Considerati indispensabili dai docenti universitari, ma letti poco – e male – dagli studenti e dalle studentesse. AIE rimette al centro del dibattito pubblico e politico il tema della centralità dei libri di testo e dei materiali editoriali nei processi di apprendimento, chiamando a raccolta mondo della politica, delle istituzioni, delle imprese intorno a un obiettivo: preservare la sostenibilità dell’editoria accademica come infrastruttura del sapere a servizio del Paese.
Questo il tema affrontato oggi, 23 settembre, a Roma – nella cornice della Sala Igea dell’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani –, durante il convegno organizzato dall’Associazione Italiana Editori Dal sapere fragile al sapere critico. Editoria universitaria, qualità e innovazione. Moderato dalla giornalista Rai Eva Giovannini, l’incontro ha messo attorno allo stesso tavolo rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico, del settore editoriale ed economico per fare il punto sullo stato dell’editoria universitaria e sulle trasformazioni che stanno attraversando la didattica negli atenei italiani.
Didattica universitaria: la prospettiva dei docenti
Alla base del convegno, i dati l’indagine condotta da Talents Venture per AIE su un campione di 463 docenti appartenenti a 34 atenei italiani. Illustrata durante l’evento da Piergiorgio Bianchi di Talents Venture, la ricerca offre uno spaccato nitido delle dinamiche in atto: se per l’88% dei docenti il libro di testo (sia in formato cartaceo sia digitale integrato) rimane lo strumento più efficace per la didattica e per la strutturazione delle competenze, solo il 17% segnala un utilizzo costante ed esaustivo dei manuali da parte degli studenti e delle studentesse. L’83% dei professori e delle professoresse nota un cambiamento strutturale nelle abitudini di studio, caratterizzato da minore consultazione dei testi di riferimento, forte ricorso a materiali sintetici o riassunti e crescente difficoltà nell’affrontare problemi complessi o nell’elaborare ragionamenti articolati. A questo si aggiunge l’impatto delle nuove tecnologie: il 65% dei docenti ritiene che gli studenti facciano uso dell’intelligenza artificiale generativa per preparare gli esami e il 55% valuta negativamente questo impatto sulla qualità finale della preparazione.
I saluti istituzionali: contrasto alla pirateria, diritto allo studio e il ruolo centrale della conoscenza
Ad aprire la mattinata, i saluti istituzionali hanno ribadito la necessità di difendere il valore del libro e la proprietà intellettuale di fronte alle trasformazioni tecnologiche e all’illegalità diffusa.
«Non è una battaglia tra carta e digitale, tra libri e intelligenza artificiale. La vera sfida è mettere ogni strumento, anche il più innovativo, al servizio della conoscenza» ha dichiarato il Ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini in un messaggio. «Il libro continua ad avere una forza straordinaria: ci chiede tempo, attenzione. Ci accompagna dentro un ragionamento, non ci consegna soltanto una risposta. Ed è esattamente ciò che chiediamo anche all’università: non riempire i ragazzi di informazioni, ma insegnare a pensare con la propria testa».
Federico Mollicone (qui l'intervento completo), presidente della Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei deputati – presente al convegno – ha sottolineato come «di fronte a una mole indistinta di dati la presenza di soggetti autorevoli, capaci di filtrare e organizzare i saperi, si conferma imprescindibile». Mollicone ha evidenziato le iniziative del Governo a sostegno dell’acquisto dei testi, come la Carta della cultura giovani e la Carta del merito, anticipando la nascita dal 2027 della nuova Carta Valore e annunciando anche la pubblicazione imminente della graduatoria dei contributi all’editoria da parte del Ministero della Cultura. Sul fronte tecnologico, il parlamentare ha messo in guardia dai rischi di un uso incontrollato dell’algoritmo: «L’algoritmo non può sostituire la funzione pedagogica ed epistemologica del manuale universitario. Se la tecnologia non viene indirizzata lungo corretti binari di supporto critico, il rischio concreto è che si consolidi una preparazione nozionistica e superficiale». Mollicone ha infine posto l’accento sulla pirateria, ricordando che nel 2025 le perdite causate dall’illegalità hanno superato il valore del mercato totale, e ha annunciato l’intenzione di promuovere un incontro tra AIE e la Conferenza dei Rettori per spingere le università a destinare fondi propri a campagne annuali antipirateria rivolte alle matricole.
Il presidente di AIE, Innocenzo Cipolletta (qui l'intervento completo), ha ribadito la centralità del manuale, spiegando però come esso rischia di essere frammentato, «generando un danno sia nella capacità di apprendimento degli studenti e delle studentesse, sia di natura economica per il settore». «Il tasso di pirataggio è duplice: da una parte le fotocopie, dall’altra forme più sofisticate con manuali sintetizzati e riassunti dall’IA. In entrambi i casi la qualità dell’apprendimento si riduce perché i materiali sintetici danno soluzioni senza raccontare i processi, che è l'aspetto più importante».
L’infrastruttura culturale dell’editoria universitaria: l’intervento di Maurizio Messina
La parola è poi passata a Maurizio Messina (qui l'intervento completo), presidente del Gruppo Accademico Professionale AIE, il quale ha offerto una fotografia nitida dell’editoria accademica. Ha ricordato i numeri del comparto: quasi 1.000 editori con almeno un titolo adottato negli atenei italiani, circa 21.000 titoli di editori nazionali e oltre 8.000 volumi di editori stranieri presenti nei programmi di esame, con un indotto che dà lavoro a 4.500 persone altamente specializzate. «Il nostro lavoro non consiste semplicemente nel pubblicare libri. Selezioniamo, validiamo e revisioniamo i testi, li aggiorniamo e organizziamo la conoscenza. Oggi tutto questo significa anche costruire banche dati, piattaforme digitali e strumenti basati sull’intelligenza artificiale capaci di personalizzare l’insegnamento senza rinunciare al rigore scientifico».
Un’infrastruttura sottoposta a grandi pressioni: secondo i dati Ipsos Doxa richiamati da Messina, nel 2025 il danno economico complessivo procurato dalla pirateria ha raggiunto i 165 milioni di euro, superando per la prima volta l’intero fatturato del mercato legale residuo (pari a 140 milioni). Una seconda criticità è la tendenza degli studenti a non utilizzare i libri, anche quando i docenti chiedono di farlo, affidandosi invece a testi brevi, sintesi e riassunti.
Quanto alla transizione tecnologica, Messina ha sfatato il mito dell’editore nostalgico ancorato al supporto cartaceo: nel 2025 ben il 71% degli editori universitari italiani ha utilizzato strumenti di intelligenza artificiale nei propri processi produttivi e nello sviluppo di prodotti didattici, a fronte di una media nazionale delle imprese italiane del 16,4%. «Il problema non è rifiutare l’IA, ma decidere quale intelligenza artificiale vogliamo e su quali contenuti vogliamo costruirla. L’IA deve diventare un alleato e non un surrogato della qualità editoriale».
«Credo sia arrivato il momento di riconoscere che la conoscenza è un’infrastruttura strategica e che l’editoria universitaria ne rappresenta uno degli ingranaggi essenziali. Sostenere questa filiera non significa soltanto difendere un comparto economico. Significa garantire la possibilità di continuare a produrre contenuti autorevoli; significa investire nella qualità dell’università, nella preparazione delle professioni, nella competitività delle imprese e nella crescita civile del Paese. Significa, in definitiva, investire nel nostro futuro».
Editoria universitaria e istituzioni: strategie e obiettivi per il futuro
La prima tavola rotonda, dedicata al confronto con il mondo delle istituzioni e della politica, ha visto la partecipazione di Massimo Miscusi (qui l'intervento completo), direttore generale per le specializzazioni sanitarie, i dottorati di ricerca e altra formazione post-universitaria del Ministero dell’Università e della Ricerca: «Stiamo vivendo una vera e propria rivoluzione. Se usata per velocizzare compiti ripetitivi e facilitare l’accesso alle fonti, l’intelligenza artificiale non va temuta. Ma velocità non significa qualità. Il testo permette allo studente di entrare in contatto con il mondo che c’è dietro, e per fare questo servono i giusti tempi di assimilazione. Il rischio è fermarsi alla nozione superficiale senza acquisire una conoscenza vera». Miscusi ha posto l’accento sulla necessità di formare docenti e studenti all’uso critico delle tecnologie e si è detto aperto a discutere misure concrete per ridurre i costi per gli studenti, dai voucher agli accordi con gli atenei.
Cristina Rossello (qui l'intervento completo), membro della Commissione Politiche dell’Unione europea, Camera dei deputati, ha richiamato le responsabilità delle istituzioni di fronte alla piaga della pirateria e al fenomeno della rinuncia ai testi. «I dati mostrano che non parliamo più della fotocopia del singolo capitolo, ma di un danno sistemico che colpisce 4.500 lavoratori e lavoratrici e centinaia di aziende. È fondamentale passare da interventi d'emergenza a una pianificazione programmatica di lungo periodo, lavorando in sinergia».
Alfredo D’Attorre (qui l'intervento completo), responsabile Dipartimento Università Partito Democratico, ha centrato il suo intervento sul tema del diritto allo studio e sui rischi della contrazione delle risorse post-PNRR. «Dietro la pirateria c'è una perdita di centralità del libro, ma anche un’oggettiva difficoltà economica delle famiglie. Con la fine del PNRR rischiamo di avere 174 milioni in meno sul diritto allo studio: serve un grande piano di rilancio». D’Attorre ha espresso pieno favore verso l'ipotesi del voucher per i libri di testo e ha espresso preoccupazione sulla «telematizzazione» dell’università: «Dobbiamo contrastare l’espansione for-profit delle università telematiche private, riaffermando che l’università pubblica deve rimettere al centro la didattica e la ricerca». Il libro resta centrale: la qualità delle risposte dell’IA dipende dalla qualità delle domande che sappiamo porre, e la capacità di fare buone domande nasce dallo studio sui libri, ha concluso.
Andrea Angiolini (qui l'intervento completo), amministratore delegato e direttore editoriale de Il Mulino, ha ribadito che «un Paese si misura dalla qualità della formazione» e che per affrontare le sfide odierne serve un «sapere strutturato, esaustivo e progressivo», sia esso su carta, digitale o in piattaforma. Angiolini ha sottolineato come un testo solido sia fondamentale anche per contrastare l’abbandono universitario (che attesta la dispersione tra il 20% e il 25%) e colmare il divario d’iscrizioni con l’Europa (in Italia si iscrive il 57% dei diciannovenni contro il 90% di Francia e Spagna). Ricordando che i prezzi dei libri sono cresciuti solo dell’1,3% nell’ultimo anno e che l’illegalità sottrae risorse preziose agli investimenti, ha rimarcato la necessità di tutelare il settore per competere con le big tech. «Il diritto allo studio è una questione serissima e chi vuole intraprendere un percorso universitario deve poter disporre degli strumenti necessari, ma sappiamo anche che vengono fotocopiati libri che costano 12 euro. Non esiste quindi un rapporto automatico di causa-effetto tra il costo dei libri e la pirateria. C’è anche un problema di percezione del valore e un comportamento che deve essere contrastato». L’editore ha infine rilanciato la sfida dell’intelligenza artificiale, proponendo un’alleanza con l’università basata su due pilastri: trasparenza e responsabilità nell’adozione di policy sull’uso dell’IA.
Teresa Massara (qui l'intervento completo), senior Associate Publisher Global Products di McGraw Hill, ha dichiarato che «la sensazione è che oggi lo studente universitario sia spesso più ansioso di superare l’esame che curioso di imparare e di apprendere. L’attenzione tende a concentrarsi sul raggiungimento della meta più che sul modo in cui ci si arriva». Massara ha illustrato l’esperienza degli editori internazionali nell’adozione di ambienti protetti dedicati all'IA, utili per salvaguardare la riservatezza e l’affidabilità delle fonti. Ha inoltre evidenziato come le metodologie d’esame debbano evolvere: «In molti Paesi ci si chiede se abbia ancora senso valutare risposte a crocette che l’IA può trovare in un secondo: occorre piuttosto valutare il processo logico e il percorso mentale seguito dallo studente per giungere alla soluzione».
L’editoria accademica: il valore di una formazione di qualità nel mondo del lavoro
Il secondo dibattito ha approfondito la connessione diretta tra qualità dello studio accademico, formazione delle competenze critiche e inserimento nel sistema produttivo e professionale del Paese.
«Il mondo delle imprese deve porsi due obiettivi» ha spiegato Riccardo Di Stefano (qui l'intervento completo), vicepresidente per l’Education e l’Open Innovation di Confindustria. «Da un lato, garantire la qualità e l’affidabilità della conoscenza: di fronte a una mole indistinta di dati e ai limiti dell’intelligenza artificiale, soggetta a errori e bias, il libro e il prodotto editoriale rappresentano un presidio irrinunciabile di verifica e ricerca, essenziale per formare cittadini e professionisti consapevoli. Dall’altro, lo sviluppo delle soft skills: abbiamo quindi bisogno di nuove generazioni sempre più capaci di orientarsi attraverso l’analisi critica, di creare collegamenti e di utilizzare la capacità di sintesi senza ridurla a una banalizzazione. Sono competenze indispensabili se vogliamo restare competitivi e affrontare le trasformazioni in corso».
Un concetto sottolineato anche da Alessandra Petrucci (qui l'intervento completo), rettrice dell’Università di Firenze e Delegata CRUI per la didattica, che ha evidenziato come l’uso passivo dell’IA rischia di frammentare la conoscenza. «Il valore di un laureato nel mondo del lavoro non risiede nella quantità di nozioni memorizzate, ma nella capacità di effettuare collegamenti, valutare l’affidabilità dei dati e assumersi la responsabilità delle decisioni. Il libro resta la struttura portante entro cui il sapere acquista coerenza e profondità». Petrucci ha proposto l’attivazione di laboratori congiunti tra docenti, studenti, editori e biblioteche per sperimentare insieme l’uso dell’IA nei modelli formativi ed estendere le migliori pratiche a livello sistemico.
Eliana Viviano (qui l'intervento completo), direttrice del Servizio Struttura Economica di Banca d’Italia, ha inquadrato la discussione all’interno dello scenario macroeconomico e demografico del Paese. «Le rilevazioni internazionali mostrano che l’Italia è storicamente al di sotto della media OCSE per quanto riguarda le competenze di literacy e numeracy negli adulti: le difficoltà nell’apprendimento preesistono all’avvento di ChatGPT». Viviano ha ricordato che il calo demografico renderà sempre più scarso il numero di giovani universitari entro il 2040; per mantenere tassi soddisfacenti di produttività e crescita economica, diventa fondamentale elevare la qualità della preparazione di tutti gli studenti e rendere gli atenei italiani attrattivi per i talenti esteri.
L’urgenza di un’alleanza per il futuro della conoscenza
«Quel divario tra l’88% di docenti che considerano il manuale insostituibile e il 17% di studenti che lo utilizzano con frequenza rappresenta il perimetro preciso all’interno del quale dobbiamo intervenire» ha dichiarato Messina, ripercorrendo le tematiche emerse nel corso del convegno.
«Abbiamo un problema di urgenza molto forte, legato anche alla curva demografica e al basso numero complessivo di laureati nel nostro Paese. C'è però un elemento che ci deve indurre al lavoro e all’ottimismo: la popolazione universitaria si rinnova ogni anno. Ogni nuovo anno accademico rappresenta una nuova occasione per intervenire, per incontrare una nuova platea di giovani e per ricostruire la cultura del sapere profondo. Gli editori, le istituzioni, la politica, il mondo accademico e le imprese devono costruire e consolidare una grande alleanza della conoscenza per ridurre questo divario e investire sul futuro del Paese» ha concluso.
Alla pagina dedicata sul sito AIE è disponibile la registrazione del convegno.
Laureata in Lettere all’Università degli Studi di Verona, ho conseguito il master Booktelling, comunicare e vendere contenuti editoriali dell’Università Cattolica di Milano che mi ha permesso di coniugare il mio interesse per i libri e l’intero settore editoriale con il mondo della comunicazione digital e social.
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