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Storie dell'editoria

Con gli editori per la libertà

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Febbraio 2015

di José Borghino

Se qualcuno fosse ancora convinto che la difesa della libertà di stampa nei Paesi sviluppati si limiti ad essere un’attività teorica o astratta, allora i terribili eventi del 7 gennaio a Parigi hanno dimostrato una volta per tutte quanto ogni società sia in realtà vulnerabile e con quanta facilità si possano perdere libertà date per acquisite. Il brutale attacco alla rivista satirica «Charlie Hebdo» ha innescato un ampio dibattito sui limiti del «buon gusto» in relazione ad una sorta di «diritto all’offesa», sul razzismo nel sempre più ampio contesto europeo, e sui discorsi di incitamento all’odio. Pur riconoscendo il valore delle argomentazioni che sono state sollevate, l’International Publishers Association (Ipa) sostiene con forza tutti gli editori e, con loro, chiunque creda che la libertà di stampa sia un diritto umano fondamentale e che ogni tentativo violento di limitare, minare o minacciare tale diritto sia del tutto inaccettabile. Fondata nel 1896, l’Ipa è un’associazione di settore che cerca di promuovere, a livello internazionale, il ruolo fondamentale giocato dai processi di alfabetizzazione e dalle normative sul copyright nello sviluppo economico, culturale e politico della società globale. Ma è un’associazione di categoria diversa dalle altre, perché, oltre a proteggere gli interessi commerciali dei suoi membri, l’Ipa ha anche una forte vocazione per la difesa dei diritti fondamentali dell’uomo.

Perché ci piace l'eros?

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Febbraio 2015

di Laura Pezzino

Nell’estate del 2012 si verificò una congiuntura astrale le cui tracce non vanno ricercate nella volta celeste, ma sull’infinitamente prosaico globo terrestre. Da allora il fenomeno ha coinvolto 52 Paesi e 100 milioni di persone, la stragrande maggioranza donne. Che cosa facevate voi, mentre l’incendio veniva appiccato? Con ogni probabilità, stavate scontando le tre settimane di ferie estive. Con ogni probabilità, stavate scendendo in spiaggia con telo e borsa da mare. Con ogni probabilità dentro la borsa avevate buttato, oltre alla protezione 50 e agli occhiali da sole, anche un libro dalla copertina fumo di Londra raffigurante un’elegante cravatta da uomo cangiante. Ancora non lo sapevate, ma il virus stava per infettare anche voi. Tre anni son quasi trascorsi. Cinquanta sfumature di grigio, bestseller dell’inglese E.L. James, è diventato una trilogia (al grigio son seguiti il nero e il rosso) di cui tutti hanno sentito parlare e che sta per arrivare sul grande schermo. Quando? Il 12 febbraio, quasi-vigilia di San Valentino. Questo vuol dire che, da ora in poi, dovremo dire addio a cupidi riccioluti e bigliettini melensi, e consacrare il giorno degli innamorati a frustini e bende di raso? Neanche per sogno. Perché dando un’occhiata agli ingredienti che compongono il grandioso impasto di Cinquanta sfumature, troviamo in pole position proprio l’amore. Adolescenziale, certo, ma pur sempre amore. Solo dopo arrivano il sesso (il sesso vende), un linguaggio e una struttura semplici e il formidabile assist da parte di un altro campione, Twilight, la saga vampiresca young adult dell’americana Stephenie Meyer, portata sullo schermo dalla coppia Robert Pattinson e Kristen Stewart, e alla base della rielaborazione della James.

A spasso per Parigi

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Gennaio 2015

di di Valeria Pallotta

Da dopo l’estate a Parigi si respira un’aria diversa, forse più consapevole delle sfide cui la filiera è chiamata. Le clamorose dimissioni del ministro della cultura Aurélie Filippetti, da sempre «pasionaria» di libri e librerie nonché artefice della legge cosiddetta «anti-Amazon»; gli scontri tra Amazon e Hachette recentemente conclusasi con l’accordo di editore e retailer; il botta e risposta tra spese di spedizione imposte dalla legge francese di marca filippettiana e il prezzo, simbolico, ad un centesimo fissato beffardamente da Amazon, sono tanti tasselli che hanno alimentato un forte dibattito in questi mesi. Per ripercorrerne le tappe salienti, dopo l’intervista alla Gilbert Joseph uscita sul «GdL» di novembre, abbiamo deciso di sentire il parere di due librai indipendenti e di una storica libreria italiana, che quest’anno festeggia i suoi trent’anni a Parigi.

Diritto per tutti

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Gennaio 2015

di Sandro Pacioli

La produzione di quella macro area di mercato che va sotto la denominazione di «editoria professionale» si è progressivamente ristretta nei numeri assoluti della produzione. Nel 2013 erano state pubblicate complessivamente 8.658 opere contro le oltre 10 mila dell’anno precedente (-15,3%). Quest’anno – dobbiamo limitarci a considerare i primi 10 mesi – sembrerebbe confermarsi un ulteriore calo visto che a ottobre siamo poco sopra i 5.500 titoli. Difficilmente possiamo immaginare un recupero tale da portare il 2014 a valori superiori a quelli dell’anno precedente (nel 2013 a novembre e dicembre erano usciti 1.263 titoli). Dunque un 2014 che potrebbe chiudersi con 6.800-7.000 titoli (l’andamento mensile delle uscite nella sezione Numeri di questo stesso Gdl). Il macrosettore nel 2012 valeva il 15,3% della produzione complessiva dell’editoria italiana, valore che è sceso al 13,5% l’anno successivo ed è pari al 10,6% nei primi 10 mesi del 2014. Un macrosettore che ha una sua specifica particolarità data dal peso che ha il segmento Diritto sulla produzione complessiva. Il 40% dei titoli che escono appartengono a questa categoria (a sua volta effetto dell’intricata, complessa, ondivaga e interpretativa produzione legislativa del nostro Paese). Il segmento è in calo (tra 2012 e 2013 perde il 23%, forse anche a causa delle banche dati legislative) come lo sono tutti gli altri settori: economia (dove è compresa la categoria marketing) con un -11,9%; medicina -11,8%; scienze -3,3%; tecnologia -12,3%. Cresce solo l’informatica (+12,2%), ma con un numero di titoli che non arriva complessivamente a 300.

Dove finisce la libertà

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Gennaio 2015

di Laura Darpetti

Solo una persona su sette vive in un Paese «libero». Questo è quanto emerge dall’ultimo rapporto di Freedom House, organizzazione non governativa statunitense che monitora annualmente i livelli dell’indipendenza editoriale e della libertà di stampa nel mondo: il 2014 vede gl’indici più bassi dell’ultimo decennio. Tra le cause, la regressione delle condizioni di molti Paesi del Medio Oriente come Egitto, Libia e Giordania, i disordini e gli arresti di editori e giornalisti in Turchia, Ucraina e in vari Paesi dell’Africa. La classifica di Freedom House assegna a ogni nazione un punteggio da 1 a 100, a cui si aggiungono ulteriori malus per situazioni particolarmente gravi. Più alto è il punteggio, inferiori sono le possibilità per editori, autori e giornalisti di far sentire la propria voce. Tra i peggiori punteggi troviamo il 193 totalizzato dalla Bielorussia, Paese dell’editore Ihar Lohvinau, che quest’anno ha ricevuto il premio Freedom to Publish dell’International Publishers Association per l’impegno a favore della libertà di espressione. L’editore gestisce l’omonima Lohvinau Publishing House, il cui catalogo comprende opere straniere e locali di letteratura, saggi storici, politici e pubblicazioni d’arte, e che dedica un’attenzione particolare al lavoro degli scrittori bielorussi censurati. La sua libreria a Minsk è un punto di riferimento vitale per l’altrimenti fragile comunità letteraria del Paese. Il Ministero dell’informazione bielorusso ha ritirato a Lohvinau la licenza di pubblicazione dopo la stampa di un libro contenente la foto di un manifestante aggredito dalla polizia, ed egli è ora costretto a svolgere la sua attività in esilio dalla Lituania.

Il contesto del cambiamento

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Gennaio 2015

di Elena Vergine

Quale sarà il futuro dell’ecosistema librario così come lo conosciamo oggi? L’impatto della crisi economica generale e l’avvento delle nuove tecnologie all’interno della filiera editoriale hanno imposto un sostanziale ripensamento delle logiche cui eravamo abituati. Ma come interpretano il periodo attuale i principali attori dello scenario professionale? Dopo il parere dei librai e dei piccoli editori, intervistati rispettivamente sul numero di novembre e di dicembre 2014 del «GdL», vi proponiamo adesso il punto di vista degli esponenti di due dei principali gruppi editoriali italiani, Feltrinelli e Gruppo Gems.

Letteratura proibita

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Gennaio 2015

di Dennis Abrams

In un articolo per «The Advocate», Yuan Ren riferisce che all’inizio di quest’anno, nel corso di un «giro di vite a livello nazionale sulla pornografia on line, 20 scrittori, presumibilmente sotto contratto con siti Internet che trattavano narrativa erotica illegale», sono stati arrestati nella provincia di Henan in Cina e numerosi siti Web dai contenuti «espliciti» sono stati chiusi. L’aspetto più interessante in questa vicenda è che gli scrittori in questione erano per la maggior parte giovani donne, tutte autrici di quel sottogenere della narrativa gay conosciuta come «dan mei», un genere che si è guadagnato un pubblico vasto quanto fedele in tutta la Cina, Paese in cui l’omosessualità è tuttora stigmatizzata. Il «dan mei» è una declinazione di quella che in Occidente viene chiamata «slash fiction» che quando prese piede negli Stati Uniti, durante gli anni settanta, mostrava coppie di personaggi maschili provenienti da popolari show televisivi come Star Trek, alle prese con storie d’amore omosessuale non autorizzate. La slash fiction ha fatto la sua comparsa in Cina negli anni Novanta, sotto forma di «yaoi» (o «boy’s love») – una tipologia di manga giapponese – ma, come scrive Yuan, pur concentrandosi sull’amore tra uomini, il «dan mei» (che letteralmente significa «indulgere alla bellezza») ha sorprendentemente spopolato presso un target esclusivo: lettori e autori sono principalmente giovani donne e ragazze eterosessuali.

Oltre la censura

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Gennaio 2015

di Elena Refraschini

La Vijecnica è il gioiello di Sarajevo: con i suoi colori pastello e le sue linee eleganti, il palazzo in stile neo-moresco, originariamente sede del municipio, si specchia nella Miljacka dal 1894, quando la Bosnia faceva parte dell’impero Austro-Ungarico. Soltanto nel 1949 l’edificio fu scelto come sede della biblioteca, e tutti lo chiamano ancora Vijecnica, «il municipio». A vederlo oggi, sembra impossibile che il palazzo sia sopravvissuto a due guerre mondiali e al più lungo assedio nella storia militare moderna. Il suo colonnato ocra e rosso è stato più volte testimone della storia: fu proprio lì che l’automobile che trasportava l’arciduca Francesco Ferdinando d’Austria si fermò, poco dopo essere scampata ad un primo attentato; e fu pochi metri più avanti, in corrispondenza del Ponte Latino, che Gavrilo Princip sparò quei due colpi che segnarono l’inizio della Grande Guerra (nell’era jugoslava il ponte in effetti era stato ribattezzato Principov most). Nell’aprile del 1992, quando crolla il sogno di una Jugoslavia unita, le forze serbo-bosniache circondano Sarajevo, soffocandola in una stretta che si sarebbe prolungata per 43 mesi. I viveri scarseggiano, il carburante anche, e vengono colpiti obiettivi strategici: ospedali, mezzi di comunicazione, industrie. Nessuno crede ai propri occhi, però, quando nella notte tra il 23 e il 24 ottobre 1993 è la Vijecnica a cadere vittima della follia bellica. «Urbicidio», lo chiamano i bosniaci: l’aperta volontà di distruggere il patrimonio culturale di una città e di un popolo. Ed è proprio questo che succede quando, in tre giorni di rogo, viene distrutto il 90% del patrimonio della biblioteca che comprendeva due milioni di libri, periodici e documenti, tra cui almeno 155mila esemplari rari e 478 preziosi manoscritti: libri d’ore, documenti catastali di epoca ottomana, manoscritti miniati di preziosa bellezza.

Insieme verso il futuro

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Dicembre 2014

di Redazione

Lo scorso anno il bacino dei lettori si è ristretto del 6,1%, il mercato si è ridimensionato (-4,7%) e si registra un andamento negativo – per la prima volta – nel numero di titoli pubblicati (-4,1%). Di fronte a questo scenario sconfortante sono in atto grandi trasformazioni in tutta la filiera del libro, che sta concentrando risorse, idee ed energie per sopravvivere alla crisi. Sul «GdL» di novembre vi abbiamo proposto il punto di vista dei librai sulla situazione attuale, su questo numero riportiamo quello degli editori indipendenti.

Occhi su Bruxelles

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Dicembre 2014

di Lorenza Biava

Il 9 dicembre prossimo a Bruxelles si decidono le sorti del mercato del libro e della lettura digitale: quella data, in cui si riunirà il Consiglio Ecofin, in futuro potrebbe rappresentare una pietra miliare per la fine della disparità di trattamento fiscale che oppone libri di carta e libri digitali. Oppure no, e in tal caso l’Italia potrebbe anche decidere di non adeguarsi al giudizio europeo. Al momento in cui scriviamo, la metà di novembre, non abbiamo modo di sapere quali saranno le sorti dell’istanza, ma possiamo dire fin d’ora che, qualunque siano gli esiti dei passi intermedi che ci porteranno al Consiglio Ecofin, è intenzione dell’Associazione italiana editori sostenere con tutte le proprie forze la campagna Un libro è un libro, lanciata per dire no alla discriminazione che nega agli e-book la dignità di oggetto culturale, equiparandoli invece a software e videogames. Proprio in questi giorni l’iniziativa è al rush finale. L’abbiamo ripercorsa con Laura Donnini, vice presidente di Aie e uno dei promotori del progetto per l’Associazione.

Arte per crescere

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Ottobre 2014

di Marzia Corraini

I libri d’arte per ragazzi corrispondono ad un preciso segmento della produzione libraria, ben distinto, ad esempio, dai libri illustrati per ragazzi o dai libri di didattica artistica che utilizzano immagini d’arte. Il mio punto di vista su questo settore è strettamente professionale essendo il focus su cui ho sempre incentrato il mio lavoro di editore. Certamente un momento importante per questa produzione è il Novecento, anche in Italia nella seconda metà del secolo c’è stata una importante e frizzante produzione grazie ad artisti fondamentali a livello mondiale relativamente ai libri d’artista. Parliamo di Bruno Munari, Leo Lionni e Luigi Veronesi, e di altre personalità, magari meno note, ma non meno importanti. La maggiore popolarità o meglio una maggiore consapevolezza da parte di un numero più ampio di persone in Italia relativamente a questo genere così specifico è un fenomeno abbastanza recente. Penso di poter collocare un primo momento di svolta in questo senso negli anni Settanta, grazie all’opera di Rosellina Archinto con Emme Edizioni, che ha regalato a questi titoli una visibilità del tutto nuova e anche attraverso il lavoro, in questo caso, di curatore della collana di Munari (sempre lui) Tantibambini pubblicata da Einaudi. Oggi continuiamo a parlare di una nicchia che, sebbene stia continuando ad evolversi e a crescere, non costituisce, se la si considera a livello italiano, un mercato di massa ma certamente un interessante spazio in evoluzione. Sicuramente, si tratta invece di una realtà internazionale riconosciuta e apprezzata nel mondo occidentale. Preciso questa collocazione perché, mentre attualmente l’Oriente sta cominciando a studiare la nostra produzione editoriale artistica per ragazzi, l’Occidente conosce ancora poco quanto i Paesi asiatici avrebbero da offrire in questo senso e, anche qui, è utile studiare e iniziare a muoversi.

In vacanza con l'autore

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Ottobre 2014

di Elena Refraschini

C’era una volta Mecenate, l’eponimo: influente consigliere dell’imperatore Augusto, egli fu il primo a capire l’importanza di avere un circolo di poeti e pensatori vicini alle politiche imperiali, e fu infatti sotto la sua protezione che videro la luce opere quali l’Eneide virgiliana o le Odi di Orazio. Era solo l’inizio del mecenatismo: dai trovatori del dodicesimo secolo, che viaggiavano nel Sud della Francia spostandosi di castello in castello e diffondendo quei modelli che saranno così incisivi per lo sviluppo della nostra poesia in volgare, alla famiglia a cui forse si associa di più questa tendenza, quella dei Medici di Firenze. Esempi di sostegno a scrittori, poeti e artisti in generale, però, non sono relegati a epoche lontane: sono passati solo cent’anni, infatti, dal soggiorno di Rainer Maria Rilke presso il castello di Duino sul golfo di Trieste grazie alla generosità dei principi di Thurn und Taxis, frutto del quale fu il capolavoro Elegie duinesi (proprio questo soggiorno, tra l’altro, ha dato il via a tutta una serie di ricadute positive sul territorio dal punto di vista ecologico, turistico e culturale). Oggi, tuttavia, il compito di sostenere anche economicamente scrittori e artisti è affidato perlopiù a enti no profit come associazioni di categoria o fondazioni. Negli Stati Uniti, oltre ad associazioni generaliste tra cui la National Writers Association o l’Authors Guild, che offrono servizi come la revisione di contratti, seminari on line, corsi di scrittura, ma anche assistenza sanitaria grazie a ObamaCare, si trovano soprattutto associazioni di genere.

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