Nel corso del convegno Il valore della conoscenza. Il libro di testo come bene essenziale del Paese. Investire nell’istruzione e supportare le famiglie, organizzato dall’Associazione Italiana Editori con il patrocinio del Ministero dell’Istruzione e del Merito il 27 maggio, nella Sala Matteotti della Camera dei deputati, il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè, membro della Commissione Cultura, ha ribadito la necessità di sostenere le famiglie sull’acquisto dei libri scolastici attraverso misure fiscali strutturali e universali, richiamando anche il tema della stabilità normativa per il settore editoriale educativo. Di seguito il suo intervento integrale.
«La conoscenza è un elemento chiave della crescita del Paese. I corsi scolastici sono il principale veicolo della conoscenza: i nuclei fondamentali del sapere rappresentano le basi su cui tutti noi ci appoggiamo. Fare esperienza della lettura e dello studio, sviluppando l’abitudine alla lettura di approfondimento, significa attivare una cittadinanza realmente attiva e consapevole, non limitata alla brevità della comunicazione social.
Abbiamo davanti un periodo difficile, abbiamo la necessità di trovare le cosiddette coperture rispetto agli impegni che vanno presi, soprattutto in direzione delle famiglie. Le prossime politiche fiscali e di bilancio devono ospitare un pensiero concreto. Quando si parla di fisco, la concretezza significa introdurre misure che vadano nella direzione della detraibilità per una spesa che non è una spesa, ma il nutrimento di quella conoscenza senza la quale non formiamo cittadini capaci di interpretare lo spirito del loro tempo. È una spesa utile, necessaria per le famiglie.
Le Commissioni Cultura di Camera e Senato hanno inserito questo impegno tra le raccomandazioni per il Governo in vista del prossimo Documento di programmazione finanziaria. Anche negli scorsi anni abbiamo tentato, con alterne fortune, di inserire queste misure di detraibilità. Adesso va fatto con uno slancio ulteriore, con coraggio, e senza guardare alla capacità di spesa delle singole famiglie.
Questa deve essere una misura democratica e universale, perché il sapere e la conoscenza devono essere di tutti e non possono conoscere i limiti dell’Isee. Va fatto ora, con una misura coraggiosa alla quale dovranno affiancarsi, in modo consapevole, anche le Regioni, con la capacità di spesa che hanno in questo settore.
Da parte nostra, da parte del Parlamento, bisogna poi affrancarsi da una malattia che abita questi palazzi e che è la “riformite”. È quella malattia per cui si susseguono le riforme, si cancella ciò che è stato fatto prima e si interviene continuamente.
Non ci si può permettere di fermare il tempo, perché il tempo della preparazione, il tempo che separa una riforma dalla sua concretezza, significa investimenti e significa anche dare certezze a chi investe, cioè alle imprese editoriali. Non si può arrivare con correttivi che azzerano o rimettono in discussione ciò che è stato fatto. Questo non può succedere, proprio per il valore universale della conoscenza, che non conosce steccati ideologici né di partito.
Bisognerà quindi mettere gli editori nelle condizioni di fare il loro lavoro e, da parte nostra, avere rispetto per quel lavoro. Rispetto significa riconoscere che serve il tempo necessario per realizzare le riforme. Non possono arrivare correttivi che rimettano tutto in discussione. Serve stabilità, perché scuola ed editoria hanno bisogno di tempi lunghi per adattarsi ai cambiamenti. In una società in trasformazione, spesso è la realtà stessa a imporre gradualità e continuità nell’applicazione delle riforme».