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Ediser

I top ten dei ragazzi cinesi

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Ottobre 2005

di Laura Novati

Gli editori di libri per l’infanzia si trovano oggi in una fase di prosperità senza precedenti. Nel 2002, oltre 30 case editrici specializzate hanno pubblicato 230 milioni di copie, relative a 7.393 titoli. Per queste 30 case editrici lavorano 3.000 redattori, 3.000 scrittori specializzati e alcune famose tipografie. I 200 milioni di giovani lettori costituiscono certo un enorme potenziale di mercato. Il business del copyright di tali libri ricopre circa il 20% del totale di tutto il settore librario, rappresentando perciò la parte più vivace dello scambio di copyright del Paese e questo perché la maggior parte dei libri è importata.  

In senso stretto

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Ottobre 2005

di Emilio Sarno

In Sicilia risultano censite 102 case editrici (Fonte: Istat, 2003) anche se altre fonti bibliografiche elevano questo numero a 203 pari al 3,8% del parco aziende attive in Italia (Fonte: Editrice Bibliografica, 2004). Attenendoci al primo dato, possiamo subito notare come in realtà questo numero – in modi per la verità del tutto analoghi a quelli che abbiamo riscontrato in altre realtà regionali – comprenda un 40% di aziende che dichiara di non aver pubblicato alcun titolo nel corso dell’anno di rilevazione. Un quadro, dicevamo, tipico di molta editoria locale (si veda Il valore della creatività nella piccola e media editoria, Milano, Aie, 2004, oppure le puntate precedenti di questo Speciale regioni) alle prese con una produzione spesso legata a situazioni di committenza pubblica o privata da parte di aziende, fondazioni, banche, ecc.

La prova del 9

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Ottobre 2005

Autori vari

Un’aggregazione di atenei per la fornitura di monografie è un’esperienza pilota nel nostro Paese, dove i cosiddetti consorzi di acquisto sono pratica diffusa per quanto riguarda le forniture di periodici, ma una novità nel campo delle monografie. Un risultato quindi di tutto rispetto per Licosa che premia l’impegno di un operatore che, nonostante l’agguerrita concorrenza di player internazionali (o meglio multinazionali) quali Ebsco o Swets, ha saputo mantenere e accrescere la propria quota di mercato, grazie alla costante attenzione posta alla qualità dei servizi erogati e alla cura del cliente. Un risultato che ha anche segnato un momento di svolta per l’azienda fiorentina, portando a un’accelerazione di quei processi di innovazione tecnologica già in atto da qualche anno. Ne parliamo con Letizia Gentile, amministratore delegato di Licosa, che ha seguito in prima persona la nascita e lo sviluppo dell’aggregazione.  

Lo 0,3% della formazione

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Ottobre 2005

di Piero Attanasio

Il finanziamento della formazione per l’editoria ha sofferto negli ultimi anni per l’eccessiva enfasi data al livello regionale dell’intervento pubblico: pur con una certa prevalenza in alcune regioni, l’editoria è tipicamente un’industria con presenze significative su tutto il territorio italiano, così che le strategie di formazione non possono che essere sviluppate a livello nazionale. Uno strumento che può finalmente consentire la nascita di un sistema efficace di formazione per il nostro settore è quello dei Fondi interprofessionali. Fin dal 1993 si sperimentano forme innovative di collaborazione bilaterale fra le parti sociali che trovano un ascolto interessato nella maggior parte delle rappresentanze politiche, ascolto concretizzatosi in Parlamento dapprima con il varo della legge 196 del 1997, e successivamente con le misure previste dalle leggi finanziarie del 2000 e del 2002, fino all’approvazione unanime, in finanziaria 2005, dell’emendamento che trasferisce ai Fondi la totalità del contributo dello 0,30% del monte salari versato all’Inps dalle imprese.  

Stacco e ritorno

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Ottobre 2005

di Laura Novati

È vero che oggi il rapporto tra editoria regionale e nazionale va gestito in modo diverso, soprattutto eliminando la componente troppo localistica, se locale vuol dire assecondare un’ottica provinciale (nei casi peggiori clientelare) e non adeguata al servizio che ogni libro deve rendere alla sua terra d’origine. È altrettanto vero però che alcune editorie regionali italiane sono state più forti di altre perché legate a una cultura territoriale non solo capace di esprimersi, ma di parlare in quanto tale alla cultura nazionale: la Sicilia è fra queste.

Tra sogni e segni

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Ottobre 2005

di Gaia Benvenuti e Ivan Donati

La Libreria dello Spettacolo è nata nel 1979 a opera di Cristina Spigaglia, sua attuale proprietaria, mossa allora e oggi unicamente da una passione e da un amore innato per la lettura; lei stessa, riprendendo la terminologia utilizzata da Baricco, si colloca nella categoria dei «lettori malati» cioè di coloro che sono disposti a divorare ogni genere di libro. Il progetto di aprire una libreria tematica alla fine degli anni Settanta è stato senza dubbio molto coraggioso e non privo di considerevoli rischi in un periodo in cui il modello dominante era ancora quello della piccola e media libreria generica indipendente e della cartolibreria che operava su ordinazione soprattutto nel caso di testi scolastici. In questo senso la Libreria dello Spettacolo può dunque essere considerata anticipatrice, preceduta soltanto dalla Libreria del Mare di via Broletto (1977), di una tendenza che esploderà solo qualche anno più tardi con la nascita della Libreria dello Sport (1982), della Libreria del Giallo (1985), e della più recente Libreria Militare (1997) per citare solo le più conosciute a Milano.  

Tra turismo culturale ed edicola

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Ottobre 2005

di Giovanni Peresson

Le prospettive dell’editoria d’arte hanno oggi di fronte una serie molto articolata di aspetti con i quali gli editori italiani dovranno confrontarsi sia nei rapporti con la domanda e il mercato, sia in quelli con i soggetti istituzionali e il generale quadro normativo. Innanzitutto abbiamo la crescita del fenomeno del turismo culturale, poi la necessità di confrontarsi con la domanda di pensare, organizzare e gestire alcuni momenti espositivi: l’organizzazione della mostra, la realizzazione del catalogo, fino alla gestione e al marketing dell’evento. Infine il quadro legislativo, delle normative e tariffe in materia di uso delle immagini d’arte. E per ultimo il fenomeno – che ha toccato anche l’editoria d’arte – dei prodotti collaterali con risultati di vendita del tutto inaspettati e sorprendenti.

Un mondo di clienti

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Ottobre 2005

Autori vari

Di fronte a un mercato sempre più internazionale, la sfida posta dalla globalizzazione al settore editoriale si gioca anche in termini di capacità di organizzativa e logistica: ovvero come raggiungere i propri lettori in modo puntuale e tempestivo ovunque essi siano? Grazie al network globale che fa capo a Deutsche Post World Net, DHL Global Mail è una delle aziende leader nel fornire servizi postali in tutto il mondo, potendo sfruttare la sinergia con la sua rete di partner in oltre 200 Paesi. Un valore aggiunto e un servizio per i clienti che è anche un’opportunità per gli editori italiani per avvicinare e costruire stabili relazioni con un più ampio target di lettori nel mondo.

Un nuovo modello di libro

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Ottobre 2005

Autori vari

Quali sono le caratteristiche intrinseche che contraddistinguono l’oggetto libro? Si tratta solo di un insieme di fogli stampati o manoscritti delle stesse dimensioni, cuciti in un certo ordine e racchiusi da una copertina? O se a questa definizione aggiungiamo un software in grado di «leggere ad alta voce» il testo pagina per pagina e una piattaforma in grado di supportare non un solo titolo, ma più titoli, siamo ancora di fronte a un libro? Lo abbiamo chiesto a Leonardo Ballotta, direttore della divisione libri di Disney Italia, che ci presenta il nuovo brand Disney Libri Tech e il progetto Leggi Libro.  

Un’isola piccola piccola

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Ottobre 2005

di Redazione

Come evidenziato nell’articolo precedente, il 67,2% delle case editrici siciliane può essere annoverato nella categoria dei «piccoli editori», con tutte le implicazioni che abbiamo visto a livello di possibilità di penetrazione del mercato (nazionale, ma spesso anche solamente regionale), di capillarità di distribuzione e promozione, come di accesso ai già esigui interventi regionali a sostegno dell’editoria locale. I numeri parlano chiaro, sono oggettivi, ma spesso non riescono a dare il senso della complessità di realtà che compongono questa astratta «classe di imprese». Sentiamo, dunque, dalle parole di alcuni di questi piccoli editori locali, quali sono le problematiche e i punti di forza dell’essere editori in Sicilia.

Una vita in facsimile

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Ottobre 2005

di Paolo Bonacini

Una delle ragioni per cui questa editoria di nicchia è rimasta a lungo nell’ombra – per lo meno in Italia – è il ritardo con cui si è affermato un mercato facsimilare vero e proprio; in secondo luogo, le dimensioni ridottissime del mercato facsimilare in termini di clienti – nessun prodotto è venduto in più di 1.000 esemplari – hanno indotto molti a ignorare questo settore, liquidandolo come un fenomeno marginale legato più all’industria del lusso o al collezionismo che all’editoria. Ciò che forse ha pesato maggiormente nell’attribuire a questa forma di editoria un carattere extravagante nel panorama editoriale sono le caratteristiche stesse delle opere pubblicate. In effetti i facsimili, riproduzioni perfette di libri antichi (soprattutto manoscritti miniati medievali), si discostano per molti versi dalla concezione del libro stampato contemporaneo: da un lato per il loro elevato costo; dall’altro per la particolarità del processo produttivo, nel quale le fasi di prestampa, stampa e legatura dei volumi sostituiscono la centralità della progettazione dei contenuti tipica dell’editoria. Questi elementi hanno contribuito a diffondere l’idea del facsimile come un prodotto ambiguo, a metà strada tra il libro e l’oggetto d’artigianato di lusso, in bilico tra la vocazione culturale-scientifica e quella commerciale. Nel frattempo, però, la fisionomia attuale del mercato dei facsimili appare molto diversa rispetto a quella di vent’anni fa.

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