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Editori

Il libro di testo è al centro dell'apprendimento a scuola, anche ai tempi dell’IA. Tutti gli interventi dell'incontro AIE «Il valore della conoscenza»

di Elisa Buletti notizia del 28 maggio 2026

In un’epoca in cui l'intelligenza artificiale si fa sempre più predominante, soprattutto nelle abitudini quotidiane delle nuove generazioni, il libro di testo – secondo i docenti italiani – rimane il primo strumento per l’apprendimento sia in aula che a casa. Tanto più in uno scenario complesso dove, dicono due docenti su tre, negli ultimi cinque anni modi e tempi dell’apprendimento degli studenti e delle studentesse sono peggiorati. Queste alcune delle considerazioni emerse ieri, 27 maggio, durante il secondo convegno del ciclo Il valore della conoscenza, dal titolo Il libro di testo come bene essenziale del Paese. Investire nell'istruzione e supportare le famiglie, organizzato dall’Associazione Italiana Editori presso la Sala Matteotti della Camera dei deputati a Roma.

L’incontro, moderato dalla giornalista Rai Eva Giovannini, è stato l’occasione per presentare due importanti indagini realizzate dall’Ufficio studi di AIE – e presentate da Giovanni Peresson – che fotografano in modo nitido lo stato dell’arte, le opportunità e i rischi dell’ecosistema scolastico contemporaneo: Il valore del libro di testo nella didattica d’aula e nello studio a casa. Quando l’IA entra in classe, basata sulle risposte di 3.399 docenti italiani di scuola primaria e secondaria di primo e di secondo grado, e l’Osservatorio AIE sul mondo della scuola e sull’offerta editoriale.

I dati presentati mostrano l’importanza del manuale scolastico e degli altri materiali didattici che lo corredano e integrano: il 99% dei docenti utilizza regolarmente il libro di testo nello sviluppo delle lezioni in aula, e l’81% lo considera il riferimento principale per lo studio domestico. Inoltre, il 90% afferma che l’organizzazione dei contenuti nei libri di testo e nei materiali a esso collegati è funzionale alle attuali modalità di apprendimento degli studenti.

L’Osservatorio mostra inoltre che il settore scolastico è florido: il catalogo attivo è composto oggi da 22.386 titoli a cui corrispondono oltre 5 milioni di contenuti digitali offerti. Nel 2025-2026 la quasi totalità dei libri scolastici adottati, il 95,7%, è nella cosiddetta Modalità B che combina il libro a stampa – centrale nei processi di apprendimento – con l’e-book e i contenuti didattici digitali offerti senza incrementi di costo. Per la quasi totalità dei libri adottati, gli editori hanno rilasciato o stanno rilasciando per l’anno scolastico 2026-2027 strumenti di IA.

Tuttavia, l’indagine sui docenti ha sollevato anche alcune criticità. Quasi il 70% degli insegnanti rileva un progressivo peggioramento nella qualità, nella concentrazione e nel tempo che i ragazzi e le ragazze dedicano allo studio a casa, un fenomeno legato anche all’utilizzo di strumenti di IA per svolgere i compiti assegnati. L’IA si inserisce anche nella professione docente: il 74% degli insegnanti dichiara di utilizzare strumenti di IA per preparare materiali didattici, verifiche o contenuti integrativi.

I saluti istituzionali: verso misure fiscali a sostegno del settore
L’apertura dell’evento ha visto l’avvicendarsi di autorevoli voci istituzionali, concordi nel ritenere la spesa per i libri scolastici un investimento strategico sulla cittadinanza attiva. 

Giorgio Mulè (qui l'intervento completo), vicepresidente Camera dei deputati e membro Commissione VII (Cultura, scienza e istruzione), ha posto l’accento sulla necessità di supportare le famiglie svincolandosi dalle logiche restrittive dell’ISEE: «Le prossime politiche fiscali e di bilancio devono ospitare un pensiero concreto. Per concretezza, quando si parla di fisco, si parla di misure che vadano nella direzione della detraibilità per una spesa che non è una spesa, ma il nutrimento di quella conoscenza senza la quale non formiamo cittadini capaci di interpretare lo spirito del loro tempo. Le Commissioni Cultura di Camera e Senato hanno inserito questo impegno tra le raccomandazioni per il Governo, in vista del prossimo documento di programmazione finanziaria. Questa deve essere una misura democratica e quindi universale, perché il sapere e la conoscenza devono essere di tutti e tutte e non possono conoscere i limiti dell’ISEE».
Mulè ha inoltre lanciato un monito politico forte contro la «riformite»: «Quella malattia per cui si susseguono le riforme, si cancella ciò che è stato fatto prima e si interviene continuamente. Bisognerà mettere gli editori nelle condizioni di fare il loro lavoro e avere rispetto per quel lavoro, il che significa riconoscere che serve il tempo necessario per realizzare le riforme».

Federico Mollicone (qui l'intervento completo), presidente della Commissione VII della Camera, ha evidenziato il valore del libro: «I testi scolastici devono continuare a essere lo strumento di elezione, capace di supportare la funzione docente e di offrire agli studenti una base metodologica affidabile, al riparo da quella frammentazione cognitiva che spesso deriva da un uso non coordinato dei flussi digitali». Mollicone ha poi sottolineato le tutele introdotte a salvaguardia della filiera: «Il riconoscimento del valore dell’impresa editoriale si è tradotto in una misura concreta: mi riferisco all'introduzione del collegamento automatico dei tetti di spesa all’inflazione programmata, sbloccando un impianto normativo rimasto immobile dal 2012. Questa misura ha rappresentato un passo avanti fondamentale per dare ossigeno al comparto e per riconoscere i reali costi di produzione legati alle materie prime e agli adeguamenti tecnologici».

Sul piano culturale, Giuseppe Iannaccone (qui l'intervento completo), presidente del Centro per il libro e la lettura, ha messo in guardia dai rischi di una società post-alfabetizzata in cui predomina la semplificazione banalizzante degli smartphone: «I libri di testo ci appaiono molto più che semplici strumenti di resistenza culturale. Sono insostituibili facilitatori, che rendono accessibile la complessità senza banalizzarla, selezionano e organizzano le informazioni per trasformarle in vera conoscenza. Un libro di testo non si improvvisa e non si sostituisce con dispense preparate senza rigore e senza controllo scientifico».

A concludere la sessione introduttiva, il presidente AIE Innocenzo Cipolletta (qui l'intervento completo) ha espresso gratitudine per l’attenzione istituzionale ricevuta dal Ministero e dal Parlamento: «Il mondo della scuola e il mondo del libro scolastico sono un ambito in cui istituzioni e settore privato si intrecciano, dando vita a un piccolo ma importante miracolo di collaborazione verso la crescita culturale ed economica del Paese. Il mondo del libro non rifiuta l’innovazione, l’ha integrata. Il libro resta un oggetto cartaceo importante e, al tempo stesso, i giovani sono abituati a lavorare sui device e nel mondo digitale. Noi dobbiamo dare soddisfazione a entrambi questi bisogni, il che presuppone un investimento enorme da parte delle imprese editoriali».

All'incontro ha fatto pervenire un messaggio Mariastella Gelmini, membro Commissione I (Affari costituzionali) del Senato della Repubblica, che ha definito il libro di testo «un presidio di libertà, di crescita culturale e di uguaglianza sociale». Gelmini ha sottolineato l’impegno concreto preso nell’ultima legge di bilancio: «Abbiamo lavorato per introdurre l’istituzione di un fondo da 20 milioni di euro destinato ai Comuni, affinché possano sostenere economicamente le famiglie nell’acquisto dei libri di testo». Una misura nata per dare un aiuto diretto a chi vive situazioni di maggiore fragilità economica, valorizzando la prossimità delle amministrazioni locali. Investire nella scuola e nelle famiglie, ha concluso, significa investire nel futuro del Paese.

La prima tavola rotonda: riforme strutturali, investimenti industriali e il calo demografico
Il primo panel di discussione ha messo a confronto rappresentanti delle case editrici di scolastica e politici per analizzare i riflessi industriali delle riforme in un mercato strutturalmente condizionato dal calo demografico.

Giorgio Riva (qui l'intervento completo), presidente del Gruppo educativo di AIE, ha ricordato l’ingente mole di investimenti profusi dalle imprese per garantire strumenti sempre aggiornati e l’introduzione tempestiva e sicura delle ultime tecnologie, inclusa l’IA, a supporto di una didattica inclusiva ed efficace. «Bisogna considerare che il settore è sotto pressione anche perché il bacino di utenza si sta contraendo: abbiamo circa 600.000 studenti in meno negli ultimi 9-10 anni e ne avremo un altro milione in meno nei prossimi dieci. Significa che, nell’arco di vent’anni complessivi, avremo circa il 25% in meno della popolazione studentesca. Allo stesso tempo, i costi e gli investimenti sostenuti dagli editori aumentano in modo significativo: per la situazione geopolitica, per l’incremento del numero di insegnanti di sostegno, ai quali forniamo strumenti di supporto all’insegnamento, e anche per le riforme introdotte. Siamo un settore fortemente regolamentato, in cui ogni riforma impatta sulla dimensione industriale degli editori».
Riva ha poi sintetizzato le tre richieste più urgenti dell’editoria scolastica: il primo punto riguarda l’introduzione della detrazione fiscale per i libri di testo e, insieme, la garanzia di tempi rapidi nell’erogazione delle risorse a favore delle famiglie. La seconda questione tocca la scuola primaria, dove il calo demografico e la forbice tra inflazione programmata e reale stanno mettendo a rischio la pluralità dell’offerta, che necessita di sostegno. Infine, il terzo punto richiede la revisione del decreto ministeriale sulle dotazioni digitali, per aggiornare la normativa e riconoscere i massicci investimenti tecnologici e la ricchezza dell’offerta che le case editrici sostengono quotidianamente.

Irene Manzi (qui l'intervento completo), membro della Commissione VII della Camera, ha espresso forte preoccupazione per le ricadute della contrazione demografica sulla rete scolastica territoriale: «È un quadro allarmante, se pensiamo alla presenza fisica della scuola sul territorio e alla funzione che essa svolge nelle comunità. La grande questione politica è non utilizzare il calo demografico come un pretesto per ridurre le risorse, anzi: quelle risorse che il calo demografico libera dovrebbero restare nei capitoli di bilancio dedicati all’istruzione, per potenziare l’offerta didattica». Manzi ha poi auspicato una discussione aperta intorno all’evoluzione dei decreti ministeriali, sottolineando l’importanza di tavoli di confronto costanti che evitino riforme calate dall’alto, rispettando la complessità del mondo della scuola e i tempi tecnici necessari per metterle a terra.

Dal punto di vista della filiera editoriale, Gian Luca Pulvirenti (qui l'intervento completo), amministratore delegato di Mondadori Education, ha dettagliato i reali e gravosi costi generati dall’applicazione delle riforme ministeriali: «Il ruolo dell’editore diventa ancora più importante, perché assume su di sé la responsabilità di fornire materiali di corso che rispecchino i contenuti della riforma. Se parliamo ad esempio del primo ciclo, la storia è la disciplina più impattata perché ne è cambiata persino la periodizzazione, obbligandoci a rielaborare l’intera offerta. Tutto questo comporta uno sforzo realizzativo ed economico aggiuntivo pesante, ma senza alcun ritorno commerciale, poiché le adozioni non si basano sul numero di titoli che portiamo sul mercato, ma sul numero di studenti, che è in costante calo». Pulvirenti ha stimato che l’impatto economico di queste continue riscritture incida per «almeno il 20% in più sulla dimensione ordinaria degli investimenti industriali delle aziende».

Sulla stessa linea d’onda, Mario Mariani (qui l'intervento completo), amministratore delegato di Sanoma Italia, ha evidenziato la complessa interazione tra l’evoluzione digitale e l’impianto normativo: «Oggi la parte digitale integrativa è diventata straordinariamente più ricca e complessa del libro di testo tradizionale, e questo pone il problema di allineare la normativa a tali trasformazioni». Il recupero degli investimenti è oggi fortemente limitato dal calo demografico e dal fatto che i tetti di spesa non sono stati aggiornati all’inflazione per molti anni, ha spiegato. Nonostante questo, il digitale integrato resta fondamentale: risponde ai nuovi stili di apprendimento delle ultime generazioni e permette di personalizzare la didattica per gli alunni con bisogni educativi speciali. Citando i dati dell’osservatorio europeo, Mariani ha definito la ricchezza dell’offerta italiana un valore unico da tutelare: il modello ibrido che racchiude carta e digitale è ormai lo standard scelto dalla maggior parte dei docenti. Anche Paesi come Svezia e Finlandia, che avevano imboccato la strada esclusivamente digitale, sono tornati indietro rivalorizzando la carta.

A chiudere la prima tavola rotonda, Lavinia Mennuni (qui l'intervento completo), membro Commissione V (Programmazione economica e bilancio) del Senato, ha assicurato la massima attenzione del Parlamento nel reperire soluzioni sostenibili nei prossimi provvedimenti finanziari, coniugando le esigenze di tenuta dei bilanci familiari con la stabilità industriale di un settore cardine per il diritto allo studio. «Per quanto riguarda la questione delle detrazioni fiscali, è ovvio che noi siamo assolutamente favorevoli, perché riteniamo che sia uno degli strumenti più importanti su cui lavorare per sostenere le famiglie, soprattutto quelle numerose e quelle del ceto medio, che spesso sono le meno supportate. Abbiamo previsto una detrazione fiscale importante che finalmente, da quest’anno, può raggiungere il ceto medio».

La seconda tavola rotonda: pratiche didattiche ed ecosistemi editoriali integrati
Il secondo panel si è focalizzato sulla quotidianità delle aule, mettendo a confronto l’esperienza sul campo dei dirigenti scolastici con la visione dei grandi marchi editoriali della scuola.

Il dibattito si è aperto sul fronte della scuola secondaria con l'analisi di Amanda Ferrario (qui l'intervento completo), dirigente scolastica dell’Istituto Tecnico Economico Enrico Tosi di Busto Arsizio, la quale ha evidenziato che «gli studenti oggi non sono in difficoltà sugli strumenti, ma sugli stili di apprendimento, perché vivono in un mondo molto digitale e molto orientato alle immagini». In questo contesto, il ruolo della scuola diventa quello di educare attraverso «le strutture del testo e il libro autorevole», che deve porsi come un punto di riferimento stabile, consapevole e di alta qualità.

A questa esigenza di autorevolezza ha risposto la prospettiva editoriale descritta da Irene Enriques (qui l'intervento completo), direttrice generale di Zanichelli Editore, che ha richiamato l'importanza degli autori e delle autrici. Ricordando la nascita del web, Enriques ha evidenziato come l'illusione di una democratizzazione totale del sapere si sia scontrata con un sovraccarico informativo che crea disorientamento. Secondo Enriques, la scuola deve fornire le coordinate fondamentali e, per farlo, nell’innovazione «abbiamo bisogno degli autori: quelli che hanno una visione, che danno ai libri una struttura e un linguaggio capaci di far vedere qualcosa, possibilmente qualcosa di nuovo».

Daniele Barca (qui l'intervento completo), dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo 3 di Modena, ha rimarcato come l'evoluzione tecnologica non debba spaventare, ma debba essere governata sul piano metodologico, specialmente di fronte alla pervasività dell'intelligenza artificiale. «Qual è la grande sfida? Lavorare su ciò che l’IA non sa fare: insegnare ai ragazzi e alle ragazze a scegliere, a formulare domande di qualità e a valutare criticamente la bellezza e l’affidabilità di un contenuto grafico o testuale».

Andrea Chiaramonti (qui l'intervento completo), amministratore delegato di Giunti Scuola, ha richiamato l’attenzione sulla centralità del comparto della scuola primaria, un segmento delicatissimo dove gli effetti del calo demografico sono ancora più visibili e dove non mancano le criticità. «Nella scuola primaria i libri di testo sono forniti dallo Stato e quindi il prezzo è imposto: in media, 14 euro circa. È un prezzo estremamente basso per portare a scuola contenuti e materiali che racchiudano tutto ciò che abbiamo visto nelle presentazioni di oggi». E ha aggiunto: «Il libro serve nella scuola per essere il filo rosso dell’insegnante. Se lo Stato non interviene facendoci recuperare l’inflazione, avremo un’offerta culturale minore. E un’offerta culturale minore vuol dire una popolazione meno preparata, meno colta, bambini e bambine con meno stimoli».

L'impegno del Ministero dell'Istruzione e del Merito
La sottosegretario al Ministero dell’Istruzione e del Merito, Paola Frassinetti (qui l'intervento completo), ha chiuso i lavori confermando la piena sintonia del Ministero guidato da Giuseppe Valditara con le preoccupazioni espresse dalla filiera. «Investire sul sapere e sulla conoscenza è una strategia di sviluppo e di crescita della società» ha spiegato, tracciando il bilancio delle azioni messe in campo dal Ministero e la proficuità del dialogo costante con AIE. «Siamo riusciti ad adeguare, con un apposito intervento normativo, dopo ben 13 anni, i tetti di spesa della dotazione libraria all’inflazione programmata per ciascun anno della scuola secondaria di primo e secondo grado. Allo stesso tempo, abbiamo incrementato le risorse del fondo destinato alle famiglie meno abbienti per l’acquisto dei libri di testo: dai 133 milioni di euro del 2022 ai 337 milioni di euro per il biennio 2024-2025, fino ai 139 milioni di euro per il biennio 2026-2027. Vogliamo inoltre incrementare la percentuale di flessibilità che il collegio dei docenti può esercitare riguardo ai tetti di spesa per ogni grado e classe di scuola, aumentandola, con il decreto del 26 marzo scorso, al 20%».
In conclusione, Frassinetti ha sottolineato come sia emersa chiaramente, dai precedenti confronti e orientamenti delle Camere, «la richiesta di verificare la fattibilità di forme di detrazione fiscale per la spesa sostenuta dalle famiglie per l’acquisto dei libri di testo. È una questione che sicuramente verrà affrontata e approfondita in occasione della prossima legge di bilancio».

© Immagine in header di Andrea Scarponi

L'autore: Elisa Buletti

Laureata in Lettere all’Università degli Studi di Verona, ho conseguito il master Booktelling, comunicare e vendere contenuti editoriali dell’Università Cattolica di Milano che mi ha permesso di coniugare il mio interesse per i libri e l’intero settore editoriale con il mondo della comunicazione digital e social.

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