Nel corso del convegno Il valore della conoscenza. Il libro di testo come bene essenziale del Paese. Investire nell’istruzione e supportare le famiglie, organizzato dall’Associazione Italiana Editori con il patrocinio del Ministero dell’Istruzione e del Merito il 27 maggio, nella Sala Matteotti della Camera dei deputati, il presidente del Centro per il libro e la lettura Giuseppe Iannaccone ha difeso il ruolo del libro scolastico come strumento fondamentale di formazione democratica e di contrasto alla semplificazione culturale prodotta dall’ecosistema digitale. Di seguito il suo intervento integrale.
«Esiste una teoria piuttosto diffusa nel mondo occidentale, che parte da un nucleo germinale anglosassone, secondo cui staremmo entrando in una società post-alfabetizzata, una civiltà distopica popolata da analfabeti, nella quale il declino della lettura complessa e della lettura profonda determinerebbe una crisi progressiva delle capacità cognitive. Secondo questa teoria, il formato breve che domina sugli smartphone e la logica stessa degli highlights finirebbero per prevalere sull’argomentazione logica, strutturata e razionale del testo stampato, con il conseguente impoverimento dell’intera architettura intellettuale.
Se questo è davvero lo scenario che ci attende, e se già oggi dominano almeno in parte la semplificazione banalizzante, la riduzione del discorso critico e l’esasperazione aforistica dei concetti, allora i libri di testo appaiono molto più che semplici strumenti di resistenza culturale. Sono molto più che contenitori di saperi che, anno dopo anno, arricchiscono la propria offerta culturale e didattica facendo da ponte tra docente e studente. I libri di testo non sono enciclopedie autoreferenziali, non sono saggi accademici che pretendono di mappare l’esistente, né aride ricognizioni sul terreno delle discipline. Sono invece facilitatori insostituibili, capaci di rendere accessibile la complessità senza banalizzarla e, soprattutto, di selezionare e organizzare le informazioni per trasformarle in vera conoscenza. Non in una conoscenza totalizzante e barocca, ma in una conoscenza autentica.
Un libro di testo non si improvvisa e non può essere sostituito da dispense preparate alla bisogna, senza rigore e senza controllo scientifico. Che sia destinato ai bambini della primaria o agli studenti delle scuole superiori, il libro di testo è innanzitutto una porta d’accesso all’interesse, alla curiosità e spesso alla passione. Ho visto studenti e studentesse, guidati da docenti capaci di suscitare interesse ed emozione, trovare proprio nel manuale quel cumulo di suggestioni, risonanze e spunti capace di accendere il fuoco del coinvolgimento emotivo.
Per tutte queste ragioni non può esistere scuola senza libro di testo. E non possono esserci ragazzi, ragazze e famiglie lasciati senza questo strumento. Le famiglie meno abbienti vanno sostenute e aiutate, perché il libro di testo collabora con docenti e studenti nel processo di insegnamento e apprendimento e svolge una funzione fondamentale.
Il libro di testo ha infatti un ruolo cruciale nella formazione intellettuale e democratica dei nostri ragazzi, anche oltre ogni demagogico appello alla soggettività istintiva nel rapporto con il sapere. Lo fa insieme a una figura anch’essa insostituibile, di cui oggi abbiamo bisogno più che mai: il docente, cioè l’intellettuale che nel proprio ambito solleva domande, indica percorsi, suggerisce traiettorie e stimola gli studenti con punti di vista differenti. Insegna, come diceva Calvino, il modo di guardare il prossimo e se stessi, di mettere in relazione fatti personali e fatti generazionali, di attribuire valore alle piccole e alle grandi cose e di trovare, soprattutto, le proporzioni della vita».