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Persone

«Con i libri di testo sosteniamo chi insegna. E il nostro futuro come società». Alessandro Giambitto, marketing e communication senior manager

di Alessandra Rotondo notizia del 14 luglio 2026

Che cosa succede dopo un percorso di formazione in editoria? Quali traiettorie professionali si aprono, quali competenze diventano decisive, quali strade portano dentro i diversi mestieri del libro e dei contenuti? Nell’avvicinarci alla venticinquesima edizione del Master in Editoria, promosso dall’Università degli Studi di Milano, dall’Associazione Italiana Editori e dalla Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, inauguriamo una serie di conversazioni con professionisti e professioniste che hanno frequentato il Master e che oggi lavorano in punti diversi della filiera. A condurre queste interviste è chi quel percorso lo ha attraversato a sua volta: una posizione non esterna, che consente di guardare al Master anche come a una comunità professionale, fatta di generazioni diverse di persone che, tra loro, continuano spesso a riconoscersi e a chiamarsi «masterini».

L’obiettivo è raccontare, attraverso le loro esperienze, come cambia il settore e che cosa significa costruire un percorso professionale nel mondo dei libri. Una prospettiva utile anche per chi, in queste settimane, sta valutando la candidatura alla nuova edizione del Master. I posti disponibili sono 26: il bando verrà pubblicato nel corso del mese di luglio e le selezioni si terranno intorno a metà ottobre. Le lezioni si svolgeranno tra novembre e maggio, presso la Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, con un impegno settimanale di circa 30 ore, dal lunedì al venerdì; gli stage curriculari, di almeno 480 ore ciascuno, si svolgeranno da maggio a novembre e termineranno con la prova finale per il conseguimento del titolo.

Dopo Marco Figini, che nella prima intervista ha raccontato il lavoro editoriale come capacità di «mettere in connessione mondi diversi», il secondo incontro è con Alessandro Giambitto, che ha frequentato il Master nel 2010 e oggi è marketing e communication senior manager in Sanoma Italia. Il suo percorso racconta un altro modo di stare dentro l’editoria: non la redazione, ma il lavoro di comunicazione, relazione e strategia in un settore – quello scolastico – spesso meno visibile dall’esterno e attraversato da trasformazioni profonde.

Il team coordinato da Giambitto si occupa della promozione e della comunicazione dei prodotti e dei servizi dell’azienda, attiva nell’education: scuola primaria, scuola secondaria, formazione docente, percorsi di certificazione. È un lavoro che vive nel punto di contatto tra molte aree aziendali: editoriale, commerciale, customer service, tecnologia, digitale.

«Io parlo spesso al plurale, perché non mi ritengo mai da solo davvero: faccio parte di una squadra, ed essere parte di una squadra è il mio ruolo». Non una funzione isolata, quindi, ma un ruolo di raccordo, dentro un crocevia di competenze. La comunicazione online arriva direttamente a insegnanti e scuole; quella offline passa anche attraverso la rete commerciale. In mezzo, ogni output richiede confronto, validazione, mediazione tra strategia e operatività.

La sua giornata tipo, racconta Giambitto, è fatta soprattutto di relazioni. Risorse interne, collaboratori e collaboratrici, freelance, agenzie, fornitori: «Sono in call dalle 9 della mattina fino alle 18 o alle 19, ininterrottamente, in slot variabili tra i 30 e i 60 minuti». A fine giornata, se resta energia, ci sono le mail. Ma il punto non è la quantità delle riunioni: è il tipo di lavoro che quelle riunioni rendono possibile. «È un lavoro totalmente di relazione e di pensiero», che richiede capacità di rielaborazione rapida, reattività, disponibilità a dare feedback e indicazioni operative senza avere sempre giorni per pensarci.

Per spiegare il proprio ruolo, Giambitto usa un’immagine sportiva: quella dell’allenatore, perché si costruisce attraverso passaggi successivi, confronti, aggiustamenti, allenamento comune. «Vivo il mio ruolo come quello di un allenatore che lavora con il proprio team e con fornitori esterni, collaboratori freelance che considero parte della squadra». L’obiettivo è arrivare al risultato – una campagna, un progetto, una proposta, un’attività di promozione – non come somma di contributi separati, ma come esito di un pensiero sviluppato insieme.

Il percorso che lo ha portato fin qui inizia appunto nel 2010, con lo stage seguito al Master. «Da stagista inviato dalla Fondazione Mondadori a responsabile: il percorso che mi ha portato qui è molto lineare». Lineare, però, non significa semplice né immobile. Quando entra in azienda, il contesto è in trasformazione: l’identità del gruppo sta cambiando, la comunicazione digitale è ancora in larga parte da costruire, i social network non hanno ancora assunto il peso che avrebbero avuto negli anni successivi. Il primo incarico riguarda l’ufficio stampa di una collana di saggistica; poco dopo arriva la collaborazione alla nascita del sito web, più legato alla scolastica. Da lì, passaggio dopo passaggio, il lavoro si allarga.

Giambitto ha attraversato quasi dall’inizio una trasformazione che avrebbe modificato in profondità la relazione tra casa editrice scolastica e pubblico docente. «Il primo giorno mi hanno chiesto: dovrai vedere se qualche casa editrice ha già fatto dei profili su quella cosa dei social che voi giovani utilizzate». All’epoca, ricorda, la relazione con insegnanti e scuole era molto più monodirezionale, fisica, mediata dalla rete territoriale. Poi arrivano il sito, le newsletter, i sistemi di mailing, l’acquisizione dei dati, i profili social, i tentativi riusciti e quelli abbandonati. La comunicazione diventa dialogo.

In questi sedici anni, il lavoro cresce insieme ai bisogni dell’azienda. «Man mano che allargavamo le necessità comunicative, aumentavano le responsabilità, aumentava la dimensione del team e aumentava la partecipazione alla visione generale». La sua traiettoria, per questo, è legata a una trasformazione strutturale: servivano persone capaci di costruire e gestire funzioni che prima non esistevano nello stesso modo. Anche competenze nate fuori dal lavoro – la pratica dei forum online, l’attitudine al digitale, una familiarità quasi «da nerd» con certe logiche di relazione – diventano strumenti professionali.

Peraltro, la specificità dell’editoria scolastica resta spesso poco visibile. «Il libro di scuola è uno strumento, ed è facile non prestare attenzione a ciò che c’è dietro». A differenza di altri ambiti editoriali, racconta Giambitto, la scolastica fatica a entrare nella narrazione pubblica: non ha un’immagine riconoscibile, non ha un’epica diffusa, resta in gran parte fuori dal racconto mainstream del lavoro editoriale. Eppure dietro un libro di testo ci sono tempi lunghi, costi rilevanti, molte professionalità, un processo complesso di progettazione e realizzazione. È il sommerso che il progetto di AIE Il valore della conoscenza cerca di portare a galla.

È anche un mercato fortemente regolato. Ci sono tetti di spesa, vincoli normativi, condizioni demografiche, limiti infrastrutturali, livelli molto diversi di accesso alla tecnologia nelle famiglie, nelle scuole, tra docenti. «È un perimetro con delle regole dentro cui bisogna stare tutti». Dentro quel perimetro la concorrenza è forte, ma il mercato ha anche una sua solidità: permette di programmare, di pensare nel medio - lungo periodo, di lavorare su progetti che hanno bisogno di tempo.

La trasformazione digitale ha cambiato il settore non soltanto nei canali di comunicazione, ma nella natura stessa del prodotto. Il libro di testo resta centrale, ma non basta più pensarlo come un oggetto isolato: «È un ecosistema di contenuti». Attorno al volume si sviluppano piattaforme, video, podcast, strumenti per la correzione, attività digitali, materiali di supporto, ambienti di apprendimento. Il digitale ha modificato la fruizione del contenuto editoriale e il modo stesso di apprendere. L’intelligenza artificiale apre ora un ulteriore passaggio, ancora in corso.

Per Giambitto, la direzione è quella di una maggiore personalizzazione. Registro linguistico, livelli di approfondimento, sintesi, tutoring, feedback immediati: il prodotto scolastico tende a diventare più flessibile, più modulare, più capace di adattarsi a esigenze differenti. «Arrivi ad avere un prodotto, in prospettiva, totalmente liquido». Questo cambia non solo il modo in cui si comunica, ma anche il modo in cui si vende e ciò che, concretamente, si offre a scuole e insegnanti.

In questo scenario, le sfide principali riguardano i dati, l’intelligenza artificiale e la capacità di costruire comunità. I dati servono a capire meglio bisogni e comportamenti, a offrire soluzioni più adatte dal punto di vista del prodotto, della vendita e della comunicazione. L’intelligenza artificiale, invece, va affrontata senza abdicare alle competenze culturali che definiscono il lavoro editoriale: pensiero critico, supervisione dei contenuti, responsabilità nelle scelte. La community, infine, non è solo un tema di comunicazione: è parte del modo in cui l’editoria scolastica può sostenere il lavoro docente.

Su questo punto Giambitto insiste molto. Nei gruppi social dedicati alla scuola vede insegnanti che lavorano peer to peer, si scambiano pratiche, materiali, soluzioni, competenze. «Riuscire ad aggregarli e farli sentire parte di un sistema, e non abbandonati nella loro classe da soli con 22 adolescenti o 22 bambini, è quello che serve». L’editoria scolastica, in questa prospettiva, non fornisce solo libri o piattaforme: contribuisce a creare un ambiente di supporto, confronto e crescita.

Alla base, dice, deve esserci una convinzione più profonda. «Non puoi lavorare nell’istruzione se non credi nell’istruzione, nella crescita delle generazioni successive». Per Giambitto la molla è l’idea che attraverso i libri scolastici si possa avere un impatto sul modo in cui ragazze e ragazzi imparano oggi.

Quando il discorso torna al Master, Giambitto sceglie due immagini. La prima è quella di un giovane sportivo convocato nella nazionale giovanile, dopo anni di allenamento. Prima di iniziare lo stage aveva quasi 27 anni e molta paura: di essere in ritardo, di avere meno esperienza, di non essere abbastanza pronto. Il Master, racconta, gli ha dato una forma di sicurezza. «Mi ha fatto sentire pronto e preparato, ma anche accolto e accettato». E soprattutto gli ha dato la sensazione di poter entrare nel lavoro editoriale «dalla porta principale, anche se in piccolo».

Quella sicurezza nasce dalle lezioni, dai professionisti e dalle professioniste incontrate, dal gruppo, ma anche dalla qualità del ponte verso lo stage. Nel suo ricordo torna con forza il nome di Irene Zanella, tutor di lungo corso del Master in Editoria venuta a mancare nel 2024, una delle persone che lo hanno accompagnato nel percorso. «Ogni volta che penso a lei mi viene una lacrima e mi commuovo». La proposta di stage, racconta, era stata pensata su misura per lui; la persona individuata allora come sua responsabile sarebbe rimasta tale per i sedici anni successivi. «Lavorare con il proprio capo per 16 anni non è banale, vuol dire che quella è la persona giusta per te e tu sei la persona giusta per lei».

La seconda immagine è ancora più evocativa: la Fondazione Mondadori come Hogwarts. Per chi ha desiderato lavorare nell’editoria fin da ragazzo, racconta, ricevere la lettera di ammissione significa entrare in un luogo dove quel desiderio smette di sembrare strano. «A un certo punto ho ricevuto la lettera che mi ammetteva al Master, dove c’erano altri venti pazzi come me che avevano questo sogno di bambini di lavorare nell’editoria». Ognuno con la propria vocazione – redazione, commerciale, marketing, digitale – ma dentro una stessa bolla di intensità e riconoscimento.

Poi, naturalmente, arriva il lavoro. «Siamo usciti, ci siamo confrontati con il mercato dell’editoria, con tutte le sue difficoltà e le sue problematiche. Siamo andati nel mondo dei babbani, ma avevamo la magia».


Dopo l’appuntamento online del 13 luglio dedicato al bando e alle selezioni, il Master accompagnerà la fase di candidatura con altri momenti di approfondimento. Il 20 luglio, dalle 17.30 alle 18.30 e sempre online, è prevista una sessione di domande e risposte su bando, selezioni e iscrizioni. Il 14 settembre, dalle 17 alle 18 presso la sede della Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, ci sarà l’ultimo appuntamento prima dell’avvio del Master: un’occasione per incontrarsi di persona e confrontarsi direttamente con lo staff. Tutti gli aggiornamenti verranno pubblicati sul profilo Instagram @mastereditoria; per maggiori informazioni è possibile scrivere a master@fondazionemondadori.it.

L'autore: Alessandra Rotondo

Dal 2010 mi occupo della creazione di contenuti digitali, dal 2015 lo faccio in AIE dove oggi sono responsabile del contenuto editoriale del Giornale della Libreria, testata web e periodico in carta. Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Unimi, AIE e Fondazione Mondadori. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: editoria, libri, podcast, narrazioni su più piattaforme e cultura digitale. La mia cosa preferita è il mare.

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