Il mercato complessivo europeo vale, in termini di fatturato netto degli editori, 23,6 miliardi di euro, in crescita del 6,5% rispetto al 2020. È quanto emerge dall’indagine annuale di FEPFederation of European Publishers – che è stata presentata oggi per la prima volta a Francoforte dal vicedirettore Enrico Turrin, dopo l’introduzione del presidente Kraus vom Cleff. Si tratta dell’aumento più alto degli ultimi quindici anni: tra 2011 e 2020, il totale si è sempre assestato attorno ai 22-22,5 miliardi. Il mercato europeo è cioè tornato a valori comparabili con quelli precedenti alla crisi del 2010-2011. Se si vuole ragionare in termini di venduto a prezzo di copertina, cioè di spesa dei consumatori, il mercato europeo vale circa 37-38 miliardi di euro, per un totale di copie vendute che supera largamente i 2 miliardi. Si tratta di un mercato in cui a farla da padrone è il libro a stampa (84,8% del valore), gli e-book e gli audiolibri valgono rispettivamente il 12,6% e il 2,5%: gli e-book, in particolare, hanno continuato a crescere nel 2021 soltanto in Finlandia e Spagna, e diminuiti in tutti gli altri Paesi, per quanto il saldo rispetto al 2019 resti ampiamente positivo. Le prime tre editorie del continente sono Germania, Regno Unito e Francia, l’Italia è il quarto mercato europeo.

Crescita del fatturato del mercato europeo nel 2021 per Paese, rispetto al 2020 e al 2019.

Un elemento interessante è che questa crescita non è stata trainata da un aumento delle novità. Se nel 2020, come prevedibile a seguito delle chiusure delle librerie, si era passati da 605 mila a 595 mila novità, la contrazione è proseguita anche nel 2021: le prime edizioni sono infatti 575 mila. Il catalogo, della cui rilevanza abbiamo spesso parlato commentando i dati italiani, sembra essere stato importante anche a livello europeo. I titoli commercialmente vivi, infatti, proseguono la loro crescita per attestarsi sui 13,4 milioni, di cui 3 milioni di opere digitali. È il Regno Unito il Paese che pubblica più titoli – del resto, è anche quello che si rivolge a un mercato internazionale più ampio –, seguito da Germania e Spagna: anche in questa classifica l’Italia è quarta.

Il protagonista della crescita del 2021 è senz’altro la varia, la quale rappresenta metà dell’editoria europea. Se al suo 50,5% aggiungiamo il 15% dei libri per bambini e ragazzi – che FEP calcola a parte – si ottiene un mercato che per i due terzi dipende da spese dei consumatori non riconducibili a studio o lavoro. L’editoria scolastica vale il 17,4% del totale e perde un punto di quota di mercato rispetto al 2020. Numeri, questi ultimi, in controtendenza rispetto all’editoria italiana (il settore educativo ha un peso sensibilmente maggiore in Italia, ed è in crescita rispetto al 2020), che trovano una spiegazione da un lato nel fatto che in diversi mercati europei l’acquisto di libri scolastici è centralizzato, dall’altro in fattori estrinseci (Spagna e Francia, per esempio, stanno vivendo le ripercussioni delle relative riforme del programma scolastico).

Un’altra buona notizia viene dall’export: il 18,3% del mercato europeo viene generato da vendite al di fuori dei confini nazionali, una quota che si mantiene stabile rispetto all’anno precedente (il che significa che in valori assoluti le esportazioni sono aumentate), ma inferiore rispetto agli anni precedenti (nel 2019 era il 21%).

Il segno più tangibile del perdurare dei mutamenti che la pandemia ha introdotto viene dai canali di vendita. Se il 2020 è stato l’anno in cui l’online ha guadagnato 6 punti di quota di mercato (dal 23% al 28,9%), il trend è proseguito anche nel 2021: l’e-commerce vale il 29,1% del totale, con i tassi di crescita maggiori registrati in Spagna (+30%) e Paesi Bassi (+20%). Salgono anche le vendite dirette (15,7%, contro il 14,5% del 2020), mentre prosegue il calo dei canali fisici: la GDO vale l’11,5%, mentre le librerie fisiche, che nel 2019 rappresentavano il 50,3% del mercato, nel 2020 erano scese al 44,7% e nel 2021 cedono un ulteriore punto per attestarsi sul 43,6%.

Che la crescita del mercato prosegua anche nel 2022 è una previsione arrischiata a farsi, e anzi al momento sembrerebbe più probabile il contrario: pur trattandosi di dati parziali e riferiti a periodi diversi, tra le prime quattro editorie europee solo il Regno Unito ha un segno più (+6%), Germania (-0,9%), Francia (-5%) e Italia (-1,8%) sono in calo.

L'autore: Bruno Giancarli

Dottorato in filosofia a Firenze, Master in editoria di Unimi, Aie e Fondazione Mondadori. Attualmente lavoro presso l'Ufficio studi Aie. Mi interessano i dati della filiera editoriale e le loro possibili interpretazioni.

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