Nel corso del convegno Il valore della conoscenza. Il libro di testo come bene essenziale del Paese. Investire nell’istruzione e supportare le famiglie, organizzato dall’Associazione Italiana Editori con il patrocinio del Ministero dell’Istruzione e del Merito il 27 maggio, nella Sala Matteotti della Camera dei deputati, il presidente del Gruppo educativo dell’Associazione Italiana Editori Giorgio Riva ha richiamato l’attenzione sulle pressioni economiche e industriali che oggi gravano sull’editoria scolastica, tra inflazione, calo demografico, investimenti tecnologici e impatto delle riforme sul settore. Di seguito il suo intervento integrale.
«Da questo incontro emerge chiaramente la ricchezza dell’offerta editoriale che oggi i libri scolastici mettono a disposizione di studenti e docenti, così come lo sforzo continuo che le imprese fanno per arricchirla, anche sul fronte dell’innovazione.
L’innovazione non va demonizzata: va affrontata con rigore scientifico e attenzione pedagogica. Fare innovazione significa proprio questo. Gli strumenti che il sistema scolastico mette a disposizione devono avere una solida valenza scientifica e didattica.
Il libro di testo, come ricordava anche l’onorevole Mollicone, non è una spesa ma un investimento. Se il prodotto editoriale gode ancora di buona salute dal punto di vista della qualità e dell’offerta, il settore che lo realizza e lo porta sul mercato vive invece una fase di forte pressione.
Sono stati richiamati due interventi importanti: l’aggancio dei tetti di spesa all’inflazione programmata e il fondo da 20 milioni destinato alle famiglie con Isee inferiore a 30 mila euro. Sono misure rilevanti, ma che non hanno colmato il divario inflattivo accumulato dal 2012 a oggi. Hanno affrontato il problema per il futuro, non quello costruito nei dodici anni precedenti.
Anche il fondo aggiuntivo da 20 milioni rappresenta un intervento significativo, ma ancora insufficiente.
Il settore è sotto pressione anche per la contrazione del bacino di utenza: negli ultimi dieci anni abbiamo perso circa 600 mila studenti e nel prossimo decennio ne perderemo un altro milione. Significa che, nell’arco di vent’anni, il sistema dovrà confrontarsi con una riduzione di circa il 25% della popolazione studentesca.
Nel frattempo aumentano i costi e gli investimenti richiesti agli editori, sia per il contesto geopolitico sia per la crescente attenzione agli strumenti destinati all’inclusione e al sostegno didattico, oltre che per l’impatto delle riforme scolastiche.
Siamo un settore fortemente regolamentato, nel quale ogni riforma incide direttamente sulla dimensione industriale delle imprese editoriali. Negli ultimi dodici mesi sono state introdotte tre riforme: quella del primo ciclo, quella degli istituti tecnici e quella dei licei annunciata per il 2027.
Le tempistiche tra l’annuncio delle riforme e la loro entrata in vigore generano criticità molto rilevanti, soprattutto quando i tempi sono estremamente compressi. Questo produce problemi nella gestione degli investimenti già effettuati, aumenta i costi e accelera in modo significativo i processi editoriali.
Per gli editori significa affrontare contemporaneamente l’aggiornamento dei cataloghi, la revisione dei contenuti, il rinnovo dei materiali digitali e la necessità di accompagnare scuole e docenti nella transizione. Tutto questo richiede tempi adeguati e una programmazione stabile.
Le nostre richieste più urgenti riguardano tre punti.
Il primo è l’introduzione della detrazione fiscale per i libri di testo, insieme alla garanzia di tempi rapidi nell’erogazione delle risorse alle famiglie. Non basta aumentare i fondi se poi, in molte Regioni e Comuni, queste risorse non arrivano in tempi adeguati.
Il secondo punto riguarda la scuola primaria. In questo segmento il calo demografico e la distanza tra inflazione programmata e inflazione reale stanno mettendo fortemente sotto pressione il settore e rischiano di compromettere, nel tempo, la pluralità dell’offerta editoriale.
Dal 2021 a oggi lo Stato ha risparmiato circa 45 milioni di euro grazie proprio al calo demografico e, nei prossimi cinque anni, la minore spesa accumulata potrebbe arrivare a circa 120 milioni. Se si vuole prestare maggiore attenzione a questo settore, le risorse potrebbero essere reperite anche all’interno di questi risparmi.
Il terzo punto riguarda la necessità di rivedere il decreto ministeriale 781 del 2013, introdotto per accompagnare l’evoluzione dell’offerta editoriale scolastica e favorire l’ingresso del digitale nelle scuole attraverso il modello misto tra carta e contenuti digitali.
Quel percorso è stato compiuto. Oggi però serve una revisione del decreto che tenga conto degli investimenti necessari per sostenere la ricchezza e la complessità dell’offerta editoriale raggiunta in questi anni, ormai fondata su un’integrazione strutturale tra carta, digitale, accessibilità e strumenti per la didattica».