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Libertà d'espressione

Il caso Lowry Academy. Cosa succede quando l’IA entra nei criteri di selezione delle biblioteche scolastiche

di Alessandra Rotondo notizia del 1 aprile 2026

In una scuola del Greater Manchester, nel Regno Unito, quasi 200 libri sono stati rimossi dalla biblioteca scolastica dopo una revisione interna che ha utilizzato anche strumenti di intelligenza artificiale per classificare i contenuti. La vicenda, ricostruita da Index on Censorship e ripresa dalla stampa britannica, ha avuto conseguenze dirette anche sul piano professionale, portando all’apertura di una procedura disciplinare nei confronti della bibliotecaria responsabile.

Tutto nasce da un controllo della collezione avviato dalla Lowry Academy di Salford dopo che alcuni titoli sono stati ritenuti non adeguati per le persone più giovani. Questo controllo – definito «audit» nei documenti – ha portato a esaminare l’intero catalogo e a individuare i libri considerati problematici.

Secondo la documentazione analizzata da Index on Censorship, le motivazioni alla base delle rimozioni sono state in parte elaborate anche tramite sistemi di intelligenza artificiale, utilizzati per classificare i contenuti dei libri. Le categorie attribuite riguardavano, per esempio, la presenza di riferimenti sessuali, temi politici o una presunta non adeguatezza rispetto all’età.

Tra i titoli coinvolti figurano, tra gli altri, Becoming. La mia storia di Michelle Obama, Il codice da Vinci di Dan Brown e una versione a fumetti di 1984 di George Orwell. La varietà dei libri interessati – tra narrativa, saggistica e graphic novel – è uno degli elementi che ha contribuito a rendere il caso particolarmente discusso.

La vicenda ha avuto conseguenze dirette anche sul piano professionale. La scuola ha segnalato la bibliotecaria alle autorità locali nell’ambito delle procedure di «safeguarding», cioè quelle attivate quando si ritiene che le persone più giovani possano essere state esposte a contenuti considerati inappropriati. In concreto, le è stato contestato di aver reso disponibili in biblioteca libri giudicati non adatti.

Da qui è partita una procedura disciplinare. Pur senza accuse di danni concreti, le autorità locali hanno stabilito che non erano state seguite correttamente le linee guida nella gestione della collezione. La bibliotecaria ha quindi lasciato l’incarico.

Successivamente, la scuola ha precisato che non si sarebbe trattato di un vero e proprio «divieto», ma di una riclassificazione dei titoli per fasce d’età, con il reinserimento della maggior parte dei libri e la rimozione definitiva solo di una quota limitata. Tuttavia, i documenti citati da Index confermano che i volumi erano stati inizialmente tolti dagli scaffali nell’ambito dell’audit.

Il caso si inserisce in un contesto più ampio. Episodi analoghi sono stati segnalati negli Stati Uniti, dove alcuni distretti scolastici hanno utilizzato strumenti di intelligenza artificiale per individuare libri potenzialmente in violazione delle normative locali su contenuti sensibili. In questi casi, l’IA non prende necessariamente la decisione finale, ma viene usata come filtro preliminare per segnalare i titoli da rivedere.

È proprio questo passaggio a sollevare le maggiori criticità. La selezione dei libri – tradizionalmente affidata al giudizio professionale di chi gestisce le biblioteche e di chi lavora nella scuola – tende a essere ricondotta a logiche di conformità e gestione del rischio, in cui il libro viene valutato prima come possibile problema che come risorsa educativa.

L’uso di sistemi automatici per classificare i contenuti introduce inoltre elementi di opacità: le categorie applicate non sono sempre trasparenti e possono portare a decisioni standardizzate, poco sensibili al contesto specifico di una scuola o di una comunità di lettura.

Per le biblioteche scolastiche, la questione non riguarda quindi solo la tecnologia, ma il loro ruolo stesso. Da un lato, sono chiamate a garantire ambienti adeguati all’età; dall’altro, hanno la funzione di offrire accesso a contenuti anche complessi, che contribuiscono alla crescita critica e culturale.

In assenza di linee guida chiare, il rischio è che la pressione normativa e reputazionale, insieme all’uso di strumenti automatizzati, porti a una riduzione della varietà dei titoli disponibili e a forme di autocensura preventiva.

 

L'autore: Alessandra Rotondo

Dal 2010 mi occupo della creazione di contenuti digitali, dal 2015 lo faccio in AIE dove oggi sono responsabile del contenuto editoriale del Giornale della Libreria, testata web e periodico in carta. Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Unimi, AIE e Fondazione Mondadori. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: editoria, libri, podcast, narrazioni su più piattaforme e cultura digitale. La mia cosa preferita è il mare.

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