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Persone

Daniele Barca: «La grande sfida oggi è integrare carta, tecnologia e metodologia»

di Redazione notizia del 28 maggio 2026

Nel corso del convegno Il valore della conoscenza. Il libro di testo come bene essenziale del Paese. Investire nell’istruzione e supportare le famiglie, organizzato dall’Associazione Italiana Editori con il patrocinio del Ministero dell’Istruzione e del Merito il 27 maggio, nella Sala Matteotti della Camera dei deputati, il dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo 3 di Modena Daniele Barca ha riflettuto sull’evoluzione delle classi scolastiche, sul rapporto tra qualità editoriale e metodologie didattiche e sulle competenze che la scuola dovrebbe sviluppare nell’epoca dell’intelligenza artificiale. Di seguito il suo intervento integrale.

«Condivido quanto diceva Amanda Ferrario sul tema della qualità e dell’essenzialità. Noi lavoriamo nel primo ciclo e il fenomeno di cui si parlava stamattina, cioè il calo della dispersione scolastica, ha un aspetto molto importante: è vero che gli alunni saranno di meno, ma è anche vero che le classi sono sempre più complesse.

Quando oggi entro in una classe di 25 studenti, rispetto a quando ero studente o insegnante negli anni Novanta, mi trovo davanti a un vero microcosmo. È quindi giusto che il lavoro dell’editore provi a intercettare ciò che è essenziale e comune a tutti. Le nuove indicazioni vanno proprio in questa direzione: al di là delle lunghe liste di contenuti, spingono verso l’essenziale, verso un approccio che potremmo sintetizzare con il principio del less is more.

Nel 2013, ai tempi del decreto Carrozza, il problema era mettere insieme tecnologia e carta. Oggi non è più questo il punto. Quando entriamo in classe, il vero tema è riuscire a integrare carta, tecnologia e approfondimento metodologico. La grande sfida è trovare autori davvero consapevoli, che non scrivano un libro solo perché conoscono bene la materia. C’è una grande differenza tra conoscere una disciplina e saperla insegnare.

Lavorare sulle metodologie è fondamentale, anche se è proprio sulle metodologie che spesso gli insegnanti oppongono le maggiori resistenze. Esiste una componente molto radicata dell’insegnamento che tende a riprodurre sempre lo stesso schema, “la stessa storia sullo stesso libro”, per citare Venditti.

Questo tema si collega direttamente anche alla questione dei costi. Quando si arriva a maggio e bisogna decidere le adozioni, gli insegnanti si trovano spesso davanti a un problema molto concreto: scegliere il libro migliore cercando però di rimanere entro i tetti di spesa. Non è un lavoro banale e non c’è una colpa individuale in questo: si cerca semplicemente di rispettare un vincolo.

Bisogna inoltre considerare che, anche se gli studenti diminuiscono, esistono moltissime famiglie con più figli contemporaneamente nel ciclo scolastico. Se in prima media il tetto di spesa è intorno ai 300 euro, nell’arco dell’intera scuola secondaria di primo grado si arriva facilmente a cifre molto importanti per il bilancio familiare. Il tema della qualità tocca quindi inevitabilmente anche quello dei costi e dei formati editoriali.

C’è poi il tema dell’intelligenza artificiale. Nel primo ciclo il suo utilizzo è vietato, salvo attraverso piattaforme editoriali autorizzate. A scuola utilizziamo strumenti come Google, ma non possiamo usare liberamente l’intelligenza artificiale generativa sugli account degli studenti per questioni legate al GDPR. La grande sfida, allora, è lavorare su ciò che l’intelligenza artificiale non sa fare.

La prima cosa è insegnare ai ragazzi a scegliere. Con i miei studenti lavoro proprio su questo: capire cosa scegliere e perché. Il secondo aspetto è imparare a fare domande. La scuola è sempre stata molto concentrata sulle risposte, mentre oggi la qualità della domanda diventa centrale. Se insegniamo agli studenti a formulare buone domande, anche l’intelligenza artificiale può diventare uno strumento utile. Il terzo elemento riguarda la capacità di valutare i contenuti fin da piccoli: capire cos’è un contenuto valido, ben costruito, efficace, e cosa invece va evitato.

Queste sono competenze che l’intelligenza artificiale non possiede. L’IA sa fare molte delle attività che la scuola tradizionalmente richiedeva – una relazione, una risposta a un test – ma non può sostituire il giudizio.

In questo senso, lavorare sulla qualità significa anche sviluppare metodologie più utili per il futuro. Spesso pensiamo che la scuola sia sempre stata così e che anche i libri siano sempre stati così. Ma non è vero. Mio fratello, negli anni Sessanta, studiava letteratura su un unico volume di Sapegno. Io, da studente, ne avevo già uno diverso, e poi da insegnante mi sono trovato davanti a manuali ancora più frammentati. Nel frattempo abbiamo accumulato sempre più contenuti, ma facciamo sempre più fatica a comprendere davvero i testi. E questo, secondo me, è un punto su cui dovremmo interrogarci seriamente».

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