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Chi mi ama mi segua

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Chi mi ama mi segua
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Perchè amo Twitter. Questo il titolo di uno degli articoli di Tim O’Reilly, acclamato guru del Web 2.0 sul social network lanciato nel 2006 che oggi può contare oltre 500 milioni di iscritti nel mondo e oltre 200 milioni di utenti attivi che effettuano almeno un accesso al mese. Perché amare Twitter? Per la sua semplicità di utilizzo, perché può essere usato comodamente in mobilità, perché si evolve velocemente e perché in un certo senso funziona come le relazioni personali ovvero secondo la logica del «Chi mi ama, mi segua». La sua caratteristica fondamentale? La brevità. Ogni tweet, ogni cinguettio, ha una lunghezza massima di 140 caratteri. Il nome Twitter deriva infatti dal verbo inglese «to tweet», cinguettare, termine tecnico per indicare l’aggiornamento del servizio. Per capire l’influenza di questo social network, basta chiedere all’Amc, l’emittente televisiva statunitense che a partire dal 2007 trasmette Mad Men, l’acclamata serie pluripremiata prodotta da Lionsgate Television. Mad Men racconta storie d’affari e sentimenti ambientati in un’agenzia pubblicitaria newyorkese negli anni Sessanta. La sua comunicazione è stata affidata a un sistema incentrato sul Web, con un sito ufficiale e diversi giochi che hanno accresciuto la familiarità del pubblico con i personaggi della serie al punto che l’audience, a sua volta, ha contaminato il Web creando su Twitter finti profili dei propri beniamini twittando in nome di @don_draper e @peggyolson. Il risultato? Migliaia di utenti hanno dato vita a un’azione virale incontrollabile e a un successo tale da convincere la stessa Amc, intervenuta inizialmente per censurare il fenomeno sfuggito al controllo, a tornare sui propri passi e a ridare la voce ai propri personaggi tramite i cinguetii di fan appassionati. I social network, Twitter in particolare, sembrano ormai arrivati a un punto in cui la definizione di «nuovi mezzi di comunicazione» stona con una presenza, una diffusione e un’autorevolezza con cui è fondamentale imparare a fare i conti. E le case editrici italiane? Qual è il loro rapporto con Twitter?
 

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