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Mercato

Il mercato del libro cresce, ma gli editori chiedono un sostegno strutturato. I dati AIE al Salone del libro di Torino

di Elisa Buletti notizia del 19 maggio 2026

Nei primi quattro mesi del 2026 il mercato italiano dell’editoria di varia ha segnato un aumento a valore del 3,8% rispetto allo stesso periodo del 2025, con un incremento di 717mila copie vendute e una maggior spesa di 16,4 milioni di euro. Il bonus biblioteche ha impresso gran parte di questo slancio: secondo le stime di AIE sono stati spesi circa 35 milioni dei 60 stanziati, con il 31% delle risorse destinate alle biblioteche del Sud, contribuendo a una crescita del 9% nelle vendite nel Mezzogiorno, dell’11,3% nelle librerie indipendenti e del 4,1% per gli editori fuori dai grandi gruppi.

Questi alcuni dei dati presentati dall’Associazione Italiana Editori al Salone del libro di Torino nell’incontro Dove sta andando il mercato del libro nel 2026? Come cambiano i consumi e la domanda del pubblico. Hanno partecipato il presidente AIE Innocenzo Cipolletta, i vicepresidenti dell’associazione e presidenti dei gruppi di AIE Lorenzo Armando (Piccoli editori), Renata Gorgani (Editoria di varia), Maurizio Messina (Accademico Professionale) e Giorgio Riva (Educativo), e gli editori Alessandra Carra (Gruppo Feltrinelli), Filippo Guglielmone (Gruppo Mondadori), Agnese Manni (Manni Editori), Giovanni Mattioli (Sergio Bonelli Editore), Stefano Mauri (Gruppo editoriale Mauri Spagnol), Maria Teresa Panini (Franco Cosimo Panini) e Alessandro Torrentelli (Gruppo Giunti), moderati da Sabina Minardi (L’Espresso).

«In un anno che si annuncia difficile e ci preoccupa in prospettiva, il bonus biblioteche ha permesso al mercato del libro di crescere nei primi quattro mesi» ha dichiarato Cipolletta. «Questo nonostante diminuisca la capacità di spesa delle famiglie a causa dell’inflazione, mentre i costi della carta, dell’energia e dei trasporti riducono i margini delle imprese. Il bonus impatta soprattutto sulle imprese e sulle aree del Paese che più necessitano di sostegno: per questo ci auguriamo che venga confermato e reso stabile a partire dal 2027».

Gli interventi dei vicepresidenti di AIE: dati da leggere in chiaroscuro
Durante la prima parte del convegno, si sono confrontati i quattro vicepresidenti di AIE. Ciascuno di essi, portando l’esperienza del proprio specifico comparto – dalla varia alla piccola editoria, dallo scolastico all’accademico – ha tracciato una mappatura delle sfide strutturali che attendono il libro.

Renata Gorgani ha richiamato la necessità di riportare il libro al centro della crescita culturale del Paese, lodando i segnali positivi dei primi mesi ma avvertendo che i dati vanno letti in chiaroscuro: la tenuta del catalogo non può sostituire la capacità delle novità editoriali di intercettare il pubblico. «Se un Paese rinuncia progressivamente a usare il libro come strumento di crescita, formazione e informazione, il problema riguarda l’intero sistema culturale» ha affermato, evidenziando il calo della non fiction e l’importanza di lavorare insieme a editori, librerie e biblioteche per promuovere la lettura.

Lorenzo Armando ha difeso il ruolo delle piccole e medie imprese editoriali come motore di innovazione e occupazione, ricordando che questi editori investono nella produzione culturale e costruiscono progetti di lungo periodo che necessitano di strumenti di sostegno mirati. «Per quanto piccole, le case editrici di cui mi faccio portavoce sono aziende a tutti gli effetti. Sono aziende che si confrontano con una filiera strutturata, investono in promozione e distribuzione, danno lavoro e costruiscono progetti guardando al futuro» ha affermato Armando.

Accanto all’editoria di varia, l’incontro è stato anche l’occasione per riflettere sulle problematicità connesse al settore scolastico e a quello accademico. Giorgio Riva ha posto l’accento sulle difficoltà dell’editoria scolastica, che nel 2025 ha segnato una flessione del 2,2%. Pur muovendosi su binari stabili, il comparto mostra le crepe delle tendenze macro-sociali: il calo demografico – che svuota progressivamente le aule – e un quadro regolamentare complesso. «Nonostante un contesto estremamente difficile dal punto di vista economico e regolatorio, gli editori continuano a garantire investimenti per innovazione e a offrire prodotti di elevata qualità. Non siamo solo un settore industriale e produttivo ma, in primis, un settore strategico per la società e per il futuro della società» ha dichiarato Riva.

A chiudere il quadro dei vicepresidenti è stato Maurizio Messina che ha segnalato rischi concreti per il settore accademico-professionale, richiamando la necessità di difendere le basi dell’innovazione e della formazione, anche alla luce dell’uso crescente di strumenti digitali che possono impoverire le pratiche di apprendimento. «Il valore complessivo dell’editoria accademico-professionale si posiziona appena al di sotto del 30% dell’intero mercato. Gli editori universitari accompagnano da più di 150 anni la crescita del Paese, offrendo strumenti di studio che guardano da sempre all’innovazione, oggi sempre più integrati con soluzioni tecnologiche come l’IA, con l’obiettivo di aiutare le giovani generazioni a maturare competenze solide, costruite su basi verificate, credibili e certificate» ha sottolineato Messina, chiedendo misure per contrastare la pirateria e per rafforzare il ruolo del libro nell’ambito accademico.

Il panel degli editori: bonus, sovrapproduzione e sostegno alla filiera
A seguire, una tavola rotonda ha visto il confronto diretto tra rappresentanti dei grandi gruppi editoriali e marchi indipendenti. Nel corso del primo giro di interventi, è emersa una consapevolezza condivisa dall'intera filiera editoriale: l’industria del libro italiano è solida, flessibile e pronta a cogliere le opportunità e le sfide dell’innovazione tecnologica, ma non può essere lasciata sola a gestire le proprie tensioni interne. Il bonus biblioteche ha dimostrato la sua efficacia, ma il passaggio successivo – richiesto a gran voce tanto dai grandi gruppi quanto dagli indipendenti – non può che essere una riforma legislativa, una legge del libro che garantisca programmazione, sostenga le librerie sul territorio e tuteli il diritto d’autore.

Alessandra Carra (Gruppo Feltrinelli) in particolare ha espresso la necessità di una legge organica che permetta una programmazione stabile: occorre far nascere nuovi lettori e lettrici e gli investimenti devono partire dalla scuola. «I risultati che abbiamo osservato dimostrano che l’editoria ha bisogno di un patto e di un’alleanza tra governo, editori e librerie. Invochiamo una chiara legge del libro che ci aiuti ad avere una programmazione ben fatta e un accordo tra canali di vendita e editori che sia stabile, dando a questa industria – che è stata giustamente chiamata una delle industrie culturali più importanti di questo Paese – un sostegno» ha dichiarato Carra.

Stefano Mauri (Gruppo editoriale Mauri Spagnol) ha invitato la platea a scindere i fenomeni contingenti da quelli strutturali, individuando nella tenuta del catalogo – favorita dall'e-commerce e dal digitale – il vero punto di forza del mercato attuale. «Prima, quando usciva una novità nel mondo solo cartaceo, competeva in una grande libreria con – probabilmente – circa 50.000 titoli di catalogo e 30.000 novità uscite negli ultimi sei mesi. Ora, una novità compete con 2 milioni di titoli di catalogo: ma la persistenza del catalogo è assolutamente un bene» ha spiegato. Rispetto al bonus biblioteche, Mauri ha riportato l’esempio virtuoso del sistema bibliotecario pubblico (con oltre 9 milioni di prestiti l’anno nella sola Lombardia), evidenziando come la misura sostenga il mercato del libro, nonostante il problema della pirateria che sottrae decine di milioni di copie potenziali.

Lo sguardo dell’editoria indipendente è stato portato da Agnese Manni (Manni Editore), la quale ha definito «allarmante» il calo progressivo della saggistica – che nell’anno corrente ha registrato un -11% rispetto al 2019 – sintomo di un approccio all’informazione sempre più rapido, frammentario e superficiale. «Per Manni si è mosso il catalogo, ma facciamo fatica con le novità in libreria a causa della sovrapproduzione, dal momento che escono 200 titoli al giorno e una libreria non può assorbirli tutti» ha spiegato Manni. «La conseguenza è una rotazione velocissima che per i piccoli editori è molto problematica: i libri finiscono in resa prima ancora che le recensioni sui supplementi culturali possano generare il passaparola. Come piccoli editori non ci possiamo permettere lo sforzo economico per stare nelle librerie di catena e quindi gli spazi espositivi, per noi, diminuiscono».

Filippo Guglielmone (Gruppo Mondadori) ha proposto una prospettiva storica, legando l’andamento dei generi editoriali alle grandi tappe dell’evoluzione tecnologica, dallo sbarco di Amazon nel 2010 al boom dell'Intelligenza Artificiale. Soffermandosi sulla «crisi della non fiction», Guglielmone ha mostrato come a crollare non sia la saggistica in senso stretto, ma la cosiddetta varia (guide, benessere, cucina, tempo libero), sostituita dalle ricerche rapide sul web e sui motori di IA. «Hanno perso quelli che un tempo chiamavamo libroidi: food and drink, benessere, famiglia, umorismo, viaggi. (...) Questo non è un problema italiano, è un problema mondiale».

Maria Teresa Panini (Franco Cosimo Panini Editore) si è ricollegata al successo del comparto ragazzi, confermando l’ossigeno vitale portato dal bonus biblioteche, in particolare per la fascia 0-6 anni. Panini ha citato l’esempio di iniziative di promozione alla lettura operate da storici progetti come Nati per Leggere, dimostrando che nell’editoria i cambiamenti strutturali necessitano di tempi lunghi e investimenti costanti per generare abitudini durevoli. «Nell’editoria i cambiamenti strutturali sono lentissimi. Sono velocissimi soltanto i tempi di permanenza delle novità nelle librerie. Quindi, nell’eventuale legge o altre attività strutturali per la promozione della lettura bisogna calcolare un tempo lungo perché le misure diventino efficaci».

Alessandro Torrentelli (Gruppo Giunti) ha affrontato il nodo della logistica e della catena di distribuzione, appesantita dall’esplosione dei costi dei trasporti e dei carburanti dovuti alle tensioni geopolitiche globali. Torrentelli ha criticato la sovrapproduzione industriale delle 80.000 novità annue in Italia, che costringe la filiera a una costosa e veloce operazione di «apertura e chiusura» degli scatoloni di resa. Ha lodato la stabilità del catalogo («la nostra schiena mediana») e ha esortato la filiera a fare squadra per traghettare il patrimonio dei lettori bambini verso l’età adulta. «Con il calo demografico il nostro mercato non è destinato ad aumentare in numero di persone, però abbiamo questo tesoretto dei bambini che dobbiamo tutti quanti in qualche modo salvaguardare, cioè dobbiamo portarli alla lettura adulta. È il nostro più grande patrimonio e la sfida più difficile: nessuno di noi ha la ricetta scientifica automatica, ma si arriva alla verità assoluta insieme a diverse verità relative».

Giovanni Mattioli (Sergio Bonelli Editore) ha analizzato le dinamiche dei fumetti, un comparto «fortunato» in termini di vendite, ma che risponde a dinamiche sociologiche precise. Il lettore di fumetti è un acquirente forte, seriale, appassionato della materialità e della confezione del libro. Mattioli ha sottolineato come la crescita delle graphic novel in libreria rifletta il profondo bisogno di comunità, socialità e scambio dei lettori. «Abbiamo un patrimonio di lettori che possiamo portare anche nell’ambito della narrativa o di altri settori. È importante lavorare sulla comunione di generi, in modo che il lettore di fumetti possa essere un lettore onnivoro, giovando all'intero mercato».

Strategie future, IA e promozione della lettura
Nel secondo giro di interventi, gli editori si sono concentrati sugli scenari futuri e sulle strategie da mettere in campo per governare la transizione tecnologica e ottimizzare il mercato nei mesi a venire.

Per Guglielmone, l’IA non distruggerà il libro, ma rivoluzionerà i processi di scoperta di nuove letture. «Negli ultimi quindici anni abbiamo imparato a utilizzare gli strumenti che via via il digitale ci ha messo a disposizione. Secondo me, come industria l’abbiamo fatto bene» ha dichiarato.
Carra ha concordato sul ruolo di supporto dell’IA, sottolineando però come «l’analogico e il fisico rimangano una parte fondamentale nella scelta». «Crediamo che librai, libraie e librerie siano un punto importantissimo di raccordo fra mondi» ha spiegato Carra. Tra le sfide future per il Gruppo Mondadori la scelta di pubblicare meno titoli per garantire a ciascuna opera più cura, promozione e una permanenza più lunga sugli scaffali, sperimentazioni incentrate sui giovani lettori – come la libreria BookBubble – e uno sguardo ampio a livello internazionale.

Manni ha voluto riportare una dose di ottimismo nel dibattito, tornando a lodare gli effetti del bonus biblioteche, specialmente nelle aree storicamente svantaggiate del Paese. «Mi fa particolarmente piacere che il bonus biblioteche sia atterrato al Sud» ha detto Manni. «Questi decreti sono fondamentali, ma non devono essere sporadici, episodici, ma anzi, strutturali. (…) Sono convinta che tutti in questa sala siamo ben persuasi dell’importanza anche della bibliodiversità, quindi dell’esistenza dei piccoli editori, degli indipendenti. E nella situazione seria in cui ci troviamo, credo che dobbiamo ragionare su questi attori fragili». «Ci sono biblioteche, l’abbiamo visto nel recente nel Sud, senza bibliotecari, senza riscaldamento» ha aggiunto Mattioli. «L’investimento sulle biblioteche deve farle diventare un centro di aggregazione dove i lettori si trovano».

Si è tornati poi a parlare di promozione della lettura e del libro. «Se potessi avere una bacchetta magica, istituzionalizzerei i 15 minuti di lettura tutti i giorni a scuola. 15 minuti, non uno di più, non uno di meno, da fare in classe, insieme, con qualsiasi libro. Ognuno deve avere il proprio libro scelto a casa, la biblioteca scolastica» ha dichiarato PaniniTorrentelli ha richiamato l'attenzione sulla necessità di un'azione collettiva di comunicazione e posizionamento dell'intero settore verso l’esterno. «Stiamo lavorando su una festa del libro che speriamo vada a buon fine. Se riuscissimo a creare una buona settimana di attenzione sul libro, certamente tutta la filiera ne gioverà».

Mauri ha concluso ricordando come l’editoria abbia ciclicamente superato ogni problematicità. «Noi ci agitiamo perché cambia tutto, il mercato, i gusti, ma alla fine il libro resta sempre lì, no? Ecco, tra i media tradizionali non ce n’è un altro che è stato così fortunato».

L'autore: Elisa Buletti

Laureata in Lettere all’Università degli Studi di Verona, ho conseguito il master Booktelling, comunicare e vendere contenuti editoriali dell’Università Cattolica di Milano che mi ha permesso di coniugare il mio interesse per i libri e l’intero settore editoriale con il mondo della comunicazione digital e social.

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