Nel corso del convegno Il valore della conoscenza. Il libro di testo come bene essenziale del Paese. Investire nell’istruzione e supportare le famiglie, organizzato dall’Associazione Italiana Editori con il patrocinio del Ministero dell’Istruzione e del Merito il 27 maggio, nella Sala Matteotti della Camera dei deputati, l’amministratore delegato di Mondadori Education Gian Luca Pulvirenti ha approfondito l’impatto industriale delle riforme scolastiche sul lavoro editoriale, soffermandosi sui tempi di produzione, sugli investimenti richiesti agli editori e sulle difficoltà generate dalla sovrapposizione di più riforme in tempi ravvicinati. Di seguito il suo intervento integrale.
«Il ruolo dell’editore, in occasione di una riforma, diventa ancora più importante, perché assume su di sé la responsabilità di fornire a docenti e studenti materiali che rispecchino i contenuti della riforma e consentano di raggiungere gli obiettivi didattici e di apprendimento che essa definisce.
Nel caso della riforma del primo ciclo, la storia è probabilmente la disciplina più impattata, perché non sono cambiati soltanto i contenuti, ma addirittura la periodizzazione storica. Questo comporta una rielaborazione dell’intera offerta. Ma non si tratta soltanto di storia. Ci sono l’inserimento di contenuti legati all’informatica nei corsi di matematica e di educazione tecnica, numerosi interventi sulla geografia e l’introduzione del latino nelle scuole secondarie di secondo grado.
L’editore ha quindi un ruolo fondamentale nel tradurre concretamente ciò che la riforma prevede. E quando le riforme riguardano un intero ciclo scolastico, questo lavoro deve essere fatto contemporaneamente su una ventina di materie diverse.
Per l’editore lo sforzo è duplice: da un lato bisogna accelerare la capacità di portare sul mercato nuovi titoli e nuovi materiali allineati alla riforma; dall’altro occorre rielaborare una parte del catalogo recente, perché non tutto può essere sostituito contemporaneamente. Questo comporta uno sforzo economico aggiuntivo molto rilevante, ma senza un ritorno proporzionale, perché il mercato delle adozioni non dipende dal numero di titoli pubblicati, ma dal numero degli studenti, che continua a diminuire.
Lo sforzo richiesto agli editori può essere riassunto in cinque elementi principali. Il primo è un tema svalutativo: una parte degli investimenti fatti negli anni recenti viene superata dalla riforma e la vita utile di quei prodotti si accorcia drasticamente. Il secondo riguarda il macero di una parte delle giacenze di magazzino, sostituite da nuovi titoli che prendono il posto dei precedenti. Il terzo elemento è la creazione accelerata di nuovi contenuti, sia per i testi completamente nuovi sia per l’aggiornamento dei materiali già presenti a catalogo. La quarta componente è quella dei costi di accelerazione: quando una riforma ha tempi molto stretti, gli editori sono costretti a lavorare con scadenze estremamente compresse. Nel nostro caso abbiamo ricevuto le nuove indicazioni nazionali definitive alla fine di giugno e abbiamo iniziato a stampare i libri già a dicembre per distribuirli nelle scuole tra gennaio e febbraio. Questo significa dover potenziare rapidamente strutture interne, collaborazioni autoriali, supporti redazionali, scientifici e pedagogici. Sono costi molto importanti. L’ultima componente riguarda il marketing e la formazione, perché tutto questo lavoro deve essere portato nelle scuole, presentato ai docenti e accompagnato con webinar, corsi e materiali di approfondimento. Se dovessi stimare il peso complessivo di questi sforzi, direi che il valore aggiuntivo rispetto a un anno normale è almeno pari al 20% in più degli investimenti.
E quando le riforme contemporaneamente diventano tre – quella del primo ciclo, quella degli istituti tecnici e quella annunciata per i licei – il carico economico e organizzativo per gli editori diventa davvero molto consistente.
Accanto all’impatto finanziario esiste poi il tema realizzativo, perché nei prossimi mesi il settore dovrà affrontare uno sforzo enorme di rinnovamento e adattamento dell’offerta editoriale. È un lavoro gigantesco».