Nel corso del convegno Il valore della conoscenza. Il libro di testo come bene essenziale del Paese. Investire nell’istruzione e supportare le famiglie, organizzato dall’Associazione Italiana Editori con il patrocinio del Ministero dell’Istruzione e del Merito il 27 maggio, nella Sala Matteotti della Camera dei deputati, il presidente della Commissione Cultura della Camera Federico Mollicone ha ribadito il ruolo centrale del libro scolastico nella trasmissione del sapere, soffermandosi sul rapporto tra innovazione digitale, sostenibilità industriale della filiera editoriale e sostegno alle famiglie. Di seguito il suo intervento integrale.
«Questo incontro si colloca in un momento cruciale: non discutiamo soltanto delle logiche economiche di un settore strategico, ma del valore stesso della conoscenza e degli strumenti che la veicolano.
I testi scolastici devono continuare a essere lo strumento di elezione, capace di supportare la funzione docente e di offrire agli studenti una base metodologica affidabile, al riparo da quella frammentazione cognitiva che spesso deriva da un uso non coordinato dei flussi digitali.
La ricerca presentata oggi fotografa uno scenario di grande interesse. I dati confermano uno stato di salute solido e strutturato del libro di testo come prodotto editoriale a tutto tondo. La sua architettura logica si dimostra pienamente funzionale alle esigenze della didattica contemporanea, configurandosi come un presidio di autorevolezza e un punto di riferimento insostituibile sia per il lavoro in aula sia per lo studio individuale.
Questa solidità rappresenta un indicatore estremamente positivo per il nostro sistema formativo, perché certifica che la scuola italiana può fare affidamento su standard qualitativi di primo ordine nella trasmissione del sapere.
Non possiamo tuttavia ignorare che il comparto sta attraversando una fase complessa, determinata dalle grandi sfide della contemporaneità. Penso all’inverno demografico, che contrae progressivamente la platea degli studenti, e all’impatto delle nuove tecnologie, che impone continui investimenti in ricerca e sviluppo per integrare in modo sicuro e pedagogicamente corretto i supporti digitali.
Su questo voglio fare un inciso. Una ricerca dell’Università di Macerata sullo studio immersivo e virtuale dimostra quanto l’apprendimento integrato con quello tradizionale – e non alternativo al libro di testo – abbia una capacità di impressione sulla memoria molto superiore, perché trasforma l’apprendimento razionale in apprendimento esperienziale. Questo porta a un apprendimento molto più persistente.
Noi difendiamo il libro di testo tradizionale, ma non bisogna demonizzare l’innovazione: se integrata correttamente, coordinata e governata, può portare a un miglioramento e a un approfondimento della didattica.
Di fronte a queste sfide, l’esecutivo ha dimostrato di voler tutelare la stabilità industriale della filiera editoriale, riconoscendone la specificità rispetto ad altri mercati e la necessità di una pianificazione pluriennale che consenta di ammortizzare i costi di produzione.
Il riconoscimento del valore dell’impresa editoriale si è tradotto in una misura concreta e attesa da tempo: la decisione di introdurre il collegamento automatico dei tetti di spesa all’inflazione programmata, sbloccando un impianto normativo rimasto sostanzialmente immobile dal 2012.
Questa misura ha rappresentato un passo avanti fondamentale per dare ossigeno al comparto e riconoscere i reali costi di produzione legati alle materie prime e agli adeguamenti tecnologici. È una strada sulla quale Parlamento e Ministero intendono continuare a lavorare in sinergia con l’AIE e con gli operatori del settore.
Allo stesso tempo, la tutela della dimensione industriale, della qualità dei testi e soprattutto del pluralismo editoriale deve procedere insieme alla salvaguardia sociale delle famiglie.
Attraverso un incremento mirato dei fondi per il diritto allo studio si è scelto di sostenere concretamente i nuclei familiari in difficoltà economica. Questo bilanciamento tra sostenibilità delle case editrici e diritto all’istruzione rappresenta la cifra di una politica che non vuole lasciare indietro nessuno. La spesa per l’istruzione è un investimento condiviso sulla crescita culturale della Nazione e sul merito dei giovani.
Dobbiamo continuare a lavorare per una cooperazione organica fra tutti gli attori dell’universo scolastico ed editoriale: famiglie, imprese editoriali, istituzioni statali e articolazioni ministeriali devono operare in costante sinergia.
Solo attraverso questo sforzo corale potremo assicurare alla scuola italiana gli strumenti necessari per affrontare i mutamenti del futuro e mantenere fermo il primato della conoscenza rigorosa nello sviluppo della nostra comunità nazionale».