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Persone

Amanda Ferrario: «La vera sfida non è rincorrere le riforme, ma lavorare sulla metodologia»

di Redazione notizia del 28 maggio 2026

Nel corso del convegno Il valore della conoscenza. Il libro di testo come bene essenziale del Paese. Investire nell’istruzione e supportare le famiglie, organizzato dall’Associazione Italiana Editori con il patrocinio del Ministero dell’Istruzione e del Merito il 27 maggio, nella Sala Matteotti della Camera dei deputati, la dirigente scolastica dell’Istituto tecnico economico Enrico Tosi di Busto Arsizio Amanda Ferrario ha riflettuto sul rapporto tra libro di testo, apprendimento digitale e intelligenza artificiale, insistendo sul ruolo della metodologia e sulla necessità di rafforzare la capacità degli studenti di leggere, comprendere e interpretare i testi. Di seguito il suo intervento integrale.

«Gli studenti oggi non sono in difficoltà sugli strumenti, ma sugli stili di apprendimento, perché vivono in un mondo molto digitale e molto orientato alle immagini. Il compito della scuola è quindi lavorare sulle strutture del testo e sul libro autorevole. Il libro di testo serve ed è necessario, ma deve essere un libro di qualità, non mutevole nel tempo e consapevole di ciò che propone. Anche in presenza di una riforma non è necessario cambiare tutto ogni volta: è importante individuare i nuclei fondanti delle discipline. Noi siamo nel tecnico-economico, ma lo stesso vale per i tecnici e per i tecnologici: in tutte le discipline esistono nuclei essenziali che restano, al di là di come vengano distribuite le aree disciplinari.

Questa riforma non nasce oggi: nasce nel 2022, all’interno del quadro del PNRR, e sappiamo che entrerà in vigore da settembre. Per questo, sui libri di testo abbiamo fatto una scelta: mantenere la parte normativa del testo e integrarla con strumenti di apprendimento legati anche all’intelligenza artificiale. Ma questo lavoro va fatto a scuola, perché a casa lo studente tende a cercare la soluzione immediata. A scuola invece possiamo insegnargli a usare gli strumenti partendo dal testo. Ed è qui che la metodologia diventa fondamentale.

In questi giorni, al Ministero dell’Istruzione, stiamo gestendo le finali nazionali dei campionati di dibattito, con scuole provenienti da tutta Italia. Si lavora in inglese, italiano e spagnolo partendo sempre dall’analisi di un testo, di una fonte, di un contesto. Si insegna agli studenti a leggere un testo, a comprenderne il significato e a confrontarsi con esso, anche attraverso modalità più coinvolgenti. Se non si lavora in questo modo, si finisce per ridurre tutto alla ricerca di risposte immediate. Invece la scuola deve insegnare ad appassionarsi a ciò che si fa.

Il libro di testo resta importante e può affiancarsi all’uso dell’intelligenza artificiale e degli strumenti tecnologici, ma sempre con il docente nel ruolo di facilitatore. L’intervento vero va fatto sui docenti. Non credo che ci debba essere una corsa continua all’innovazione rincorrendo programmi, indicazioni o linee guida, perché spesso cambiano soprattutto le forme e le sfumature. Bisogna invece recuperare i nuclei fondanti delle discipline e lavorare sulla metodologia. È questa la vera sfida. Se non interveniamo lì, continueremo soltanto a rincorrere il problema senza risolverlo».

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