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Internazionalizzazione

Il Paese sottile

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Maggio 2013

di Ilaria Barbisan

«Viaggiando in lungo e in largo per il mondo ho incontrato magnifici sognatori, uomini e donne che credono con testardaggine nei sogni. Li mantengono, li coltivano, li condividono, li moltiplicano. Io umilmente, a modo mio, ho fatto lo stesso». I versi di questa poesia di Luis Sepúlveda (tratta da Il potere dei sogni) ben riassumono la storia e la tempra del Cile. Uno stato dal passato recente convulso, difficile, per certi versi drammatico e addirittura tragico, che però ha avuto la forza di coltivare, condividere, moltiplicare i sogni che hanno reso la sua cultura letteraria più viva che mai. Una cultura fatta di tensione civile e di originalità espressiva che caratterizza i più importanti scrittori cileni diventati familiari, che seppur costretti al nomadismo in terra straniera sono fortemente radicati nel loro territorio e hanno costruito una specifica identità anche e soprattutto all’estero. Da queste premesse la decisione di scegliere il Cile come Paese ospite d’onore al Salone del libro di Torino di quest’anno, con un cartellone denso di grandi personalità di fama consolidata anche nel nostro Paese: da Isabel Allende a Marcela Serrano, dallo stesso Luis Sepúlveda ad Arturo Fontaine e Oscar Bustamante, senza dimenticare i ricordi di personaggi emblematici della letteratura mondiale come Pablo Neruda, Roberto Bolaño, Gabriela Mistral, Violeta Parra e anche Bruce Chatwin, cileno onorario che è stato ispirato dal Cile per scrivere il suo romanzo più famoso, In Patagonia.

To the Future

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Maggio 2013

di Redazione

Prima rivista di settore europea a ospitarne in esclusiva gli interventi, il «Giornale della libreria» inaugurerà a partire dal numero di giugno un’importante collaborazione con «Publishing Perspectives», uno dei più noti magazine on line dedicati a notizie e opinioni sull’editoria internazionale. Scelti come la più rappresentativa tra le riviste d’associazione ospiteremo, di numero in numero, gli interventi di Edward Nawotka, direttore editoriale di quella che è stato definita «la BBC del mondo del libro», sui temi più attuali dell’editoria internazionale iniziando, con il prossimo numero, dalla digital disruption. Proprio perché guardare a ciò che accade oltre Oceano e intercettarne le tendenze potrebbe rivelarsi decisivo da un punto di vista strategico per gli editori italiani, siamo felici di poter offrire ai nostri lettori una finestra sui tanti futuri possibili del libro.

Esportare, si può

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Aprile 2013

di Giovanni Peresson

Il mercato domestico rappresenta, ormai da alcuni anni, sempre meno il solo e unico mercato di sbocco dell’editoria italiana per ragazzi. I dati demografici (appena +0,4% 2011/’10, cioè «crescita zero») e di mercato in assenza di politiche pubbliche di promozione della lettura infantile, di risorse per lo sviluppo delle collezione nelle biblioteche pubbliche e in quelle scolastiche – hanno indicato alle case editrici di libri per bambini e ragazzi la necessità di pensare nativamente a progetti editoriali per i mercati internazionali. Il quadro che emerge dalla terza indagine sull’import/export di diritti voluta dal Gruppo ragazzi dell’Aie, non fa che confermare per il 2012 – con alcune «sfumature» congiunturali – il quadro degli anni precedenti (i dati elaborati si riferiscono a case editrici che coprono il 61% della produzione e il 96% delle novità). Dal 2001 si è progressivamente ridotta la forbice e il disavanzo tra acquisto e vendita di diritti di edizione nell’editoria per ragazzi, finché dal 2009 il quadro è andato in «attivo» raggiungendo oggi gli oltre mille titoli (1.021). In particolare nel 2012 sono stati venduti 1.984 diritti di edizione, ma con un trend di crescita (+6,0%), per ragioni congiunturali, che è il più ridotto degli ultimi quattro anni.

40 anni in mongolfiera

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Marzo 2013

di Redazione

Chi ha una qualche familiarità con i libri per bambini non può non avere mai incrociato la collana delle storie della fattoria, quella dei libri gioco con calamite, puzzle, e suoni, oppure, per i più piccini, i carezzalibri. I libri della mongolfiera per dirla con altre parole, quelli delle edizioni Usborne, che quest’anno festeggiano i loro primi 40 anni con ottimi risultati di vendita visto che nel 2012 sono entrate tra le prime 10 case editrici per ragazzi in Italia con una crescita sul fatturato dell’anno precedente pari al 60%. Ne parliamo con Peter Usborne, fondatore della casa editrice della mongolfiera. Come nasce la sua casa editrice? La mia carriera di editore è iniziata più di cinquanta anni fa con la pubblicazione di un giornalino comico studentesco che ho ideato quando frequentavo l’Università di Oxford. Dopo la laurea ho avviato una rivista satirica che oggi è molto famosa: «Private Eye». Dopo tre anni sono entrato in un grande gruppo editoriale come assistente particolare del Presidente. Un pomeriggio mia moglie mi telefonò per comunicarmi che stavo per diventare padre. Fu una notizia sconvolgente e la mia vita cambiò completamente. Mi rivolsi subito al mio superiore per chiedere un trasferimento in un settore del suo impero editoriale che avesse collegamenti con l’infanzia. Così entrai a fare parte della divisione editoriale educativa e imparai a pubblicare, con grande successo, libri molto semplici di non fiction per gli alunni delle scuole. Dopo alcuni anni finii per creare la mia azienda (grazie a un consistente prestito del mio ex datore di lavoro) e iniziai a pubblicare da casa libri molto più divertenti per bambini. Uno dei primi si intitolava Spycraft; era molto divertente, molto elegante, completamente diverso da tutto quello che era stato pubblicato prima e a tutt’oggi rimane il mio libro Usborne preferito. A 40 anni di distanza dai suoi inizi, la Usborne Publishing è molto cresciuta e oggi è una delle più famose case editrici per l’infanzia; i nostri volumi sono tradotti in più di 100 lingue e il marchio Usborne è presente in numerosi Paesi tra i quali anche l’Italia.

Club 2.0

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Marzo 2013

di Elisa Molinari

C’era una volta il club del libro, un appuntamento in cui discutere, possibilmente in salotto davanti a un buon tè e dei biscotti, del libro del mese. Il passo dal salotto di casa alle poltroncine degli show televisivi, almeno negli Stati Uniti, è stato breve. Un nome su tutti? Oprah Winfrey. Il suo famoso book club, costola dell’acclamato talk show The Oprah Winfrey Show, nei quindici anni di attività, dal 1996 al 2011, ha raccomandato a milioni di americani 70 libri, con effetti tali sulle vendite da parlare addirittura di «effetto Oprah». Al Greco, professore di marketing della Fordham Univerisity, ha addirittura calcolato che circa 55 milioni di copie siano state vendute grazie ai suggerimenti dell’istrionica conduttrice. Dopo un anno di silenzio, a giugno 2012 Oprah si è reinventata, annunciando l’Oprah Book Club 2.0. «Rispetto alla passata edizione, si tratta di un book club on line interattivo, pensato per il mondo digitale», ha annunciato Oprah che non potrà più contare sul suo storico programma televisivo ma sul suo canale via cavo, sulla sua rivista e, ovviamente, sul Web. Molto ora si gioca sulla partecipazione dei lettori, a cui sono messi a disposizione tutti i canali social: da Twitter (con l’hashtag dedicato #oprahsbookclub con cui è possibile inviare domande, commenti e rispondere alle domande a tema), a Facebook (dove gli utenti sono chiamati a postare le proprie foto), a Storify (collettore di tweet, foto e post). È stata inoltre creata una mappa per trovare gli altri lettori del Book Club sparsi per tutto il mondo e, tramite l’applicazione mobile GroupMe, il club ha una sezione in cui i lettori potranno creare gruppi più piccoli con cui discutere.

Fenomeno Peppa Pig

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Marzo 2013

di Redazione

È stata il fenomeno indiscusso dell’editoria per ragazzi nel 2012, i suoi libri hanno venduto milioni di copie in tutto il mondo e i bambini sembrano non desiderare altro che sentir parlare di lei. Peppa Pig è la maialina più famosa del momento, un successo transmediale che in Italia è stato declinato, per quanto riguarda la parte relativa ai libri, da Silvia D’Achille per Giunti Kids. Può raccontarci come è cominciata la sua avventura con Peppa Pig? Si può parlare di «colpo di fulmine»: la vidi per la prima volta nello showroom di uno stampatore, ma allora pensavo fosse la protagonista del libro che avevo davantiì agli occhi, non sapevo che fosse un character con tanto di copyright e serie animata alle spalle. Due anni dopo, Rai venne in casa editrice a presentarci le sue nuove licenze: quando fu il turno di Peppa, la riconobbi subito! A quel punto, mi misi a studiare il personaggio: la serie, i temi trattati, il linguaggio, la struttura degli episodi, il successo in Inghilterra, ecc. Scegliere un personaggio su licenza non è sempre semplice: negli ultimi anni il mondo del licensing è cambiato molto e non c’è più quella garanzia di successo che l’esposizione televisiva sembrava dare fino a qualche tempo fa. Come prima cosa, l’offerta è notevolmente aumentata, sia per il moltiplicarsi dei canali televisivi (digitale e pay tv) e la nascita di reti dedicate (Rai yoyo, Cartoonito, Disney Junior, Boing, ecc.), sia per l’uso diventato quotidiano di mezzi diversi dalla Tv (internet con YouTube in primis, ma anche i Dvd che ormai i bambini sanno avviare in totale autonomia). Inoltre, nell’ambito ragazzi, si è assistito a un progressivo abbassamento del target con un autentico proliferare di prodotti prescolari. E l’esperienza di altri Paesi non è necessariamente indicativa: a parte casi eccezionali, si registrano performance molto diverse da nazione a nazione. Tutto questo per dire che, così come nella scelta di un autore o di una storia, anche per i licensing è necessaria una riflessione squisitamente editoriale: ciò che mi portò a scegliere Peppa fu proprio la convinzione che potesse funzionare anche solo sui libri, indipendentemente dall’eventuale riuscita televisiva.

L'Oriente bambino

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Marzo 2013

di Elena Refraschini

La crisi economica non ha colpito soltanto i Paesi occidentali, ma anche i mercati generalmente in crescita dell’Asia orientale. Proprio per questo motivo, gli editori children e YA nazionali sono stati in questi ultimi anni riluttanti nel comprare i costosi diritti di bestseller provenienti da Occidente, per favorire invece l’interscambio di opere creative locali. Come afferma in un’intervista a «Publisher’s Weekly» Claire Chiang, responsabile del consiglio organizzativo dell’Asian Festival of Children’s Content di Singapore: «Possiamo accedere senza difficoltà e con grandi benefici ai testi educativi e d’intrattenimento per bambini provenienti dall’Occidente; al contrario, i materiali creati in Asia, anche quelli già disponibili sul mercato, vengono raramente promossi e tradotti, e rimangono in gran parte inesplorati. Questa è una grave perdita per i bambini di tutto il mondo, ed è anche un mercato potenziale da sfruttare». Ma di cosa parliamo, quando parliamo di produzione per l’infanzia nelle nazioni asiatiche? Mercati maturi e stabili come quello giapponese, sudcoreano e taiwanese vendono all’estero diritti per libri illustrati, fumetti a scopo educativo e manga; invece, mercati emergenti come quello cinese si basano ancora fortemente sull’importazione, per alzare gli standard qualitativi domestici. Un tratto comune dell’area sembra essere comunque quello della ricerca di contenuti educativi e che siano appetibili per delle nicchie, come antidoto per contrastare il grave problema del calo delle nascite.

Ed è più internazionale

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Gennaio 2013

di Ester Draghi

Da 1.800 titoli a 4.629. Significa un incremento medio annuo del 16%. È questo il valore della crescita dell’export dell’editoria italiana in termini di titoli di cui ha venduto i diritti all’estero tra 2001 e 2011. Ed è in questo contesto che dobbiamo leggere i risultati del Fellowship program che l’Aie, in collaborazione con l’Ice e Promoroma, ha proposto anche quest’anno agli oltre 400 piccoli editori presenti a Più libri più liberi. Nelle quattro giornate della Fiera sono stati organizzati incontri con 19 operatori stranieri che hanno preso parte al programma il cui obiettivo principale è stato quello di presentare a livello internazionale la più recente produzione delle piccole e medie case editrici italiane a un gruppo ristretto di operatori stranieri qualificati che hanno così potuto conoscere e approfondire quanto di meglio la piccola editoria indipendente offre. Ma la grande novità di quest’anno è stata la presenza cinese. La quale, a sua volta, si inserisce in un rapporto molto più lungo che ha offerto all’editoria italiana gli strumenti per conoscere e rapportarsi con questo grande mercato.

Le storie infinite

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Gennaio 2013

di Elisa Molinari

Indagare il rapporto tra libri e film non può essere più solo l’esame dei flussi di film che hanno avuto, come si dice, il libro come primo anello della catena del valore. Dai numeri emerge – anche per il mercato italiano – una tendenza chiara che ci deve far interrogare sul bisogno che lo spettatore o il lettore (spesso sono la stessa persona, che può non aver visto il film ma solo il trailer o solo ascoltato l’autore del romanzo in una trasmissione televisiva) ha oggi di nuove forme di narratività, su come le consuma, su come entra dentro le storie e sulle domande che pone a chi le storie le crea e le distribuisce. Vediamo, innanzitutto, le principali evidenze che scaturiscono dall’aggiornamento dell’indagine (quella precedente e relativa agli anni 2005-2008 è consultabile su www.giornaledellalibreria.it alla sezione Convegni).

Parole da tutelare

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Gennaio 2013

di Elena Refraschini

Diversi organi, nazionali e internazionali, monitorano ogni anno il livello della libertà di stampa e dell’indipendenza editoriale raggiunti in ogni nazione del mondo. Uno dei rapporti annuali più importanti è quello stilato dall’organizzazione non governativa statunitense Freedom House, che classifica ogni nazione con numeri da 1 (le più libere) a 100 (le più censurate), con un’attenzione particolare per quanto riguarda il trattamento dei giornalisti. Il dato che salta all’occhio nel rapporto 2012 – basato, dunque, sui fatti accaduti nel 2011 – è il cambiamento di posizione nei Paesi protagonisti della Primavera Araba, dove è emerso anche il ruolo centrale assunto dalla rete e dai blogger. L’Egitto, per esempio, è sceso di 39 posizioni: nonostante non si possa sminuire l’entità dei cambiamenti e passi avanti avvenuti nel Paese, si sono verificati maltrattamenti e aggressioni contro i giornalisti, segno che le pratiche dittatoriali di Mubarak non sono rimaste solo un ricordo.

Think different

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Gennaio 2013

di Elisa Molinari

Stando alla definizione di Wikipedia, la Apple Inc. (fino al 2007 Apple Computer Inc.) è «un’azienda informatica statunitense che produce sistemi operativi, computer e dispositivi multimediali con sede a Cupertino, Silicon Valley». Fondata il primo aprile 1976 da Steve Jobs e dall’amico Steve Wokniak in un garage californiano – diventato ormai meta di pellegrinaggio – è una delle più grandi e controverse aziende al mondo. Amata alla follia o detestata in tutto e per tutto, difficile trovare vie di mezzo. Quelle che agli uni sembrano caratteristiche irrinunciabili, per gli altri non sono che il frutto di campagne marketing di primissimo livello – chi non ricorda lo spot Think Different, l’espressione «There’s an App for that» o la serie di video I’m a Mac vs I’m a PC? Quale dunque la verità? Come si spiega questa situazione? L’espressione «integrazione verticale» è una buona risposta. Sotto lo stesso nome trovano posto infatti una compagnia hardware, software, di servizi e di retail, perfettamente – verticalmente – integrate. Apple controlla infatti tutti i punti critici della filiera: costruisce l’hardware, possiede il software che viene ottimizzato per il proprio hardware, lo equipaggia con servizi Web (iTunes e iCloud) e controlla le vendite attraverso i propri store.

Translation is Europe

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Gennaio 2013

di Laura Novati

Molti anni fa, una copertina del «Giornale della libreria» (era il numero per la Buchmesse) mostrava Umberto Eco che attraverso una nuvoletta da fumetto esortava: «Don’t tax books!», nel quadro di una campagna che doveva partire a tutta forza a Francoforte per l’azzeramento dell’Iva sui libri in Europa; da verificare se, vent’anni dopo, l’obiettivo è stato raggiunto: in quanti e quali Paesi, se non l’azzeramento, si è concretamente proceduto per avere almeno l’uniformazione al più basso livello possibile dell’imposta; speriamo comunque che l’obiettivo Iva 0% sui prodotti editoriali sia una prospettiva e non un miraggio (con le dovute complicazioni indotte dal digitale). Nel frattempo, bisognerebbe dedicare un’altra copertina al nostro infaticabile promoter Umberto Eco (autore, ricordiamolo, anche dei bei saggi di Non possiamo fare a meno dei libri) perché sì, è proprio vero, «Translation is the language of Europe», oggi e domani. Riprende lo slogan anche Barroso, Presidente della Commissione Europea, firmando la prefazione di The European Union Prize for Literature - Twelve winning authors, 2012 e ricordando che dal 2003 sono state 3000 le opere letterarie che hanno ricevuto incentivi per totali 14 milioni di euro e nel 2011 si è toccato il record con 600 opere tradotte.

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