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Ediser

Allargare la nicchia

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Marzo 2008

di Redazione

Da una costola di Food Edizioni nasce Leonardo Publishing con un progetto editoriale a vocazione internazionale volto alla ricerca e sviluppo di libri di manualistica illustrata di fascia alta.

Alla ricerca dell'immagine perduta

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Ottobre 2006

di Redazione

In questo contesto abbiamo coinvolto i diversi attori della filiera di questo segmento: i musei, promotori di strategie nazionali e internazionali di digitalizzazione; gli archivi iconografici, aggregatori e mediatori indispensabili e gli editori d'arte, in quanto utilizzatori finali di tali «servizi», con l'obiettivo di disegnare un quadro quanto più completo possibile dello scenario, in termini di opportunità e minacce «editoriali», dell'editoria d'arte del terzo millennio. Cominciamo con gli editori: Federico Motta; White Star; Skira.

La versione di Gud: Natale is coming

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Dicembre 2014

di Redazione

Dicembre è il mese delle feste e dei regali, il problema è individuare quello giusto e... muoversi per tempo! In questa tavola Gud, tormentato dagli spiriti del Natale, decide di risolvere i suoi problemi mettendo un libro sotto l'albero...

Editori on air

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Settembre 2013

di Lorenza Biava

Da qualche tempo a questa parte assistiamo a due processi opposti ma ugualmente significativi per il settore editoriale. Da un lato grandi gruppi editoriali come Rcs o Mondadori cedono i rami di azienda esteri, ma anche alcuni business periferici come quello delle divisioni tipografiche, per focalizzarsi sul core business editoriale. Dall’altro alcuni editori stanno studiando modi alternativi per differenziare il proprio business testando nuovi format per il canale retail ma anche diversificando la strategia aziendale, magari investendo nel settore delle tv digitali, in chiaro o meno, e delle piattaforme Web. Ne parliamo con due realtà editoriali che si sono impegnate proprio in quest’ultima direzione.

Spagna letteraria

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Maggio 2012

di Gaia Weiss

L’esule e l’esilio sono certamente un’invenzione romantica, proprio per lo stretto rapporto che stabilivano tra individuo e identità nazionale. Se quest’ultima non esisteva se non in fieri o da conquistare con dura lotta, ne nasceva di conseguenza una doppia fisionomia culturale. Questa duplicità si è riproposta in molti modi nel ‘900, in stretta relazione con l’esistenza – e la violenza – delle dittature che si sono abbattute con particolare ferocia, come inevitabile, sui ceti intellettuali, su artisti, poeti, scrittori; in fondo, sempre le vere voci della «nazione» o dell’anima profonda di popoli calpestati. Non ha fatto eccezione la Spagna nello scorso secolo, specialmente dai «Giorni del ‘36»; è inutile chiederselo, eppure è suggestivo domandarsi che cosa sarebbe successo se la repubblica fosse riuscita a resistere sei mesi ancora: la Spagna sarebbe entrata in guerra a fianco degli alleati, contro i nazifascismi e certo la sua storia – e quella dell’Europa – sarebbe stata diversa… È certo comunque che dal 1939 al 1973, quando esce Si te dicen que caí di Juan Marsé del 1973, l’ultimo romanzo spagnolo che dovette essere pubblicato all’estero per ragioni di censura la letteratura maggiore spagnola è quella dell’esilio; con una singolare inversione: quando finalmente gli spagnoli ebbero libertà di parola, avevano già cominciato ad accogliere altri esuli della stessa area linguistica, i profughi delle tante dittature e disastri latino-americani.

Il redattore e l'e-book

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Febbraio 2011

di Alberto Cadioli

Nell’ampio risalto che è stato dato agli sviluppi dell’e-book e alla sua diffusione, l’attenzione si è concentrata soprattutto sulle potenzialità dei libri elettronici e su alcuni nuovi supporti digitali per la lettura, di ampia suggestione e richiamo: primi fra tutti, gli «eReader» di Amazon (Kindle) e di Sony, o l’iPad di Apple o l’ultimo prodotto dalla Samsung (che tuttavia offrono molte più funzioni di un e-reader).

Milano città delle scienze

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Ottobre 2009

di Laura Novati

Un interessante esperimento in cui convergono università, biblioteche, musei e centri di ricerca, per la valorizzazione, meglio il recupero, di materiale storicoscientifico da mettere a disposizione degli studiosi come degli studenti.

Dai comportamenti ai prodotti

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Marzo 2008

di Sandro Pacioli

Cambiano l'organizzazione dei percorsi universitari, i modi e gli strumenti utilizzati dagli studenti; come cambieranno di conseguenza i prodotti e l'offerta da parte delle case editrici?

Beni culturali, comunicazione in rete, editoria

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Ottobre 2006

di Giovanni Rangone e Emiliano Ilardi

Mentre a livello mondiale il 60% delle immagini acquistate da editori di quotidiani o periodici è ormai ricercato, reperito, selezionato acquistato e scaricato on line dalle picture library di agenzie fotografiche, archivi, biblioteche di immagini, e mentre l’uso strategico della rete come infrastruttura per il turismo culturale è ormai essenziale per fare promozione, creare database, consorziarsi, riorganizzando il ciclo di produzione, in particolare per la piccola impresa editoriale o dei servizi editoriali e di comunicazione, il meridione italiano – con la sua enorme mole di beni culturali – parte quasi da zero.

Libri da (video)giocare

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Dicembre 2014

di Elena Vergine

Chi lo dice che i videogiochi siano la forma di intrattenimento più lontana – quando non concorrenziale – rispetto al libro? A dir la verità a sostenerlo sono in molti, sulle pagine del «GdL», in un suo editoriale intitolato Publishing’s Front Lines, Edward Nawotka (Editor in Chief di «Publishing Perspectives») sottolineava: «In realtà l’editoria non è in guerra con sé stessa. Il vero fronte è contro la miriade di distrazioni digitali che hanno spostato l’attenzione dei consumatori dai libri. Leggi: i videogiochi». E non è l’unico a pensarla così. Tuttavia la tendenza che emerge dalle principali fiere di settore italiane e internazionali si colloca su un altro fronte. Gli editori hanno dimostrato di avere l’interesse, la necessità e la voglia di capire meglio il mondo dei videogiochi perché il successo di nuovi prodotti «ibridi» e le possibilità offerte dalle tecnologie digitali hanno modificato la vecchia percezione dell’intrattenimento digitale come qualcosa di antitetico ed estraneo rispetto ai libri, per lasciare il posto ad una corrente più aperta e possibilista, incuriosita da quanto questo mondo avrebbe da offrire anche in termini economici e di crescita. Secondo il Global Games Market Report di Newzoo, una ricerca realizzata su scala mondiale, entro il 2016 il mercato globale dei videogames arriverà a valere qualcosa come 86,1 miliardi di dollari, con un tasso di crescita annua del 6,7%.

Film, libri e made in Italy

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Settembre 2013

di Gabriele Pepi

«La sfida dei mercati internazionali oggi può essere affrontata solo in un’ottica di sistema. Servono progetti di internazionalizzazione congiunti che possano essere l’inizio di una nuova visione per esportare il nostro made in Italy». Con queste parole Marco Polillo, presidente di Confindustria Cultura Italia e di Aie, presentava a inizio giugno la prima parte di Words on screen. New Italian Literature into Film, il progetto congiunto che ha portato a New York per due giorni una selezione di pellicole italiane tratte da romanzi italiani ma anche dibattiti con registi, produttori, scrittori ed editori. Obiettivo della missione – nata nell’ambito dell’anno della cultura italiana negli Stati Uniti e dalla collaborazione con Anica e la Fondazione Cinema per Roma e con il sostegno del Ministero per lo sviluppo economico – è quello di rafforzare la presenza dell’industria cinematografica ed editoriale italiana sul mercato statunitense e di favorire rapporti di coproduzione internazionale. «Gli Stati Uniti rappresentano una sfida molto particolare per la penetrazione culturale, – prosegue Polillo. – È un Paese particolarmente “autarchico” e chiuso ai prodotti culturali stranieri: solo il 5% dei libri in commercio è in traduzione da altra lingua. Se c’è una “cultura” che può provare ad rompere questo tabù è sicuramente quella italiana che comunque riveste un fascino particolare negli Stati Uniti. Ma abbiamo bisogno di nuove strategie, alleanze e risorse. L’alleanza tra produttori ed editori costituisce potenzialmente un mix formidabile proprio per la forza evocativa che i libri e cinema tricolore hanno da sempre in giro per il mondo: se riuscissimo a fare in modo di costruire un nuovo modello per l’estero ne trarrebbe beneficio l’intero sistema Paese». Per capire meglio gli orizzonti dell’iniziativa che si colloca nel più ampio «Progetto speciale di promozione del made in Italy», che per due anni porterà in giro per il mondo i prodotti dell’industria cinematografica promuovendoli come già si fa per la moda o il food, abbiamo intervistato Francesca Medolago Albani, responsabile dell’Ufficio studi, sviluppo e relazioni associative di Anica che ha curato il progetto insieme a Fabio Del Giudice per conto di Aie.

Spagna... me gusta leer

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Maggio 2012

di Ilaria Barbisan

È uscita a gennaio di quest’anno l’ultima versione dell’inchiesta annuale sulle abitudini di lettura e di acquisto di libri in Spagna (Hábitos de lectura y compras de libros 2011). Con alcune modifiche rispetto agli anni precedenti – che riguardano ad esempio il calcolo della lettura digitale piuttosto che la distinzione tra lettura nel tempo libero e lettura per motivi scolastici o lavorativi – lo studio mira ad offrire una panoramica quanto più esaustiva possibile su tutti gli aspetti riguardanti la lettura degli spagnoli. Ma cosa emerge da quest’ultima edizione? Niente di nuovo rispetto agli anni precedenti. La lettura di libri continua a crescere, a piccoli punti percentuali, e si attesta nel 2011 al 61,4% (rispetto al 60,3% del 2010). Le donne leggono in misura maggiore rispetto agli uomini, registrando 7,4 punti percentuali in più e confermando un dato in comune a tutti gli altri Paesi europei per cui la lettura può essere definita «rosa», specialmente quella effettuata per puro piacere e non per motivi di studio o di lavoro. Sono i giovani (soprattutto gli studenti) a presentare gli indici di lettura più alti, ma la percentuale si abbassa progressivamente man mano che si va avanti con l’età fino ad arrivare al 36,7% tra le persone oltre i 65 anni. Per quanto riguarda invece il titolo di studio, la lettura è più diffusa tra gli universitari (85,3%) e cala con livelli di educazione più bassi, come dimostrano i 48,3 punti percentuali di differenza tra i lettori di libri che hanno una formazione primaria e coloro i quali hanno fatto gli studi universitari. Un’altra conferma di quanto emerso negli anni precendenti è la concentrazione della lettura nelle aree metropolitane dove ci sono più infrastrutture, più benessere, più offerta culturale.

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