Nel corso del convegno Il valore della conoscenza. Il libro di testo come bene essenziale del Paese. Investire nell’istruzione e supportare le famiglie, organizzato dall’Associazione Italiana Editori con il patrocinio del Ministero dell’Istruzione e del Merito il 27 maggio, nella Sala Matteotti della Camera dei deputati, l’amministratore delegato di Sanoma Italia Mario Mariani ha affrontato il tema dell’evoluzione del libro misto e del rapporto tra carta e digitale, chiedendo un aggiornamento della normativa che regola l’editoria scolastica alla luce delle trasformazioni tecnologiche e didattiche degli ultimi anni. Di seguito il suo intervento integrale.
«Ci sono due aspetti particolarmente importanti: il tema dell’indicizzazione dei prezzi dei libri di testo e quello della definizione delle categorie dei libri scolastici. Nel 2013 erano state individuate tre categorie: libro cartaceo, libro cartaceo più digitale e libro esclusivamente digitale. In quel contesto, però, il digitale era ancora inteso prevalentemente come una semplice sostituzione della parte cartacea attraverso il PDF. Per questo motivo era stata introdotta anche una riduzione economica del 10% nel momento in cui i libri diventavano in modalità mista. Oggi però la scuola è completamente cambiata.
Dal punto di vista dell’editore, la produzione non consiste più nella semplice trasposizione del cartaceo sul digitale: la componente digitale è diventata una parte autonoma, forte e integrante dell’esperienza didattica.
Parliamo di accessibilità, di strumenti di interazione per lo studente e per l’insegnante, ma anche della necessità di investire nella formazione dei docenti affinché possano utilizzare questi strumenti in modo realmente efficace dal punto di vista didattico. A questo si aggiunge il tema dell’intelligenza artificiale: la scuola, in un modo o nell’altro, si sta adeguando a questi cambiamenti.
Oggi quindi la parte digitale integrativa è molto più ricca e complessa rispetto a quella immaginata quando venne costruita la normativa attuale, e questo pone un problema importante di aggiornamento delle regole.
Questi cambiamenti si intrecciano anche con il tema dell’obsolescenza, non soltanto dei contenuti ma anche dei modelli economici, soprattutto se consideriamo che per molti anni i tetti di spesa non sono stati aggiornati all’inflazione e che, contemporaneamente, la popolazione scolastica si sta riducendo. Tutti gli investimenti sostenuti dagli editori hanno quindi possibilità di recupero sempre più limitate.
Mi fa piacere che sia stato richiamato il tema dei bisogni educativi speciali, perché uno degli aspetti più importanti dell’integrazione digitale è proprio la possibilità di personalizzare maggiormente l’apprendimento e di rispondere meglio ai cambiamenti nei modi di apprendere delle nuove generazioni.
Abbiamo parlato anche di pluralità editoriale. I 22 mila titoli citati rappresentano, dal nostro punto di vista e anche guardando ai dati europei, una grande eccezione italiana e un valore da tutelare. A questi si aggiungono circa 5 milioni di contenuti digitali associati.
Il modello ibrido è ormai quello adottato dal 96% degli insegnanti ed è diventato di fatto il modello standard.
La scuola ci sta dicendo una cosa molto chiara: che una parte cartacea solida e ben costruita, insieme a una componente digitale integrativa efficace, rappresenta oggi la soluzione più utile per l’apprendimento.
Su questi aspetti la trattativa con il Ministero è avviata e, dal nostro punto di vista, si è sviluppata in modo costruttivo. Tuttavia resta fondamentale affrontare il tema del 10%, perché mantenere una riduzione dei tetti di spesa pensata per un contesto ormai superato significa non riconoscere quanto il settore sia cambiato.
Anche guardando ad altri Paesi, questa direzione è ormai diventata lo standard. Paesi che avevano puntato molto rapidamente sull’uso esclusivamente digitale dei contenuti scolastici, come Svezia e Finlandia, stanno recuperando l’uso della parte cartacea, riconoscendone il valore fondamentale.
La scuola è cambiata e ora dobbiamo fare in modo che sia la normativa a raggiungerla».