dall’altra, entra in gioco la logica delle edizioni decorate: un esempio esplicito è ancora Penguin (questa volta tra i Clásicos) in edizione speciale con cantos tintados (o sprayed edges che dir si voglia), che esce già dal 2025 con un prodotto perfettamente coerente con l’idea del classico come oggetto da collezionare e mostrare, anche sui social. Lì l’estetica conta tantissimo, perché deve reggere allo sguardo e al racconto (in foto, in video, in «haul»), prima ancora che alla lettura.
La copertina dark
In Germania l’uscita al cinema viene agganciata da due edizione schmuckausgabe (ornamentali) di Anaconda, entrambe con il nero come colore dominante della cover: l’«edizione completa ufficiale del libro da cui è tratto il film» è rilegata in pelle, con iscrizioni e fregi metallizzati. L’altra, cartonata, oppone allo sfondo scuro infiorescenze chiare e rami dorati che si allargano al taglio delle pagine. Nero, fluo e cover fiorita connotano anche l’edizione francese di Larousse: in tutti e tre i casi, c’è una continuità evidente con un’estetica che negli ultimi anni abbiamo imparato ad associare al dark romance.
Tornando in Italia, con un timing perfetto rispetto all’arrivo nelle sale, De Agostini punta su una riedizione tascabile nella collana Classici: cover illustrata in stile gotico-cartoon, ancora tinte fosche e immaginario romantasy per la traduzione di Valentina Dal Mas, a cura di Tommaso Pincio. Il target è il pubblico young adult.

Oltre la copertina: packaging, gadget e retail
L’ultimo approccio è quello più esplicitamente commerciale: non solo copertina, ma confezione, bonus, esclusiva retail. Qui l’obiettivo non è soltanto riposizionare il classico: è creare una variante desiderabile giocando di sponde.
In Italia, il progetto più evidente è il cofanetto di Giunti Editore: Cime tempestose. Con penna, timbro ex libris e taccuino. L’operazione lavora sull’area del gadget, sull’idea che l’esperienza del libro possa includere accessori, personalizzazione, oggetto-regalo. Una forma di merchandising internalizzato nell’edizione.
Negli Stati Uniti, lo stesso principio si declina in modo retail-first con la Target exclusive edition di Penguin. Un’edizione acquistabile solamente nella catena di supermercati Target, che promette contenuti aggiuntivi legati direttamente al film (una prefazione della regista Emerald Fennell e un inserto fotografico). Un incentivo concreto, insomma, a scegliere quello specifico prodotto, esclusiva di quello specifico rivenditore, con un posizionamento di pubblico peraltro molto generalista e trasversale.
 
Dalla copertina all’aspettativa di lettura
Se la copertina è il primo atto editoriale, l’effetto vero si misura subito dopo: nell’aspettativa che costruisce. E qui Cime tempestose è un caso perfetto, perché il romanzo è un classico «difficile» in un senso molto concreto: non tanto per la sintassi, quanto per la sua temperatura emotiva (crudeltà, violenza, ossessione, classi sociali, trauma), molto distante dalla promessa generica di «grande storia d’amore».
È esattamente il punto che stanno raccontando molti contenuti social nelle ultime settimane: una parte di pubblico – spesso giovane, spesso arrivata dal trailer e dal casting – entra nel libro aspettandosi un romance contemporaneo e incontra invece un testo cupo, stratificato, complesso. Da qui nascono guide, alberi genealogici, consigli, scorciatoie, letture ibride (audiolibro, riassunti, «come orientarsi»), e soprattutto un dato editoriale interessante: il classico torna ad avere nuovi lettori e lettrici reali, ma li prende in un punto in cui i codici promozionali e i codici letterari non sempre coincidono.
In parallelo, cresce anche una discussione di settore su quanto queste operazioni siano buon marketing o «catfish»: copertine che sembrano promettere un libro diverso, e che proprio per questo vendono, ma rischiano di produrre banalizzazione, delusione, o quantomeno accoglienze ironiche. Il dibattito sulle nuove copertine pop (come nel caso di Penguin con Jane Austen) è utile perché mette a fuoco il nodo: non si tratta di «abbassare» il classico, si tratta di capire quale patto la copertina sta proponendo al lettore. Se il patto è troppo sbilanciato su un immaginario piuttosto che sull’opera, l’attrito potrebbe arrivare al primo capitolo.
D'altronde, molti incontri con i libri avvengono così: per vie laterali, attraverso un'immagine, una suggestione, una risonanza improvvisa che mette un titolo sotto gli occhi di chi, magari, non lo stava cercando. Se un adattamento, una nuova veste grafica o un’edizione speciale riescono a produrre questo scarto – a farci guardare dove non stavamo guardando – allora l’effetto non riguarda solo il mercato, ma la vitalità stessa dei classici. La loro capacità di tornare, ogni volta, a essere letti.

L'autore: Alessandra Rotondo

Dal 2010 mi occupo della creazione di contenuti digitali, dal 2015 lo faccio in AIE dove oggi sono responsabile del contenuto editoriale del Giornale della Libreria, testata web e periodico in carta. Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Unimi, AIE e Fondazione Mondadori. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: editoria, libri, podcast, narrazioni su più piattaforme e cultura digitale. La mia cosa preferita è il mare.

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