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Poltrone

Irene Manzi: «Le risorse liberate dal calo demografico devono restare nella scuola»

di Redazione notizia del 28 maggio 2026

Nel corso del convegno Il valore della conoscenza. Il libro di testo come bene essenziale del Paese. Investire nell’istruzione e supportare le famiglie, organizzato dall’Associazione Italiana Editori con il patrocinio del Ministero dell’Istruzione e del Merito il 27 maggio, nella Sala Matteotti della Camera dei deputati, la deputata del Partito Democratico Irene Manzi, componente della Commissione Cultura della Camera, ha richiamato l’attenzione sul rapporto tra calo demografico, sostenibilità del sistema scolastico e diritto allo studio, soffermandosi anche sulla necessità di riaprire un confronto stabile tra istituzioni, scuola ed editoria scolastica. Di seguito il suo intervento integrale.

«Ho trovato molto interessante questo dibattito, perché mostra con chiarezza sia la complessità dei tempi di produzione dei libri scolastici sia il lavoro necessario per costruire un’offerta editoriale che oggi deve integrare in modo efficace carta e digitale. C’è poi naturalmente una complessità didattica: si tratta di un lavoro che richiede insieme professionalità scientifica e azione pedagogica, cioè il principio fondamentale su cui si costruisce un progetto editoriale rivolto alla scuola.

Si è fatto cenno al tema del calo demografico, che considero uno dei temi su cui la politica dovrebbe riflettere con maggiore attenzione quando si occupa di istruzione. I dati parlano di un milione di studenti in meno nel prossimo decennio. Questo significherà non solo una riduzione del numero degli studenti, ma anche circa 100 mila cattedre potenziali in meno e almeno 5 mila plessi scolastici a rischio chiusura, se non verranno adottate contromisure. È un quadro allarmante, se pensiamo anche alla presenza fisica della scuola sul territorio e alla funzione che essa svolge nelle comunità.

La grande questione politica, a mio avviso, è non utilizzare il calo demografico come pretesto per ridurre le risorse. Quelle risorse che il calo demografico libera dovrebbero restare nei capitoli di bilancio dedicati all’istruzione, per potenziare l’offerta didattica. Questo vale per l’editoria scolastica, ma anche più in generale per il welfare studentesco e per il diritto allo studio. È un tema essenziale, che riguarda le famiglie italiane e la necessità di contemperare l’interesse degli editori con il diritto all’istruzione.

In questi giorni il dibattito è tornato anche sul tema dei tetti di spesa. Molti docenti, nella definizione delle proposte editoriali per il prossimo anno scolastico, si trovano costretti a rinunciare a un libro piuttosto che a un altro proprio per il peso di questi limiti. Non appartengo alla categoria degli apocalittici rispetto alle nuove tecnologie e al digitale. Penso che siano strumenti importanti, ma credo anche che esista un tema di equilibrio con il testo a stampa, che conserva un valore fondamentale nell’apprendimento. Per questo ritengo utile una discussione laica e serena intorno al decreto ministeriale che regola questo ambito.

Nella scorsa legislatura era stato avviato un tavolo tecnico sull’editoria scolastica con il coinvolgimento degli editori e della comunità educante. Quel lavoro è rimasto incompiuto e penso che vada recuperato. Sarebbe utile ripartire dai dati e verificare come, a più di dieci anni dall’introduzione del decreto ministeriale del 2013, quella normativa abbia inciso concretamente sull’editoria scolastica e sulle famiglie, anche alla luce dell’inflazione e della perdita di potere d’acquisto. In questo quadro, l’intervento sulla detrazione potrebbe diventare uno strumento importante di sostegno alle famiglie.

Credo inoltre che quel tavolo potrebbe affrontare non solo le questioni economiche, ma anche la complessità delle numerose riforme che nell’ultimo anno hanno investito la scuola italiana. Il rischio è di sovraccaricare gli istituti scolastici, gli editori e gli stessi docenti, chiamati ad adeguarsi a cambiamenti ancora in parte in corso di definizione. Forse proprio quel tavolo aiuterebbe a comprendere meglio la complessità dei tempi necessari per mettere a terra le riforme e costruire interventi realmente efficaci».

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